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Autore: Giangiuseppe Pili

Sui movimenti politici del XXI secolo

Ispirati dalle numerose e prestigiose conferenze tenute da Ivan Krastev, Chairman of the Centre for Liberal Strategies in Sofia, proponiamo una analisi ad ampio raggio sui vari movimenti politici del XXI secolo che si sono affermati o che vanno ad affermarsi soprattutto, ma non solo, in Europa. Gran parte delle osservazioni contenute in questo articolo sono, appunto, riprese dai risultati dell’ascolto di varie conferenze e su alcune riflessioni personali.

I movimenti politici sono sempre esistiti nella cultura politica europea, almeno dalla rivoluzione francese del 1789 in avanti. Da un punto di vista filosofico, le parole “un movimento politico” stanno per una descrizione definita che si riferisce ad un insieme di oggetti sociali vaghi e diversificati. Infatti, la dicitura “movimento politico” non solo non è un nome (un designatore rigido nei termini di Saul Kripke o, differentemente, come termine per un individuo singolo nella teoria di Frege e Russell) ma non è neppure una locuzione che si riferisce ad un solo tipo di insieme di individui. Il termine è vago ma anche l’oggetto identificato è sfuggente perché l’oggetto sociale in questione non è unico. L’insieme dei gatti è unico ed è chiaro, l’insieme dei movimenti politici include molte cose diverse all’interno. Il lettore avrà subito osservato che non ho impiegato la parola “organizzazione” e ciò è di proposito. Solamente alcuni movimenti finiscono per diventare vere e proprie organizzazioni. In particolare, proprio i movimenti politici più diffusi nel XXI secolo, distinti ad esempio dai partiti tradizionali (quindi per natura verticali), si autocaratterizzano come non-organizzati, come insieme di individui che partecipano alla stessa attività spontaneamente.

Kant Una biografia – Manfred Kuehn

Kuehn M., (2001), Kant – Una biografia, Il Mulino, Bologna.

Kuehn, Manfred, (2001), Kant – A Biography, Cambridge: Cambridge University Press.


Kant Una biografia è un libro di Manfred Kuehn, edito per la Cambridge University Press nel 2001 e tradotto in Italia dal Mulino nello stesso anno. Si tratta obiettivamente di un lavoro monumentale, non solamente per la sua dimensione (544 pagine nell’edizione della Cambridge letteralmente sin troppo poco maneggevole per grandezza delle pagine), ma anche per il respiro concettuale.

Non essendo questo il posto per riportare le tracce della vita di Kant, vale la pena invece proporre un commento generale al lavoro. Innanzi tutto, Kant Una biografia, è prima di tutto una vera e propria biografia in senso stretto e non la ricostruzione biografica e cronologica del pensiero di Kant. Non si tratta, dunque, di qualcosa di simile del libro di James Harris, una biografia intellettuale del pensiero di Hume. Uno dei pregi del libro di Kuehn è senza dubbio quello di aver preso sul serio il problema di ricostruire la vita di Kant. Come è noto, Kant non ha avuto una vita definita da grandi momenti. Egli ha vissuto un’esistenza ordinaria, sostanzialmente come la maggioranza delle persone. Ma a differenza di queste, egli proprio vivendo ordinariamente ha ideato un pensiero del tutto straordinario. In altre parole, laddove la maggioranza della gente vive in modo semplice perché lo è, Kant invece ha utilizzato le sue energie e il suo tempo per andare oltre la normalità. Infatti, quando si dice che la vita di Kant è stata banale, sembra avere come implicito che la vita sia l’insieme delle azioni corporali che uno compie. Evidentemente, la vita è ben di più.

Five Myths About Nuclear Weapons – Ward Wilson

 

Wilson, Ward (2013), Five Myths About Nuclear Weapons, Mariner Books, New York.


Five Myths About Nuclear Weapons è un saggio di Ward Wilson, edito dalla Mariner Books di New York nel 2013 ma ancora e più che mai attuale. War Wilson è senior fellow al British American Security Information Council (BASIC), esperto di armamenti atomici e perspicace ricercatore. Questo libro è senza dubbio uno dei migliori lavori usciti su questo argomento, in cui domina una sorta di pensiero unico, formato dalle riflessioni di esperti della teoria dei giochi che hanno poi applicato la logica astratta alla deterrenza nucleare (per esempio Kahn e Shelling). Proprio per le cinque tesi (i cinque miti) di cui parla il titolo, il libro si pone come obiettivo una sana critica concettuale e logica di alcuni assunti fondamentali che ancora guidano il pensiero degli analisti sulla deterrenza nucleare. Va da sé che in questi ultimi mesi, in cui si è a lungo riparlato di armi atomiche e termonucleari, questo libro, naturalmente non tradotto in italiano, risulta salutare e davvero illuminante.

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

In uno stato non chiaramente identificato, in una grande città senza nome, Montag svolge il suo lavoro come ogni giorno. Con il suo elmetto numerato “451” porta in giro il fuoco distruttore della cultura. La società senza nome si regge sul fatto che i suoi cittadini non possano leggere libri. Tutta la cultura è cultura di massa, il cui unico scopo è creare una costante rete di anestetici intellettuali, qualsiasi cosa purché “la massa” sia sempre indistinta e incapace di pensare. Completamente prona al destino massificante e massificatore è la moglie di Montag, Mildred. Mildred non solo mastica pillole come se fossero cioccolatini, ma sostanzialmente vive conversando con la sua televisione, diventata perfettamente interattiva e quasi quadrimensionale.

Montag è descritto in modo nitido nella prima pagina come uno “stolido” e poi come una sorta di fanatico dell’ordine costituito. Ma assai presto egli si trasforma prima in critico passivo e poi attivo. Ma in realtà questa “fase critica” del pensiero di Montag doveva avere le radici in un qualche passato perché effettivamente si scopre più avanti che egli ruba almeno alcuni libri che doveva bruciare. E non solo ne ruba diversi, ma pure li nasconde. Ma da principio, il narratore lascia intendere che la rivoluzione interiore di questo sedicente uomo della massa nasce dal contatto ripetuto con una ragazzina “stramba”, Clarisse McClellan, che naturalmente fa una brutta fine, morendo ufficialmente in un modo così poco convincente che uno scaltrito Montag, pur essendoci stato prima descritto come stolido, rimane dubbioso. Ad ogni modo, Clarisse parla a Montag della rugiada e della bellezza di “farsi accarezzare la lingua dalla pioggia”. Quante esperienze ci sono nel mondo capaci di alterare la narrativa dell’unica società senza nome… I fili d’erba nei prati e le mani che toccano cose… Tutto un rischio di rivoluzione politica passa dalle aiuole, a tal punto che viene da chiedersi come mai questo “mostro sociale” non abbia cementificato tutto il possibile, che poi non è causa neppure né di difficile né di molto lavoro.

La svastica sul sole – Philip Dick

Dick, Philip, (1962), La svastica sul sole, Fanucci, Roma.


La svastica sul sole è un romanzo di fantascienza di Philip K. Dick, uscito per la prima volta nel 1962. Si tratta di uno dei libri che meglio incarna l’archetipo del genere in cui il mondo possibile descritto è estremamente vicino al nostro e varia da questo solamente per poche caratteristiche per quanto, naturalmente, decisive.

La trama de La svastica sul sole si riassume relativamente in poco. Siamo nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Diversi personaggi vivono all’interno degli Stati Uniti, sconfitti dal Giappone a ovest e dalla Germania nazista ad est. I due stati totalitari vincitori si contendono il mondo, tra operazioni spaziali, voli di razzi e operazioni di pulizia etnica su base addirittura continentale. Gli Stati Uniti non sono stati totalmente occupati, ma sono uno stato cuscinetto tra la zona ad ovest, sotto controllo de facto del Giappone imperiale, e la zona ad est, sotto l’influenza della Germania nazista. Il libro vede avvicendarsi diversi personaggi, nessuno più importante di un altro, ma tutti concorrono a mettere in mostra un particolare del modo di vivere in questo mondo dominato dalle due potenze totalitarie. In particolare, le storie si intrecciano su un libro La cavalletta non si alzerà più, che si scoprirà dischiudere la verità sullo stato reale politico del mondo, verità che era solo ipotizzata e non conosciuta neppure dallo scrittore. Sarà Il libro dei mutamenti, l’I Ching, divenuto guida di tutto il mondo sotto l’influenza giapponese, a dischiudere infine la chiave di lettura per l’ultima verità.

Team of Teams e la riflessione del gen. Stanley McChrystal

McChrystal, Stanley, (2015), Team of Teams, Penguin, New York.


…even the best technology and the finest intelligence cannot tell you exactly what to expect.

what worked in the twentieth century could not hold forever.

Stanley McChrystal

 Team of Teams è un libro scritto dal (ret.) generale Stanley McChrystal, insieme ad altri tre autori (Tantum Collins, David Silverman e Chris Fussell). Il libro è edito dalla Penguin di New York nel 2015. Si tratta indubbiamente di un lavoro estremamente originale, intelligente e, soprattutto, molto utile.

Team of Teams è un’opera ampiamente multidisciplinare, in cui si intersecano i principi dell’arte della guerra con il management scientifico, l’ingegneria e l’intelligence. Il lettore potrebbe essere sorpreso dal fatto che il libro probabilmente più citato non è il Von Krieg di Carl Von Clausewitz, né tanto meno L’arte della guerra di Sun Tzu o altri lavori del pensiero militare e strategico. Invece è il The principles of scientific management (1911) di Frederick Taylor, l’ideatore e l’inventore della catena di montaggio. Infatti, Team of Teams nasce dall’intersezione dell’arte militare con l’arte del management e il risultato è sorprendente.

La guerra fredda – Stanislas Jeannesson

La guerra fredda è un libro di Stanislas Jeannesson edito per Donzelli nel 2002. Si tratta di una sintesi estrema della storia del conflitto tra il blocco occidentale, guidato dagli USA, e il blocco sovietico, a cui capo era l’URSS. Il libro non ha alcuna pretesa esaustiva ed è piuttosto stringato, nelle sue 124 pagine di contenuti, in una edizione piuttosto comoda da leggere per la grandezza del carattere e per la dimensione dei margini. Considerando che la guerra fredda è durata circa cinquant’anni, ogni pagina più o meno tratta quattro mesi. Se poi si aggiunge che quasi la metà del libro è spesa per ricostruire i primi anni, pur fondamentali, dell’avvio della guerra (cioè dai primi incontri di Teheran e Jalta al 1953, data della morte di Stalin), possiamo comprendere quanto stringato sia questo volume.

Dove è l’informazione di politica estera?

Questo articolo non ha grandi contenuti da offrire e lo scrivo soltanto perché più di una persona mi ha chiesto quali sono le mie fonti di aggiornamento circa tematiche complesse di politica estera. Prima di enunciare l’insieme di fonti da cui normalmente traggo le mie informazioni, vorrei specificare alcuni principi guida. Mi farò guidare da alcune delle più frequenti domande che mi vengono rivolte e a cui ogni volta devo dare risposte simili. Esse sono molto più diffuse di quanto non si pensi:

 

1. E’ vero che l’informazione dei media tradizionali non è attendibile?

Da filosofo, mi verrebbe da chiedere “cosa intendi con la parola attendibile”. Se con “attendibile” vuoi dire che è “realistica”, intendendo “che rappresenta la realtà dei fatti” allora sono relativamente attendibili. Qualcosa là fuori nel mondo esiste. Se con attendibile intendi “affidabile”, allora le cose purtroppo non stanno necessariamente così. Con “affidabile” intendo che le descrizioni dei fatti sono statisticamente più vere che false (anche all’interno dello stesso insieme di informazioni, ad esempio un servizio specifico di telegiornale). Infatti, bisogna fare un discrimine tra i media. I media tradizionali sono molto utili per questioni di politica interna o per fatti su cui dispongono di personale addetto sul campo (quindi la strage di paese, anche se molto polarizzata o strumentalizzata, può essere descritta efficacemente). Infatti, è possibile che i media tradizionali forniscano una particolare valutazione dei fatti, ma dietro alla valutazione si riesce a rintracciare i fatti. Mentre la politica interna non è tanto una questione di fatti, quanto di analisi, idee e valutazioni: cosa che si può fare senza impegnarsi sulla resa concreta di fatti. Ci vuol poco a parlare di ciò che un politico ha fatto, mentre ci vuole molto per capire se quel che ha fatto ha un senso. Cosa del tutto diversa, invece, è la politica estera proprio perché è elusiva e va compresa attraverso lunghe analisi storiche che, usualmente, non vengono offerte al pubblico e si è lecitamente disposti a sospettare che le si conosca anche a grandi linee. Inoltre, le informazioni sui fatti lontani (per esempio, notizie provenienti da qualche teatro di guerra) vengono acquistate da pochissime agenzie di informazione, di origine angloamericana.

Intervista a Volfango Rizzi sulla conferenza di scacchi a Voghera il 7 ottobre

Il giorno 7 ottobre alle ore 16.00 si terrà a Voghera una conferenza nazionale sugli scacchi dal titolo estremamente interessante e affascinante: “Scacchi, mente e letteratura”. La conferenza ha un programma piuttosto ricco sia di contenuti che di interventi. Per fornire un quadro esaustivo abbiamo intervistato Volfango Rizzi, organizzatore dell’evento (qui la locandina: Scacchi, Mente e Letteratura):

 

(a) Caro Volfango Rizzi, presidente dell’ASE960 (Associazione Scacchi960 e Scacchi Eterodossi), quale è stata la motivazione che ha guidato alla scelta del tema “scacchi, mente e letteratura”?

Mi dedico molto agli scacchi giovanili e studenteschi e trovo personalmente interessante il tema dei possibili benefici sulla mente da parte di questa disciplina. So che vi sono state delle recenti ricerche, anche nel nostro paese, sull’argomento dei benefici dell’insegnamento degli scacchi ai fanciulli. Ritengo quindi che sia interessante sviluppare questa tematica sotto molteplici aspetti: medico, psicologico e pedagogico. Ritengo però stimolante allargare l’orizzonte e trattare anche i rapporti tra il mondo degli scacchi e letteratura, matematica, storia e filosofia.

A Savage War of Peace – Algeria 1954-1962. Alistair Horne

A Savage War of Peace narra le vicende della guerra di Algeria, combattuta tra la Francia e tra i diversi gruppi di liberazione nazionale, tra cui FLN (Fronte di Liberazione Nazionale). Si tratta di una delle guerre più ignorate dall’Europa Occidentale, perché la sua cattiva coscienza viene semplicemente messa a nudo.

(1) E’ stata una guerra durata di fatto più di otto anni, in un territorio da sempre mira del controllo delle potenze dell’Europa (dall’impero romano in poi) per ragioni che oggi diremmo “geopolitiche”, ruggente parola di moda che si applica sempre volentieri, come il silicone Saratoga, utilissimo per appiccicare qualsiasi cosa. (2) La guerra in Algeria è iniziata quasi subito dopo la seconda guerra mondiale: egli europei pacifici, gente saggia. (3) I francesi non hanno risparmiato nessun mezzo a loro disponibile pur di ottenere la vittoria (mancata), compresa la tortura, l’uso dell’air power, il napalm e le catastrofiche rappresaglie più o meno spontanee sulla popolazione civile chiamate in modi irripetibili, tra cui ratonnade e varianti che anche un lettore digiuno della lingua della diplomazia estinta come me sa benissimo comprendere nel suo pieno senso derogatorio. (4) I risultati della guerra sono stati catastrofici per la Francia, che ha rischiato il colpo di stato militare, la guerra civile e che ha visto il termine della quarta repubblica.