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Scuolafilosofica Posts

Chi parla de “Il bambino di Platone”?

Ecco alcuni siti e giornali on-line che hanno dato notizia con recensioni, interviste o segnalazioni dell’uscita del libro Il bambino di Platone (la lista è in aggiornamento):

Quimamme.it, portale on-line dedicato all’infanzia di RCS MediaGroup: https://www.quimamme.it/attualita/21-mesi-riconosce-autorita/

Dire Oggi, giornale on-line alla cui newsletter è iscritto un numero considerevole di persone (più di 50.000): http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/maggio/07/?news=10

Abbanews, giornale on-line con uno spazio dedicato alle ricerche recenti: http://www.abbanews.eu/pubblicazioni/ricerca/il-bambino-di-platone/

ApertaMenteWeb, portale di psicologia e psichiatria: https://www.apertamenteweb.com/il-bambino-di-platone-psicologia-e-filosofia-a-confronto-sullorigine-e-lo-sviluppo-della-cognizione-morale-recensione-di-di-emanuela-cioccolanti/

Brainfactor, giornale on-line dedicato prevalentemente alla psicologia e alle neuroscienze: http://www.brainfactor.it/?p=7487

Galileo, giornale di scienza on-line: https://www.galileonet.it/2019/01/bambino-filosofia-psicologia-morale/

Mamma in città, blog di Alessia Gilardo dedicato alle tematiche dell’educazione dei più piccoli: http://www.mammaincitta.it/libri-mamme-estate/

Sitosophia, blog dedicato alle recensioni di testi filosofici: https://www.sitosophia.org/recensioni/il-bambino-di-platone/

Pipius, sito fondato da Carlo Mulas che raccoglie notizie sul mondo dell’educazione dei più piccoli: https://pipius.com/il-bambino-di-platone/

L’Adigetto, giornale locale trentino sempre molto attento anche alle piccole ma significative novità del territorio: https://www.ladigetto.it/index.php?news=81718

Is a chess player an intelligence analyst? – Learning from other disciplines how to improve intelligence analysis

Would you like to help the scientific research in the field? Are you interested in chess and intelligence analysis? Please, write to the author (scuolafilosofica_at_gmail.com) and ask him for the first draft of the paper!


Abstract

Is a chess player an intelligence analyst? Chess is considered one of the most interesting strategic games in the Western culture. Although the artificial intelligence applied to chess beats the world champion since 1997, chess is still one of the most challenging strategic games for our intelligence and understanding. Even though chess is a perfect information game, namely a game in which the players have all the information available at the same time for each position, chess is sufficiently complex and difficult to be unsolvable by sheer calculation. Chess players face uncertainty, tactical dilemmas, strategic conundrums, stress, pressure and great epistemological problems. Chess players deal with these problems all the time and they face them using knowledge and foreknowledge of the opponent’s capability and intentions to try to solve difficult problems in the chessboard. All they have is information to be translated in practical knowledge. They are aware that the opponent will do his/her best to win the game as he/she does. Ultimately, chess players analyze the position and the opponent’s threats and weaknesses in order to ground rational decisions. Intelligence analysts face similar problems to pursue a similar goal and they face them in an analogous fashion. In this paper, I will explore how Grand Master and ordinary chess players analyze the positions from both a strategic and tactical perspectives and I will show how the intelligence analysts can learn from them. After half a century the first chess computer appeared to the scene and hundreds of years of chess studies, we are still learning how to play better in the chessboard. Chess is still the most esteem and competitive game of our culture and it is time to bring it with all its complexity to the intelligence community in order to learn from it.

3. L’ampiezza e i risultati principali della “Critica della ragion pura”

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La Critica della ragion pura riguarda tutte le condizioni che rendono possibile la spiegazione della nostra facoltà di giudizio: ‘Il tavolo è quadrato’ è un giudizio che si fonda sull’esperienza (quindi, nei termini kantiani è “sintetico”, vedremo oltre cosa significa) ma che non è esclusivamente basato su di essa. Un ‘quadrato’ non è un ente fisico reale: esistono infiniti esempi concreti (ed imprecisi) di quadrato, ma la nozione generale dipende da altro, ovvero dall’operazione di generalizzazione dell’esperienza che, in questo caso, proviene direttamente da una delle fonti della nostra intuizione (lo spazio, ovvero l’intuizione esterna: il lettore non si spaventi perché ci torneremo). Quindi, da un lato c’è l’esperienza del mondo esterno, dall’altro c’è l’intelletto che unifica l’esperienza in un giudizio.

La nozione di autorità

Alexandre Kojeve, in un manoscritto datato 16 maggio 1942 ma pubblicato solo all’inizio del nuovo millennio, sviluppa una riflessione sul concetto di autorità che merita senz’altro la nostra attenzione.

Kojeve fu un pensatore particolare. Nato a Mosca nel 1902, visse in Francia dove si occupò per lo più di approfondire il pensiero filosofico di Hegel. In vita pubblicò solo due opere (tra cui un’Introduzione alla lettura di Hegel), ma scrisse moltissimo. Gli appunti sulla ‘nozione di autorità’ sono tra le opere nel cassetto che furono pubblicate solamente dopo la morte del filosofo.

Ho trovato le sue note illuminanti per molti aspetti, in particolare ne ho apprezzato la non comune profondità analitica. Voglio per tanto darne qui una breve sintesi. Molte delle riflessioni che si trovano nel libretto di Kojeve (che è possibile trovare pubblicato per i tipi di Adelphi, 2011) meriterebbero senz’altro un approfondimento sia filosofico sia da parte della psicologia sperimentale (come avrò modo di chiarire più avanti).

(2) Il linguaggio della “Critica della Ragion Pura” e i suoi limiti legati alla facoltà di giudizio

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Prima di scendere all’interno della teoria epistemologica kantiana (ʽepistemologiaʼ, ovvero ʽconoscenzaʼ) non sarà fuori luogo chiarire alcune caratteristiche estrinseche della sua opera, ovvero alcune sue proprietà secondarie, per dirla con John Locke, ovvero proprietà non essenziali all’oggetto ma che ne costituiscono comunque una parte della sua apparenza.

1 Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

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…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant

Ciclo di seminari “Ai confini della filosofia”

Carissimi lettori e lettrici di Scuola Filosofica, vi ricordo a breve l’appuntamento con il terzo incontro del ciclo di seminari “Ai confini della filosofia” fondato sulla collana di libri di Scuola Filosofica ed organizzato in collaborazione con l’Accademia d’Arte di Cagliari e con l’editore Le Due Torri.

Il terzo seminario, “Cosa pensano i bambini? – La formazione dei valori morali”, si svolgerà il 13 aprile a partire dalle ore 17:30 all’Accademia d’Arte di Cagliari presso il Lazzaretto di Sant’Elia. Il relatore sarà il dott. Francesco Margoni, autore del libro “Il bambino di Platone”.

Il programma dei seminari successivi, che si svolgeranno nello stesso luogo e a partire dalla stessa ora, rimane al momento invariato. Ve li ricordiamo qui di seguito:

25 maggio (da confermare): “Socrate va in guerra – Il conflitto filosofico tra la guerra e la pace”. Relatore: Giangiuseppe Pili, autore del libro “Socrate va in guerra”.

15 giugno: “Come ragionano i nostri generali? – Filosofia dell’intelligence”. Relatore: Giangiuseppe Pili, autore del libro “Filosofia pura della guerra”.

Vi aspettiamo!

Eserciti e monete: un’essenziale analisi storica

Era un giorno di agosto, o forse settembre dell’anno 490 A.C., in un luogo stretto fra la montagna e il mare Egeo, che si chiama Maratona, due eserciti si scontravano. Uno era quello della città di Atene, a cui si era unita quella di Platea, l’altro era quello del grande Re, l’imperatore di Persia. Non si scontravano solo due potenze, ma due modi diversi di concepire la società. Uno, quello Greco, era il mondo delle Polis. Le Città della Grecia classica, dove a comandare erano liberi cittadini. Cioè color che possedevano un po’ di terra, e che vivevano in centri urbani, dove quello che contava erano gli scambi commerciali, e per questo, esisteva la moneta. Di terra, in Grecia, se ne trovava poca, perché in quell’ estrema punta della penisola Balcanica, le colline e le montagne si affollano, una sull’altra, lasciando scarso spazio alla pianura. Ciò aveva determinato che i suoi abitanti si fossero raggruppati in centri urbani, in cima ad un rialzo. Dove tutti sono uguali a tutti, salvo gli schiavi e le donne. Dove circola la moneta, strumento fondamentale per gli scambi e conta il commercio.

Intervista a Francesco Margoni, curatore del volume “Il bambino di Platone”

Salve Dottor Margoni e grazie per la sua disponibilità a questa intervista. Lei è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento, e ha curato il libro “Il bambino di Platone. Psicologia e filosofia a confronto sull’origine e lo sviluppo della cognizione morale”. Quali difficoltà presenta un lavoro di questo tipo, basato appunto sul confronto di due discipline differenti?

La copertina del volume

Una prima difficoltà è legata alla natura collettanea del lavoro. Dare coerenza a un discorso sviluppato a più voci non è semplice. I contributi che ho raccolto e che sono poi confluiti nel volume sono firmati da docenti affermati e competenti (Luca Surian, Dario Bacchini, Simona Caravita) e da giovani ricercatori in psicologia (Grazia De Angelis, Carla Sabatti) e in filosofia (Sonia Cosio). Io stesso vi ho contribuito con due capitoli. Una pluralità di voci e vedute unite però da almeno due elementi: una particolare attenzione ai dati empirici, alle ricerche scientifiche recenti oltreché a quelle classiche e, dunque, un approccio alla conoscenza serio e rigoroso; un interesse rivolto alla prima infanzia come luogo d’elezione in cui trovare la chiave per comprendere la nostra cognizione morale, dunque un’attenta considerazione delle componenti innate del pensiero. Giudicherà il lettore se il tentativo di rendere coerenti i vari contributi sia riuscito appieno o solo parzialmente. Per parte mia, posso ritenermi soddisfatto. Anche se, naturalmente, non nascondo che avrei potuto fare meglio. Se, invece, si tratta di giudicare la difficoltà insita nel confrontare psicologia e filosofia, posso dire che non ve n’è alcuna, poiché queste due discipline hanno tali e tante affinità da tenersi strette come sorelle gemelle. Nel libro, tuttavia, il lettore non troverà un confronto serrato tra le discipline. Un tale confronto avrebbe richiesto competenze che nessuno di noi possiede (pur avendo molti di noi una laurea in filosofia). Invece, può essere interessante, per chi voglia riflettere filosoficamente sulla natura (morale) dell’uomo, considerare con attenzione la ricerca in psicologia cognitiva. Soprattutto negli ultimi anni, questa disciplina sta fornendo indizi decisivi per risolvere alcune questioni che a lungo sono state al centro del dibattito in filosofia.