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L’incredibile storia di Olaudah Vassa Equiano, o Gustav Vassa, detto l’Africano

L’incredibile storia di Olaudah Vassa Equiano, o Gustav Vassa, detto l’Africano è la storia autobiografica di uno schiavo liberato, Gustav Vassa. Gustav Vassa era nato libero in una tribù dell’Africa centrale attorno alla metà del settecento. La sua infanzia è vissuta nel suo paese natale fino a quando una tribù africana rivale non lo rapisce, insieme alla sorella, per rivenderlo ai bianchi come schiavo. Come lo stesso autore ci dice, la pratica di rapimento era piuttosto usuale dalle sue parti, non solo per trarre schiavi per sé, ma anche per rivenderli. Gustav tiene a sottolineare come anche il peggiore dei trattamenti riservati agli schiavi nelle tribù africane non è neppure lontanamente paragonabile a quello riservato agli schiavi delle indie occidentali: costoro venivano semplicemente distinti dagli “uomini liberi”, avevano un’ala delle abitazioni riservata a loro e gli era proibito mangiare con gli uomini liberi. Il piccolo Equiano viene trattato umanamente fino a che, dopo una serie di compravendite, finisce nelle mani dei bianchi e, dalle coste dell’Africa, viene costretto a finire fino alle indie occidentali, le americhe. Fu una sua fortuna quella di essere uno spirito intelligente e curioso, capace di adattarsi alle svariate circostanze e, in particolare, bramoso di conoscere prima la scrittura e la lettura e, in fine, la religione Occidentale. Gustav cresce all’interno delle navi da guerra e da trasporto e vivrà gran parte della sua vita in mare, sperimentando tutti i limiti di quella vita, dalla solitudine ai continui rischi di morire in mare per la guerra, per le malattie, per i marosi o per le disattenzioni altrui. Egli stesso, in più occasioni, rischiò di incenerire la nave. Ma Gustav è un uomo intelligente, non solo apprende la lingua e la cultura Occidentale, ma impara a far di conto e, ben presto, diviene uno schiavo assai prezioso per i suoi padroni. Sperimenta, così, i migliori trattamenti riservati ad uno schiavo che, però, non lo lasceranno mai libero dagli arbitri dei suoi padroni, in particolare al rischio, sempre latente, di essere rivenduto ad un uomo di bassa lega morale. Ciò che colpisce maggiormente della sua storia non sono soltanto gli innumerevoli elenchi dei soprusi più usuali che venivano compiuti ai danni delle persone di manovalanza non retribuita, che, già di per sé, inducono il lettore a profonde riflessioni, ma soprattutto ad un fatto: a quanto gli uomini sono capaci di fare se lasciati liberi nel loro arbitrio. La gratuità della malvagità umana è tale da lasciare allibiti all’idea che tutto ciò che può pensarsi di terribile possa divenire assai spesso realtà, se non si impongono delle regole e limiti precisi, sanzionabili e puntualmente punibili a quelli che altrimenti dovrebbero essere eliminati dal globo terracqueo e che, comunque, contribuiscono a renderlo peggiore. Gustav, dopo diverse tribolazioni, grazie alla sua operosità, onestà, religiosità riesce ad accaparrarsi la libertà legale, il che non lo tutela in ogni società in cui giunge. In molti paesi di allora non venivano riconosciuti i diritti dei neri, a prescindere che fossero affrancati o schiavi. Per tale ragione, Gustav non si sentirà mai pienamente al sicuro e la narrazione della sua interiorità mostra, indirettamente, tutte le cicatrici di una vita vissuta all’interno di continui tentativi di mediazione con la paura, con la follia e l’arbitrio assoluto degli altri. Anche da libero, non è libero dalle tribolazioni perché c’è chi non gli riconosce il diritto alla proprietà, c’è chi non gli riconosce il diritto alla difesa e alla libertà di opinione. Inoltre, la sua condizione non gli consentì mai di poter avere un reddito stabile, così che intraprese numerosi viaggi, condusse una vita errabonda e ricca di avventure e pericoli mortali, come quando si reca nelle indie occidentali per fondare una nuova città al confine con le popolazioni indigene, come quando si reca in Antartide e finiscono intrappolati dai ghiacci, fatto che stava per costare la vita a tutti gli uomini della spedizione, come a tante altre che tentarono di attraversare le perigliose distese di ghiaccio. L’ultima fase della vita di Gustav, così come viene raccontata nel libro, è spesa nel nome di una religiosità quasi fanatica, all’interno di un turbolento moto di spirito e paura della morte che lo condurranno ad una ricerca inquieta, ossessiva del miglior approccio al cristianesimo. Il libro si chiude facendo riferimento al matrimonio che Gustav, alla fine del suo periodo mistico, nel quale stava per diventare missionario per convertire le popolazioni africane grazie agli sforzi di filantropi inglesi, contrae con una donna di cui non si fa quasi alcun accenno.

La autobiografia di Gustav Vassa è un preziosissimo documento, il quale va preservato e diffuso, in modo tale che nessuno mai possa dubitare che il colore della pelle possa implicare una diversa concezione della realtà, capacità di sentimenti e di ragione. Per quanto le imprese non vengano sempre narrate con un occhio particolarmente critico, la grandezza del libro di Equiano consiste proprio  nell’aver riportato quelle che sono il patrimonio di ricordi di un individuo la cui vita è stata segnata dalla schiavitù e dalla discriminazione, in tempi in cui gli schiavi venivano considerati a pieno titolo degli oggetti da sfruttare. Ma Equiano è sempre molto misurato, mai cedevole all’odio e all’astio, ma al rammarico per una realtà inaccettabile, sia dal punto di vista morale che umano. Per difendere l’abolizione della schiavitù, poi, Vassa porta anche delle argomentazioni di natura economica: se si investissero dei soldi nell’Africa, la necessità di nuove merci sarebbe di stimolo all’economia dei paesi che ne esporterebbero i beni. La narrazione di Vassa è scritta con uno stile agevole, semplice che ricalca molto bene l’uomo: semplice, intelligente, talvolta ingenuo ma sempre profondamente umano.

Un buon motivo per leggere le memorie di Equiano è quello di vedere la storia dell’Occidente attraverso gli “occhiali” di uno spettatore particolare, unitario e, tendenzialmente, segregato. La storia dei poveri, dei reietti, che oggi non fa più parlare perché ci stiamo rapidamente ritornando, va conosciuta, diffusa e analizzata da parte della società che deve diventare sempre più critica nel ritrovare le radici di quei mali fin troppo diffusi nella società del nostro tempo.

Ed, in fondo, il libro di Gustav Vassa ha anche questo pregio: di essere terribilmente attuale. L’attualità consiste nel mostrare come le disuguaglianze si fondino sempre sugli stessi iniqui rapporti di forza tra le classi sociali e, soprattutto, tra i singoli individui i quali, per quanto possano essere socialmente virtuosi, sono individui molto spesso moralmente depravati, incapaci di porsi scrupoli perché troppo intenti nel difendere i costumi sociali, acriticamente accettati sulla base dell’educazione e abitudine. Inoltre, ultimamente si assiste ad una diffusione del razzismo, a seguito della massiccia immigrazione di individui dagli altri paesi del sud del mondo, che va combattuta ora, prima che diventi pericolosamente diffusa. Anche per questo leggere la storia di un negro, schiavo nel 1700 può essere illuminante per comprendere che dietro a una bocca e due occhi c’è sempre la medesima coscienza, capace di sentimenti e ragionamenti almeno altrettanto profondi dei nostri.

L’incredibile storia di Olaudah Equiano, o Gustav Vassa, detto l’Africano è molto più di una semplice autobiografia, è un monumento alla difesa di tutta quella umanità che per troppo tempo si è considerata peggio che l’ultima delle bestie. Con il suo stile semplice, lineare e sempre così positivo, Equiano si dimostra un uomo migliore di quanti nel suo tempo hanno vissuto dall’altra sponda della pelle.


Gustav VASSA

L’INCREDIBILE STORIA DI OLAUDAH EQUIANO O GUSTAV VASSA, DETTO L’AFRICANO

EPOCHE’

PAGINE: 282.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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