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Kambo e Iboga – Intervista all’autore – Giovanni Lattanzi

L’autore di Kambo e Iboga,  Giovanni Lattanzi, ci ha rilasciato gentilmente un’intervista in cui ci racconta un po’ del suo libro e delle esperienze personali che hanno preceduto e reso possibile la stesura di questo lavoro assai affascinante. In particolare, il libro tenta di mostrare come esistano tutt’ora delle zone d’ombra nella “medicina Occidentale” che potrebbero essere affrontate in modo più efficace. Tuttavia non è solo un libro sulla medicina ma è un viaggio personale alla scoperta di nuove idee per eliminare vecchi pregiudizi. Per chiunque sia interessato, rimandiamo volentieri al sito: www.kambo.it


1. Come definiresti il tuo libro, Kambo e Iboga?

Difficile da definire in poche parole un libro così, l’argomento principale, il Kambo e l’Iboga, viene trattato da prospettive diverse: il loro uso sinergico; poi c’è una estesa parte sulla ricerca scientifica su questi due enteogeni e sull’Ayahuasca. Infine vi è una parte dedicata alle testimonianze. È un libro dalle cento sfaccettature, che ambiziosamente mette insieme scienza e spiritualità. È un libro multidimensionale.

2. A quale genere di lettore è indirizzato il libro? Bisogna avere rudimenti di antropologia e storia della medicina per apprezzarlo?

Il libro si rivolge a lettori che cercano risposte non prefabbricate agli urgenti quesiti riguardanti questo pianeta, in particolare agli amanti di quelle tradizioni che conoscono l’uso ancestrale delle ‘piante-medicina’. Uno dei migliori complimenti che mi sono stati fatti dai lettori, è che il libro parla a tutti. Per quanto tratti aspetti specialistici di meditazione, fisica quantistica, ricerca scientifica, religione, risulta sempre chiaro anche a chi di questi argomenti è totalmente a digiuno. Uno dei miei propositi è di fornire un aggiornamento sugli studi effettuati sugli enteogeni negli ultimi decenni, studi ancora poco conosciuti in Italia. Il lettore riceve tutti i fili interpretativi per non perdersi e una vasta serie di rimandi nelle note.

3. Quale è la distinzione tra la superstizione e la medicina? E’ possibile tracciare una netta distinzione?

Ci sono superstizioni nel mondo scientifico, tabù che con la scienza hanno nulla a che fare e che non vengono messi in questione perché porterebbero alla luce verità scomode, e ci sono validi apporti da parte di quelle tradizioni che arrogantemente sono state chiamate ‘primitive’ che si stanno rivelando di grande aiuto sia per gli studi sul cervello umano che per l’applicazione terapeutica di ‘enteogeni’, vedi l’Ibogaina che a parere dello psichiatra Carl Anderson risolve problemi legati alla tossicodipendenza, a ADHD e ADD. Di fatto in diversi paesi tra cui Canada, Sudafrica, Messico Costa Rica, Olanda, Brasile Serbia Nuova Zelanda ecc., l’Ibogaina rappresenta un’alternativa reale all’uso di sostitutivi di droghe quali il metadone e di psicofarmaci quali il Prozac. Quando si parla di ‘scienza’ bisogna distinguere tra una parte del mondo scientifico che si è perversamente asservito al profitto e al dio danaro e un’altra esigua parte che cerca di dare risposte autentiche ai fondamentali quesiti dell’umanità, alle sue vere esigenze, vedi lo psichiatra Gabor Mate’ con i suoi studi sulle tossicodipendenze. Nikola Tesla ha acutamente affermato che una scienza che non abbia come scopo la soddisfazione dei bisogni autentici dell’umanità si riduce ad una perversione.

‘Superstizioni’ sono tutte quelle credenze che ereditiamo dalla società in cui viviamo, vedi ad esempio l’idea di origine aristotelica che il mondo dei sensi sia l’unico che abbia un valore conoscitivo. Questa superstizione razionalistica ha avuto delle conseguenze disastrose nel mondo occidentale dove ancora oggi si confonde tra una droga e un enteogeno, tra un’immagine intrapsichica e un’allucinazione, tra una sostanza che fa male al corpo e una che lo rafforza, tra una sostanza che crea dipendenza e una che ne libera. Gli studi di C. Anderson hanno dimostrato che il sonno attivo attivato dall’Iboga hanno una valenza cognitiva, riequilibra una psiche traumatizzata o sotto stress, non si può ridurre tutto il bagaglio immaginativo della psiche a delle dissocianti allucinazioni. Einstein ha affermato che quello che crediamo reale è solo un illusione dovuta ad una distorsione congenita della coscienza umana, sembra che questa illusione non sia poi cosi facile da sradicare soprattutto tra chi crede di detenere il monopolio sul sapere.

4. Quali sono i risultati attesi del nuovo approccio proposto nel libro?

Spero di diffondere qualche informazione di prima mano su cosa siano le piante-maestro o altre ‘medicine sciamaniche’ quali il Kambo, che tra l’altro non è psicoattivo. Il libro vuole sfatare atavici pregiudizi e luoghi comuni su questo tipo di sostanze. Una sostanza ‘psicoattiva’ quale l’Iboga non è di per sé una droga tant’è che non può essere usata a scopi ricreativi e il suo uso originale in Africa è sacramentale. La distanza tra enteogeni e droghe è come quella che c’è tra il polo sud rispetto al polo nord. Gli enteogeni sono stati chiamati dallo psichiatra M. Winkelman ‘psicointegratori’ in quanto compiono un risettaggio di una parte specifica del cervello e aiutano il cervello rettiliano, quello mammifero ed il neocortex, a comunicare meglio tra di loro. Sono delle sostanze ‘bioattive’, in quanto ‘attivano’ funzioni naturali del cervello, per esempio il sogno REM, quindi ci aiutano a ristabilire uno stato naturale di benessere psicofisico che a causa di sfavorevoli condizioni esterne non abbiamo sviluppato appieno. Gli studi sugli enteogeni effettuati da team universitari in tutto il mondo hanno dimostrato che gli enteogeni liberano da depressione e tossicodipendenza.

5. Quale è stato il percorso biografico che ha portato all’elaborazione del volume?

Il percorso viene raccontato nel libro che è a sfondo autobiografico. Venendo a contatto nel corso di molti anni con l’Ayahuasca, il Peyote, il Kambo e l’Iboga, la mia vita è migliorata sotto molti aspetti. Il Kambo mi ha liberato dal virus dell’epatite c che avevo contratto a diciannove anni a causa di una trasfusione di sangue infetto in un ospedale di Roma. L’Iboga, liberandomi dai miei blocchi emotivi e collegandomi allo Spirito della pianta, mi ha aperto la strada al lavoro che faccio oggi.

6. Quando ti sei reso conto che la medicina meanstream non tratti sufficientemente certe problematiche che, invece, sarebbero risolubili in modi alternativi?

Posso dire che l’ho sempre saputo. Non ho mai creduto nell’approccio della medicina occidentale. Non che sia tutta da buttar via, al contrario, ma la rimozione dei sintomi di una malattia, e l’uso di sostanze chimiche che hanno effetti collaterali, sono un approccio tipicamente occidentale. La medicina occidentale non prevede un diverso approccio alla guarigione in cui ci sia spazio per lo Spirito, per le sincronicità, per la magia della vita e non crede neppure nella capacità del corpo di guarire se stesso, lo combatte. Questa guerra per uccidere il male è diventata uno dei più grandi business dell’umanità, più grande pure della vendita di armi. L’amara verità è che questo sistema, basato su un spietato profitto, ha bisogno di persone malate. Si tratta di un business che riduce gli esseri umani a polli da allevamento. Le sostanze naturali non attirano l’attenzione delle case farmaceutiche perché non possono essere brevettate, quindi si sfruttano al massimo le risorse umane. Fortunatamente ci sono segnali positivi nel mondo che indicano che un risveglio collettivo è in atto: la legalizzazione dell’uso medicinale della Cannabis in diversi paesi, in California la Psilocibina può essere prescritta da un medico per curare la depressione. In certi ospedali di Barcellona viene somministrata l’Ayahuasca a scopi terapeutici. L’Italia purtroppo per quanto riguarda questi temi sembra sia rimasta alla Santa Inquisizione: un impiego religioso dell’Iboga non è contemplato, all’interno della Chiesa del Santo Daime un uso religioso dell’Ayahuasca è permesso, ma la stessa sostanza viene osteggiata in tutti i modi alle dogane europee.

7. Quale è stata la cosa più interessante che hai trovato durante le tue ricerche nella stesura del volume?

La stesura del libro non è venuta dalla mia testa, ma ha avuto qualcosa di magico. All’inizio avevo cominciato a scrivere qualche articolo su Kambo e Iboga, ma poi l’argomento si è andato approfondendo. Studiare Tesla è stata un’esperienza affascinante, altamente ispirante, lo stesso è accaduto andando a dipanare il filo che mi lega al mondo di Don Juan e Castaneda. Le scoperte di Nikola Tesla sul campo elettromagnetico del corpo sono uno degli anelli che tengono insieme la struttura del libro. Tesla è il profeta che ha predetto la catastrofe ecologica che ci è davanti agli occhi e che ha dato indicazioni precise su come evitarla.

8. Come vorresti che un lettore ideale si approcciasse al tuo libro?

Direi, se non altro, di leggerlo seguendo il proprio cuore. Ho ricevuto già diverse recensioni al libro. Ce ne fosse una uguale ad un’altra. Mi sembra che il libro parli ai lettori in maniera diversa, costoro stanno trovando bene la loro strada negli strati del mio libro.

9. Quattro parole chiave in cui ti rispecchi!

Verità, Risveglio Collettivo, Amore, Trasformazione.


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