Press "Enter" to skip to content

Forte come la morte – Maupassant

Maupassant, (1889), Forte come la morte, Milano: Garzanti.

Maupassant, Forte come la morte, Garzanti, Milano, 1978.


Forte come la morte è un classico della narrativa francese del sempre grande Maupassant, edito per la prima volta nel 1889. Forte come la morte è un romanzo incentrato sulla storia del single e viveur pittore Olivier Bertin, legato alla moglie di un conte, la signora Any Guilleroy. La relazione extraconiugale dura anni e alla sua storia è dedicata la prima parte ideale del romanzo. La seconda parte dell’opera è incentrata sull’innamoramento di Bertin per la figlia della contessa.

La trama del romanzo è piuttosto semplice. Olivier Bertin è un pittore consolidato nell’alta società parigina. Sebbene abbia notevoli conoscenze, egli non è mai stato interessato a nient’altro che ad una dolce vita, vissuta tra modelle, pranzi e spettacoli e, naturalmente, l’unica donna che ha realmente amato, la contessa. Inizialmente i due si conobbero appunto per ragioni di lavoro. Bertin, autore non certo spregiudicato e quindi ideale pittore di ritratti di dame dell’alta società, doveva ritrarre l’allora giovane contessa Guilleroy. Il marito di quest’ultima è un eminente uomo politico il cui amore per la moglie è semplicemente dato per scontato nell’atto di unione sancita dalla società. La sua fiducia nei confronti della moglie è abbastanza simile a quella che un uomo affida al suo cane, il migliore amico possibile: può anche agire in modo incomprensibile, talvolta, ma alla fine rimarrà sempre quell’animale domestico la cui fiducia non ha alcun ragionevole dubbio. Ma l’amicizia in questo mondo non è tutto e il rapporto dei sessi non è mai possibile da darsi per scontato.

La contessa e Bertin finiscono l’uno nelle braccia dell’altro per ragioni diverse. Bertin si innamora per via della bellezza peculiare della giovane e la contessa si lega all’unico uomo che è stato capace di farla sentire unica, in un senso molto diverso dell’unicità garantita dal contratto sociale matrimoniale. Si è unici nel matrimonio ma in un senso simile a quello di una forma di alleanza strategica, specialmente nelle relazioni dell’alta società parigina e non solo: sei unico perché unico è il valore di ciascun alleato, condizione capace di appagare la ragione ma non il cuore, per così dire. Il loro amore è puramente carnale e di reciproca stima, nato relativamente per caso e, quindi, tanto più solido perché frutto dell’unione di due solitudini variegate.

Tuttavia, proprio perché carnale, la relazione dei due cambia durante il tempo. Da principio è Bertin ad essere legato quasi ossessivamente alla contessa per il desiderio provato dall’atto d’amore e dalla rottura della sua naturale inclinazione all’amore fatuo e transeunte. Ma col passare del tempo, la contessa, prima così sicura nell’essere desiderata, cambia il suo atteggiamento. Non è più così sicura che Bertin sia interessato a lei come una volta. Il suo corpo non è più così giovane e cresce in lei prima una forma acuta di gelosia nei confronti delle rivali, prima reali, poi solo potenziali, infine solo ipotizzate. La donna che c’è in lei si ribella a questo cambiamento inevitabile e allora stipula con Bertin forme più sofisticate di legami, prima aiutandolo nel sempre volubile mondo della pittura e dell’alta società, poi legandolo a sé attraverso continue visite e incontri. Ma il destino è sempre beffardo nel mondo di Maupassant.

Infatti, la contessa Goilleroy ha una figlia che è esattamente identica a lei, a parte il fatto che la contessina ha solo giusto la maggiore età. Più bella perché più giovane, la giovane donna ha talmente tanto della madre che le signore dell’alta società la adulano paragonandola alla madre, immortalata all’acme della sua giovinezza proprio da Bertin. Costei ne diventa presto gelosissima e cerca in tutti i modi di tenerla distante da Bertin e, poi, cercando di maritarla il più presto possibile. La giovane apprende tutti i costumi della società di cui fa parte come un camaleonte apprende a cambiare il colore: le viene così naturale perché tutto così privo di complicazioni che si inserisce perfettamente là dove deve stare. Questo peggiora la situazione per la contessa Goilleroy, perché ormai la rende sempre più simile a lei… ma da giovane.

Allora, quando si trovò stesa sul letto, ricomparvero tutte le angosce che l’avevano assalita in campagna. Erano sempre più esplicite; le aveva analizzate più chiaramente: si sentiva vecchia. Per la prima volta, quella sera aveva capito che nel suo salotto, dove sino ad allora era stata lei la sola ammirata, complimentata, festeggiata, amata, un’altra, sua figlia, prendeva ora il suo posto.[1]

Bertin non è, a sua volta, più un giovanotto, sebbene si tratti di uno di quei single che lo è per troppa scelta. Tuttavia, la sua non più giovane età lo inclina a rifiutare sempre più quella forma di amore che è il puro sesso. Tutto considerato, la ginnastica amorosa diventa solo ginnastica se non c’è una storia dietro, sia pure quella di autocompiacersi in una forma di relazione devoluta al puro godimento e alla pura esaltazione del proprio ego. Alla fine, i donnaioli sono proprio coloro che amano di più le storie d’amore. Il pittore si scopre sempre più malinconico, legato dalla sua storia extraconiugale eppure sempre più incapace di dargli quel che un’alleanza stabile e sicura come il matrimonio è in grado di garantire. Non c’è garanzia nell’esser single, a parte il sentirsi solo ciclicamente, a più riprese, di quella solitudine sentimentale che nessun azzeramento della solitudine sessuale è in grado di garantire e, semmai, di accentuare.

Si rialzò, non potendo più stare fermo, e si mise a camminare pensando di nuovo che, malgrado quella reazione gli avesse così bene riempito l’esistenza, egli restava molto solo, sempre solo. Dopo le lunghe ore di lavoro, quando si guardava intorno, stordito da quel risveglio dell’uomo che rientra ella vita, non vedeva o non sentiva che i muri alla portata delle sue mani e della sua voce. Aveva dovuto, non avendo una donna in casa e potendo incontrare solo con precauzione da ladro colei che amava, occupare il suo tempo libero in tutti i luoghi pubblici, dove si trovano, si comperano dei mezzi qualunque per riempire le ore.[2]

Il risultato è che la malinconia del pittore assume tratti drammatici di quando in quando. E la contessa Guilleroy è tormentata da ciò. Il suo amore non è più sufficiente. Le sue visite non possono sostituire la sicurezza di sapere che il letto in cui si dorme è diviso in due per l’eternità o, perlomeno, quella forma di lunga durata che all’uomo dà la percezione dell’infinito. Inoltre, la sua bellezza sfiorisce di giorno in giorno e niente può fermarla.

Così Bertin dapprima ritrova nella figlia della contessa quella bellezza ormai sfiorita della madre. Ma poi scopre che il suo istintivo “senso di puntamento” si è misteriosamente acceso. Non vuole ammetterlo, ma alla fine pensa sempre alla figlia della contessa. Ne è geloso in tutti i sensi e non accetta l’idea che costei possa finire nelle braccia di un fatuo, ma perfettamente integrato, giovanotto della bella società parigina. Ne è distrutto, tanto dall’interno che dall’esterno. Dall’interno sente di non voler più vivere da single: non ne ha più l’età e l’indole. Dall’esterno sente l’irresistibile attrazione della ragazza, più per tutto quello che lei simboleggia. E come in tutti i romanzi di Maupassant, la vita è ingrata. Non può che andar tutto a finir male.

Il tema del romanzo è l’evoluzione dei rapporti amorosi nel tempo. Per Maupassant tutto si riduce all’annichilimento fisico, che è la causa tanto della percezione che del deperimento di sé. L’amore non è necessariamente pura sessualità ma è sicuramente pura sensualità. Infatti, Maupassant non esclude dalla sua analisi naturalistica la percezione dell’amore come storia di sentimenti, ma egli basa la percezione sulla sostanza. E la sostanza è che l’amore è attrazione fisica reciproca che si distrugge con la dissipazione del fisico. Dietro la percezione e dietro i sentimenti c’è soltanto la dura realtà materiale, fatta di forme e calore destinati all’esaurimento finale, alla morte siderale. La realtà beffarda non è, però, giocata solo su questa forma di entropia esaurente, ma sul fatto che noi rimaniamo in vita abbastanza per esperire anche la decadenza.

La decadenza inevitabile della dissoluzione fisica del corpo è il tema del romanzo, vissuto in modi diversi dai due protagonisti. Per Bertin la dissipazione conduce all’abbandono della gioia dell’essere single. Non basta più perché il sesso e l’amore sensuale non garantiscono la felicità, felicità prima possibile perché il vigore è sufficiente da rigenerarsi di volta in volta. La giovinezza nel maschio si rigenera semplicemente nella reiterazione della possibilità di riavere la stessa sensazione amorosa. Persa questa capacità rigenerativa rimane solamente la contemplazione del vuoto che essa comporta. Si è privi di forze, privi di vigore. Si è lasciati soli a contemplare la vitalità degli altri. Per la donna, invece, il decadimento fisico è identico ma genera sensazioni diverse: l’ineluttabile sensazione di inutilità per via della relativa neutralità sessuale. Non si attrae più a sé nessuno e si perde l’iniziativa rispetto alla giovinezza. Per Maupassant sembra che essere donna è legato all’essere giovane in un senso molto profondo, ovvero per la capacità di ricevere quell’attenzione e quella cura che l’uomo riesce a concedere (nel migliore dei casi) solo attraverso l’amore sensuale. Ovvero, il maschio perde il vigore di amare mentre la femmina perde la capacità di essere amata. In entrambe le direzioni la percezione dell’amore sensuale non si avvelena nell’immediato ma conosce un crescendo di consapevolezza che raggiunge l’apice quando ormai si è completamente perso ogni possibilità di impatto con la realtà.

Forte come la morte è dunque un romanzo sul periodo di transizione dalla giovinezza alla “maturità”. Maturità che è interpretata in Maupassant solamente nei termini di una nitida decadenza delle possibilità di essere felici. Sia chiaro, non c’è mai in Maupassant la sensazione che la soddisfazione terrena sia a portata di mano. Al contrario, il pensiero di Maupassant è chiaramente nichilista proprio perché così radicato nella natura sensuale dell’animo umano. Le sensazioni dell’uomo sono sempre venate di emozioni contrarie, mai capaci di conseguire ad una sicura condizione di felicità. E personaggi “solidi” come il conte Goilleroy sono troppo insignificanti per interessare lo scrittore. In altre parole, è possibile sfuggire al male di vivere, solo a condizione di “non vivere”. La vita è emozione e sentimento violento, sicché senza queste percezioni profonde l’esistenza è semplicemente un vacuo trascorrere del tempo. Ma siccome le sensazioni sensuali non sono garantite che a lampi, dotati di una loro peculiare ambiguità, la felicità non è duratura, è infida e momentanea. La natura umana non consegue ad alcun genere di soddisfazione capace di reggere alla sfida del tempo.

E questo è proprio il tema di Forte come la morte, il cui titolo richiama beffardamente un passo della bibbia (in cui si dice che “forte come la morte è l’amore”). Mentre in Pierre e Jean, capolavoro di Maupassant, l’oggetto della narrazione è proprio la scoperta del “tradimento” che la felicità sensuale può comportare, se nel capolavoro assoluto Una vita la narrazione è incentrata sulla castrazione indotta dalla società, in Forte come la morte il centro della beffa della natura sull’uomo si gioca sul semplice trascorrere del tempo. Basta vivere per morire prima ancora che tutto sia finito. Non c’è salvezza, non c’è speranza. Ancora una volta, dunque, un capolavoro perché Maupassant non avrà una elaborata visione metafisica, ma ha sicuramente la capacità di restituire sensazioni e idee in immagini. La potenza espressiva del francese restituirà una visione del mondo piuttosto unilaterale, tutta incentrata sulla percezione del presente e l’incapacità di avere una qualsiasi genere di prospettiva non incentrata sul soggetto, ma rimane la profonda onestà di chi ha guardato il mondo in un modo e l’ha semplicemente riportato per quello che gli sembrava. Maupassant, uno degli scrittori più onesti con se stessi dell’intera letteratura ottocentesca. Un testo come pochi attuale, per un mondo sempre incapace di concepire una vita al di là del minuscolo personale egoistico sentire. Che non conta poi assolutamente niente.


Maupassant

Forte come la morte

Garzanti

Pagine: 256


[1] Maupassant, (1889), Forte come la morte, Milano: Garzanti, p. 162.

[2] Ivi., Cit., p. 89.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *