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Tag: Caramagna

VENERE IN CORNICE – Un segnalibro atletico per il sole / An athletic bookmark for the sun

Per Fabrizio Caramagna, l’uomo è una macchina assai strana, poiché mettendogli dentro le lettere dell’alfabeto, le formule della matematica e le leggi della politica, gli escono fuori creativamente le favole (da capire al volo), le risate (impossibili da inquadrare) ed i sogni (da un altro mondo). Angelica ha posato per un calendario. Lei indossa un vestito elasticizzato, dal tono rosso. Soprattutto, il corpo farebbe il “salto con gli ostacoli” sul cofano d’una Fiat 600 Abarth. Si tratta di rendere “rombanti” le cifre o le lettere del calendario. Angelica chiude gli occhi, sognando di reagire alle “curve” del sole. Questo luciderà la “marmitta” dei capelli con la coda.

According to Fabrizio Caramagna, the man is a machine very strange, because, if we insert there the letters of the alphabet, the mathematical formulas and the laws of the politics, so creatively the fables (that we have to understand quickly), the laughter (impossible to be framed) and the dreams (from another world) exit. Angelica posed for a calendar. She wears an elastic dress, in red tone. Principally, the body would do “a hurdle jump” on the hood of a Fiat 600 Abarth. It’s a way to allow the digits or the letters of the calendar to become “rumbling”. Angelica closes the eyes, dreaming to react to the “curves” of the sun. This will polish a “muffler” of the hair with the ponytail.

VENERE IN CORNICE – La città è un giradischi col lumino / The city is a turntable with a tea light

Fabrizio Caramagna c’invita a dimenticare la misurazione per l’altezza ed il peso, preferendovi quella per l’intensità luminosa (perfino a trasfigurare la tridimensionalità). Serve una percezione estetica che coinvolga emotivamente. Marine è stata inquadrata al mezzobusto, quantunque fra il profilo ed i ¾. All’ambientazione serale, lo scatto si vivacizza dai cerchi di luce: sia dai piccoli oggetti d’uso (in primo piano), sia rimpiazzando l’architettura urbana (sullo sfondo). Marine è seduta al tavolo. Ci piace percepire che lei con la mano sinistra allinei la testina d’un giradischi. Dunque lo scatto diventerà sinestetico, fra la visione e l’ascolto. Ma quanto il peso dei capelli sciolti avrà una sua testina? Un’eventuale terrazza non sarà panoramica, pure a prescindere dalla sera. Conta la concentrazione che Marine mette, sulla gestualità della mano. Questo infine tramuterà in coinvolgimento, per noi, essenzialmente da un ascolto. Ma quanto, lontano, s’ergeranno due torri a lumino?

VENERE IN CORNICE – Il velo non indugia con l’ombra, ma la commuta con lo sguardo / The veil does not hesitate with the shadow, if this one is commuted to the gaze

Per Fabrizio Caramagna, le donne appaiono incantevoli dal loro cappello, poiché lì massimamente la bellezza “gioca a nascondino” con l’eleganza, mentre il velo non “indugia” con l’ombra, ma addirittura la “commuta” con lo sguardo, per la sua “rivendicazione”. Madeleine ha posato alla “distorsione” del mezzobusto. Ma è ciò che accade per la sedia, rispetto al tavolo. Dunque, “classicamente” in sostituzione della lampada noi immagineremmo un basco? Le braccia sono trapezoidali. Dallo scatto solo al bianconero, per l’espressionismo emergeranno le “rotelle” degli occhi (rispetto al “palcoscenico” del tavolo con la sedia). Noi immagineremo anche la “carpenteria” d’un cappello per “cassaforma”, dal segno ombroso in alto, sulla parete. Una croce avrà permesso “d’esorcizzare” il “crollo” in una… bara (!), rispetto al tavolo.

VENERE IN CORNICE – La risacca ipnotica d’un fantasma agli scogli della prospettiva / The hypnotic undertow of a ghost to the rocks of the perspective

Per Aldo Carotenuto, il fantasma rispetto a noi diventa fenomenologicamente una “presenza che arretra di continuo”. Quello arriva da un “altro mondo”, ma subito vi…

VENERE IN CORNICE – Con lo sport, ci si concentra su una pelle artificiale / Doing sports, we focus on an artificial skin

Carlo Monterlanti ci descrive due fotografie in salotto, col ritratto della stessa donna: la prima da bambina, con la faccia imbronciata dondolandosi sull’altalena; la seconda da ragazza, al giorno della laurea, col volume della tesi in braccio ed un sorriso smagliante. Diciamo che possiamo raggiungere una maturazione pure nel divertimento… Valentina ha posato all’aperto, curiosamente inginocchiata, su una pedana forse da ginnastica. La sua fotografia è in bianconero. Soprattutto, trattasi del giorno in cui Valentina consegue la laurea. Lei tiene in mano il bouquet di fiori. Valentina è anche una sportiva, ed oggi gestisce una scuola di danza. Così, diviene interessante che lei abbia posato “abbassandosi” all’altezza d’una bambina, per il loro abbraccio. E’ la dialettica del maestro – allievo. Oltre la pedana, in alto, quasi immagineremmo la caratteristica struttura d’un parco avventura, con un ponte tibetano (dai sostegni “ad altalena”). Valentina sorride; questo le permette di “distrarre” il volto più “crucciato” della bambina, nonostante il paradosso della mascherina contro il COVID-19 (facoltativa al di sotto dei sei anni d’età, ed obbligatoria per tutti gli altri).