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Fede, scienza e carità

 

Suor Beatrice Immediata, laureata in pedagogia e studiosa di comunicazione di massa, collaboratrice di riviste e trasmissioni radiotelevisive, è l’autrice del libro GIUSEPPE MOSCATI (Un uomo un medico un santo) [prima edizione Figlie di San Paolo 2008, io utilizzo la sesta edizione 2016].

Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880 e morì a Napoli il 12 aprile 1927. Nel presente articolo non intendo raccontare la vita esemplare di quest’uomo (esistono varie biografie al riguardo). Esamino invece il suo pensiero, basandomi sulla seconda parte dell’Appendice del libro (p. 141-144), costituita da frasi tratte da suoi scritti o richiamate da persone che lo conobbero direttamente: ne riporto alcune [dopo avervi apportato qualche lieve modifica, dovuta al confronto con quelle contenute nel libro Giuseppe Moscati (Il medico dei poveri), edizione Figlie di San Paolo 2004, scritto dal gesuita Antonio Tripodoro, morto nel 2018] corredandole, ciascuna, di una mia riflessione, con riferimenti essenziali alla sua vita.

«Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista!»

Il dottor Moscati lavorò con abnegazione negli Ospedali Riuniti e nell’Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili di Napoli, mettendo a rischio, in diverse circostanze, la propria incolumità fisica. Effettuò, inoltre, innumerevoli visite mediche in forma privata. Riservava un’attenzione speciale ai malati più poveri e abbandonati, dai quali non esigeva alcun compenso per le visite private e ai quali, anzi, consegnava spesso il denaro necessario all’acquisto dei medicinali. Non si preoccupava soltanto della salute fisica dei suoi pazienti, ma anche di quella spirituale, e trasmise tale atteggiamento ai suoi allievi. Nei casi in cui si rendeva conto che non c’era più nulla da fare per la vita di un paziente, lo invitava a prepararsi adeguatamente, evitando la disperazione, al trapasso.

«Bellezza, ogni incanto della vita passa … Resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, amore che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio.»

A un certo momento il dottor Moscati, che affiancava all’attività professionale un’intensa preghiera e la partecipazione assai frequente alla celebrazione dell’Eucaristia, si consacrò al Signore, per mezzo della Madonna Immacolata, con il voto di castità (secondo una testimonianza della sorella Nina), scegliendo dunque il celibato laicale, ritenuto uno stato più confacente alla propria vocazione di medico.

«Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo in alcuni periodi; e soltanto pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene.»

È impensabile che uno scienziato della levatura di Giuseppe Moscati, docente universitario – il quale, tuttavia, rifiutò la cattedra di ordinario per restare vicino agli ammalati –, noto a livello internazionale per certe sue ricerche, misconoscesse il valore della scienza! Questa sua considerazione, che invita a valorizzare in prima istanza la dimensione soprannaturale della vita umana, dando impulso allo spirito di carità cristiana, dev’essere contestualizzata in un periodo storico nel quale l’ambiente accademico europeo era dominato dallo scientismo di marca positivista.

«Vi garantisco che attraverso i miei diuturni studi compiuti e le conoscenze dei vari popoli d’Europa e dei loro costumi, ho radicato sempre più la credenza dell’aldilà; l’ingegno umano così possente, capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino; e l’anima e il pensiero umano a Dio devono ritornare.»

A questo proposito mi viene in mente un concetto espresso da Ireneo, nato a Smirne e vescovo di Lione, un Padre della Chiesa che fu proclamato santo, nell’opera solitamente citata come Contro le eresie (intitolata originariamente Smascheramento e confutazione della falsa gnosi), scritta nella seconda metà del II secolo: «L’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio». Non si tratta di realizzare una sorta di “dimostrazione razionale” dell’esistenza di Dio, quanto, piuttosto, di fornire una corroborazione plausibile della Sua presenza.

«Amiamo il Signore senza misura, vale a dire, senza misura nel dolore e senza misura nell’amore … Riponiamo tutto il nostro affetto, non soltanto nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina.»

Accettare la volontà di Dio non è sempre facile da parte di noi esseri umani, specialmente quando tale volontà non coincide con i nostri desideri. Dobbiamo affrontare nel miglior modo possibile le esperienze ordinarie, coltivando i nostri affetti personali e svolgendo con dedizione il nostro lavoro e le nostre attività (cose buone e giuste), e nondimeno esser pronti ad accogliere di buon animo fatti inaspettati ed eventualmente dolorosi (quali, ad esempio, le pubbliche calamità o la morte di persone care): ciò è gradito a Dio.

«Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un’infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!»

Il dottor Moscati non ha avuto una vita agiata e costellata di successi professionali. Ha invero condiviso la povertà di tanti pazienti e dovuto affrontare, non di rado, incomprensioni e ostilità da parte di vari colleghi. D’altronde chi, a volte, non si è sentito solo, o trascurato, o vilipeso, o incompreso…? Persino Gesù, il Cristo, inchiodato alla croce, nel momento estremo, ha esclamato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Vangelo secondo Marco 15,34); ma, un attimo prima di morire, ha invocato: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito» (Vangelo secondo Luca 23,46). Allora, quella indicata dal Nostro costituisce una rivelazione molto importante per ciascuno di noi…

«Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.»

Giuseppe Moscati è stato proclamato beato dal papa Paolo VI il 16 novembre 1975, e santo dal papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987. «Egli si pone come esempio anche per chi non condivide la sua fede. […] Fu quindi anticipatore e protagonista di quella umanizzazione della medicina, avvertita oggi come condizione necessaria per una rinnovata attenzione e assistenza a chi soffre. […] Uomo integro e cristiano coerente, non esitava a denunziare gli abusi, adoperandosi per demolire prassi e sistemi che andavano a danno della vera professionalità e della scienza, a danno degli infermi come pure degli studenti ai quali sentiva di dover trasmettere il meglio delle proprie cognizioni. […] Veramente, ogni aspetto della vita di questo laico medico ci appare animato da quella nota che è la più tipica del cristianesimo: l’amore, che Cristo ha lasciato ai suoi seguaci come il suo “comandamento”» (dall’omelia tenuta dal Papa in occasione della canonizzazione, sito web ufficiale della Santa Sede).

Nel Discorso della Montagna Gesù ha detto ai suoi discepoli: «Non vi affannate ad accumulare tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano, dove ladri scassinano e portano via. Accumulatevi tesori in cielo, dove tignola e ruggine non consumano né ladri scassinano e portano via. Infatti, dov’è il tuo tesoro, lì sarà pure il tuo cuore» (Vangelo secondo Matteo 6,19-21).


Giorgio Della Rocca

Sono nato il 10 agosto 1964 a Pontinia (comune dell’Agro Pontino, in provincia di Latina), e vi risiedo. Mi sono diplomato al Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina, e laureato in matematica all’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Negli anni Novanta, oltre a insegnare matematica in Istituti di Scuola Secondaria Superiore, ho svolto attività di collaborazione, in ambito matematico e didattico matematico, con l’Università La Sapienza; attualmente, insegno matematica in un Istituto di Istruzione Superiore del Comune di Latina. M’interesso in modo particolare anche di altre scienze, di certa filosofia, di certa teologia, di certa musica, di certa pittura, di certa narrativa.

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