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5. Politica e morale: la prospettiva kantiana

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Il contrasto tra la politica e la morale è di natura di principio piuttosto che pratica. Il fatto che la politica nella pratica disattenda continuamente i principi morali sembra che possa costituire la base per un argomento di questo tipo: se la politica nella pratica esclude sempre o per lo più la morale, allora è impossibile un’azione politica morale se non in casi trascurabili. Questa ragione pratica dell’azione politica sembra indicare che la strada della morale e della politica sia perlomeno antitetica, o, comunque, nella prospettiva della morale kantiana, cioè fondati sugli imperativi della ragione (imperativi morali ovvero imperativi categorici): nella prospettiva humeana, invece, le due cose si conciliano proprio perché il desiderio comanda su ogni altro aspetto e il freno ai desideri è solo dovuto ad un calcolo prudenziale e non ad una ragione finale. Per tanto, Kant si rende conto che un simile argomento può inficiare chiaramente il suo progetto politico, proprio in quanto fondato su uno scopo che è eminentemente morale: la ricerca della pace (come abbiamo visto proprio alla fine del precedente paragrafo). Caduta la possibilità di considerare la comunità come unico scopo dell’azione politica, che si rende così morale, la stessa prospettiva kantiana ne uscirebbe fortemente ridimensionata: per lo meno, dovrebbe mostrare perché un politico dovrebbe scegliere ogni strada per la pace anche quando questa sia svantaggiosa rispetto ad un’azione militare ed è un problema chiaramente tutt’altro che scontato.

4. La garanzia della pace perpetua: tre argomenti

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Kant sa che un progetto politico non può che essere attuabile, se vuole avere un senso. Per questo, dopo aver esposto gli articoli preliminari e definitivi, fornisce un argomento per dimostrare la possibilità della pace perpetua: essa, dunque, non soltanto viene presentato come un ideale morale ma anche come una possibile via politica effettivamente percorribile: per quanto lunga, esiste una procedura effettiva in grado di condurre l’umanità in una condizione di pace permanente.

3. Per la pace perpetua: articoli definitivi

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Come per gli articoli preliminari, non sarà fuori luogo riportare immediatamente gli articoli definitivi:

Primo articolo definitivo per la pace perpetua. La costituzione civile di ogni stato deve essere repubblicana.[1]

Secondo articolo definitivo per la pace perpetua. Il diritto internazionale deve fondarsi su una federazione di stati liberi.[2]

Terzo articolo definitivo per la pace perpetua. Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di una ospitalità universale.[3]

Tenendo fermo il fatto che gli articoli definitivi richiedono che siano rispettati gli articoli preliminari, Kant pone un ulteriore vincolo intrastatale per la costituzione della pace perpetua: la costituzione civile di ogni stato deve essere repubblicana:

In una costituzione, invece, in cui il suddito non è cittadino e che quindi non è repubblicana, la guerra è la cosa più facile del mondo, perché il sovrano non è membro dello stato, ma ne è il proprietario e nulla perde dei suoi banchetti, delle sue cacce, castelli, feste a corte ecc. a causa della guerra, e la può quindi dichiarare come una specie di partita di piacere per cause insignificanti…[4]

1. Struttura de Per la pace perpetua Un progetto filosofico di Immanuel Kant

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Il progetto politico kantiano presentato in Per la pace perpetua. Un progetto filosofico di Immanuel Kant si struttura in due parti (Parte prima, che contiene gli articoli preliminari per la pace perpetua tra gli stati; Parte seconda, che contiene gli articoli definitivi per la pace perpetua tra gli stati), con due supplementi (Primo supplemento. Della garanzia della pace perpetua; Secondo supplemento. Articolo segreto per la pace perpetua) e due appendici (Appendice (I). Sulla discordanza tra morale e politica riguardo alla pace perpetua; Appendice (II). Dell’accordo della politica con la morale secondo il concetto trascendentale del diritto pubblico). Non si tratta di un’opera monumentale ma di un lavoro sintetico sui principi di organizzazione intrastatale e interstatale che siano in grado di costituire una comunità reale di stati uniti sotto un unico diritto internazionale e cosmopolita con lo scopo ultimo di pervenire ad una pace perpetua.

La fattoria degli animali – George Orwell

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Consigliamo 1984 di Orwell


La fattoria degli animali è uno dei massimi capolavori della prosa letteraria del XX secolo, scritto da George Orwell e pubblicato in Inghilterra nel 1945, quando l’Inghilterra e l’Unione Sovietica erano paesi vincolati da patti di alleanza durante il secondo conflitto mondiale.

Il romanzo breve è ambientato in una fattoria inglese in un periodo storico non precisamente collocato. La fattoria padronale, così chiamata al principio, era di proprietà di un certo Jones, uomo rozzo e dai modi brutali. Gli animali furono chiamati a raccolta dal vecchio verro, il Vecchio Maggiore, un grande maiale dalle lunghe zanne, ormai al termine della vita e con alle spalle una vita onorata, spesa nel migliore dei modi, almeno per quelli relativi all’esistenza di un suino. Costui inizia un discorso destinato ad avere un grande seguito nella coscienza e nell’immaginazione: gli animali sono sfruttati, senza un avere, senza una speranza. Questo è colpa del sistema repressivo e organizzativo imposto dall’uomo:

Il maestro di go – Yasunari Kawabata

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Consigliamo Breve trattato sulla sottile arte del Go


Il maestro di go (1942) è un romanzo del premio nobel Yasunari Kawabata, nel quale viene narrata la storia dell’ultima partita di uno dei più grandi giocatori di go della storia, “Il maestro Shūsai, il ventunesimo discendente della famiglia degli Hon’inbō”.[1] Il gioco del go è uno dei più antichi giochi di strategia conosciuti, se non il più antico: “La nascita del Go è databile tra il 4000 ed il 3000 a.C., nello stesso momento in cui nacquero sulle rive dello Hoang Ho la matematica e l’astronomia cinesi. Altre congetture ne collocano l’origine in Tibet od in luoghi sempre però nell’area di influenza della cultura cinese”.[2] Essi non sono sostanzialmente paragonabili al più noto gioco di strategia dell’Occidente: gli scacchi.

La morale degli alcolisti

“Alcohol Dependance Associated with Increased Utilitarian Moral Judgment: A Case Control Study” è il titolo di un originale articolo di Khemiri et al. suPlos One. Sebbene gli autori non arrivino a sostenere in modo cogente alcuna tesi realmente interessante, vi si può trovare qualche fonte di allegria e speranza per la nostra futura comprensione della mente morale… Ma arriviamo per gradi a questa conclusione.

Forse l’abbiamo fatta troppo semplice!

Ti interessa la filosofia applicata agli scacchi? Un mistero in bianco e nero – La filosofia degli scacchi!


[Temi: Teoria della semplicità, costruzione teorica e ampliamento]

Semplice

“Allora, Evaristo. Il tuo sistema s’è rivelato fallace! Prendi questa posizione[1]: tocca al bianco che matta in due mosse. Il bianco controlla meno case ed è in svantaggio materiale. Secondo la tua teoria dovrebbe vincere il nero e invece no!” Disse Ernesto soddisfatto.