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Una vita – Guy De Maupassant

Giovanna è una ragazza della piccola nobiltà. I genitori, il barone e la baronessa, sono due gentiluomini di campagna, buoni e prodighi. Il barone è un autodidatta e dalla cultura illuminista, avverso al potere dispotico per sentimento e del tutto contrario al cattolicesimo retrivo. La baronessa è un’obesa il cui passatempo preferito è la cura delle genealogie degli altri signorotti di campagna e delle famiglie nobiliari in generale. Giovanna viene spedita in un collegio perché non fosse svezzata dalla vita troppo presto. Il barone voleva che arrivasse vergine al matrimonio, vergine nell’animo e nel corpo. E così fu. Al ritorno dal collegio, Giovanna vive l’esperienza della lucida felicità della giovinezza profondamente legata alle aspettative della vita futura, coniugale e non solo. Brama un compagno fidato della quale potersi innamorare follemente. Costui, come condotto dal destino, arriva. Si chiama Giuliano, un ragazzo bello, alto, dall’aspetto elegante sebbene sia un nobile povero di un livello sociale inferiore a quello della ragazza. Ma Giuliana si innamora del giovane, presa dai fantastici sogni di una vita costruita dall’immaginazione. Preme per sposarsi e la famiglia, buona e generosa, non si oppone nonostante la sconvenienza economica e sociale. Ma Giovanna non è destinata a vivere una vita felice e la sua esistenza rotola e discende sino all’estremo con un finale di una bellezza fantastica.

“La vita, vedete, non è mai tutta buona o tutta cattiva come si dice…”, una frase tra le tante. Pretendere di riassumere un libro, un romanzo come Una vita con una semplice serie finita di parole è una pretesa oscena. Siamo di fronte ad un capolavoro sommo, uno di quei libri che davvero vanno annoverati tra i più belli di sempre, senz’altro tra i primi cento. Maupassant descrive la vita di una donna qualunque, non cattiva né una santa. Una ragazza semplice, dall’intelligenza normale, sospinta in avanti dalle credenze genuine a cui ella stessa si abbandona. Giovanna non è solo una donna storicamente determinata all’interno di quel presunto mondo migliore che è il nostro recente passato, è la rappresentazione della normalità, fatta di soprusi difficili da accettare e altrettanto difficili da soverchiare.

Maupassant si inserisce apparentemente all’interno di una narrativa naturalista la quale indaga i costumi umani con un occhio disincantato e puramente descrittivo. La cornice storica è tratteggiata con maestria e il lirismo adamantino è presente in ogni singola immagine: Maupassant è capace di riportare alla luce una sensazione forte connessa ad una rappresentazione con una o due parole, un’abilità propria solo dei più grandi scrittori. La sua capacità di mostrare la vita non si limita ad una pura raffigurazione della realtà ma pure all’incredibile perizia nella costruzione psicologica dei personaggi: nessuno è più centrale di altri e il fatto che Giovanna sia al centro della narrazione è solo la conseguenza della trama. Ogni personaggio sembra essere vivo e ognuno di loro porta con sé l’ambiguità propria del vissuto reale: il barone è buono ma incoerente, la baronessa è sciocca e ingenua ma capace di grande umanità, Giuliano è bello ma profondamente egocentrico, il prete campagnolo è comprensivo e tendente alla gozzoviglia. Ma l’elenco potrebbe proseguire e questo tratteggia solo la complessiva, rotonda ambiguità degli straordinari interpreti del dramma della protagonista principale.

Un’altra considerazione imprescindibile è la visione realista della vita da parte di Maupassant che, come sempre accade per chi mostra l’essenza della realtà per quella che è senza alcun abbellimento, viene scambiata per pessimista. In realtà, la conclusione del romanzo è onnipresente nella storia: l’idea è che la vita non è mai così brutta, anche quando lo è molto. L’intrinseca ambiguità, sfaccettatura e chiaro scuro, di tutta la vita umana non è solo un tratto negativo, quanto anche positivo laddove le proprie capacità, unite al giusto contesto, riescono a sorpassare le inevitabili sfortune che toccano a tutti. La storia di Giovanna è una storia normale, che ci si aspetta generalmente, che tocca a molti se non a tutti. Lei non è artefice del proprio destino più di quanto non lo sia la vita dell’uomo medio in generale, fatta di piccoli sogni, miserabili compagnie e tristi temi esistenziali. Non tutto cattivo, non tutto buono.

Lo sfondo naturalista è relegato soprattutto allo svolgersi della narrazione molto coerente con un determinismo fisico: i tempi e gli spazi della vicenda rispondono a tempi “reali”. Non ci sono grandi salti e la vita di Giovanna è riportata quasi per intero, con grande continuità. Le azioni, anche le più banali, sono descritte nella loro materialità, là dove, però, c’è sempre spazio al simbolismo. Simbolismo in questo senso: la descrizione psicologica non avviene mai attraverso una esplicita considerazione del personaggio ma passa sempre dalla rappresentazione del comportamento e del suo intrinseco significato. Maupassant raramente esplicita il pensiero del personaggio ma, al massimo, l’introduce attraverso immagini, simboli e metafore. Ciò è anche adatto alla natura stessa dei protagonisti, soprattutto di Giovanna, che non sono uomini acculturati la cui conoscenza si basa, soprattutto, su ragionamenti di base linguistica (se… allora… questo e questo dunque…) ma, soprattutto, su cascate di immagini e connessioni di idee che sono di volta in volta connesse, più o meno lontanamente, con la realtà. Ognuno vive un suo mondo che tange quello degli altri solo nella misura in cui tutti vivono uno stesso problema: mondo degli affetti puramente egocentrico, verità universale colta da pochi.

La solitudine e l’angoscia di una donna incapace di ragionare senza pregiudizi, attorniata da gente di tutti i tipi ma nessuno che le avesse insegnato l’importanza della ragione. Non solo Giovanna vive degli espedienti che la vita fornisce per scansare le vere problematiche dell’esser-ci, ma anche i suoi compagni di vita, nel bene e nel male. E così ciascuno si scava un’esistenza fatta di soggettività malinconica la cui difficoltà nel trasmettersi la verità piega anche le necessità affettive. Così, di fronte ai veri problemi, ci si rassegna stoicamente al destino, rendendo l’esistenza un fatto puramente passivo e contingente. Lungi dall’essere una trattazione noiosa o ammorbante, Maupassant nel 1883 tratta uno dei temi assoluti della coscienza. Questo a testimonianza del fatto che quegli stessi sentimenti tratteggiati con una limpida, consapevole lucidità sono patrimonio stesso dell’umanità la quale vive la propria solitudine, gioia, dolore e tutta l’affettività solo ed esclusivamente dal didentro. Tutti siamo come Giovanna, nella gioia e nella tristezza.

Si potrebbe parlare a lungo di questo capolavoro assoluto che, ci viene da sottolineare, può stupire veramente un lettore digiuno di bellezza come anche chi si sa servire bene dal banchetto della grande letteratura. E nonostante Maupassant abbia scritto romanzi celebri come Pierre e JeanForte come la morteBel-ami, Una vita rimane un capolavoro di unica intensità. Maupassant brilla come una cometa e rimane immobile nel firmamento delle stelle fisse.


GUY DE MAUPASSANT

UNA VITA

GARZANTI

PAGINE 215.

EURO 6,50.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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