Segnalo il 2° torneo di Natale organizzato dalla nascente associazione di Scacchi all’Università Politecnico di Milano. Si tratta di un torneo semilampo che si giocherà…
...all we need is philosophy
Segnalo il 2° torneo di Natale organizzato dalla nascente associazione di Scacchi all’Università Politecnico di Milano. Si tratta di un torneo semilampo che si giocherà…
Vorrei segnalare a tutti, in particolare agli amici milanesi, che attualmente si sta svolgendo il campionato italiano assoluto 2015. Si gioca in una magnifica sala…
E’ uscita il nuovo numero della rivista di scacchi di Lucio Rosario Ragonese, che questo mese ospita anche un mio articolo. Un augurio di buona…
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Consigliamo – A cura di Giangiuseppe Pili e l’Introduzione schematica all’epistemologia
Abstract
In questo articolo si considerano le linee generali della Embodied Cognition, un nuovo fertile campo di ricerca sulla mente e sulla cognizione. Il rifiuto dell’impostazione classica alla filosofia della mente, la riconsiderazione del ruolo del corpo all’interno della cognizione fanno di questa relativamente nuova disciplina un campo di analisi per il presente e per il futuro.
L’Embodied Cognition è l’ultima Revolution in Academic Affairs ed è un settore di ricerca che si situa all’interno della filosofia della mente, dell’intelligenza artificiale e della fenomenologia. Il suo primario campo di indagine risulta essere la relazione mente/corpo e, soprattutto, come questa relazione influenzi la cognizione. L’idea principale, riportata in modo generico e vago ma fa capire, è che il corpo influenzi la cognizione in quanto il corpo stesso è parte attiva del processo cognitivo. Da questo principio, da cui l’Embodied Cognition prende avvio, si evince immediatamente: (a) il rifiuto dell’impostazione classica alla mente e (b) l’interesse dell’Embodied Cognition per tutti quei settori di ricerca che studiano la natura della relazione mente/corpo soprattutto dal punto di vista del corpo.

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Consigliamo Il giorno del giudizio di Salvatore Satta
E unitici al corto dei becchini, ci avviammo dietro la bandiera. Era una bandiera di pelle umana, la bandiera della nostra patria, era la nostra stessa patria. E così andammo a vedere buttare la bandiera della nostra patria, la bandiera della patria di tutti i popoli, di tutti gli uomini, nell’immondezzaio della fossa comune.
La pelle – Curzio Malaparte
La pelle è un romanzo con caratteri autobiografici di Curzio Malaparte, un romanzo da uno stile denso, preciso, univoco e perfetto. Si tratta di un romanzo privo di una trama sistematica, se con questo si intende una sequenza di fatti riportati in un ordine che scandisce la sequenza temporale degli eventi. Uno dei motivi è dovuto non solo alla rapsodicità degli eventi presentati, ma pure alla principale caratteristica degli avvenimenti stessi: il significato del susseguirsi degli stati di cose non è limitato agli anni della guerra in Italia, della campagna americana e della liberazione del paese. Il significato di quegli eventi parla a tutti coloro che sono immersi in questo mondo, tutti coloro i quali si chiedono, giorno dopo giorno, se vivano in Terra o all’inferno.

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Logica da Zero a Gödel di Francesco Berto e Fallacie di ragionamento
Abstract
Questo saggio non vuole riportare l’intera ricerca di Kurt Gödel (1906-1978). Quanto mi propongo di fare è soltanto presentare i risultati di mie recenti letture di alcuni testi filosofici del maggiore logico del XX secolo. Infatti, il risultato principale consiste sostanzialmente nella contemplazione di una posizione filosofica estremamente precisa e delineata. Dato il fatto che il pensiero di Gödel è espresso in modo chiaro e distinto, mediante uno stile argomentativo rigoroso, denso ma pienamente comprensibile, il mio invito è quello di dedicarsi alla lettura diretta dei testi del logico, ancor prima di andare a guardare nel grande mare di una letteratura piuttosto tecnica e non sempre soddisfacente.
Kurt Gödel (1906-1978) è stato uno dei più grandi matematici del XX secolo. Si può dire, parafrasando Churchill, mai così tanti presero così tanto ad uno soltanto. Infatti, Kurt Gödel è ancora oggi una delle celebrità intellettuali più citate e probabilmente più ignorate allo stesso tempo. Questo paradosso, invero assai diffuso in certi ambienti, è dovuto al fatto che le sue dimostrazioni (soprattutto i due celebri teoremi di incompletezza) hanno oscurato totalmente ciò che viene prima e dopo, cioè il suo pensiero filosofico. Per tale ragione, dunque, Gödel risulta tra i più citati in senso lato ma più ignorati in senso stretto.
Sono felice di segnalare la presentazione del volume “War Films Interpretazioni storiche del cinema di guerra”, quaderno SISM del 2015 a cura di Stefano Pisu:…

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Imperialismi di Erik J. Hobsbawm
L’età degli imperi dello storico inglese Eric J. Hobsbawm è un trattato di storia che considera il periodo 1875-1914, cioè il momento di ascesa prima della caduta degli imperi. Questo è il periodo storico che vede l’ascesa degli Stati Uniti come potenza regionale ma già proiettata verso il Pacifico e l’Europa simultaneamente, ma anche del Giappone imperiale e delle altre potenze europee, in particolare dell’Inghilterra e della Germania ma anche dell’Italia giolittiana. E’ invece il periodo infausto per altre superpotenze come la Russia zarista e la Cina dei Qing ed è infatti il prologo della loro caduta e resurrezione su altre basi. Questo è il periodo di suprema ascesa della borghesia e del capitalismo di stampo ottocentesco e la proiezione del dominio della tecnologia e del capitale europeo sul resto del mondo colonizzato, sempre più organizzato in funzione del fabbisogno di materie prime delle potenze europee. Come si evince, dunque, a volo di uccello, si tratta di uno dei periodi di massimo splendore e decadenza della potenza europea, laddove Eric J. Hobsbawm mostra in modo esemplare le luci e le ombre di un periodo storico che ha nella sua stessa brillantezza le basi dell’autodistruzione avvenuta compiutamente nella prima guerra mondiale (1914-1918), scelta come momento di cesura dell’età considerata.

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L’importanza delle variazioni nella musica classica
Le “variazioni sul tema di Handel” sono un insieme di 25 variazioni di Johannes Brahms (1833-1897) su un tema di George Friederic Handel. Handel (1685-1759) fu un compositore di quella che oggi chiamiamo “musica barocca” ed è considerato uno dei fondatori della musica moderna insieme a Antonio Vivaldi e Johan Sebastian Bach. Ognuno ha il suo personale maestro di riferimento, l’esempio umano a quale si spera sempre di tendere, pur nella piena consapevolezza di non poterlo mai raggiungere. Ludwig Van Beethoven (1770-1827) era un conoscitore approfondito del suo personale maestro, Handel, di cui pare avesse anche un busto posato sopra il pianoforte. Handel, infatti, come poi anche Beethoven, era particolarmente abile a sfruttare una sorta di accumulazione di intensità mediante momenti di adagio seguiti a grandi esplosioni musicali. Di questo si ritrova ampiamente traccia nelle “Variazioni sul tema di Handel”. Dunque, è lecito iniziare dall’ascolto della suite n. 1 in Si-bemolle maggiore, HWV 434. Senza anticipare molto al lettore, la Suite risulterà abbastanza distante da quella che sarà la fruizione dell’opera di Brahms, che è il nostro oggetto principale. Tuttavia, merita la pena perché tra la composizione di Brahms (1861) e quella di Handel passa più di un centinaio di anni di musica e tra i due compositori sono state intraprese delle profonde ricerche musicali, a partire dai grandi che hanno cambiato non soltanto la musica in senso lato (Haydn, Mozart e Beethoven) ma anche nel senso più stretto delle composizioni per tastiera (Scarlatti, Mozart, Clementi, Beethoven).