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Tag: Thomas Hobbes

Percorso di filosofia della guerra

La filosofia della guerra è una disciplina sostanzialmente ignorata dalla gran parte degli studiosi di warfare, di filosofia politica o di filosofia morale. Infatti la filosofia della guerra non ha ancora assunto un ruolo istituzionale preciso, motivo per il quale si può ancora far finta che essa non sia di interesse accademico nelle sue varie forme. Prima o poi ci si accorgerà del contrario, motivo per il quale noi presentiamo quanto è possibile trovare in questo ambito, soprattutto all’interno di SF2.0. Consigliamo la visione dei video nella playlist:

La filosofia della guerra è una disciplina che indaga i fondamenti e le ragioni della guerra: come e perché nasce una guerra, cosa è la guerra, come categorizzarla, quali sono le sue ragioni morali e soprattutto non morali sono le principali aree di interesse della disciplina. Per tanto essa si situa tra quegli ambiti su cui si riflette da millenni ma su cui non regnano risposte convincenti. Studiare filosofia della guerra significa imbarcarsi in un territorio multipolare in cui più discipline concorrono a illuminare dei pezzi particolari ma si stenta ancora a vedere l’intero. Le discipline più coinvolte sono gli studi strategici, gli studi sull’intelligence, la storia, la filosofia politica e la filosofia della storia.

Thomas Hobbes – Vita e pensiero

Vita

Se ci fosse ancora qualcuno che potesse dubitare della bontà della condizione di guerra, sia essa civile, non civile, una rivoluzione o semplicemente uno sfogo di piazza o di pazzia, potrebbe utilmente leggere le pagine sofferte di Hobbes per rendersi conto che la vita è qualcosa che è molto al di là di un gioco di potere. Le pagine, infatti, sono l’espressione compiuta di una coscienza che ha vissuto un periodo storico assai difficile e travagliato.

Hobbes nasce a Malmesbury il 5 aprile del 1588, lo stesso anno in cui la regina Elisabetta Tudor rifiuta le proposte di matrimonio del re di Spagna, Filippo II, figlio dell’altrettanto cattolicissimo, Carlo V. Il rifiuto fu il pretesto per intraprendere un’azione decisa ai danni dell’Inghilterra, allora ancora non potenza mondiale né stato egemone in Europa.

Etica volontarista – Una rassegna introduttiva

  1. La legge sancisce la morale.
  2. La norma è posta dal legislatore.
  3. La giustificazione della norma è posta dal legislatore.
    1. La giustificazione può non essere espressa.
    2. La norma non è giustificata in termini di utilità di coloro che ricadono in essa.
  4. Le leggi morali sono prescrittive in quanto imposte da un’autorità e l’autorità ha la forza per farle applicare.
    1. Le leggi non sono entità fisiche.
    2. Le leggi non hanno valenza causale.
    3. Le leggi morali sopravvengono rispetto alle leggi naturali.
  5. Il bene è la qualità di un’azione aderente alla legge.
  6. Il male è la qualifica di un’azione non aderente alla legge.

L’idea cardine del volontarismo è che il bene e il male non siano precedenti alle leggi ma successivi. Essere al di là del bene e del male significa essere al di là della legge. Di conseguenza, non c’è moralità là dove non ci sia una norma.

La norma è posta da volontà e in tale volontà non solo risiede la sua ragion d’essere ma pure la sua possibilità di diventare operativa. La legge viene imposta con la forza dell’autorità la quale ha sia il potere di inventarne di nuove sia quello di farle applicare. Esempi di autorità capaci di fondare le leggi sono Dio e lo Stato. Quest’idea fu posta, ad esempio, da Hobbes nel Leviatano.

La giustificazione di una legge non nasce da un valore atteso di utilità da parte di chi ne è soggetto: se Dio avesse voluto, avrebbe potuto far le leggi più inique e insensate. Allo stesso modo, se l’autorità statale determina le leggi più ingiuste, nessuno è autorizzato a trasgredirle per la sola ragione che non c’è una giustizia e un bene sovraordinato alle leggi ma le norme depongono ogni ordine inferiore.

Critica alla morale edonistica dell’empirismo da Hobbes a Hume

(1)   Tutti gli x, se x è un agente morale, allora x è egoista.

(2)   Tutti gli x, se x è un agente morale, allora x agisce in vista del proprio utile.

(3)   Dunque, tutti gli x, se x è un agente morale, allora x è egoista e x agiste in vista del proprio utile.

Tali definizioni semiformali chiariscono l’assunzione di base della morale edonistica assunta da Hobbes e poi rivista da Locke e, soprattutto, da Hume. Sebbene sia Hobbes che Hume non arrivano ai paradossi della teoria dell’uomo-economico moderno che non esclude la possibilità dell’altruismo, sebbene solo a partire da un egoismo radicale, entrambi riducono l’intero comportamento umano ad un agire puramente egoistico, vale a dire che ogni soggetto agente motiva le sue azioni in base ad un principio normativo che si fondi sulle proprie inclinazioni personali e soggettive. L’idea è molto semplice, in effetti, essa sostiene che ciascun individuo ricerchi il piacere o rifugga il dolore. La ragion-pratica assume la dimensione di un calcolo, dove essa ha la sola funzione di preordinare in modo corretto i mezzi coi fini.