Press "Enter" to skip to content

Incontro con Rama – Arthur C. Clarke

Clarke Arthur C., (1973), Incontro con Rama, Milano: Mondadori

Clarke A., (1973), Incontro con Rama, Mondadori, Milano


Incontro con Rama (il cui titolo originale – francamente migliore Rendezvous with Rama) è un romanzo di fantascienza di Arthur C. Clarke, considerato tra i migliori della sua produzione. Quest’opera di fantascienza è indubbiamente e propriamente “science-fiction”. Infatti, la componente più caratteristica, e più interessante, del romanzo è proprio la ricostruzione meticolosa dell’astronave aliena Rama, da cui il titolo dell’opera.

La trama del romanzo è, in vero, assai lineare. Come ne Gli abissi di acciaio di Isaac Asimov, anche in Incontro con Rama la Terra è ormai un pianeta uniformemente abitato, senza più alcuno spazio vuoto. Per questo gli schianti di asteroidi sono tanto più temibili. Dopo la distruzione di una parte del nord Italia (sic!), i popoli della Terra decidono di unirsi per una causa comune che è quella di respingere ogni tipo di oggetto pericoloso proveniente dallo spazio. Passati ormai due secoli dallo straordinario incidente, esiste ormai un sistema interplanetario di intercettazione di corpi celesti pericolosi. L’umanità nel frattempo si è espansa e vive in diversi altri pianeti e corpi orbitanti, tra cui la Luna, Mercurio e alcune lune di Giove (ma nessuno su Venere – per delle ragioni che hanno a che fare con una strana psicosi verso questo pianeta).

Stranamente, Clarke non scende troppo nei dettagli di come sia possibile la vita su Mercurio (cosa che obiettivamente può suscitare varie perplessità), ma dipinge i suoi abitanti come degli spartani dello spazio (e infatti i più bellicosi). Nonostante tutto, però, i vari popoli umani dello spazio sono piuttosto integrati, conflittuali ma uniti, nella vita nel sistema solare. I viaggi planetari non sono, però, così agevoli. Clarke è straordinario nei calcoli necessari per coprire distanze fisiche, come pure nella ricostruzione dei problemi inerenti a simili transiti, e così pure delle comunicazioni. In questo romanzo egli anticipa alcune tecnologie attuali, tra le quali il Tablet, considerato già all’ora come uno strumento normale e quotidiano.

Il sistema di intercettazione si trova di fronte ad un corpo del tutto particolare, quello di un corpo rotante su di un asse e perfettamente cilindrico. Dopo pochi calcoli, fotografie e analisi, si scopre che non si tratta di un asteroide ma di una astronave aliena. Un corpo di spedizione viene inviato in fretta su Rama. Il comandante della missione, Norton, si sente l’alter ego del grande esploratore Cook e vive intensamente la sua esperienza esplorativa. All’interno dell’astronave si trova un intero mondo. Disabitato. L’astronave Rama è un involucro per un possibile mondo di una specie sconosciuta. Una tomba? Forse. I ramani si possono ricreare al momento di una maggiore stabilità? Possibile. L’astronave si fermerà da qualche parte nel sistema solare diventando un nuovo pianeta oppure ritornerà nello spazio profondo? Solamente la fine del libro forse darà una risposta a quest’ultima domanda.

Si tratta di un capolavoro della fantascienza dove la fantasia è semplicemente un correlato della scienza. Clarke è interessato a descrivere l’esistenza di un mondo concavo (e non convesso) inscritto all’interno di un cilindro di 40 km di diametro. Il mondo all’interno ospita delle strane città, che però più probabilmente sono centri di replicazione di unità biot (robot biologici!) o più in generale magazzini di stoccaggio (di cosa nessuno lo sa). Il mondo di Rama è dominato da un mare cilindrico la cui superficie è, naturalmente, opposta a quella del nostro mare: esso non cade nonostante si erga per il costone dell’astronave concava e rotante così che la forza centrifuga avvinghia i corpi “simulando” la gravità. E questo è solo una parte degli infiniti aspetti “tecnici” del mondo di Clarke.

Infatti, l’autore descrive con molta qualità la controintuitiva dinamica presente nei viaggi spaziali, fatti di ritardi spazio-temporali sia nei movimenti che nelle comunicazioni. Egli descrive con dovizia di particolari i processi esplorativi, i protocolli da seguire e i calcoli effettuati da remoto, sulla Terra o su altri pianeti, discussioni diplomatiche e politiche per decidere il da farsi comprese.

Il lettore potrebbe, invece, risultare piuttosto deluso da altri aspetti, lasciati sullo sfondo, da Clarke. Il viaggio della navicella Endeavour è misto sia di generi che di razze. Sono infatti presenti sia uomini che donne e pure delle scimmie geneticamente modificate capaci di parlare un rudimentale linguaggio dei segni (perché nessuno è riuscito a dargli una laringe sufficiente per consentire l’elaborazione di suoni affini alle nostre parole). Clarke ci dice, effettivamente, che a duecento anni di distanza dal XX secolo la poligamia è consentita per i viaggiatori spaziali – che però sono sterili, per via delle radiazioni così che tutti loro conservano i loro semi in apposite banche. Ma tale poligamia è selettiva per chi ha due famiglie in due diversi pianeti del sistema solare. Sempre divertente è il momento in cui Norton deve creare file audio (in tutto simili agli attuali Whatsapp) da usare indifferentemente per le due mogli (uno dei rari momenti di ironia). Ironia che si ritrova quando Norton guarda la sua ufficiale medico con ampio seno sospeso nella gravità dell’astronave e pensa che non sarà mai possibile evitare del tutto ironici erotici pensieri – cosa che la sua controparte per altro capisce ed apprezza (!), visto che sono stati amanti per una volta (l’amore nello spazio è tollerato ma limitamente). Ora, tutto questo sarebbe del tutto irrilevante e fuori luogo in un romanzo così dominato dalla vera e propria “tecnica-scientifica” se non fosse che, evidentemente, anche Clarke si doveva essere reso conto della freddezza esteriore del romanzo, la cui sensazione dominante è quella assimilabile al contatto di una mano con un corpo liscio e perfettamente freddo uniformemente.

Infatti, Incontro con Rama è un libro straordinario nel suo genere perché distante dalla narrativa “storica” di Asimov ne La trilogia della fondazione, per non parlare dei lavori straordinari e paranoidi per introspezione di Dick. Tanto distante allo stesso tempo dalle distopie di Orwell, Huxley e Bradbury. Infatti in Incontro con Rama si inscena un’umanità piuttosto unita, sempre un po’ riottosa, ma non ostile a se stessa. Non c’è alcun intento politico particolare, né alcun genere di rivendicazione di critica sociale, così caro invece alla fantascienza militante dei classici precedenti (di cui un Vonnegut è un esempio). Incontro con Rama è un esperimento mentale di immaginare un mondo cilindrico sospeso nello spazio in cui un corpo di astronauti deve scoprire il mistero celato all’interno. Niente di più niente di meno. Non che non ci sia spazio anche a delle digressioni più attente agli aspetti umani (come le interazioni tra i membri dell’astronave o la religione cristiana declinata al mondo celeste), ma sono decisamente marginali rispetto al peso della natura descrittiva del romanzo che ne fa propriamente un piccolo gioiello nel suo genere. Per questo, dunque, se proprio dobbiamo trovare un qualche precedente, Clarke ricorda più un Wells che altro suoi più vicini equivalnti.

Lo stile di Clarke è lineare o, per così dire, freddamente astronomico. Non si trova un linguaggio particolarmente articolato, pur nella media dell’inglese ordinario – in questo non paragonabile alle aspettative di un lettore nato con la lingua italiana. Uno stile appunto capace di restituire quella sensazione di freddezza, sideralità e fascino presente nel mondo dello spazio cosmico. E quindi anche in questo il libro si presta bene ad una lettura particolarmente interessante. Sia chiaro, si tratta di un’opera intelligente proprio per l’idea che si cela dietro di esso: è l’idea del romanzo più che il romanzo ad essere geniale. Esso diventa quasi un rompicapo, un problema di fisica più che una analisi particolare di un aspetto interessante per l’umanità. Come per alcuni lavori di Buzzati, così anche in Clarke, è il costrutto dietro il linguaggio ad essere il centro della narrativa e non viceversa. Ma d’altra parte, a volte allontanarsi dal pianeta Terra e da tutte le sue leggi della dinamica e della statica – per non parlare di tutte le altre – non può che rinfrancare il lettore che, una volta tanto, può vivere al di là del suo tempo e del suo spazio per immergersi letteralmente in un altro mondo.

Un’avvertenza: non è affatto facile capire e visualizzare l’interno di un mondo perfettamente cilindrico! Il lettore è avvisato.


Arthur C. Clarke

Incontro con Rama


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *