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Autore: Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

Azione Filosofica è aperta alle iscrizioni!

Cari lettori di Scuola Filosofica,

E’ con mio infinito piacere invitarti a far parte del Scuola Filosofica World! Da oggi potete fare domanda per iscrivervi alla nostra associazione culturale, Azione Filosofica. Scriveteci alla email: scuolafilosofica_at_gmail.com per avere il modulo di richiesta di iscrizione e della privacy. Vi daremo l’IBAN su cui potrete fare il versamento: 40 euro annuali per lavoratori mentre 20 per studenti e inoccupati. Se invece volete aderire immediatamente per tre anni sono 100 annuali per lavoratori e 50 per studenti e inoccupati!

E’ importante, per noi, che l’adesione sia consapevole e partecipe così che invitiamo gli iscritti a leggere il nostro statuto: Azione Filosofica – Statuto! Partecipare ad Azione Filosofica è un modo per sostenere Scuola Filosofica in modo attivo e positivo al fine di realizzare gli ideali di ragione, cultura e democrazia fondati sui valori di eguaglianza e libertà degli individui. L’associazione ha così come scopo la diffusione dei valori costitutivi di Scuola Filosofica al di là degli eterei steccati del Web che, pure, rientrano all’interno dei modi di sostenere AF e SF. E’ nostro scopo quello di rivendicare uno spazio legittimo all’interno del mondo culturale italiano in modo positivo e costruttivo. Se sei interessata/o iscriviti ad Azione Filosofica, partecipa alle nostre iniziative, segui i libri della collana e le attività di SF e AF sui nostri principali canali social!

Se credi nella ragione, nella libertà e nell’eguaglianza questo può essere un modo per cercare di realizzare qualcosa che non sia un pensiero personale e puramente privato. Azione Filosofica nasce con l’esigenza di oltrepassare i limiti del web per creare un progetto comune. L’alternativa è sempre rimanere in seconda fila ad aspettare che il mondo cambi da solo. Il mondo non cambierà, ma noi nel frattempo possiamo fare qualcosa per esso! Noi siamo qui e ci crediamo perché quel che dipende da noi sarà messo in pratica con fiducia e speranza.

Giangiuseppe Pili

Capire “Capitalismo e libertà” di Milton Friedman

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Friedman, M., (1962), Capitalism and Freedom, Chicago: Chicago University Press.

Friedman M., Capitalismo e libertà, IBL, 2010.


The heart of the liberal philosophy is a belief in the dignity of the individual, in his freedom to make the most of his capcities and opportunities according to his own lights, subject only to the proviso that he not interfere with the freedom of other individuals to do the same. This implies a belief in the equality of men in one sense; in their inequality in another. Each man has an equal right to freedom. This is an important and fundamental right precisely because men are different, because one man will want to do different things with his freedom than another, and in the process can contribute more than another to the general culture of the society in which many men live.

Il cuore della filosofia liberale risiede nella credenza nella libertà dell’individuo, nella sua libertà di seguire la gran parte delle sue capacità e opportunità in accordo con il suo lume naturale, soggetto soltanto al limite della non-interferenza con la libertà di altri individui nel fare lo stesso. Questo implica la credenza nell’eguaglianza degli uomini in un senso preciso: nella loro non eguaglianza in un altro senso. Ogni uomo ha un eguale diritto alla libertà. Questo diritto è importante e fondamentale esattamente perché gli uomini sono differenti perché un uomo vorrà ottenere cose diverse dalla propria libertà rispetto ad un altro, e nel processo potrà contribuire più di un altro alla cultura generale della società in cui molti uomini vivono.

Milton Friedman

8. Le forme a priori dell’esperienza: il tempo

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3.3.2 Il tempo

In Kant, il tempo è una forma dell’esperienza. Esso non è qualcosa di esterno al soggetto. Al contrario, il tempo è qualcosa che fa parte del soggetto e contribuisce alla formazione dell’esperienza insieme allo spazio. Esso è una componente di tutta l’esperienza: “Il tempo è una rappresentazione necessaria, che si trova a fondamento di tutte le intuizioni. Rispetto ai fenomeni in generale, non è possibile sopprimere il tempo come tale, mentre è possibilissimo toglier via tutti i fenomeni dal tempo. Il tempo è un dato a priori” (enfasi aggiunta).[1] Tuttavia, lo spazio è un’intuizione esterna perché esso mostra qualcosa che non è parte del soggetto in quanto tale. Il tempo, invece, è interamente parte del soggetto e, per questo, è chiamato anche “senso interno”: “Il tempo non è un concetto discorsivo, universale, ma una forma pura dell’intuizione sensibile”.[2] In altre parole, tutto si dà nel tempo perché il soggetto stesso proietta il suo tempo ai fenomeni che concepisce e che ordina secondo le sue categorie. Ovvero ogni singola esperienza esiste nel tempo in quanto non potrebbe essere altrimenti: possiamo togliere tutto dal tempo ma non il tempo dal soggetto e, dunque, non dalle sue esperienze.

[Preview] Sorites paradox and the problems for the ontology of war

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Would you like to help the scientific research in the field? Are you interested in war and ontology? Please, write to the author (scuolafilosofica_at_gmail.com) and ask him for the first draft of the paper!


1 gunshot is not a war, 2 gunshots are not a war… are 1 million gunshots a war? There is no such thing so investigated as war and, at the same time, still so outcasted theoretically. Ambiguity, vagueness and logical conundrums lay unsolved in the very hardcore of the several theories that considered war from a general perspective and, then, philosophically committed explicitly or implicitly. It is not the experience and observational data we lack but the general ability to generalize and expand our knowledge beyond what we can directly observe empirically and historically. Sorites arguments are everywhere in war theories: vagueness and ambiguities of many shapes inform the literature. Only a philosophical account of war can solve some of those issues: an ontology of war is needed to bring light into the heart of darkness.


7. Le forme a priori dell’esperienza: lo spazio

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Spazio e tempo sono forme a priori dell’esperienza, ovvero, l’esperienza è un prodotto dello spazio e del tempo, per come li concepiamo noi. In altre parole, il soggetto stesso colloca l’esperienza all’interno di uno spazio in un certo tempo. Per questo l’esperienza stessa non può esistere se non in uno spazio e in un certo tempo: “Conseguentemente, la rappresentazione dello spazio non può derivare, mediante l’esperienza, dai rapporti del fenomeno esterno; al contrario, l’esperienza esterna è possibile solo in virtù di detta rappresentazione”.[1] Per tale ragione, dunque, per Kant, lo spazio in sé non è il risultato di una costruzione geometrica (ad esempio, una definizione  di spazio come piano infinito costituito da infinite rette etc.) ma la costruzione geometrica è essa stessa possibile in quanto noi intuiamo lo spazio indipendentemente da ogni possibile costruzione di esso: “Lo spazio non è affatto un concetto discorsivo [non si ottiene per costruzione] – o, come si dice, universale – dei rapporti delle cose in generale, ma un’intuizione pura”.[2] Insomma, il fenomeno che chiamiamo ‘tavolo’ definisce uno spazio perché noi intuiamo la sua forma in questo modo. Dato il fatto che lo spazio è concepito a noi esterno, a differenza del tempo, esso è, per Kant, il senso esterno che determina la percezione di ciò che non sta in noi. Il fenomeno del tavolo, nella sua dimensione spaziale, è indipendente da noi proprio perché esso si intuisce a noi esterno. Tutto questo è spiegato da Kant in questi termini:

Intelligence and Social Epistemology – Toward a Social Epistemological Theory of Intelligence

Giangiuseppe Pili (2019): Intelligence and Social Epistemology – Toward a Social Epistemological Theory of Intelligence, Social Epistemology, DOI: 10.1080/02691728.2019.1658823


Yes, I know what you are thinking: “Pili stroke again! I cannot miss it!” Indeed, it is my first publication in a Q1 Journal of Philosophy, one of the best in the Social Epistemology field. Social Epistemology is a autoritative journal of philosophy. But this is not the real point. The point is that this is a first attempt toward a social epistemological theory of intelligence in a philosophical journal. It is my third paper on the epistemology of intelligence (after Epistemology and Intelligence – Some philosophical problems to be solved and Intelligence and social knowledge – A philosophical inquiring on the social epistemological nature of intelligence as a state institution) and this marks a real progress toward what I think a real epistemological theory of intelligence should be. Then, follow the progress if you like this project and don’t miss the next step of this exciting research project! Finally, if you want the gist of the paper, please, feel free to write me at scuolafilosofica_AT_gmail.com!

Keep in touch, guys!


Abstract

We, like the Romans, face the prospect of a state of permanent (cyber)war Cyberspace as the new limes of the empires in an age of durable disorder

Mules of Marius

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Would you like to help the scientific research in the field? Are you interested in cyberwar and cyber security? Please, write to the author (scuolafilosofica_at_gmail.com) and ask him for the first draft of the paper!


Abstract
When we feel the deceitful sense of darkness of the present, we should look back to our enlightened past to study the human behavior in order to achieve a higher sense of understanding. Cyberspace is militarized from within and from without for clear political objectives, whose most important is the control of the laws of the cyberspace itself, namely the technical principles, the rules of the infrastructure and the legal standards that shape the cyber domain. The logic of the cyber competition could be traced back to the Roman armed border system and frontier: the limes. The armed frontier is not pacific and not entirely pacified because it is not the goal. The main current powers, like the Romans, want to project power and influence inside and outside their borders. There is no meaningful sense of peace inside the cyberspace as it was the case for the Roman territory. And then, looking back to the past in which Rome was falling, we should remember the Luttwak’s warning: “Once the empire was no longer sustained by the logic of collective security, it could only endure because of the unsustainable will of its rulers, and by men’s waning fear of the unknown”.

Toward a Philosophical Definition of Intelligence – International Journal of Intelligence, Security and Public Affairs

Giangiuseppe Pili, (2019), “Toward a Philosophical Definition of Intelligence“, The International Journal of Intelligence, Security, and Public Affairs, 21:2, 162-190, DOI: 10.1080/23800992.2019.1649113

It is with my great pleasure to announce my last issue in the International Journal of Intelligence, Security and Public Affairs!: Toward a philosophical definition of intelligence. This is my second paper in the journal and my third on the topic in a peer-reviewed journal (and a new one is coming, so keep in touch!). However, I am particularly proud of this scientific result, as far as the topic is one of the most relevant in the field, as it was defined by Mark Phythian and Peter Gill in one of their best papers. The two scholars stressed the importance of the definitional debate inside the intelligence studies literature. This paper tries to bring analytic philosophy to intelligence as state institution in order to give a new definition of intelligence. I want to thank two anonymous reviewers, who significantly helped me in improving the paper with their comments and suggestions.


What is intelligence? A short question, which is difficult to answer. In fact, there is no general agreement on the definition of intelligence. A good philosophical analysis starts with intuitions, which can be found in the literature. After the recollection of these intuitions and their discussion, it is necessary to add some rational justifications of them. I want to express a general definition of intelligence, whose formulation is indebted to a philosophical analytic approach that considers some different alternatives. Intelligence is a vague word and it has different meanings. In fact, the intelligence studies are so rich but they pose some particular philosophical problems. Philosophy defines complex and complicated words in a simple and coherent way. I want to defend a definition, which is philosophically consistent and meaningful for intelligence studies. Is this a good way to solve such a complex problem? As Ludwig Wittgenstein said: “The problems are solved, not by giving new information, but by arranging what we have always known. Philosophy is a battle against the bewitchment of our intelligence by means of language”.

Filosofia, letteratura e teatro – Studi in onore di Giovanni Feliciani

Carissimi lettori di SF. Come sapete, Scuola Filosofica ha spesso seguito con attenzione l’opera di Giovanni Feliciani, editore e filosofo italiano recentemente scomparso (2017). La sua casa editrice, Bibliosofica, è stata una delle prime a mandare dei lavori alla nostra redazione per conoscenza e recensioni. Vogliamo, dunque, ringraziare il dottor Fabio Nicolosi che mi ha personalmente invitato a ripubblicare l’intervista che io stesso concordai con Feliciani. Colgo l’occasione per segnalare l’uscita del volume Filosofia, letteratura e teatro e a far un ultimo saluto ad un uomo e pensatore che ha davvero creduto nella filosofia, come forma di sapere da diffondere a tutta l’umanità. Abbiamo bisogno di persone come Feliciani e il nostro Paese più che mai. Qui sotto trovate la quarta di copertina e auguro a tutti i lettori una buona lettura ancora in compagnia di Giovanni Feliciani.

Dr. Giangiuseppe Pili

La logica di Tommaso d’Aquino – Claudio Testi

Testi, Claudio; (2018), La logica di Tommaso d’Aquino – Dimostrazione, induzione e metafisica, ESD: Bologna.


Dato che da circa un anno, con l’eccezione di un lavoro su Kant, non ho più pubblicato nulla in lingua italiana neppure per Scuola Filosofica, dovrebbe significare almeno che questo lavoro del dottor Claudio Testi, già autore di diversi lavori eccellenti su Tolkien e san Tommaso, ha una sua importanza peculiare. Infatti, Testi è un autore che centellina le sue pubblicazioni con molta cautela e che mai dà alle stampe qualcosa che non sia profondamente ponderato nei minimi dettagli. Era questo il caso di Santi pagani nella Terra di Mezzo, in cui Testi approfondiva le sue ricerche tolkeniane di cui egli stesso è uno dei massimi studiosi, non solo italiani, e già recensito per SF ed è tanto più il caso di questo volume.