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Negli ultimi decenni dell’800 la Francia aveva compiuto progressi sostanziali sulla strada della democrazia. Tuttavia le istituzioni repubblicane continuavano ad essere oggetto di contestazioni che spesso prendevano la forma di un esasperato nazionalismo tendente al bonapartismo: Napoleone non verrà mai dimenticato da nessuno, i francesi gli tributeranno sempre un posto importante nella loro memoria storica. Un esempio di questo forte nazionalismo fu evidente qualche anno prima con il cosiddetto caso Boulanger, in cui un generale in fama di repubblicano, Georges Boulanger, si mise a capo di un vasto ed eterogeneo movimento che invocava una riforma delle istituzioni in senso autoritario e antiparlamentare. Isolati episodi come questo furono frequenti, ma tutti venivano comunque ridimensionati nell’importanza. Altre volte le contestazioni arrivavano dal movimento clericale contro il laicismo della classe dirigente: fu proprio in Francia che nacque l’idea dello stato laico. Altre volte ci furono rivolte antisemite.
La presenza di una vittima sembra essere una condizione necessaria per la formulazione di un giudizio morale. A sostenerlo era già Turiel che, nel trarre la distinzione morale – convenzionale, affermava che solo i casi di violazione morale implicano l’esistenza di una vittima. Un recente studio apparso su Psychological Inquiry sviluppa ulteriormente questa tesi, rendendola ancora più interessante.

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Ne Il signore degli Anelli sussiste una vera e propria varietà degli usi linguistici, arricchita dagli espedienti etimologici propriamente volti a evidenziare le varie differenze tra le lingua naturali disponibili nelle Terre di mezzo. Ma per apprezzare le differenze negli usi linguistici del mondo di Tolkien sarà bene tenere continuamente a mente quanto detto nel capitolo precedente.
(1) Il linguaggio può denotare fatti, che, nel mondo di Tolkien, sono sempre morali. (2) Ma con esso si possono fare anche grandi cose, vale a dire che sussiste un suo peculiare uso performartivo. (3) La lingua ha anche una funzione propriamente storica, cioè funge da depositario della memoria popolare, laddove nel mondo di Arda regna la lingua orale sulla scritta e la saggezza dei popoli è conservata mediante leggende e ballate che sono imparate a memoria dalla gente e, se non vengono conservate, sono destinate ad essere obliate (parola ricorrente nella traduzione che abbiamo letto del libro). (4) C’è, poi, un uso del linguaggio propriamente ludico, volto a divertire, sicché la figura del bardo, sia essa pur ricoperta da qualche personaggio specifico (tutti, a turno, sono bardi delle proprie storie o delle storie dei propri popoli), è importante.

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Consigliamo Biblioteconomia – Le cinque leggi di Ranganathan
La storia delle biblioteche in Italia rimane un argomento abbastanza complesso per via delle enormi diversità e tipologie che sussistono fra esse e che si sono susseguite nei decenni: per affrontare al meglio il percorso storico di queste è necessario prima fissare una catalogazione di tutte le varie tipologie presenti oggi in Italia, per poi arrivare ad analizzare come erano precedentemente strutturati i sistemi bibliotecari nazionali.
Oggi in Italia sono presenti sul territorio sei tipi di biblioteche, diverse per genere, suddivise a loro volta in biblioteche nazionali e in biblioteche di ente locale.