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Scuolafilosofica Posts

Popper – Le fonti della conoscenza

DorianKBandy, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Consigliamo – Popper e le fonti della conoscenza di Francesco Margoni


Prima di venire a presentare il contenuto della Conferenza filosofica annuale tenuta da Popper alla British Academy nel 1960, in cui il filosofo discute la sua posizione epistemologica, delineo brevemente le linee essenziali della sua filosofia della scienza.

Tesi centrale della filosofia della scienza di Popper è che la conoscenza (in particolare quella scientifica) si accresce per mezzo dell’individuazione degli errori, ovvero per mezzo della critica, effettuata con gli strumenti della ragione e con gli strumenti di controllo sperimentale, dei tentativi fatti, sovente sbagliati (come dimostra la storia della scienza), per risolvere i problemi. La scienza è certamente fallibile, nondimeno progredisce verso la verità imparando dai suoi errori. Le fasi della progressione della conoscenza sono essenzialmente due: inizialmente si postulano delle congetture, ovvero si tenta di dare soluzione ai problemi formulati in modo tale che siano scientificamente trattabili, per mezzo di supposizioni ingiustificate (e ingiustificabili; ovvero, da una parte sono ipotesi in attesa di controllo, e dunque non ancora possibilmente giustificate, dall’altra sono ingiustificabili perché di fatto la maggior parte degli asserti non può essere giustificata), dopodiché si cerca di confutare tali congetture, ovvero si sottopone la supposizione al controllo della critica. Il massimo a cui può aspirare una teoria è superare tutti i controlli a cui viene sottoposta; una teoria non è mai oggetto di giustificazione positiva, ovvero non si dà mai il caso di una teoria sicuramente vera (Popper assume come valida l’idea della verità oggettiva, nel senso di corrispondenza delle asserzioni vere con i fatti della realtà) o anche probabile. Tutto quello che possiamo fare per procedere nella via della verità è sottoporre le nostre teorie a severi controlli, ed imparare dagli errori che commettiamo. In questo modo siamo in grado di chiarire e penetrare sempre più il problema di cui ricerchiamo la soluzione.

Giuseppe Parini

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Consigliamo – Percorso di Letteratura Italiana 


Vita

Parini nasce a Como nel 1729 e muore a Milano nel 1799. Egli appartiene ad una famiglia del ceto più basso, ma che si operò in ogni modo per finanziare i suoi studi a Milano, allora centro dell’illuminismo italiano, insieme a Napoli. Nel 1754 prende gli ordini sacerdotali per poter usufruire di una rendita, la cui condizione di eredità era proprio quella di prendere gli ordini. Parini guadagna la vita lavorando come precettore di famiglie nobiliari. Frequentando i caffè milanesi, circoli culturali di allora frequentati dagli intellettuali, discute e fa proprie le idee dell’illuminismo italiano. Nel 1768 ottiene la direzione del giornale La gazzetta di Milano, e nel frattempo lavora nelle scuole. Nel 1752 esordisce con poesie, strutturate su modelli cinquecenteschi, con chiaro riferimento al gusto arcadico. Nel 1796 è costretto a interrompere diverse sue attività, per via dell’invasione napoleonica.

Carlo Goldoni – Poetica e Tematiche

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Consigliamo – Percorso di Letteratura Italiana 


Vita

Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707 e muore a Parigi nel 1783. Studia a Perugia e poi a Rimini. Nel 1721 fugge su una barca di teatranti attratto dalla loro vita avventurosa. Nel 1723 si iscrive in giurisprudenza ma viene espulso per aver scritto una satira. Segue il padre in varie città italiane. Alla morte del padre si laurea in legge nel 1731. Si sposa con Nicoletta Connio nel 1736. Inizia la professione di avvocato a Venezia, prima che si trasferisse a Milano, costretto a ripararvi per via di un intrigo amoroso. Lavora come scrittore per una compagnia teatrale a Venezia fino al 1743. Si esercita in composizioni eterogenee ma i lavori più riusciti risultano quelli comici. Per debiti contratti dal fratello è costretto a riparare a Pisa e lì vi rimane per quattro anni, dal 1744 al 1748 e, per sopravvivere, esercita la professione di avvocato. Nel 1748 torna a Venezia e firma un contratto quadriennale per lavorare al teatro sant’Angelo. Dal 1748 al 1753 le commedie di Goldoni impongono la “riforma del teatro”, così chiamata dai libri di testo. Nel 1762 Goldoni si reca a Parigi, stanco delle continue critiche sollevategli dai suoi conterranei.

La nave degli schiavi – Torkild Hansen

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Consigliamo – il capolavoro di Hansen Arabia Felix


Vivere è incontrarsi e tornare a dividersi

Hansen

La nave degli schiavi è il secondo libro della trilogia sulla schiavitù scritto da Thorkild Hansen. Non si tratta di un libro di storia ma di un libro sulla storia, su una delle vicende più inumane di tutta l’umanità. L’opera ha una struttura bipartita, che alterna ai resoconti narrativi storicamente antecedenti alla contemporaneità, il reportage sul viaggio compiuto dall’autore sulla stessa linea che veniva compiuta dalle navi negriere danesi. Come l’autore ripercorre ogni singolo miglio, viene narrato ogni avvenimento di quanto capitava nelle navi-galere danesi, in tutto simili alle altre, che trasportavano il “carico vivo”, come veniva chiamato allora, dalle coste dell’Africa centro-occidentale alle Indie Occidentali, cioè l’America.

Illuminismo nella letteratura italiana

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Consigliamo – L’illuminismo secondo Immanuel Kant


Inquadramento

Periodo: 1688-1789.

Autori: Voltaire, Diderot, Kant, Herder, Lessing, Condillac, Swift, Johnson, Fielding, Gavani, Pagano, Verri, Beccaria.

Opere: Articoli di giornali, saggi, trattati, romanzi filosofici.

Temi: Cosmopolitismo, centrilità della ragione, interesse scientifico, esotismo, fiducia nella forza dell’uomo, gusto per il piacere, estetica relativa al piacere.

Stile: Lineare, amore per la chiarezza e la precisione ed essenzialità stilistica.

Scheda

L’illuminismo è il periodo culturale che investe gran parte dell’Europa dal 1688, data della rivoluzione inglese, al 1789, anno della rivoluzione francese, di cui l’illuminismo fu l’anticipazione culturale, politica e filosofica. Il movimento illuminista fu irradiato in tutta Europa dalla Francia, il Paese europeo nel quale la corrente culturale in questione viene esplicitata e maggiormente promossa dall’elite culturale. Tuttavia, il movimento illuminista è grandemente debitore al pensiero empirista-liberale inglese, i cui massimi esponenti furono John Locke e David Hume. In particolare quest’ultimo fu in contatto con i suoi colleghi d’oltremare.

L’insignificanza normativa della neuroetica

Riporto un interessante articolo (intitolato The Normative Insignificance of Neuroscience) di Selim Berker (professore di filosofia presso l’Università di Harvard) uscito nel 2009 su Philosophy & Public Affairs, nel quale viene esposta una critica alla tesi per cui vi sarebbe un ruolo dei risultati neuroscientifici trovati da Greene et al. nell’argomento di Greene per cui le intuizioni tipicamente deontologiche sono dubbie, sulla base del fatto che sono sottese da processi emotivi e dunque poco affidabili, o comunque sono da lasciar da parte a favore delle intuizioni tipicamente consequenzialiste, invece sottese da processi deliberati e coscienti.

Procediamo con ordine per capire bene di cosa si tratta. Fa parte del clima culturale formatosi attorno alla recente fioritura dello studio neuroscientifico l’idea che gli studi fMRI possano avere profonde implicazioni anche per la filosofia, ovvero per la soluzione di problemi tipicamente filosofici. Un esempio particolare di tale idea è la tesi per cui la ricerca neuroscientifica di Greene sulle basi neuronali delle nostre intuizioni morali dovrebbe e potrebbe portarci a cambiare le nostre opinioni sull’attendibilità di quelle stesse intuizioni. Singer e Greene sostengono che se la teoria empirica di Greene volta a spiegare ciò che causa il giudizio morale è vera, allora ipso facto si è autorizzati a trarre certe conclusioni su quali giudizi morali siano da darsi. In altre parole, la tesi è che una teoria empirica ha implicazioni normative. L’implicazione normativa è che dobbiamo ignorare o comunque sospettare le nostre intuizioni deontologiche (ovvero quelle basate su una reazione emotiva).

Arcadia – Letteratura e Teoria

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Consigliamo – Percorso di Letteratura Italiana


Inquadramento

Periodo: 1690-1700.

Temi: opposizione programmatica al barocco, esigenza di spontaneità e naturalezza, classicismo, riferimento ideale alla Grecia antica e alla poesia di Dante, petrarchismo, moderato realismo.

Scheda

L’arcadia fu la prima accademia di rilievo in tutto il territorio italiano, allora ancora diviso in molti staterelli. Essa venne fondata da un insieme di letterati eterogenei per formazione, tutti, però, accomunati dalla volontà di rottura col gusto barocco. In questa necessità di cesura col recente passato risiede la motivazione della scelta del nome. che si richiama esplicitamente alla classicità. Per le stesse ragioni, l’organizzazione peculiare dell’accademia si riallaccia, indirettamente, all’intento programmatico di rottura col barocco: ogni membro dell’Arcadia aveva un nome di un pastore greco, ogni nome ufficiale, infatti, rimandava alla grecità, patria del pensiero “classico” per antonomasia.

Commedia dell’arte

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Consigliamo – Carlo Goldoni


Inquadramento

Periodo: 1600-1700.

Temi: Gusto dell’avventuroso, improvvisazioni su canovacci, maschere.

Scheda

La commedia dell’arte è il raccordo tra la commedia rinascimentale la cui forma è debitrice della commedia classica plautina. Il nome “commedia dell’arte” è dovuto agli attori che la inscenavano: questi erano attori professionisti e si specializzavano nella rappresentazione di un particolare carattere, strutturato su una “maschera”, la quale era un particolare personaggio dotato di particolari peculiarità caratteriali specifiche. Gli attori, salvo alcuni, recitavano vestiti in modo peculiare, col volto coperto dalla loro maschera. Ogni maschera aveva una serie di qualità morali del tutto specifiche, che lo spettatore era capace di intuire immediatamente vedendola. In questo senso, la commedia dell’arte sarebbe una struttura scenica e scritturale decisamente rigida , se non fosse che ogni attore aveva un certo margine di libertà per improvvisare.

Scacchi e Psicologia – Stefano Vezzani

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Il libro Scacchi e Psicologia di Stefano Vezzani tratta i diversi aspetti che caratterizzano la mente degli scacchisti da un punto di vista psicologico, in particolare, dal punto di vista della psicologia cognitiva, una disciplina che intende investigare sui fondamenti della cognizione dei soggetti umani. Il lavoro in questione non intende essere di genere prescrittivo, ma solo di tipo descrittivo: in altre parole, non compaiono delle analisi volte a mostrarci come gestire la nostra mente durante l’attività agonistica e il nostro sforzo fisico nel momento in cui ci battiamo contro il nostro avversario. D’altra parte, come un buon lavoro scientifico deve essere, Scacchi e psicologia non considera neanche i problemi di tipo normativo, cioè fornire definizioni a priori esaurienti su una particolare sfera del gioco e del giocatore, ma intende analizzare i fenomeni psicologici inerenti agli scacchi attraverso un preciso metodo scientifico, metodo che vienelasciato intravedere da Vezzani dal numero e dalla conoscenza di articoli di psicologia (e non solo), citati sempre in modo molto pertinente, in modo tale che molti problemi importanti del mondo scacchistico in senso lato, vengono, se non risolti, quanto meno ben chiariti e le tesi vengono sempre supportate da dati scientifici non controversi.