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Il segno dei quattro – Arthur Conan Doyle

Conan Doyle A., (1890), Il segno dei quattro, Milano: Feltrinelli.

Conan Doyle, Arthur., (1890), Il segno dei quattro, Feltrinelli, Milano.


Il segno dei quattro è il secondo romanzo di sir Arthur Conan Doyle in cui il protagonista è il più grande detective della storia della narrativa poliziesca, Sherlock Holmes. Edito nel 1890, The sign of four è probabilmente l’archetipo del genere, sia relativamente al genere complessivamente inteso, sia relativamente alla produzione dello scrittore scozzese. Uno studio in rosso (A study in scarlet, 1887) era stato un clamoroso successo, ma esso aveva delle latenti farraginosità che vengono superate ne Il segno dei quattro.

La storia inizia con Sherlock Holmes in uno stato di avanzata depressione. Egli non riesce a godere appieno della vita in assenza di attività che lo costringano ad usare pienamente il suo potente cervello. Per tale ragione, egli si dà ora alla morfina ora alla cocaina, con un certo grado di disapprovazione di Watson, suo fedele compagno.

Watson stazionava ancora in casa di Sherlock Holmes. Watson era un medico ancora senza una posizione e senza averi, scrittore a tempo perso per riscattare le vittorie di Holmes, che non ha alcun interesse per la pubblicità e per l’autopromozione, così che lascia i crediti alla polizia. Il racconto si apre, dunque, con Holmes depresso e Watson non esaltato. A riattivare la potente macchina pensante di Holmes arriva la signora Mary Morstan, una giovane di 27 anni, la cui bellezza matura e giovane allo stesso tempo affascina immediatamente Watson. Egli confessa il suo apprezzamento per la donna a Holmes, ma questi non sembrava averla minimamente notata. Mary Morstan richiede i servizi di Holmes, il quale si rende subito conto che il caso avrebbe avuto risvolti interessanti. Nelle strade di Londra e dintorni si gioca la partita complessa tra Holmes e una banda di criminali piuttosto peculiari che, si scoprirà, erano uomini d’onore impegnati da una reciproca promessa.

Il romanzo ha una struttura simile a quella de Uno studio in rosso: la prima metà è devoluta alla storia dell’investigazione, la seconda è dedicata alla confessione del criminale. E’ interessante notare che nell’evoluzione successiva del genere avremo una netta dicotomia tra i racconti che si concentreranno più sul primo invece che il secondo aspetto o viceversa. Per esempio, il mitico tenente Colombo (oggi non più di moda nel piccolo schermo) aveva come obiettivo principale l’investigazione, perché si sapeva già il colpevole sin dal principio. I lavori di Agatha Christie, invece, sono tendenzialmente all’inverso, come pure quelli dei gialli “classici” di Gardner e Van Dine: il lettore ha la stessa evidenza del detective e la sfida consiste nell’indovinare il colpevole che, alla fine, ha ben poco da dire. Ne Il segno dei quattro è ancora un testo che presenta entrambe le caratteristiche, ma prevede una confessione di un 20% del libro, mentre ne Uno studio in rosso si arrivava probabilmente al 50%. Questo equilibrio ritornerà anche nell’ultimo romanzo, La valle della paura, in cui l’interesse di Conan Doyle è già chiaramente lontano dal suo amato-odiato detective.

Il centro narrativo del romanzo è giocato dalla relazione tra Holmes, ovvero il super-nerd che si affaccia al mondo conoscendolo per deduzioni (molte) e induzioni (qualcuna) palmo a palmo, e Watson, l’uomo normale che viene fascinato da un Mefistofele buono (non a caso Watson in più di una circostanza nelle varie avventure si rende conto che Holmes sarebbe stato il perfetto criminale, se solo lo avesse voluto essere). A differenza degli altri romanzi, Il segno dei quattro è anche una storia d’amore, impiegato come espediente per continuare una storia parallela, quella dell’altrimenti anonimo Watson. Quest’ultimo risulta tanto più umano perché tribolato dall’amore che nutre per Mary Morstan, la quale potrebbe diventare ricca e quindi inaccessibile per un “medico squattrinato”. La relazione d’amore diventa importante solo per rimarcare quanto Holmes sia semplicemente quel tipo di uomo totalmente schiavo del suo lavoro, che ama i piaceri intellettuali e non si interessa d’altro. Si tratta di un modello di uomo romantico (perché tende ad una particolare forma – scientista – di assoluto) che sopravvive oggi in molte forme.

Infine, il testo è archetipico sia per i contenuti che per la forma. Circa la forma abbiamo già detto. Rispetto ai contenuti, invece, il romanzo restituisce un racconto con un mistero da scoprire e un sottobosco di inquietudini tipiche del mondo contemporaneo. La giungla e l’ignoto non sono più tanto nelle isole Andamane, da dove arriva uno dei criminali, quanto nelle strade fangose e fumose di Londra. Il marcio nasce dalle ambiguità e ambivalenze del cittadino medio molto più che da una forma di ostilità esterna. Ma a questo si aggiunge anche un richiamo al panorama esotico neo-imperiale che non può essere eliminato e che fa da sfondo alle vite ordinarie della Londra vittoriana. Una parte rilevante del background dei personaggi è ambientato in India e l’esperienza imperiale britannica è parte della vita quotidiana dei protagonisti, Watson compreso (che ancora ricorda il suo battaglione in Afghanistan).

Il romanzo è molto misurato, equilibrato, spedito. La prosa in lingua originale è molto interessante, incisiva e colorita. The sign of four si presta ad una lettura agevole per un proficient user dell’inglese, ma anche al lettore intermedio. Si tratta di un testo pienamente accessibile e le usuali traduzioni restituiscono bene il fascino crepuscolare di un libro archetipico. Il segno dei quattro è il capolavoro di Conan Doyle nel filone del grande Sherlock Holmes.


Arthur Conan Doyle

Il segno dei quattro

Feltrinelli


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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