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Tag: Filosofia Medioevale

Ragione ed emozione nella filosofia morale (2/3)

No machine-readable author provided. Sympho assumed (based on copyright claims)., CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons

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2. la filosofia medievale

È senz’altro ridicolo tentare di riassumere il pensiero filosofico etico medievale in poche parole. Per questo non tento qui tanto un riassunto, quanto piuttosto di mostrare attraverso le figure filosofiche più importanti o significative, sempre selezionando i contenuti in ragione di una risposta alla nostra domanda, come questo – il pensiero – si muova attraverso i secoli fino alla modernità tenendo per lo più fermo un suo comune dominatore, che è allora in grado di unificarlo: la retta ragione (recta ratio). Preliminarmente possiamo dire che, rispetto all’etica antica, l’etica medievale non concepisce più il peccato come sopraffazione della parte irrazionale dell’anima su quella razionale, ma piuttosto come libera volontà di fare il male. La categoria della volontà è senz’altro una grande novità del pensiero etico medievale. Punto di continuità con il pensiero antico è invece proprio la recta ratio. Mostreremo che anche il pensiero etico medievale per lo più privilegia la componente della ragione a discapito della componente emotiva del processo di presa di decisione e azione morale.

Entrambe le grandi tradizioni antiche, quella platonica e soprattutto quella aristotelica, rimangono ben vive nel pensiero medievale. La prima si impone soprattutto nella prima fase del pensiero medievale, dopo Agostino, che propriamente è un filosofo del tardo antico; la seconda si impone nella seconda parte del pensiero medievale, con particolare forza dopo la traduzione in latino dell’Etica Nicomachea. Contrariamente alle tradizioni antiche, si afferma spesso, durante il medioevo, la visione per cui il sommo valore non è la felicità ma l’amore, atto della volontà. Sicché la volontà riceve un’attenzione prima sconosciuta. Sottolineo questo solo per dire che questo primato della volontà, spesso sostenuto (da Agostino prima di tutti), non è di per sé in contraddizione con il pensiero per cui deve essere la razionalità a guidare il processo di presa di decisione e quello d’azione. La contrapposizione volontà ragione non è la contrapposizione passione (o emozione, sentimento) ragione, a meno di non concepire la volontà come determinata dalla passione. A noi interessa il rapporto ragione passione.

Dante Alighieri – Vita e pensiero oltre la Divina Commedia

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…per dare ad intendere che questo amore era quello che in quella nobilissima natura nasce, cioè di verità e di vertude, e per ischiudere ogni falsa oppinione da me, per la quale fosse sospicato lo mio amore essere per sensibile dilettazione.

Dante

Bonaventura – Vita e pensiero

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Vita

Bonaventura nacque a Bagnoreggio, vicino a Viterbo, nel 1217. Studiò con Alessandro di Hales. Si trasferì a Parigi e lì studiò e divenne bacelliere biblico, carica che mantenne dal 1248 al 1250. Nel 1257 divenne ministro generale dell’ordine francescano, del quale era membro dall’età di diciotto anni. Divenne, in seguito, maestro di teologia nel 1259. Compì numerosi viaggi in Europa e nel 1265 riprese i contatti con il mondo universitario parigino dopo un lungo allontanamento. Diventa cardinale nel 1273 e muore nel 1274 a Viterbo, dove ancora si trovano le sue spoglie.

Ruggero Bacone – Vita e Opere

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Vita

Come per altri filosofi medioevali, le informazioni biografiche su Ruggero Bacone sono scarse ed inattendibili. Pare che Ruggero Bacone sia nato nel 1214, studiò a Parigi e si recò ad Oxford solo in un momento successivo. Tra il 1240 e il 1247 insegna a Parigi. Nel 1250 entra nell’oridne francescano ma presto si trova in condizioni a lui non soddisfacenti. La vita monastica gli si presenta come un ostacolo allo studio.

Nel 1256 il papa Innocente VI gli chiedere di stendere un programma di riforma degli studi ma il pontefice massimo morì quando l’opera non era ancora conclusa e per ciò la riforma non fu portata a termine. Scrive le sue opere più importanti anche riprendendo il pensiero di Grossatesta: Opus maior, opus minor, opus tertior.

Morì in prigione nel 1292, segregato per l’anticonformismo alle dottrine canoniche. Continuò a scrivere vino alla morte.

Averroè – Vita e Opere

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Vita

Averroè nacque nel 1126 a Cordova, lì studiò diritto, medicina, filosofia e astronomia. Era un membro di una delle famiglie più ricche ed importanti della città, venne chiamato dalla corte a Marrakech e professò l’attività di medico. Nel 1196 i suoi scritti, in contrasto con alcune correnti teologiche e per aperte dichiarazioni di predilezione e autonomia della filosofia, vennero bruciate e Averroè fu rinchiuso in carcere. Solo nel 1198 venne scarcerato ma sfortunatamente per lui, quello fu anche l’anno della sua morte.

Anselmo d’Aosta – Vita e Opere

https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:A_Chronicle_of_England_-_Page_118_-_Anselm_Made_Archbishop_of_Canterbury.jpg

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Vita di Anselmo d’Aosta

Durante il medioevo alcuni chierici andavano di città in città per diffondere la parola di Dio oppure erano dei letterati, teologi o filosofi costretti a dirigersi in centri diversi dalla loro città natale per potersi confrontare apertamente su temi di difficile fruizione. Questo ruolo dell’intellettuale vagabondo è ricoperto da moltissimi filosofi nel medioevo, tra cui Anselmo d’Aosta. Con Anselmo non ci troviamo di fronte a un teologo come oggi s’è soliti indicare, infatti, la teologia razionale sarà materia di “riflessione rigorosa” a partire dalla canonizzazione della riflessione da parte di Tommaso d’Aquino. Anselmo nacque ad Aosta nel 1033, fu discepolo di Lanfranco di Pavia e si trasferì nell’abbazia benedettina di Beck in Normandia. Qui compose le sue opere più importanti. Strinse amicizia con l’allora arcivescovo di Canterbury al quale successe nel 1091. In questo ultimo periodo ebbe difficili rapporti con il Potere inglese sull’argomento centrale in quel tempo: la lotta per le investiture. Morì nel 1109 a Canterbury.

Alberto Magno – Vita e opere

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Vita

Alberto Magno nacque nel 1206 a Laningen, studiò a Bologna e a Padova. Nel 1228 divenne lettore a Colonia; nel 1240 fino al 1248 lo fu a Parigi. Nel 1223 entrò a far parte dell’ordine domenicano. Nel 1248 fondò a Colonia uno studio generale. Nel 1256 viene invitato dal papa Alessandro VI ad Anagni per una disputa sull’intelletto. Tra il 1257 e il 1260 insegnò a Colonia. Fu forse a Roma nel 1260 con Tommaso d’Aquino. Scrisse un gran numero di opere su di diversi argomenti: fisica, logica, e metafisica peripatetica, sulla morale, sull’etica, commento alle sentenze e una summa teologica.

Abelardo – Vita e Opere

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Vita

Abelardo nacque nel 1079, una generazione successiva a quella di Anselmo, studia filosofia seguendo il maestro Roscellino. Fonda una propria scuola a Melun nel 1104 circa. Nel 1108 si trasferisce di residenza e incomincia il commento al libro di Ezechiele. E’ in questo periodo che stringe la relazione tutt’altro che platonica con una sua allieva, Eloisa. Da questa avrà un figlio, il nome è Astrolabio. Fa rapire Eloisa perché non voleva che si sapesse che i due erano sposati e lei fosse incinta. Fulberto, zio di Eloisa, viene a scoprire la “trassa” e, per timore che Abelardo avesse abbandonato Eloisa, senza pensarci troppo, fece evirare Abelardo.

Il problema essenziale – Le proprietà delle cose

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Consigliamo Perfezione o imperfezione Gli universali


Uno dei problemi cardine di tutta la riflessione filosofica è la definizione delle proprietà delle, qualità essenziali, quelle che usiamo normalmente per riconoscere le cose le une delle altre, che usiamo per esplicare la natura di una cosa, che indichiamo per spiegare la realtà di un fenomeno.

La domanda può essere posta in questo modo: cosa significa “essere quadrato”? Il problema si pone in questi termini: o “essere quadrato” si predica di qualcosa, oppure “essere quadrato” è un’entità indipendente da ciò che viene predicato quadrato. Le due strade si escludono, metterle insieme implica contraddizione. Vediamo un attimo. Se dico che le proprietà sono dei “predicati”, cioè interpreto il valore della predicazione come qualcosa di estrinseco alla cosa, allora il predicato è una pura accidentalità: perché una qualità esista, deve esistere la cosa di cui si predica. In questo senso, non posso parlare di felini senza pensare che esista almeno un animale che rientri in quella categoria. In questo senso, la classe degli oggetti dotati di una certa proprietà, nasce dalla presa di coscienza che quegli oggetti hanno qualcosa di comune: ma quel che c’è di comune non ha una realtà indipendente dagli oggetti. Questo è il punto.