Rivista Scacchi 43.
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Leggi la scheda su La letteratura latina in cinque capitoli storici
Dalla metà del IV secolo si sviluppa un nuovo genere poetico all’interno alle corti degli imperatori: è questa la poesia di corte, composta e costruita per celebrare la magnificenza dei potenti. Infatti, nasce in questo periodo un nuovo concetto di letteratura per le elite di soli colti. Decimo Magno Ausonio nacque a Burdigala nel 310 d.C. dove fu professore di grammatica e retorica. Nel 364 d.C. venne chiamato a corte come futuro maestro dell’Imperatore Graziano, per poi ritirarsi una ventina d’anni dopo. Ausonio fu autore di un abbondante produzione letterarie: epistole, in prosa e in versi, epigrammi e componimenti per occasioni particolari. Le opere meglio riuscite sono senz’altro opere che appartengono alla poesia funeraria: queste le ricordiamo coi titoli di Parentalia, Bissula e Mosella. Ausonio era un poeta che si preoccupò molto di omaggiare la tradizione classica latina e questa tendenza, tipica di chi non voleva che fosse dimenticato il passato letterario, si ripercuoteva è importante per capire come si rivolgeva nei confronti del cristianesimo. E così che Ausonio si propone come mediatore fra la cultura pagana e quella cristiana con degli ideali estetizzanti e di conciliazione culturale.
In questi giorni nelle edicole di tutta Italia è in uscita la collana La matematica come un romanzo, il cui titolo è sintesi perfetta delle intenzioni editoriali di una coraggiosa iniziativa del Corriere della sera e le cui informazioni sono disponibili nel sito apposito. Si tratta di una campagna culturalmente interessante quanto rara, laddove simili volumi sono spesso lasciati fuori dalla porta dalla gran parte degli uomini di cultura, siano essi umanisti o meno.
Gli umanisti, infatti, diffidano di tutto ciò che non rientra nei caratteri alfabetici, mentre i non umanisti spesso pensano con sufficienza e scetticismo a quanto viene proposto in modo comprensibile. Entrambi i versanti di una medaglia apparente si ritrovano curiosamente uniti contro un unico bersaglio polemico: la divulgazione scientifica. Il che non esclude che questa peculiare forma di scetticismo non sia anche rivolta contro bersagli leggermente meno evidenti (sul piano delle aspettative), come la divulgazione filosofica e la divulgazione della storia. E non è un caso che in diversi lavori divulgativi nelle prefazioni o nelle introduzioni (spesso per il solo lettore italiano) si cerchi di correre ai ripari per trovare delle ottime ragioni per leggere il libro.
A quanto pare, l’Italia non è tra i primi paesi nella conoscenza della matematica. O, per meglio dire: “L’Unione europea ha individuato nella competenza in matematica una delle abilità chiave per la realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupabilità nella società della conoscenza del 21° secolo”.[1] E in sostanza si scopre che in generale sono pochissimi i paesi che possono dimostrare di avere un’ottima competenza matematica nelle fasce giovanili. Sempre in questo prezioso studio, si legge che due punti principali consistono nel migliorare le motivazioni dei ragazzi e la qualità degli docenti. Tuttavia, nello studio sembra mancare un altro aspetto centrale: lo sviluppo generale della cultura matematica.

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Secondo i Veda non solo c’è poca vita spirituale in assenza di fede, ma, più fondamentalmente, senza fede manca la stessa possibilità di una vita umana autentica. Giungiamo dunque ad occuparci del terzo e ultimo modo in cui emerge la vita, a livello interiore o spirituale. Il perno attorno al quale gira la nascita della vita interiore è la figura della fede.
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Leggi la scheda su Il deserto dei tartari
Mi svegliai che il sole stava diventando rosso; e quello fu l’unico preciso istante della mia vita, il più assurdo, in cui dimenticai chi ero – lontano da casa, stanco e stordito per il viaggio, in una povera stanza d’albergo che non avevo mai visto, col sibilo del vapore fuori, lo scricchiolio del legno vecchio degli impiantiti, i passi al piano di sopra e altri rumori tristi e guardai il soffitto alto e screpolato e davvero non riuscii a ricordare chi ero per almeno quindici assurdi secondi. Non avevo paura; ero semplicemente qualcun altro, uno sconosciuto, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Ero a metà strada tra una costa e l’altra dell’America, al confine tra l’Est della mia giovinezza e il West del mio futuro, e forse è per questo che accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.
Jack Kerouac
Sulla Strada è il romanzo tanto celebrato da quella che si autodefinitiva ʽbeat generationʼ (generazione battuta, generazione sconfitta), i cui confini e la cui sostanza rimangono da chiarire. Il libro Sulla strada (On the road) dello scrittore americano Jack Kerouac è un’opera con accenti autobiografici ma, soprattutto, dall’intenzione propriamente autoreferenziale. Ciò si evince, oltre che dall’uso di un io narrativo in prima persona e in cui il narratore non è onnisciente, soprattutto dal contenuto dell’opera.
La trama non è altro che un resoconto di alcuni viaggi che Sal compie da New York verso l’ovest (il West) o verso il sud. I percorsi non sono mai lineari, non tanto perché il personaggio sia a sua volta non lineare e, quindi, implichi un viaggio che sia interiore ed esteriore. Al contrario, i percorsi, gli itinerari non sono mai lineari perché la psicologia del personaggio principale, centro narrativo del romanzo anche se non centro del contenuto del romanzo, è un dominato da una personalità estremamente semplice, lineare, costante nel suo seguire gli impulsi senza avere uno sguardo sul mondo che sia mediato da qualche genere di ragione. Egli asseconda spontaneamente il suo desiderio del momento, come un bambino segue le sue fantasie. Non sorprenderà, dunque, scoprire che tutti i personaggi del libro sono sostanzialmente caratterizzati da una personalità sfuggente perché infantile.
Del filosofo e uomo Max Stirner è rimasta ben poca testimonianza. Tuttavia, ne sembrerebbe rimasta quanto basta a scrivere una biografia che, nella versione italiana tradotta da Claudia Antonucci per la giovane casa editrice Bibliosofica, conta duecentoventicinque pagine. L’autore è John Henry Mackay.
Il lavoro di Mackay, per alcuni versi, è sicuramente notevole, ma per altri, stenta a convincere e ne esporremo le ragioni principali. Per ora notiamo che, purtroppo, sembrerebbe essere l’unico lavoro esistente in grado di avvicinarci con una certa approssimazione alla reale figura di Max Stirner.

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Leggi la scheda sull’epistemologia
Abstract
Epistemology Naturalized è un classico dell’epistemologia analitica, un testo di grande influenza sia in relazione alla grande quantità di contenuti che di argomenti presentati. L’articolo di Willard Van Orman Quine ha avuto un posto di rilievo nell’epistemologia analitica, nonostante la valutazione del suo contributo non sia facile da soppesare. In queste pagine mi concentrerò su alcune tematiche particolarmente importanti rispetto ad alcune posizioni epistemologicamente di rilievo. In special modo, cercherò di mostrare quali siano i sensi del progetto di naturalizzazione dell’epistemologia nella prospettiva quineana e tenterò di evidenziare come questo progetto generale e complessivo sia legato a varie tematiche della riflessione di Quine. In fine, presento un bilancio, parziale e illustrativo, dell’epistemologia naturalizzata all’interno dell’epistemologia analitica contemporanea.
The Chess Mind
Ivano E. Pollini
Accademia Scacchi Milano
“The Chess Mind is an important Mind, and important to more than Chess players.
The Chess Mind is of interest not only to Chess players, but to any philosopher or psychologist who is interested in the intellectual background of the present age”1
Gerald Abrahams2
L’attenzione di un giocatore di scacchi, quando applica la mente a un compito specifico, è completamente controllata dalla complessità della posizione sulla scacchiera e dai limiti delle sue capacità. Altri fattori, come il temperamento, l’esperienza e l’ambiente, influenzano indubbiamente il suo progresso nel gioco e lo sviluppo della sua mente verso la maturità, mentre i fattori emotivi – ansie e speranze – influenzano la sua volontà di vincere. Insomma, sapere come funziona la mente quando gioca a scacchi non solo è importante per i giocatori, ma anche per i filosofi e gli psicologi interessati alla comprensione del sostrato intellettuale della propria epoca.
Le scienze cognitive comprendono i campi delle scienze umane, filosofia, psicologia e neuroscienze, che studiano la mente e il cervello umano, assieme ad altre discipline scientifiche, come l’intelligenza artificiale (IA) e la scienza dei computer, che cercano di realizzare una macchina capace di risolvere problemi tipici dell’intelligenza umana [1-4]. Queste scienze si occupano anche di aspetti del gioco degli scacchi, come il gioco alla cieca (blindfold chess), la composizione di problemi e studi e la sfida uomo-computer, per cui gli scacchi sono diventati un modello importante per lo studio della mente e del cervello umano. La psicologia e le neuroscienze sono importanti per la nostra vita, poiché la conoscenza dei meccanismi con cui opera la psiche e il cervello umano possono essere d’aiuto nella soluzione di alcune delle sfide del nostro tempo, dalla lotta alle malattie neurovegetative alla comprensione dei sentimenti, che sono alla base delle nostre passioni e dei nostri gusti. Ormai questi interrogativi non interessano più solo gli specialisti, ma sono divenuti di attualità anche per l’uomo comune.

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Leggi la scheda su Kim, Il libro della giungla
Rudyard Kipling (Bombay 1865 – Londra 1936) è uno scrittore ricordato oggi, più che da ogni altro libro, dai Libri della giungla (1894), dove vengono narrate le vicende di Mogli e del suo branco. Tuttavia, Kipling, scrittore britannico di origini indiane, scrisse anche altri romanzi: nel 1897 l’opera che prenderemo in analisi in questa recensione ovvero Capitani coraggiosi, nel 1901 scrisse Kim; fu anche poeta con le raccolte di Gunga Din (1892) da cui è anche stato tratto un film, If (1895) e Il fardello dell’uomo bianco (1899).
Capitani coraggiosi è un romanzo scritto nel 1897. È un periodo dunque in cui l’Inghilterra vive l’apogeo imperialistico, in particolare nell’India, nel Nord America, nell’Oceania e in Cina, dove risiedevano i suoi principali interessi. Kipling, dal suo canto, era affascinato dalla grandezza dell’impero britannico, dal cosmopolitismo e dall’immenso crogiolo di razze e religioni che si mischiavano fra di loro sotto un motto comune, il Commonwealth inglese, vale a dire la giurisdizione che univa tanti stati fra di loro: ancora oggi il Commonwealth è un’organizzazione intergovernativa (vale a dire che non ostacola le decisioni di ogni singolo governo) di 54 stati, con a base una lingua in comune (l’inglese), e che si pongono degli obiettivi in comune da raggiungere, oltre che si sostengono come degli alleati, in tutti i campi politici.
La luna è tramontata – John Steinbeck
22 Giugno, 2014
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Leggi la scheda su Sulla Strada di Jack Kerouac
La luna è tramontata è un romanzo breve (o racconto lungo) del premio nobel John Steinbeck nel 1962. Il libro è ambientato in un piccolo villaggio della Norvegia invaso da una forza di occupazione tedesca, aiutata dall’attività di un traditore, Corell. Il comandante delle forze di occupazione è il colonnello Lanser, il quale è subito consapevole del fatto che la conquista del piccolo villaggio, villaggio in cui si estrae carbone e che deve essere estratto, è lungi dall’essere ultimata. La natura della guerra è sempre la stessa e Lanser ne è ben consapevole. Egli ha combattuto la grande guerra e conosce assai bene i problemi della guerra e la natura della pace. Il sindaco della piccola città, Orden, è un uomo di saldi principi, unito in amicizia al dottor Winter. Lanser ha uno staff di uomini diversi: