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Autore: Giangiuseppe Pili

3. L’ampiezza e i risultati principali della “Critica della ragion pura”

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La Critica della ragion pura riguarda tutte le condizioni che rendono possibile la spiegazione della nostra facoltà di giudizio: ‘Il tavolo è quadrato’ è un giudizio che si fonda sull’esperienza (quindi, nei termini kantiani è “sintetico”, vedremo oltre cosa significa) ma che non è esclusivamente basato su di essa. Un ‘quadrato’ non è un ente fisico reale: esistono infiniti esempi concreti (ed imprecisi) di quadrato, ma la nozione generale dipende da altro, ovvero dall’operazione di generalizzazione dell’esperienza che, in questo caso, proviene direttamente da una delle fonti della nostra intuizione (lo spazio, ovvero l’intuizione esterna: il lettore non si spaventi perché ci torneremo). Quindi, da un lato c’è l’esperienza del mondo esterno, dall’altro c’è l’intelletto che unifica l’esperienza in un giudizio.

(2) Il linguaggio della “Critica della Ragion Pura” e i suoi limiti legati alla facoltà di giudizio

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Prima di scendere all’interno della teoria epistemologica kantiana (ʽepistemologiaʼ, ovvero ʽconoscenzaʼ) non sarà fuori luogo chiarire alcune caratteristiche estrinseche della sua opera, ovvero alcune sue proprietà secondarie, per dirla con John Locke, ovvero proprietà non essenziali all’oggetto ma che ne costituiscono comunque una parte della sua apparenza.

Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

 

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…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant

Epistemology and Intelligence – Some philosophical problems to be solved

E’ con mio grande piacere annunciare la pubblicazione del mio articolo Epistemology and intelligence (https://doi.org/10.1080/23800992.2018.1532180) nella rivista internazionale The international Journal of Intelligence, Security, and Public Affairs. Invito tutti gli interessati a segnalarmi eventualmente il loro interesse e nel frattempo li rimando alla pagina del giornale.


I want to consider puzzles that must be solved to formulate a theory of epistemology of intelligence. My aim is not to build a theory. I want to create the foundations of a good approach to an epistemological theory of intelligence. To reach this step, unsolved problems must be considered; I formulate them in an analytical manner, that is, I consider them as philosophical puzzles, similar to epistemology. This is the preliminary step toward a new way of thinking about old issues. We must face our primary difficulties in the best manner, that is, we need an epistemology of intelligence.

Lavoro nell’età dei robot – Una riflessione sul futuro prossimo?

Ispirato dalla recente lettura de Work in the Age of Robots (Encountering Books, 2018) del saggista e futurologo Mark Mills, vorrei qui ragionare sul principale argomento del libro, ovvero l’avvento dell’automazione non determinerà la fine del lavoro per come lo conosciamo. Ora, a differenza di certi testi giuridici che fonderebbero taluni stati, vorrei iniziare questa brevissima riflessione dando una definizione di lavoro del termine centrale: ‘lavoro’. In questo contesto, il lavoro è il processo necessario per trasformare una risorsa in bene di consumo.

Capire la “Risposta alla domanda – Che cos’è l’illuminismo” di Immanuel Kant

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo.

Immanuel Kant

Il pensiero e il suo schermo – Un’intervista a Giancarlo Chiariglione

Ho avuto il piacere di conoscere il dott. Giancarlo Chiariglione durante questi ultimi mesi. Egli mi ha onorato di prender parte attivamente al progetto della collana di cui è responsabile, Il pensiero e il suo schermo edita da Petite Plaisance di Pistoia, casa editrice ben nota specialmente in ambito filosofico. Da parte mia ho avuto subito il piacere di scoprire i suoi interessi di ricerca e così ho accettato di scrivere il libro Anche Kant amava Arancia Meccanica che ha la prefazione illustre del prof. Silvano Tagliagambe. Ho così voluto ospitare un’intervista a Giancarlo Chiariglione sul blog di Scuola Filosofica per promuovere appieno quella che è senza dubbio una collana di grandissimo rilievo scientifico capace di interessare anche il più vasto pubblico. Anche in questa circostanza, ringrazio il dott. Chiariglione per la sua disponibilità e gentilezza e per avermi dato l’opportunità di lavorare su uno dei testi che già oggi stimo maggiormente della mia carriera di saggista.

 

  1. Ciao Giancarlo. Grazie di aver accettato questa intervista per Scuola Filosofica. Come definiresti la collana “Il pensiero e il suo schermo”? Quali sono i temi principali e quale è l’obiettivo della serie di libri?