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Le memorie di Barry Lyndon – Willam Thackeray

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William M. Thackeray (1811-1863) fu uno scrittore brillante, il cui distino difficile fu segnato dalla relazione tormentata con la moglie, priva di senno. Le memorie di Barry Lyndon fu un romanzo scritto per una rivista e pubblicato a puntate nel 1844. Da questo romanzo, non così tanto celebre in Italia, fu tratto il film Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick, un indubbio capolavoro, sebbene fu un sufficiente fiasco al botteghino. In ogni caso, leggendo le pagine originali del libro si può capire perché uno spirito razionale e moralmente profondo, come Kubrick, avesse infine deciso di inscenare la storia narrata da Thackeray.

Le memorie di Barry Lyndon è un romanzo storico, ambientato circa cinquant’anni prima la nascita di Thackeray, cioè negli anni immediatamente precedenti e successivi la guerra dei sette anni. Redmond Barry è un giovane di una buona famiglia ma decaduta, egli si vanta continuamente nel romanzo di essere discendente dei re di Irlanda: “I presume that there is no gentlemen in Europe that has not heard of the house of Barry of Barryogue, of the kingdom of Ireland…”.[1]

Sin da subito viene educato in modo conveniente rispetto al suo rango sociale. Gli vengono impartite lezioni sui classici, che egli stesso ritiene sostanzialmente inutili. Impara da subito due fondamentali arti per riuscire nella difficile scalata al massimo grado della società di allora: combattere con armi o con i pugni e seguire la moda, con una certa prodigalità. L’essere alla moda e le fini competenze richieste per esserlo gli furono impartite dalla madre, capace di trasmettergli anche l’orgoglio e l’attaccamento ad una famiglia nobile, ancorché povera. Il padre di Barry morì quando Redmond era ancora in giovane età.

Il primo e fondamentale errore di calcolo di Barry fu l’innamoramento verso Nora, una sua cugina. Come brutalmente venivano messe le cose, Nora era ancora una figlia a carico della famiglia, che nessuno voleva maritare e la cui bellezza non eccelleva, né eccellevano le sue arti femminili in senso vasto, ovvero l’amorevole cura verso la sua stessa persona, verso l’eventuale marito e verso tutte quelle cose che possono risultare utili alla cura complessiva degli averi di famiglia. Insomma, un cavallo perdente. Tuttavia, per i curiosi giochi della vita e delle circostanze, Redmond, allora giovane adolescente orgoglioso e pieno di ardore, si innamora di Nora.

Ma Nora, e tutto il parentame, ha bisogno di sostanze. Inoltre, la giovane tratta Redmond come gingillo da cui trarre piacere. La sua stessa civetteria fine a se stessa farà ripensare il Redmond maturo, giacché il romanzo è appunto una finzione di un “ricordo”, di un passato di un personaggio: in più di una circostanza il Redmond adulto riconoscerà i propri difetti, indulgendo, per altro ad una certa condiscendenza nei confronti di se stesso, della sua immaturità e condizione sociale. Tutto sommato, con le carte che aveva in mano… se l’era cavata bene. Ma una delle chiose più amare del Redmond-autore arriva proprio quando considera l’intero arco della sua non sempre entusiasmante esistenza: egli riconosce che avrebbe amato una sola donna per sempre e alla follia, se soltanto fosse stato fortunato nel trovare la persona giusta. Non avendola trovata, si ritrovò a fare di necessità virtù.

Nora si vorrebbe unire in matrimonio con un ufficiale inglese, il capitano John Quinn. Costui era un uomo sostanzialmente disprezzabile, piuttosto indifferente nei confronti dei sentimenti della giovane e intimamente un codardo. Tuttavia, egli costituiva una buona opportunità economica e la giovane non avrebbe potuto aiutare se stessa e la famiglia in modo più opportuno. Sicché l’accordo sembra fatto, ma l’audace giovane Barry prima insulta il capitano, poi lo sfida a duello. Nella circostanza sembra addirittura che l’abbia ucciso e viene persuaso a scappare. Ma in realtà era solo un espediente organizzato dai fratelli di Nora, per assicurarsi il matrimonio.

Barry lascia la casa e la madre, ma tutto sommato non è così dispiaciuto. Egli per la prima volta dispone della sua liberta, anche se è costretto a scappare. Si abbandona ad una certa prodigalità, ma trova le persone sbagliate che lo raggirano e lo lasciano sul lastrico. A questo punto non ha altra scelta. Si arruola con l’esercito inglese, sperando di conseguire una posizione onorevole e una paga sufficiente per poter tirare avanti. Sebbene rimanga un giovane distinto, capace di imporre una certa rispettabilità ora con i pugni ora con il galateo e l’impeccabile apparenza, sono tempi assai duri ber Redmond. Partecipa alla guerra dei sette anni con gli inglesi, fino a quando decide di fuggire. L’esercito inglese era una allegra brigata goliardica in confronto alla vita del soldato prussiano. Redmond non risparmierà aspre critiche alla vita del soldato in generale e alla cultura militarista prussiana nel suo complesso, fatta di sacrifici inutili e totale mancanza di divertimenti nobili.

Dopo la fine della guerra Redmond riesce in qualche modo a conquistarsi la fiducia del capitano Potzdorff, parente del ministro degli interni. Sicché gli viene affidato il compito di spiare… proprio lo zio, il fratello del padre, noto come Chevalier de Balibari. Con lo zio prima scappa, poi organizza un’attività piuttosto florida di gioco d’azzardo, allora il primo dei divertimenti di tutte le corti d’Europa, insieme alla caccia. E alla caccia Redmond dedica il resto del suo tempo, ovvero diventa un cacciatore di dote. Va detto che non riesce immediatamente nel suo risultato. Ma poi conosce lady Lyndon. Il malato marito della lady lo sconsiglia: lui era come Redmond, glielo spiega con precisione, croci e delizie (ma soprattutto le croci) di una simile condotta di vita. Ma Redmond non poteva capire.

Non si risparmia. Come in guerra, egli dice, tutti i mezzi sono leciti per raggiungere un amore. Sicché minaccia i rivali, corrompe il personale della lady, sostanzialmente monitorizza l’intera esistenza della sua futura sposa e, di fatto, la costringe ad unirsi a lui più o meno con mezzi non convenzionali. Da questo momento, che segna anche l’apice della fortuna di Redmond, inizia una parabola discendente neppure tanto lunga. Dissipa gli averi e se stesso, inoltre continua a inimicarsi il figliastro. Il risultato sarà drammatico.

Le memorie di Barry Lyndon è un libro estremamente godibile, anche se a suo modo impegnativo. Infatti, Thackeray descrive un antieroe – un libertino del XVIII secolo -. Thackeray riesce nell’intento difficile di descrivere un personaggio a tutto tondo, capace di suscitare diversi tipi di reazioni, dallo sconcerto alla comprensione. Infatti, Barry ha anche dei lati positivi: ha un grande amore per sua madre, è una persona coraggiosa ed effettivamente è infaticabile. Naturalmente, i suoi vizi sono ben superiori a tutte le sue virtù anche quando prese al massimo grado: egli è lascivo, egoista senza limiti, privo di una morale che non si l’etichetta e totalmente spregiudicato.

La struttura del romanzo è dunque sostanzialmente tripartita. Al principio si narra l’evento scatenante e la storia pregressa per introdurre il fatto centrale, ovvero il duello con il capitano Quinn. Al primo evento segue la lunga parabola ascendente, dove Redmond finirà per conquistare l’agiatezza e il tenore di vita che ha sempre cercato. Ed è in questo quadro che le due più contestate caratteristiche della società vengono messe alla berlina, da parte di Thackeray: la moda e la narrativa di corte. Ovvero, le basi ipocrite di una società senza rispetto per l’individuo, per le sue necessità e per il suo migliore sviluppo morale. Al termine della fasce di ascesa si ha la discesa, fino al termine della “luck”. Sin da qui, dunque, si può rintracciare una forma comune a più opere di finzione: l’ascesa e caduta di un antieroe, presentato nella sua doppia veste di grandezza e miseria, struttura che un Martin Scorzese farà sua in tanti capolavori (da Goodfellas a The Wolf of Wallstreet).

In definitiva, si tratta di un romanzo morale, dove l’antieroe è utilizzato proprio come espediente letterario consapevole per uno specchio distorcente. Thackeray mostra le conseguenze di alcune tendenze, per altro ancora molto diffuse durante il suo secolo: il gioco d’azzardo e la guerra dei sessi portata alle sue estreme conseguenze, la moda e l’ipocrisia del benestante. E non per nulla lo stesso Thackeray fu vittima di tutto ciò, laddove ebbe un matrimonio travagliato, pur rimanendo fedele alla compagna; e fu anche uno scarso giocatore e perse diversi soldi in giovane età. In definitiva, dunque, si potrebbe quasi dire che Thackeray scriva la storia del suo alter ego, di cui capisce profondamente le ragioni e, proprio per questo, lo disprezza. Ma si tratta pur sempre di un disprezzo carico di umanità, fatto di rifiuto e di comprensione. Ed è proprio in questa tensione paradossale, duplice spinta antitetica che il libro risulta comunque godibile: risulta una satira di costume ma profonda, ovvero non si appiattisce su un vacuo moralismo.

Il libro di Thackeray quindi è assai godibile. La lettura del testo in lingua originale non è particolarmente ostica, sebbene sia sufficientemente impegnativa. Tuttavia, il linguaggio di Thackeray è chiaro e fluido e la sua prosa è più che godibile. Infine, è impossibile non notare che il film è assai differente dal libro, sebbene talora citi testualmente il romanzo. Tuttavia, sarebbe ingeneroso verso entrambi i lavori tracciare dei paragoni e stilare paralleli. Sono entrambe opere di eccellenza, per quanto, forse, il film risulti ancora più amaro del libro perché totalmente privo di una velata ironia sempre presente nel lavoro di Thackeray.


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Le memorie di Barry Lyndon

Fazi Editore

Pagine: 466.


[1] Thackeray W., (1844), The luck of Barry Lyndon, Giunti, Milano, p. 17.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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