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Novella degli scacchi – Stephan Zweig

La Novella degli scacchi è un’opera dello scrittore austriaco Stefan Zweig. Si tratta di un racconto in cui l’elemento centrale è lo scontro tra due personalità antitetiche: un rozzo campione di scacchi totalmente privo di immaginazione contro un avvocato di buona educazione il cui gioco è fondato sulla sua capacità visionaria.

La vicenda è ambientata durante un viaggio in transatlantico, in cui il narratore in prima persona, semplice spettatore degli eventi, incontra il campione del mondo, Mirko Czentović. La novella può essere partizionata idealmente in quattro parti: (1) viene considerata la personalità del campione del mondo incarica, Czentović; (2) dopo un intermezzo in cui alcuni giocatori si confrontano con il campione, giunge l’antagonista di Czentović; (3) l’antagonista (il cui nome non è presentato se non come B.) racconta la sua storia e in fine (4) si svolge la partita tra il dott. B. e Czentović.

La prima parte racconta, dunque, della formazione di Czentović: egli era un giovane lasciato solo da disgrazie familiari. Egli viene educato dal parroco, che si rende ben presto conto dell’impossibilità di far del giovane Mirko di qualsiasi cosa di buono che richieda anche un minimo di intelligenza (di fatti gli assegna le amorevoli cure di una scopa). Tuttavia, Czentović un giorno assiste ad una partita di scacchi tra il parroco e un graduato delle forze dell’ordine. Per caso, quest’ultimo si accorge delle qualità scacchistiche di Mirko e così viene allo scoperto il suo genio scacchisticamente assoluto. Czentović viene così condotto nella città vicina in cui sbaraglia uno dopo l’altro i migliori giocatori. Assistito da un nobile mecenate egli si affina con l’aiuto di un maestro e diventa presto il campione del mondo. Dall’animo incolto, egli rimarrà sempre vittima della sua pochezza intellettuale: apertasi di fronte a lui la strada del successo, risulta un uomo gretto, avido, incapace di intelligenza morale. Egli diventa adulto e scacchista di genio, pur rimanendo umanamente inetto, incapace di capire gli altri e, probabilmente, se stesso. Straordinaria la capacità di Zweig di anticipare molti tratti di carattere che si potrebbero poi intravedere in James R. Fischer.

La seconda parte della novella è un breve intermezzo, funzionale per introdurre l’occasione che darà origine alla vera partita, al vero duello tra due intelligenze. Durante la traversata Czentović viene avvicinato dal narratore, senza successo. Tuttavia, il narratore (che forse si potrebbe identificare con lo stesso Zweig), autodefinitosi amante dei tratti caratteriali psicologici salienti delle persone, riesce ad avvicinare il campione con un espediente: egli sfida un ricco scozzese di nome McConnor, il quale è disposto a pagare per giocare contro il campione. Anche a costo di perdere. Si crea così una cricca di giocatori che sfidano tutti assieme Czentović. Hanno la peggio nella prima partita. Solo aiutati dall’arrivo provvidenziale del dottor B. riescono a pattare una partita. McConnor decide di organizzare un match tra Czentović e il dottor B., finanziandolo egli stesso.

La terza parte della novella è il racconto della storia del dottor B., e di come egli diventi un giocatore di scacchi. Se così si può dire. Si tratta, indubbiamente, della parte più lunga e dettagliata del racconto ed è anche comprensibile il motivo. Il dottor B. era un avvocato membro di uno studio rinomato a Vienna. Quando Hilter decide di controllare l’Austria, invia la Gestapo. Lo studio in cui lavora B. svolge importanti lavori per l’aristocrazia viennese e riceve di continuo documenti importanti per cui diviene ben presto oggetto di sorveglianza da parte dei nazisti. Tradito da una talpa nello studio, B. viene internato ma non in un campo di concentramento. Egli viene rinchiuso in una piccola stanza di albergo incapace di vedere anima viva, privo di qualsiasi mezzo per divagare (matite e fogli di carta compresi). Egli è, però, lasciato totalmente libero, privo di costrizione alcuna se non una reclusione e isolamento totale. La perdita della libertà conduce ben presto all’apatia, a tal punto gravosa che B. incomincia addirittura ad apprezzare i momenti di interrogatorio da parte della Gestapo. Trovando espedienti dalla natura più diversa, B. sta per crollare quando riesce a rubare un libro. Questo libro, da principio, fu per lui una vera delusione: avendo rischiato la vita e la salute fisica per esso, diventa uno smacco della sorte scoprire che il libro è una raccolta di partite di scacchi.

Per chi non lo sappia, per chi non sia abituato ai manuali di scacchi, le partite sono riportate in una notazione algebrica tale da non avere ambiguità e vaghezza. Ogni mossa viene espressa da un codice e da un insieme discreto di simboli. Il problema è conoscere le regole del linguaggio per poterlo leggere. Da principio, dunque, il dottor B. è particolarmente intristito e deluso, ma ben presto si impadronisce degli strumenti necessari per decodificare il linguaggio. Impara il libro a memoria e successivamente incomincia a giocare con se stesso. Il problema, però, è che è impossibile giocare seriamente a scacchi se si conoscono a priori i piani dell’avversario. Per questa ragione egli avvia un processo di scissione interiore in cui una parte di sé muove i pezzi bianchi e un’altra parte dispone dei neri. Come chi sa chi ha fatto sfide con se stesso, chi è a tal punto abituato a sentirsi repliche per qualsiasi cosa dica o faccia, per ogni mossa segue immediatamente una replica, una critica sempre più incalzante e feroce. Tanto più che per riuscire interessante la partita essa deve giocata da due giocatori distinti: così la schizofrenia di B. raggiunge livelli tali da costargli un esaurimento nervoso. Dopo una serie di circostanze fortunate, aiutato dal medico che lo ha in cura, B. viene lasciato partire dalla Gestapo.

La quarta e ultima parte, di breve lunghezza, è dedicata alla partita tra Czentović e B.. Tuttavia ben presto bisogna interrompere quello che sta per diventare un vero e proprio match, perché la salute mentale di B. non consente di mantenere alti livelli di pressione e di gioco prolungato. Il libro si chiude con il termine della sfida.

La Novella degli scacchi è un piccolo capolavoro in cui Zweig inscena uno scontro tra due personalità complementari ma antitetiche: uno è un rozzo, avido, ingenuo e privo totalmente di immaginazione, l’altro è un fine e ricercato membro dell’alta borghesia viennese, intelligente e dotato di grande immaginazione. Tuttavia, entrambi sono accomunati da una storia drammatica, in cui la vita gli ha reso impossibile una vita accettabile, felice. Czentović, orfano e nullatenente, è già fortunato ad aver trovato il bernoccolo per un gioco di tale importanza sociale. Mentre B., costretto dai rivolgimenti storici infelici e drammatici, viene distrutto interiormente dalla Gestapo. I due uomini, che probabilmente non si sarebbero mai incontrati altrimenti, diventano il simbolo di una umanità perduta per ragioni storiche o personali o per entrambe. Ma per entrambi gli scacchi hanno costituito la salvezza.

Gli scacchi, allora, diventano il salvagente per persone distrutte ma dotate di un certo ingegno o capacità applicative, cioè della giusta volontà. Per Zweig gli scacchi sono il simbolo di una sfida mediata tra due persone che devono lottare contro una realtà assurda e che si ritrovano in un universo pienamente controllabile. Ma essi costituiscono anche l’espediente umano che consente loro di ritrovare un senso all’interno di una realtà ingovernabile: da un lato, infatti, Czentović è privo della capacità di pensare agli scacchi senza la scacchiera (un fatto ovviamente assurdo per qualsiasi giocatore reale di un certo livello), da un altro, invece, B. riesce sostanzialmente grazie alla sua immaginazione. Immaginazione e realismo diventano semplicemente due modi di vedere la stessa cosa per due persone che hanno dovuto scoprire un universo alternativo per riuscire a vivere nello stesso mondo.

Il paradosso, allora, non è nelle manchevolezze di Czentović o nella tragica storia di B., (ancora più sentita per il coinvolgimento stesso dell’autore, ebreo anch’egli e costretto ad abbandonare la Germania in cui si bruciarono i suoi libri). Il paradosso è che tutti noi, di fatto, abbiamo bisogno di quella allucinazione semipermanente della contemplazione di un mondo alternativo in cui rifugiarci, perché vivere continuamente in questo mondo è insopportabile. Non è una questione storica, quanto una questione metafisica. Tanto per l’uomo incolto, ingenuo e grezzo, quanto per il raffinato membro della classe media, il mondo risulta un’accozzaglia incomprensibile di fatti eterogenei su cui non c’è alcun controllo. E non c’è alcun senso in un eventuale controllo. E allora non rimane che una strada: trovare un universo alternativo per riuscire ad accettare quell’unico mondo possibile in cui nessuno ci ha chiesto se desiderassimo vivere, ma è anche quello di cui comunque ci dobbiamo pur sempre accontentare.

La Novella degli scacchi è un pezzo di grande intensità letteraria di uno scrittore capace di riportare un alto valore simbolico in pur così poche pagine. Si tratta, indubbiamente, di un lavoro che avrebbe potuto dare adito a maggiore spazio e dimensioni per i tanti spunti concentrati in una manciata di pagine. Eppure, proprio per questo, nella sua brevità riesce a fissarsi nella mente del lettore come un proiettile terribile e meraviglioso. Una novella da leggere anche per chi non ha alcuna familiarità con gli scacchi: perché essi sono l’espediente ma non il fine dell’opera di Zweig che, anche senza entrare nei dettagli e senza dimostrare una conoscenza straordinaria del gioco, riesce però a capirne l’essenza sufficiente per riuscire interessante anche a chi gli scacchi li conosce. E tanto più per chi non li conosce.


Stefan Zweig

Novella degli scacchi

Newton Compton Editori

Pagine: 126.

Euro: 1,90.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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