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Tag: Popper

Un paradosso per lo storicismo – Perché il futuro sociale è imprevedibile – Un argomento di Popper.

Argomento storicista

Tesi storicista 1 (T1): l’evoluzione sociale è prevedibile (ogni evento sociale E vale la proprietà essere prevedibile per un soggetto S, P(E,S)).

Tesi storicista 2 (T2): posto T1, allora il futuro sociale al tempo t2 è prevedibile al soggetto S sulla base delle conoscenze sociali disponibili a S al tempo t1, dove il tempo t1 è precedente al tempo t2.

Tesi storicista 3 (T3): per generalizzazione della T2, ogni evento sociale E al tempo t2 è prevedibile per ogni S solo se S al tempo t1 possiede le conoscenze necessarie e sufficienti per prevedere lo sviluppo degli eventi sociali.

Tesi storicista 4 (T4): per (T2) e (T3), il futuro sociale è prevedibile per il soggetto S al momento presente.

Popper – Le fonti della conoscenza

Prima di venire a presentare il contenuto della Conferenza filosofica annuale tenuta da Popper alla British Academy nel 1960, in cui il filosofo discute la sua posizione epistemologica, delineo brevemente le linee essenziali della sua filosofia della scienza.

Tesi centrale della filosofia della scienza di Popper è che la conoscenza (in particolare quella scientifica) si accresce per mezzo dell’individuazione degli errori, ovvero per mezzo della critica, effettuata con gli strumenti della ragione e con gli strumenti di controllo sperimentale, dei tentativi fatti, sovente sbagliati (come dimostra la storia della scienza), per risolvere i problemi. La scienza è certamente fallibile, nondimeno progredisce verso la verità imparando dai suoi errori. Le fasi della progressione della conoscenza sono essenzialmente due: inizialmente si postulano delle congetture, ovvero si tenta di dare soluzione ai problemi formulati in modo tale che siano scientificamente trattabili, per mezzo di supposizioni ingiustificate (e ingiustificabili; ovvero, da una parte sono ipotesi in attesa di controllo, e dunque non ancora possibilmente giustificate, dall’altra sono ingiustificabili perché di fatto la maggior parte degli asserti non può essere giustificata), dopodiché si cerca di confutare tali congetture, ovvero si sottopone la supposizione al controllo della critica. Il massimo a cui può aspirare una teoria è superare tutti i controlli a cui viene sottoposta; una teoria non è mai oggetto di giustificazione positiva, ovvero non si dà mai il caso di una teoria sicuramente vera (Popper assume come valida l’idea della verità oggettiva, nel senso di corrispondenza delle asserzioni vere con i fatti della realtà) o anche probabile. Tutto quello che possiamo fare per procedere nella via della verità è sottoporre le nostre teorie a severi controlli, ed imparare dagli errori che commettiamo. In questo modo siamo in grado di chiarire e penetrare sempre più il problema di cui ricerchiamo la soluzione.

Breve chiarificazione: ‘Cos’è l’Experimental Philosophy?’

Obbiettivo dello scritto è chiarire cosa si intende per “filosofia sperimentale”.

La filosofia sperimentale (anche detta x-phi, abbreviando la denominazione inglese) è una nuova tendenza d’indagine filosofica che integra l’ormai tradizionale metodologia d’indagine della filosofia analitica con il metodo scientifico della scienza cognitiva. La filosofia sperimentale è diffusa soprattutto negli Usa (Yale, Arizona, Buffalo), mentre in Italia viene sostanzialmente ignorata.

Il punto centrale è questo: il filosofo è detto sperimentale quando si occupa di indagare attraverso la ricerca e il metodo empirico, ovvero attraverso uno studio sistematico, rigoroso e scientifico, il pensiero e le intuizioni dell’uomo comune sulle questioni che stanno a fondamento della discussione filosofica.

Popper e la crescita della conoscenza.

Di Zeppi A. www.scuolafilosofica.com

 Una lettura, critica negli intenti, ma purtroppo ancora frammentaria, del contributo che la razionalità critica ha dato e continua a dare ad una epistemologia della “crescita della conoscenza”.

Introduzione

Uno dei punti, a dire il vero rarissimi, che sembrano accordare una buona parte degli epistemologi cimentatisi nell’arduo compito di valutare criticamente il pensiero popperiano, o almeno quei pochi che io ho avuto l’occasione di conoscere, può essere a mio avviso facilmente riconosciuto nel piglio con cui il filosofo viennese viene da questi affrontato. Proprio in questo caso uno strumento eccezionalmente accessibile e semplice, come l’indice, che già  può concederci ,se ben valutato, un ottimo colpo d’occhio sull’indirizzo generale di qualsiasi testo, risulta esserci particolarmente d’aiuto per individuare sin da subito i punti cardine della critica filosofica. Una delle più complete antologie redatte su questo autore[1] inaugura una serie di articoli, rivolti a Sir Karl da una serie scelta di critici, con un saggio dal titolo: “Popper and the Vienna Circle” redatto da Viktor Kraft[2]. È singolare notare che sin da subito si inaugura quello che poi sarà un leitmotiv di molti altri approcci al medesimo problema, i rapporti fra Popper ed il Circolo di Vienna vengono confermati e smentiti al contempo proprio nelle prime righe del saggio:

Il pragmatismo filosofico

[[File:Charles Sanders Peirce theb3558.jpg|thumb|Charles Sanders Peirce theb3558]]


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Struttura dell’articolo: 1.Note storiche – La fase eroica (ca. 1870-1930) – Il revival ( ca. 1980); 2. Le tesi del pragmatismo; Bibliografia essenziale

1. Note storiche

Il movimento pragmatista nasce dalle filosofie di Peirce (1839 – 1914), James (1842 – 1910) e Dewey (1859 – 1952). Tuttavia, anticipazioni della filosofia pragmatista possono essere agevolmente trovate in ‘tutta l’antichità che si vuole’ (come confessa con piacere Peirce): Socrate, Aristotele, ma poi anche Spinoza, Locke, Berkeley, Kant, Comte. Comunque sia, è sensato riconoscere due fasi storiche del movimento pragmatista: la fase classica (o fase eroica ca. 1870 – 1930) e la fase nuova (o il revival ca. 1980).