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Mese: Maggio 2014

Persio e Giovenale – La satira nel periodo del principato


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Sebbene Persio e Giovenale abbiano vissuto in due momenti del principato diversi l’uno dall’altro, (infatti il primo scrisse sotto Nerone, il secondo sotto Nerva e Adriano), essi hanno in comune diverse caratteristiche. Prima di tutto entrambi si ricollegano stilisticamente e spiritualmente, anche per quelli che erano i valori, alla poetica di Lucilio e soprattutto di Orazio. Ma aldilà di queste somiglianze e richiami coi due letterati a loro antecedenti, essi hanno il merito di rivoluzionare un genere letterario molto in voga nella Roma del principato. Una volta confrontate le due poetiche satiriche le innovazioni sono vistose sia nella forma che nel tipo di discorso che Persio e Giovenale utilizzano.

Prima di tutto cambia l’oggetto di riferimento a cui si indirizzavano i due satiri: se Orazio e Lucilio indirizzavano le loro opere a una ristretta cerchia di amici letterati, non era così per la nuova avanguardia satirica. Ora si scrivevano satire dirette a un pubblico generico di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si comporta come risolutore di vizi e virtù. Il poeta è assolve la funzione di moralizzatore al quale l’ascoltatore si affida. La satira oraziana, seppur prevedendo la critica dei cattivi costumi, era di indulgente comprensione verso le debolezze dell’essere umano e vedeva tutto con un sorriso autoironico. Ciò a differenza della satira di cui stiamo trattando perché risulta caratterizzata da un rigido sistema valoriale stoico contro i vitia.

Dal punto di vista linguistico, entrambi le satire utilizzavano il sermocotidianus, nel periodo del principato, adornato sempre più dai grecismi: d’altronde, la lingua latina conoscerà diverse fasi del suo sviluppo, passando da quella arcaica a quella classica, da quella post-classica (che comincia a far la sua comparsa in questo secolo, I sec. d.C.) a quella volgare. Analizziamo ora singolarmente le figure letterarie di Persio e Giovenale.

Il gattopardo – Giuseppe Tommasi di Lampedusa

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“Giuseppe Tomasi, duca di Palma e principe di Lampedusa, nacque a Palermo il 23 dicembre 1896 e morì a Roma nel luglio del 1957. Il suo capolavoro, Il Gattopardo, fu pubblicato un anno e mezzo dopo la sua morte; era rimasto a lungo inedito, anzi era stato rifiutato da molti editori, ma al suo apparire fu subito riconosciuto come una delle massime opere letterarie del nostro secolo [XX n.d.R.]. (…) lettore accanito, interprete raffinato della letteratura francese dell’ottocento, Lampedusa non ebbe in realtà militante vita di letterato. Ufficiale effettivo fino al ’25 (tra l’altro, nella prima guerra mondiale era stato protagonista di una romanzesca fuga dal campo di prigionia di Polsen), visse sdegnosamente appartato durante il ventennio e soggiornò a lungo all’estero. Oltre al Gattopardo ha lasciato alcuni racconti e abbozzi di opere narrative incompiute, saggi e appunti di critica letteraria”.[1]

Il Gattopardo è considerato un classico della narrativa italiana del XX secolo, edito nel 1958, quando ormai l’autore doveva aver perso le speranze di poter pubblicare il volume (ma questa è una nostra congettura…). Come si conviene, dunque, alla prassi dell’accademia di fronte ai libri postumi vincenti, si applica una retrospettiva immediata per rivalutare la vita e l’opera di un autore che, incomprensibilmente, è stato ignorato in vita. Come se, naturalmente, quegli stessi critici che hanno prontamente ʽriabilitatoʼ il testo fossero o sarebbero molto diversi rispetto a quelli che lo avevano ignorato.

L’evoluzione delle poleis dall’VIII al V secolo a.C.

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L’evoluzione delle poleis è stato un processo che si è sviluppato nell’arco di diversi secoli e che è stato lento e graduale, passando per diverse fasi. Fra l’VII secolo e il V secolo a.C. assistiamo perciò allo sviluppo e alla progressione verticale di un nuovo sistema politico totalmente estraneo alla storia precedente: la polis presuppone l’esistenza di un territorio rurale diviso tra i membri della comunità contadina (la chora) e inizialmente vede al potere di questa gli aristoi, ovvero i migliori, della comunità composta, per la maggior parte dei casi, da qualche centinaia di abitanti (si arrivava al migliaio) fra aristocratici, contadini, artigiani e schiavi.

La nascita di queste nuove città portò subito a una crisi demografica: troppo veloce fu l’aumento della popolazione, rispetto alle capacità produttiva della polis e del suo terreno coltivabile per riuscire a mantenere lo sviluppo nei termini di una sostenibilità locale. Si imporrà dunque lo sviluppo delle colonie.

La nascita delle Pòlis

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Non c’è dubbio che l’VIII secolo a.C. sia stato l’anno della svolta per quanto riguarda la storia greca e che sia stato l’anno in cui abbiamo di fronte a noi tutti gli elementi che segnano la definitiva nascita e consacrazione delle polis. Ripercorriamo brevemente gli elementi che hanno anticipato la loro nascita:

  1. comparsa della lingua scritta;
  2. sviluppo dei grandi santuari;
  3. fioritura dei culti eroici;
  4. aumento della popolazione;
  5. economia basata sull’agricoltura e sulla guerra;
  6. instaurazione di regimi politici pressoché stabili.

Tutta questa serie di presupposti storici, che comunque non si svilupparono nel breve termine, ma piuttosto di un secolo (il IX secolo a.C.) cioè di un lungo periodo storico. Si considera una data riconosciuta dalla storiografia come atto di nascita delle polis: il 776 a.C., vale a dire l’anno della prima Olimpiade che si tenne a Olimpia, una polis situata nell’Elide regione ionica, già famosa per i suoi templi (soprattutto quello in onore di Zeus) e meta di pellegrinaggio.

Gli scacchi come fenomeno culturale: perché gli scacchi hanno avuto da dire nella storia dell’Occidente

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Abstract

Gli scacchi sono il gioco dell’Occidente, nonostante essi siano nati tra l’India e la Persia, due culture tipicamente altre rispetto a quella propriamente occidentale. Tuttavia, la loro sistemazione canonica è da ascrivere sostanzialmente alla storia e alla prassi del gioco coltivata in Europa e in Occidente in generale.


Gli scacchi sono il gioco dell’Occidente. Si dice che la loro origine sia retrodatabile a culture e leggende precedenti alla loro canonizzazione occidentale e questo è senza dubbio accettato dalla maggioranza degli studiosi. Tuttavia, la loro canonizzazione classica, cioè quella più ravvicinata a quella attuale, sia rispetto alle regole che alle prassi di gioco e di circolazione dell’informazione, è avvenuta in Europa tra i secoli XIII-XIX. Gli scacchi non sono mai stati l’unico gioco a disposizione delle elite o delle masse: la caccia e il gioco d’azzardo sono stati storicamente i giochi più in voga nell’alta aristocrazia sino alla sua quasi definitiva scomparsa dall’Europa continentale e dall’Occidente in generale. Mentre le masse tipicamente hanno trovato in giochi più accessibili le loro valvole di sfogo: prima in giochi di carte piuttosto che nel gioco delle pulci e poi negli sport. Gli scacchi, come la musica classica, hanno trovato un loro inquadramento su una posizione mediana: essi non escludono le elite, ma la creano.

Capitolo 27. Il rapporto dell’uomo con Aurora

Prarthana1830590, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Il passo VII,81 del Rg-veda permette al lettore di farsi un’idea abbastanza chiara di quale sia il rapporto dell’uomo con Aurora. Innanzitutto, dobbiamo notare che un tale rapporto si sviluppa in due direzioni: dall’Aurora all’uomo e dall’uomo all’Aurora.

L’evoluzione verso le pòlis

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Nell’articolo[1] precedente abbiamo analizzato quali sono state le cause della fine della fiorente civiltà micenea e abbiamo posto le basi, nel periodo denominato “medioevo greco” o “periodo buio” per la ristrettezza delle fonti, per la nascita della civiltà greca delle polis. Abbiamo quindi detto che quando si ha una cesura netta nella storia, si rinnova la sfida della civilizzazione, com’è nel caso del passaggio dalla civiltà micenea a quella greca, intermezzata dal periodo buio, il quale va inteso come periodo di transizione e di simil-unione fra il periodo miceneo e quello della nascita delle polis.

Il medioevo greco si fa usualmente terminare fra il X e il IX secolo con un margine di oscillazione di qualche decennio: tuttavia è in questi anni che riprendiamo ad avere attestazione certe riguardo alla storia greca. Infatti, ci fu un rapido incremento demografico con l’occupazione di siti sempre più numerosi. Ritroviamo la costruzione di siti religiosi con la presenza di nuove offerte verso le divinità. E infine, forse uno degli elementi più importanti fu la ripresa degli scambi con l’esterno: i Greci entrano in contatto con i Fenici e con le popolazioni del Vicino Oriente, specie naturalmente attraverso gli insediamenti nella Ionia (la parte orientale della Grecia). Nel secolo seguente ci fu lo sviluppò delle attività prima di esplorazione e poi di colonizzazione, verso l’Italia e segnatamente verso la Sicilia.

Capitolo 26. L’inizio: l’Aurora

Prarthana1830590, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Il passo I,113 del Rg-veda, caratterizzando con poesia ma precisione l’Aurora, la Figlia del Cielo, permette di dedicarci, ora con maggiore ricchezza di dettagli rispetto alla pubblicazione precedente, alla sua descrizione e all’individuazione del suo percorso, così come questi sono concettualizzati dal primo pensiero vedico.

Ora c’è luce, la più bella di tutte le luci.

L’ideale democratico – Teoria e Fondamenti

Abstract

La democrazia non è solo un sistema di governo o, perlomeno, è un sistema di governo fondato sul riconoscimento di alcuni valori indissociabili dell’individuo: il principio della dignità universale è la base costitutiva della democrazia. La democrazia, nonostante si radichi in un approccio filosofico progressista e costruttivo, ha avuto critiche inveterate sia dai sostenitori della monarchia che, soprattutto, dai difensori dell’atteggiamento tecnocratico. Questo saggio vuole mostrare non soltanto che la democrazia sia il miglior sistema politico, e le ragioni di questo fatto, ma anche quale siano i valori fondamentali del sistema democratico. E del perché, a conseguenza di ciò, si possa parlare di un ideale democratico: ideale possibile che noi orgogliosamente difendiamo.


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Vuoi leggere un libro in cui si analizza il tema dell’ideale democratico? Leggi l’ultimo capitolo di Filosofia pura della guerra!


Capitolo 25. L’emergenza della vita

Prarthana1830590, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Con le prossime pubblicazioni giungiamo alla conclusione della prima parte, titolata Aurora e Nascita. La fine della prima parte, che si è concentrata sui processi di creazione e venuta all’essere, è a sua volta titolata L’emergere della vita e permette di compiere il passaggio dalla riflessione sui processi di creazione alla successiva riflessione sui processi di crescita e sviluppo. L’emergenza della vita è da intendere a più livelli: cosmico, umano, e interiore o spirituale.