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Autore: Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' il fondatore di Scuola Filosofica in cui è editore, redatore e autore. Dalla data di fondazione del portale nel 2009, per SF ha scritto oltre 800 post. Egli è autore di numerosi saggi e articoli in riviste internazionali su tematiche legate all'intelligence, sicurezza e guerra. In lingua italiana ha pubblicato numerosi libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is an expert in intelligence and international security, war and philosophy. He is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) amateurish movie maker.

4 Giudizi sintetici e giudizi analitici – Teoria del giudizio

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Il lettore non si spaventi dal passaggio un po’ tecnico che Kant propone nella sua chiarificazione fondamentale tra tipi di giudizio. Se risulterà troppo complesso non ci sia niente di male nel saltarlo, sebbene esso sia uno dei risultati più importanti della critica nella sua dimensione di chiarificazione della nozione stessa di giudizio:

Is a chess player an intelligence analyst? – Learning from other disciplines how to improve intelligence analysis

Would you like to help the scientific research in the field? Are you interested in chess and intelligence analysis? Please, write to the author (scuolafilosofica_at_gmail.com) and ask him for the first draft of the paper!


Abstract

Is a chess player an intelligence analyst? Chess is considered one of the most interesting strategic games in the Western culture. Although the artificial intelligence applied to chess beats the world champion since 1997, chess is still one of the most challenging strategic games for our intelligence and understanding. Even though chess is a perfect information game, namely a game in which the players have all the information available at the same time for each position, chess is sufficiently complex and difficult to be unsolvable by sheer calculation. Chess players face uncertainty, tactical dilemmas, strategic conundrums, stress, pressure and great epistemological problems. Chess players deal with these problems all the time and they face them using knowledge and foreknowledge of the opponent’s capability and intentions to try to solve difficult problems in the chessboard. All they have is information to be translated in practical knowledge. They are aware that the opponent will do his/her best to win the game as he/she does. Ultimately, chess players analyze the position and the opponent’s threats and weaknesses in order to ground rational decisions. Intelligence analysts face similar problems to pursue a similar goal and they face them in an analogous fashion. In this paper, I will explore how Grand Master and ordinary chess players analyze the positions from both a strategic and tactical perspectives and I will show how the intelligence analysts can learn from them. After half a century the first chess computer appeared to the scene and hundreds of years of chess studies, we are still learning how to play better in the chessboard. Chess is still the most esteem and competitive game of our culture and it is time to bring it with all its complexity to the intelligence community in order to learn from it.

3. L’ampiezza e i risultati principali della “Critica della ragion pura”

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La Critica della ragion pura riguarda tutte le condizioni che rendono possibile la spiegazione della nostra facoltà di giudizio: ‘Il tavolo è quadrato’ è un giudizio che si fonda sull’esperienza (quindi, nei termini kantiani è “sintetico”, vedremo oltre cosa significa) ma che non è esclusivamente basato su di essa. Un ‘quadrato’ non è un ente fisico reale: esistono infiniti esempi concreti (ed imprecisi) di quadrato, ma la nozione generale dipende da altro, ovvero dall’operazione di generalizzazione dell’esperienza che, in questo caso, proviene direttamente da una delle fonti della nostra intuizione (lo spazio, ovvero l’intuizione esterna: il lettore non si spaventi perché ci torneremo). Quindi, da un lato c’è l’esperienza del mondo esterno, dall’altro c’è l’intelletto che unifica l’esperienza in un giudizio.

(2) Il linguaggio della “Critica della Ragion Pura” e i suoi limiti legati alla facoltà di giudizio

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Prima di scendere all’interno della teoria epistemologica kantiana (ʽepistemologiaʼ, ovvero ʽconoscenzaʼ) non sarà fuori luogo chiarire alcune caratteristiche estrinseche della sua opera, ovvero alcune sue proprietà secondarie, per dirla con John Locke, ovvero proprietà non essenziali all’oggetto ma che ne costituiscono comunque una parte della sua apparenza.

1 Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

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…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant

Epistemology and Intelligence – Some philosophical problems to be solved

E’ con mio grande piacere annunciare la pubblicazione del mio articolo Epistemology and intelligence (https://doi.org/10.1080/23800992.2018.1532180) nella rivista internazionale The international Journal of Intelligence, Security, and Public Affairs. Invito tutti gli interessati a segnalarmi eventualmente il loro interesse e nel frattempo li rimando alla pagina del giornale.


Giangiuseppe Pili (2018) Epistemology and Intelligence – Some Philosophical Problems to be Solved, The International Journal of Intelligence, Security, and Public Affairs, 20:3, 252-270, DOI: 10.1080/23800992.2018.1532180

The International Journal of Intelligence, Security, and Public Affairs, 2018


I want to consider puzzles that must be solved to formulate a theory of epistemology of intelligence. My aim is not to build a theory. I want to create the foundations of a good approach to an epistemological theory of intelligence. To reach this step, unsolved problems must be considered; I formulate them in an analytical manner, that is, I consider them as philosophical puzzles, similar to epistemology. This is the preliminary step toward a new way of thinking about old issues. We must face our primary difficulties in the best manner, that is, we need an epistemology of intelligence.

Lavoro nell’età dei robot – Una riflessione sul futuro prossimo?

Ispirato dalla recente lettura de Work in the Age of Robots (Encountering Books, 2018) del saggista e futurologo Mark Mills, vorrei qui ragionare sul principale argomento del libro, ovvero l’avvento dell’automazione non determinerà la fine del lavoro per come lo conosciamo. Ora, a differenza di certi testi giuridici che fonderebbero taluni stati, vorrei iniziare questa brevissima riflessione dando una definizione di lavoro del termine centrale: ‘lavoro’. In questo contesto, il lavoro è il processo necessario per trasformare una risorsa in bene di consumo.

Capire la “Risposta alla domanda – Che cos’è l’illuminismo” di Immanuel Kant

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo.

Immanuel Kant

Il pensiero e il suo schermo – Un’intervista a Giancarlo Chiariglione

Ho avuto il piacere di conoscere il dott. Giancarlo Chiariglione durante questi ultimi mesi. Egli mi ha onorato di prender parte attivamente al progetto della collana di cui è responsabile, Il pensiero e il suo schermo edita da Petite Plaisance di Pistoia, casa editrice ben nota specialmente in ambito filosofico. Da parte mia ho avuto subito il piacere di scoprire i suoi interessi di ricerca e così ho accettato di scrivere il libro Anche Kant amava Arancia Meccanica che ha la prefazione illustre del prof. Silvano Tagliagambe. Ho così voluto ospitare un’intervista a Giancarlo Chiariglione sul blog di Scuola Filosofica per promuovere appieno quella che è senza dubbio una collana di grandissimo rilievo scientifico capace di interessare anche il più vasto pubblico. Anche in questa circostanza, ringrazio il dott. Chiariglione per la sua disponibilità e gentilezza e per avermi dato l’opportunità di lavorare su uno dei testi che già oggi stimo maggiormente della mia carriera di saggista.

 

  1. Ciao Giancarlo. Grazie di aver accettato questa intervista per Scuola Filosofica. Come definiresti la collana “Il pensiero e il suo schermo”? Quali sono i temi principali e quale è l’obiettivo della serie di libri?