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Tag: Socrate

Ragione ed emozione nella filosofia morale (parte 1 di 3 – la filosofia antica)

Introduzione

La storia della filosofia morale è senz’altro molto lunga e complessa, dunque ogni tentativo di ridurla a schema evolutivo secondo categorie dal potenziale dicotomico come quelle di ragione ed emozione non può che portarci ad una conoscenza parziale della complessità che compone il percorso della filosofia morale dal suo nascere ad oggi. La riduzione è nondimeno necessaria, e le categorie riducenti possono senz’altro avere due vantaggi: primo, agevolano la nostra comprensione della storia, altrimenti difficilmente raggiungibile; secondo, permettono alle volte, quando le categorie sono inusuali rispetto alla norma, di scoprire fatti nuovi o portare alla luce fenomeni prima all’oscuro, attraverso il darsi di nuove interpretazioni. Tolto l’ausilio della semplificazione e della categoria rimaniamo in preda al caos e all’indeterminazione più assoluti, i quali non permettono la nostra comprensione dei fatti. Il farsi carico di questa necessità però non implica sfigurare i fatti della storia attraverso le proprie categorie e il proprio metodo di comprensione – nonostante si ammetta questo sia in certa misura necessario o costitutivo al darsi della realtà – ma anzi tendere verso una sempre maggiore aderenza alle vicende storiche del pensiero.

Esaminate le vicende del pensiero filosofico morale, azzardo un’asserzione audace, che cercherò di supportare mostrando l’andamento della storia, interpretata alla luce della risposta che le varie filosofie nel loro susseguirsi hanno dato alla domanda del ruolo relativo di emozione e ragione nel processo di presa di decisione e azione morale. L’asserzione audace è che la storia della filosofia morale occidentale, almeno fino alla modernità, è caratterizzata da un pensiero che enfatizza ed esalta la componente della ragione nel processo di presa di decisione e azione morale, mentre demonizza e scredita la componente emotiva, alla prima opposta. Se la ragione ci mette in contatto con le idee più alte e nobili (es. con la divinità stessa), l’emozione non è che il ricordo nell’uomo della sua animalità. Dove la ragione è l’alta manifestazione dell’anima, l’emozione è la bassa manifestazione del corpo. La ragione favorisce e arricchisce la nostra vita morale, mentre l’emozione per lo più impedisce il suo corretto darsi. La moralità stessa è concepita come un sistema di principi coglibile astrattamente dalla ragione, e le emozioni come motivazioni che possono favorire o sovvertire la nostra decisione razionale, motivazioni che sono però moti (ciechi) non-razionali che tendono a dominarci. Questa tendenza generale della filosofia morale rappresenta per noi il paradigma della tradizione, messo in discussione dalla filosofia sentimentalista del XVIII secolo. A questa discussione del paradigma, o rivoluzione, come più avanti l’ho chiamata, segue la risposta della tradizione, che si compie in Kant. Il pensiero post-kantiano però vede il superamento del paradigma tradizionale, nel solo senso che tendenzialmente l’emozione non è più ignorata come elemento di disturbo o inessenziale alla morale.

Socrate – Vita e pensiero

Vita

Socrate nasce ad Atene nel 469 A. C., figlio di uno scultore, Sofronisco, e di una ostetrica, Fenorete, conduce una giovinezza agiata nel suo demos di Acopece. Inizialmente fu iniziato al mestiere del padre, ma ben presto rifiutò di continuare la gestione dell’”impresa” paterna. Sposa Santippe, donna che una certa tradizione cinica, contraria al matrimonio, dipinge come donna bisbetica. Data la fonte inattendibile, potrebbe essere una malignità.

Partecipa a tre battaglie e si dimostra valente soldato durante la guerra del Peloponneso, una guerra d’opposte civiltà: la potente talassocratica Atene, e l’oligarchica militaresca Sparta. In una battaglia il Nostro salva Alcibiade, e nella stessa rifiuta il dono della battaglia, riservata al combattente più valoroso e la diede ad Alcibiade stesso.

Per quanto Socrate non fu mai politico per scelta, né fu interessato alle faccende di stato e alla politica, nel 406/407 a.C., fu sorteggiato membro del consiglio dei cinquecento e lì fece un importante intervento a salvaguardare la legalità: i cittadini ateniesi volevano condannare alla pena di morte gli ammiragli vincitori di una battaglia navale. Gli ammiragli, però, si macchiarono della colpa di non aver recuperato i naufraghi e, per tanto, il popolo voleva condannarli senza processo.

L’Etica della conoscenza socratico-platonica.

A cura di Pili Giangiuseppe                                    www.scuolafilosofica.com

“So di non sapere”, la frase di Socrate dalla quale prende avvio tutta la sua ricerca. Una frase che lascia aperte alcune questioni: se siamo certi di non sapere, quando è che possiamo, invece, dire di conoscere?, la conoscenza ha implicazioni etiche oppure no. Delle due l’una. Il problema è chiaramente il fondamento ultimo della conoscenza e, contemporaneamente, della vita pratica.

Con il termine “etica” si intendono cose assai diverse. In primo luogo si intende la “morale”, un insieme di regole scritte o non verbali alle quali bisogna aderire, in questo modo “morale” ed “etica” hanno il medesimo significato. Con “etica” si intende anche lo studio dei costumi sociali di una certa popolazione: l’etica degli Stati Uniti è riassunta nel “Self made man”, l’uomo che “si è fatto da solo”. Ma c’è anche un’ulteriore interpretazione possibile della parola “etica”: il comportamento dell’uomo in quanto uomo, ovvero lo studio dell’azione virtuosa. L’etica, in quest’ultimo significato, intende rispondere alla domanda: “come si deve agire?”