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Scuolafilosofica Posts

La pelle – Curzio Malaparte

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Consigliamo Il giorno del giudizio di Salvatore Satta


E unitici al corto dei becchini, ci avviammo dietro la bandiera. Era una bandiera di pelle umana, la bandiera della nostra patria, era la nostra stessa patria. E così andammo a vedere buttare la bandiera della nostra patria, la bandiera della patria di tutti i popoli, di tutti gli uomini, nell’immondezzaio della fossa comune.

  La pelle – Curzio Malaparte

La pelle è un romanzo con caratteri autobiografici di Curzio Malaparte, un romanzo da uno stile denso, preciso, univoco e perfetto. Si tratta di un romanzo privo di una trama sistematica, se con questo si intende una sequenza di fatti riportati in un ordine che scandisce la sequenza temporale degli eventi. Uno dei motivi è dovuto non solo alla rapsodicità degli eventi presentati, ma pure alla principale caratteristica degli avvenimenti stessi: il significato del susseguirsi degli stati di cose non è limitato agli anni della guerra in Italia, della campagna americana e della liberazione del paese. Il significato di quegli eventi parla a tutti coloro che sono immersi in questo mondo, tutti coloro i quali si chiedono, giorno dopo giorno, se vivano in Terra o all’inferno.

3.1 Colonia penale agricola di Castiadas

DZankell, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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“Storica terra di deportazione sin dai tempi di Augusto”[1] la Sardegna ebbe fra l’Ottocento e il Novecento la maggiore quantità e estensione di colonie agricole in Italia. Questo ‘primato’ è senz’altro da attribuire all’inospitalità di alcune zone dell’isola. D’altronde la malaria in Sardegna era un male che attanagliava i nativi già dai tempi di Augusto per l’appunto.

“La malaria si colloca come causa e come effetto della debolezza economica, isolatezza politica e marginalità culturale. La miseria è causa della malaria e la malaria è causa della miseria. Un terribile circolo vizioso rimasto intatto sino a ieri (ancora nel 1947 esistevano casi di malaria in Sardegna per quanto, ormai, paragonabili al triste ricordo che un vecchio poteva avere di un suo male patito in gioventù).”[2][3] La prima colonia penale agricola che seguì le tracce e i fasti “penitenziari” della colonia toscana di Pianosa, fu quella posta nel territorio del Sarrabus, a Castiadas.

Cosa ne pensava davvero Kurt Gödel?

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Logica da Zero a Gödel di Francesco Berto e Fallacie di ragionamento


Abstract

Questo saggio non vuole riportare l’intera ricerca di Kurt Gödel (1906-1978). Quanto mi propongo di fare è soltanto presentare i risultati di mie recenti letture di alcuni testi filosofici del maggiore logico del XX secolo. Infatti, il risultato principale consiste sostanzialmente nella contemplazione di una posizione filosofica estremamente precisa e delineata. Dato il fatto che il pensiero di Gödel è espresso in modo chiaro e distinto, mediante uno stile argomentativo rigoroso, denso ma pienamente comprensibile, il mio invito è quello di dedicarsi alla lettura diretta dei testi del logico, ancor prima di andare a guardare nel grande mare di una letteratura piuttosto tecnica e non sempre soddisfacente.


Kurt Gödel (1906-1978) è stato uno dei più grandi matematici del XX secolo. Si può dire, parafrasando Churchill, mai così tanti presero così tanto ad uno soltanto. Infatti, Kurt Gödel è ancora oggi una delle celebrità intellettuali più citate e probabilmente più ignorate allo stesso tempo. Questo paradosso, invero assai diffuso in certi ambienti, è dovuto al fatto che le sue dimostrazioni (soprattutto i due celebri teoremi di incompletezza) hanno oscurato totalmente ciò che viene prima e dopo, cioè il suo pensiero filosofico. Per tale ragione, dunque, Gödel risulta tra i più citati in senso lato ma più ignorati in senso stretto.

Matematica e fede religiosa: il pensiero di Ennio De Giorgi (con uno sguardo sul nostro tempo)

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All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica ci avvicina, senza penetrarlo. (Ennio De Giorgi)

Ennio De Giorgi

Il 25 ottobre 1996 moriva, a Pisa, Ennio De Giorgi. Era nato a Lecce l’8 febbraio 1928. È stato un grande matematico del XX secolo.

In questa sede, prendo in considerazione alcune sue idee inerenti al rapporto fra matematica e fede religiosa espresse in Riflessioni su Matematica e Sapienza (a cura di Antonio Marino e Carlo Sbordone, Quaderni dell’Accademia Pontaniana, vol. 18, Napoli, 1996) [faccio riferimento a ENNIO DE GIORGI. Hanno detto di lui …, a cura di Giuseppe De Cecco e Maria Letizia Rosato, Quaderno 5/2004, Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di Matematica “Ennio De Giorgi”, Edizioni del Grifo (i tre brani riportati subito dopo si trovano nell’Appendice A: Valore Sapienziale della Matematica)].

3. La colonizzazione interna della Sardegna per mezzo delle colonie penali agricole

DZankell, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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Anche in Italia, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si scelsero soluzioni alternative per quanto riguarda i tipi di pena da scontare: “Triste spettacolo quello dei forzati che fanno risuonar la catena sulle pietre dei moli, nei porti di mare, sotto la minaccia continua della sferza degli aguzzini e di quello dei condannati, immerse le gambe sanguinolenti nelle corrosive acque marine, esausti per arsura e per stanchezza sotto il rovente morso del sole.”[1]

Dai dibattiti sui nuovi sistemi di pena da adottare, quello della colonia penale agricola sembrava essere il più fattibile: non dobbiamo però confondere questo progetto con la “modesta attività svolta nelle aree agricole interne ai penitenziari o nelle loro succursali”.[2] Se inizialmente a questo progetto di riforma il governo italiano non riservò particolari attenzioni, come conferma il parere negativo dato dalla commissione per la riforma del sistema penale istituita nel 1862 da Bettino Ricasoli[3], tuttavia all’iniziale diffidenza sul progetto, si sostituì un progressivo interesse, alimentato dal bisogno di un’opera di bonifica nazionale delle paludi e delle terre malariche, comunque di difficile attuazione poiché la malaria e la resistenza dei grandi proprietari terrieri ostacolava l’operazione.

L’età degli imperi – Eric J. Hobsbawm

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Imperialismi di Erik J. Hobsbawm


L’età degli imperi dello storico inglese Eric J. Hobsbawm è un trattato di storia che considera il periodo 1875-1914, cioè il momento di ascesa prima della caduta degli imperi. Questo è il periodo storico che vede l’ascesa degli Stati Uniti come potenza regionale ma già proiettata verso il Pacifico e l’Europa simultaneamente, ma anche del Giappone imperiale e delle altre potenze europee, in particolare dell’Inghilterra e della Germania ma anche dell’Italia giolittiana. E’ invece il periodo infausto per altre superpotenze come la Russia zarista e la Cina dei Qing ed è infatti il prologo della loro caduta e resurrezione su altre basi. Questo è il periodo di suprema ascesa della borghesia e del capitalismo di stampo ottocentesco e la proiezione del dominio della tecnologia e del capitale europeo sul resto del mondo colonizzato, sempre più organizzato in funzione del fabbisogno di materie prime delle potenze europee. Come si evince, dunque, a volo di uccello, si tratta di uno dei periodi di massimo splendore e decadenza della potenza europea, laddove Eric J. Hobsbawm mostra in modo esemplare le luci e le ombre di un periodo storico che ha nella sua stessa brillantezza le basi dell’autodistruzione avvenuta compiutamente nella prima guerra mondiale (1914-1918), scelta come momento di cesura dell’età considerata.

Variazioni sul tema di Handel

https://en.wikipedia.org/wiki/File:George_Frideric_Handel_by_Balthasar_Denner.jpg

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L’importanza delle variazioni nella musica classica


Le “variazioni sul tema di Handel” sono un insieme di 25 variazioni di Johannes Brahms (1833-1897) su un tema di George Friederic Handel. Handel (1685-1759) fu un compositore di quella che oggi chiamiamo “musica barocca” ed è considerato uno dei fondatori della musica moderna insieme a Antonio Vivaldi e Johan Sebastian Bach. Ognuno ha il suo personale maestro di riferimento, l’esempio umano a quale si spera sempre di tendere, pur nella piena consapevolezza di non poterlo mai raggiungere. Ludwig Van Beethoven (1770-1827) era un conoscitore approfondito del suo personale maestro, Handel, di cui pare avesse anche un busto posato sopra il pianoforte. Handel, infatti, come poi anche Beethoven, era particolarmente abile a sfruttare una sorta di accumulazione di intensità mediante momenti di adagio seguiti a grandi esplosioni musicali. Di questo si ritrova ampiamente traccia nelle “Variazioni sul tema di Handel”. Dunque, è lecito iniziare dall’ascolto della suite n. 1 in Si-bemolle maggiore, HWV 434. Senza anticipare molto al lettore, la Suite risulterà abbastanza distante da quella che sarà la fruizione dell’opera di Brahms, che è il nostro oggetto principale. Tuttavia, merita la pena perché tra la composizione di Brahms (1861) e quella di Handel passa più di un centinaio di anni di musica e tra i due compositori sono state intraprese delle profonde ricerche musicali, a partire dai grandi che hanno cambiato non soltanto la musica in senso lato (Haydn, Mozart e Beethoven) ma anche nel senso più stretto delle composizioni per tastiera (Scarlatti, Mozart, Clementi, Beethoven).

Inside out, un bel cartone animato della Disney-Pixar

È da poco uscito nelle sale cinematografiche un nuovo cartone, o “plasticone digitale”, l’ennesimo in questi tempi in cui i cartoni sono, in proporzione, preferiti ai film. Il titolo del cartone è Inside Out.

Mi sono recato alla sala cinematografica più vicina a casa con una certa diffidenza: ultimamente non sono stati molti i cartoni che mi hanno stupito e hanno lasciato il segno all’interno della mia “isola cinematografica” del cervello (vedi dopo). Fra questi voglio senz’altro ricordare WALL-E e Up, cartoni che vedo e rivedo sempre con estremo piacere e che riescono ad emozionarmi. Inside Out, dal canto suo, mi ha attirato per la grande pubblicità mediatica che c’era stata precedentemente l’uscita nelle sale e la grande aspettativa che c’era su di esso. Tuttavia la diffidenza e le aspettative erano entrambe molto alte.

La trama del film è molto semplice, ma ben strutturata: Riley è una bambina di undici anni che fino al momento del suo trasferimento a San Francisco, viveva una vita felice tranquilla, dove ha avuto modo di sviluppare ciò che ha di più caro. La famiglia, l’hockey, i giochi d’infanzia “le stupidere”, sono dunque le sue isole del cervello più sviluppate e più felici che la rendono la persona che è. Il momento del trasferimento è vissuto da Riley con enorme diffidenza e scetticismo, elementi inizialmente confermati, che la porteranno a star male e cadere in una grave depressione. Chi la aiuterà a uscire da questa crisi pre-adolescenziale?

[Segnalazione] Le magliette di Scuola Filosofica 2.1!

FRT1Dopo diverse discussioni, vicissitudini e tentennamenti, aspettando di poter terminare il lavoro di restyling iniziato nel gennaio 2015, per il momento ci godiamo la produzione delle magliette di Scuola Filosofica! Per quanto si tratti di una cosa piuttosto semplice, in realtà è la prima volta che viene proposto qualcosa che non viva soltanto nel mondo dell’etere! Proprio questo è stato uno dei motivi principali per cui abbiamo pensato di lavorare al progetto della magliette: si tratta di un articolo di simpatico ma utile, in piena sintonia con quell’idea di semplicità e chiarezza che abbiamo difeso e portato avanti. E’ vero, non siamo abituati a simili iniziative, ma appunto questo fatto ci fa credere di aver proceduto per il meglio!

PC4Il design delle magliette è stato tratteggiato da Paolo Scattone, che già tante volte ci ha fornito il suo contributo prezioso. Mentre per quanto riguarda la fase operativa del progetto è stata portata avanti dall’infaticabile Wolfgang F. Pili, nostro preziosissimo primo gestore della pagina facebook che vi allieta da un anno e mezzo. Il contributo di Wolfgang è stato sicuramente decisivo sia per la costanza, sia per la capacità di terminare il lavoro nei tempi che si erano stimati. Come sempre, il risultato finale è stato concertato dalla nostra organizzazione, ma il responsabile di questo prezioso progetto è stato sicuramente il nostro gestore della pagina facebook! Finalmente Scuola Filosofica esce anche dal web.