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In retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam – Robert McNamara

mac3Il libro In Retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam è una ricostruzione del coinvolgimento americano in Vietnam, dall’amministrazione Kennedy sino all’allontanamento di Robert McNamara dalla carica di secretary of defence del governo di Lyndon B. Johnson. L’autore è lo stesso Robert McNamara, aiutato dallo storico Braian Van DeMark.

L’oggetto dell’analisi non è tutta la politica americana del periodo, per altro assolutamente denso di eventi sia in politica interna, sia in politica estera. Il libro si concentra solamente sul coinvolgimento americano nella guerra in Vietnam. Il libro è stato scritto, secondo l’autore, per aiutare a ricomporre le ferite ancora aperte di una guerra che ha segnato la coscienza degli Stati Uniti in modo indelebile. A tal punto che ancora oggi se ne portano le tracce ma non si vogliono analizzare in modo compiuto e definitivo, contribuendo all’oblio della storia, il cui fenomeno tremendo e deleterio è ben conosciuto in tutta Europa.

Costa Rei – Faro di capo ferrato – Spiaggia di Feraxi – Percorsi in Canoa in Sardegna

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Costa ReiPrimo percorso – Costa Rei

Percorso: Costa Rei (Muravera)

Distanza: 8 km (circa, solo andata).

Tempo: 240’.

Difficoltà: Semplice.

Area di accesso proposta: spiaggia di Porto Pirastu 

La spiaggia di Costa Rei è talmente famosa da non avere bisogno di introduzioni. Si tratta di uno dei siti in cui la popolazione isolana (specialmente cagliaritana) va ogni anno in pellegrinaggio per non frequentare la locale zona di balneazione, ovvero il Poetto (di cui parleremo senz’altro in un altro articolo). Costa Rei è famosa anche oltre Tirreno, giacché ho conosciuto molte persone che hanno dichiarato di essersi bagnati con le celebri acque di questa nota località. Naturalmente, assolutamente entusiasti. Addirittura definita come una delle acque più belle del pianeta, non posso certo aggiungere altro se non che ognuno ha i suoi gusti e, nel panorama del litorale di tipo sabbioso, questa località è certamente tra le più belle.

Isola di San Pietro e Carloforte Un percorso in Canoa in Sardegna

Isola di San Pietro: cenni generali alla storia e alla geografia dell’isola

Carloforte

In questo articolo proponiamo diversi agili itinerari. Procederemo da sud-est e gireremo in senso orario per terminare a nord-est. Iniziamo, dunque, dal tragitto che inizia dalla zona del Giunco e termina nella zona del Geniò. Prima di cominciare, vale la pena sapere che l’isola di San Pietro ospita il paese di Carloforte, ex colonia genovese fondata nel XVIII secolo. La sua caratteristica bellezza è dovuta ad una ricchezza paesaggistica e varietà architettonica distintiva rispetto al resto del panorama sardo, con l’unica e parziale eccezione de La Maddalena (Sassari, Sardegna).

Carloforte - Isola di San PietroSebbene si dica che esistano tre nuraghi nell’isola, strutture troncoconiche a “tholos” tipiche di tutta la civiltà mediterranea e distintiva della civiltà nuragica della Sardegna, rimane il fatto che essa non ha visto uno sviluppo antropocentrico sensibile sino a tempi recenti, coincidenti con l’arrivo dei genovesi, ora da Tabarca ora dalla stessa madrepatria. I vari tentativi di ripopolamento dell’isola di Sardegna hanno portato anche a simili approcci anche nell’isola di San Pietro, con i medesimi scarsi risultati. Tuttavia, si trova ancora traccia di ciò nella zona delle Tanche, dove è presente una via in cui le baracche (così denominate le case della campagna) si affacciano l’una di fronte all’altra, creando così una via unica oltre il paese.

Carloforte è un paese prospero, specialmente se confrontato con il resto dell’area sarda direttamente di fronte, ovvero il Sulcis-Iglesiente. La sua economia è basata sul turismo stagionale e sullo sfruttamento delle molteplici risorse marine, compresa la celebre tonnara. Vale la pena sottolineare che lo sviluppo di queste due fondamentali attività economiche nell’isola è particolarmente radicato perché tradizionale.

Percorso in Canoa L’isola di San Macario e Nora (Pula, Sardegna)

NoraNome Itinerario: Isola di San Macario (Pula, Sardegna); Rovine Archeologiche di Nora (Pula, Sardegna)

Distanza: 4,5 km (circa) sola andata.

Tempo: 180’-220’.

Difficoltà: Semplice.

Area di accesso proposta: spiaggia di fronte all’isola di San Macario, viale Segni, Pula.

Mezzo di trasporto: Canoa [il percorso è naturalmente traslabile per qualsiasi imbarcazione].


NoraL’isola di San Macario (Pula, Sardegna) è una piccola isoletta nella costa sud della Sardegna. Essa si presenta aspra, impervia con il fascino della rude natura. Nell’isola si trova anche una torre di avvistamento costruita dagli spagnoli nel 1595 che contribuisce a creare fascino nel fascino. Per arrivare all’isola in canoa è possibile scendere nelle vicinanze, in un’area di grande bellezza e complessità paesaggistica e faunistica. Infatti, l’accesso consigliato da viale Segni costeggia Riu Pula, un corso d’acqua alla cui foce si crea una zona paludosa le cui calde e placide acque ospitano specie rare, la cui vista può soddisfare anche i non ornitologi.

In generale, la zona è poco esposta al vento dominante di maestrale, mentre è aperta ai venti di scirocco e da quelli che vengono da levante. Quindi, in generale, salvo condizioni atmosferiche estremamente sfavorevoli, potrete procedere senza particolari difficoltà.

Porto Flavia (Masua, Iglesias) Un percorso in Canoa in Sardegna

MasuaPercorso: Porto Flavia (Masua)

Distanza: 4 km (circa, solo andata).

Tempo: 180’.

Difficoltà: Moderata.

Area di accesso proposta: spiaggia di Masua

Mezzo di trasporto: Canoa [il percorso è naturalmente traslabile per qualsiasi imbarcazione].


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Porto Flavia (Masua, Iglesias – Sardegna) è una zona di attracco delle vecchie navi da trasporto del minerale. L’interno della zona portuale è interamente scavata ed è stata una soluzione rivoluzionaria al problema logistico del trasporto marittimo del minerale. Il porto è stato terminato nel 1924 ed è attualmente un capolavoro museologico industriale. Non si dirà mai abbastanza quante risorse disponga una terra come la Sardegna e non sono valorizzate almeno quanto la loro qualità meriterebbe con il risultato di essere ancora una volta intristiti dal considerare lo iato tra la possibilità produttiva e la realtà. Varrebbe assolutamente la pena di visitare anche l’interno, ma qui ci occuperemo di un percorso marittimo.

Il porto si configura come un’apertura sul mare scavata nella roccia. La sua bellezza è tale che secondo alcuni è una delle zone più belle dell’intera Sardegna. Sicuramente è un panorama sostanzialmente unico nel suo genere e indubbiamente lo è nell’isola di Ichnusa.

La democrazia ateniese – Un modello

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La democrazia ateniese è il primo modello di forma di governo democratica della storia occidentale. La democrazia ateniese è senza dubbio uno degli esempi storici di modello politico a cui tutta la politica successiva, tanto democratica quanto non democratica, ha dovuto considerare. Nonostante si possano adombrare dei dubbi sulla natura e sostanza di tale modello, che lasciava esclusi gli schiavi e le donne (perciò va da sé che ben oltre il 50% delle persone non faceva parte della vita politica), rimane il fatto che la democrazia ateniese rimane ancora oggi un esempio di governo, buono o cattivo, ma pur sempre storicamente funzionante.


Scopi e valori politici della democrazia ateniese

La democrazia ateniese si costituisce come una forma di governo “dei molti”. Non si trattava semplicemente di un mezzo attraverso cui prendere decisioni, ma di un vero e proprio valore politico. In prima istanza, un valore politico x è un obiettivo F di una società O tale per cui F è riconosciuto come buono da O per via di x. In altre parole, un valore politico è la proprietà associata ad uno stato di cose ottenuto mediante l’esecuzione della forma di governo tale per cui l’obiettivo è anche riconosciuto come politicamente desiderabile. Ovvero, il valore politico è l’interpretazione intersoggettiva di un bene pubblico, definito e riconosciuto come tale: questo vale in qualsiasi forma di governo, dove ciò che cambia è solamente quanto ristretta o ampia questa intersoggettività debba essere. In questo senso, la forma di governo dei “molti” non è soltanto un mezzo attraverso cui prendere decisioni politiche (struttura formale o procedurale del governo) ma è anche il valore ultimo che giustifica la forma di governo. Quindi, la decisione dei molti è sia mezzo che scopo.

Il cinema di Stanley Kubrick

Pili G., (2019), Anche Kant amava Arancia Meccanica – La filosofia di Stanley Kubrick, Pistoia: Petite Plasiance


Per una volta devo iniziare un articolo in modo personale. A differenza di gran parte dei lavori da me scritti, in cui la mia devozione o i miei sentimenti vengono sempre lasciati ben oltre il secondo piano, questo articolo è per me un confronto con qualcosa che ritengo superiore. Purtroppo non ho mai conosciuto Stanley Kubrick. Ma per me è stato anche qualcosa di più di un maestro, perché i maestri sono come i padri: li si ama, li si ammira ma li si rifiuta, almeno in parte, per poter vivere una vita autonoma. Per me Stanley Kubrick rappresenta un ideale metafisico, un esempio assoluto e totalizzante, proprio perché non è stato per me niente di più e niente di meno di un’ispirazione piena e totale, un modello di perfezione, un esempio da seguire come può essere un canone di vita astratto e, allo stesso tempo, definitivo.

Non è possibile esaurire qui il cinema di Kubrick. Nessuno può averne la pretesa. Vorrei, però, cercare di fissare alcuni punti, soltanto alcuni, che sembrano importanti per provare ad approcciarsi al suo cinema. Intanto, Kubrick è il regista che più di tutti può essere assimilato a Beethoven, l’altro mio esempio ideale. Infatti, come in Beethoven, anche in Kubrick districare l’importanza della forma rispetto al contenuto è un’operazione implausibile. Lo studio della forma in Kubrick è inscindibile dalla densa natura della sostanza che egli di volta in volta ci presenta. Un esempio per tutti è Arancia Meccanica (1971) in cui il tema della violenza nei rapporti umani è declinato in un climax ascendente verso l’astrazione e, proprio per questo, nonostante la potenza delle immagini, studiate in tutti i terribili dettagli, la forma domina almeno quanto il contenuto. In alcuni film Kubrick è comunque più interessato al contenuto di quanto non sia alla forma (per esempio in Eyes Wide Shut (1999), anche se parzialmente incompiuto è comunque ben rappresentativo del suo cinema) ma talvolta anche viceversa (2001 Odissea nello spazio (1968)). Quindi, già stabilire se lo stile sia più importante della poetica è chiaramente un’operazione implausibile. In Kubrick stile e contenuto sono due facce inscindibili di una medaglia che non può essere considerata se non come una totalità.

Il mio nome è Bond, James Bond!

Interessato alla filosofia del cinema?

Pili G., (2019), Anche Kant amava Arancia Meccanica – La filosofia di Stanley Kubrick, Pistoia: Petite Plasiance


Goldfinger: Buona sera, 007!

Bond: Io mi chiamo James Bond!

(…)

G: Anche io ho un giocattolo nuovo, ma ampiamente più pratico. Lei ha davanti a sé un laser industriale il quale produce un tipo straordinario di luce che non esiste in natura. E’ in grado (…) a distanza ravvicinate di tagliare del metallo massiccio. Ora le mostro!

B: Lei si aspetta che io parli?

G: No, mi aspetto che lei muoia!

Goldfinger

Bond: Si, questa è la mia seconda vita.

Blofeld:Si vive solo due volte, James Bond.

Si vive solo due volte

 

James Bond è un personaggio inventato dallo scrittore Ian Fleming (1908-1964) la cui fama è dovuta principalmente alle trasposizioni cinematografiche che hanno visto attori come Sean Connery e Pierce Brosnan tra i vari interpreti. In questo articolo ci contreremo soprattutto nella disamina del personaggio di Bond e della sua evoluzione, senza entrare necessariamente nella disamina tecnica e particolareggiata di tutti i film.

Va detto che si tratta di una saga abbastanza diversa da quelle che ormai il cinema-televisione degli ultimi vent’anni ci ha abituato a vedere. Infatti, il cinema si è sempre più avvicinato al piccolo schermo e il piccolo schermo al grande: la struttura a soap opera è diventata comune. Serie come House of Cards sarebbero potute comparire tranquillamente al cinema, sia per durata sia per qualità registica, mentre film come la saga di Twilight sono già pensati per riproduzioni su schermi (di qualsiasi tipo) di piccola dimensione. Ma James Bond non nasce come Il signore degli anelli o Guerre stellari, cioè saghe pensate per essere tali.

Libertà, volontà e legge morale: una posizione causale neo-kantiana della moralità

Abstract

In questo articolo proponiamo una teoria causale della moralità kantiana, riconsiderando la posizione di Immanuel Kant sulla base di una certa interpretazione spinoziana della volontà umana e della libertà. L’analisi non riporta la storia delle idee ma solamente una posizione causale dell’imperativo categorico kantiano e del valore della responsabilità umana pur parte di una totalità eccedente la sua singola capacità di azione.


Il tema della libertà è uno dei più antichi dell’intera storia della filosofia. Ogni generazione filosofica, che impiega secoli per subentrare alla precedente, ha avuto la sua fitta analisi sulla libertà. Non è questo il posto per la storia dell’idea né per la ricostruzione recente del dibattito. Quanto ci proponiamo di fare, qui, è solamente fornire una analisi generale di un possibile tipo di approccio alla nozione di libertà.

Innanzi tutto, la libertà è una proprietà di alcuni esseri, tra cui forse gli esseri umani. C’è un generale consenso sul fatto che le cose non abbiano a disposizione alcun genere di libertà. Questo perché, in genere, si ritiene che la libertà abbia a che fare con una volontà, ovvero con la capacità di prendere decisioni sulla base di intenzioni. Tuttavia, allo stesso tempo, si ritiene che la stessa volontà abbia dei limiti e le sue decisioni sono influenzate da cause esterne che prendono varie forme. Quindi, una volontà libera è comunque sempre limitata. La relazione tra soggetto e mondo determina la misura della libertà, che è quindi espressa da un predicato a due posti e non è di natura categorica. Si è più o meno liberi, più o meno vincolati dal mondo.

Caccia alla Bismarck. Kennedy L..

downloadCaccia alla Bismarck non è un libro su un particolare tipo di inseguimento o combattimento, come il titolo potrebbe aver suggerito a qualcuno. Caccia alla Bismarck è la storia dell’affondamento di una delle più grandi e spettacolari navi da battaglia (corazzata) della storia della seconda guerra mondiale e, quindi, in assoluto. Il libro è stato pubblicato nel 1973 da Ludovic Kennedy, personaggio della televisione inglese e giornalista.

La storia della grande corazzata della Kriegsmarine ha inizio il giorno del varo, in cui lo stesso Hitler tiene un discorso commemorativo e la nipote di Bismarck, il cancelliere tedesco da cui la nave trae il nome, fa da madrina all’evento. In sede operativa, la Bismarck viene affiancata dal Prinz Eugen, un incrociatore dalle linee simili a quelle della Bismarck. Le due navi attraversano i canali danesi per andare incontro alla loro missione, che era quella di affondare i convogli alleati. Gli USA non erano ancora entrati in guerra, ma la guerra in mare nell’Atlantico era già iniziata. Come già nella WWI, anche in questo caso la Germania tenta di costringere alla resa la Gran Bretagna attraverso un formidabile blocco navale. Ma se gli U-boote, i sommergibili tedeschi, sembrano riscontrare come sempre dei buoni risultati, non così vale per le navi di superficie.