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Insieme a te non ci sto più – Katia della Giovanna

Qualche tempo fa nel nostro blog veniva pubblicato un articolo di matrice ironica destinato a capire che fine fanno i calzini che continuamente si spaiano nelle nostre case. Era il 9 dicembre 2012 e Giangiuseppe Pili forse trovò una risposta all’angoscioso dilemma. Tuttavia 7 anni dopo si è andati oltre: un po’ per scherzo, un po’ seriamente è stata bandita dalla collaborazione di diversi volontari e un paio di piccole associazioni, una gara semiseria dal titolo “La Ballata dei Calzini spaiati”. Tutto ciò si è sviluppato nell’Oltrepò pavese precisamente a Codevilla (PV) un piccolo ma attivo paese poco distante da Voghera e Salice Terme, in provincia di Pavia. Il successo visto il tema è stato sorprendente: la tenzone ha infatti raccolto circa 30 racconti. E’ proprio il caso di dire che a volte da un messaggio spontaneo nato per caso su un social, possono nascere grandi cose. “La ballata dei Calzini spaiati” è destinata a fare storia nelle gare letterarie semiserie.

Come promesso a Manuela Forni, una delle promotrici dell’evento, ci teniamo a pubblicare il racconto che ha vinto questa particolarissima gara, augurando a tutta la comunità di Codevilla, di poter creare sempre più eventi e gare letterarie del genere, ironiche e non.


Prefazione

a cura di Elisabetta Balduzzi

Emozionante, vero, vivo. I protagonisti sono calzini? Dettagli. Sono personaggio di una bellissima storia d’amore, di quelle che ognuno vorrebbe vivere. L’autore merita il primo premio per l’originalità con cui ha sviluppato il tema del concorso e per la spontaneità con la quale fa vivere i personaggi che coinvolgono da subito il lettore in un crescendo costante fino alla fine. Il racconto è asciutto, stilisticamente impeccabile e con un ritmo incalzante che unito alla tensione narrativa scorre riga dopo riga sensibilizzando il lettore che, alla fine, è quasi commosso.


Insieme a te non ci sto più

di Katia della Giovanna

La prima regola che ti insegnavano in azienda, quando eri ancora solo un filato pregiato, era “Non allontanarti mai dalla tua compagna”. Conoscevano già il loro destino: diventare calze di lusso, per boutique prestigiose, ma quella regola era valida per qualunque calza. A detta dei modelli di fabbrica (calze di grande esperienza, che si premuravano di prepararle al mondo degli umani basandosi per lo più su leggende metropolitane) ne andava addirittura della vita. Perdere la propria compagna significava essere gettate via o, peggio, usate come guanti per spolverare; in caso di particolare sfortuna, si rischiava di essere imbottite di erba gatta e lanciate al micio domestico, il quale le avrebbe demolite per farsi le unghie. Va da sé che già queste prospettive erano terrificanti. Eppure una, più di tutte, era da temere: il famigerato lavaggio in lavatrice. Era esso, si narrava, un elettrodomestico feroce. Spesso gli sciagurati umani non si attenevano neppure alle elementari indicazioni di lavaggio presenti sulle etichette. Una follia. Molte calze, all’uscita, si erano ritrovate sole, la sorte ormai segnata. Nessuno sapeva che fine faceva chi scompariva e le ipotesi erano tra le più disparate. Quindi dovevano stare sempre vicine, aiutarsi a vicenda, mantenere la calma se venivano gettate sul pavimento con noncuranza o se i padroni si procuravano una smagliatura.
Per Natale, Parigina e la sua compagna erano pronte per la spedizione in un costoso negozio del centro. Belle, nere, in microfibra e caldo cotone, corredate di un delizioso nastro di raso applicato sul bordo, si sentivano pronte per l’avventura e si volevano bene, senonché una notte Parigina vide un Calzino di Spugna rotolare dallo spogliatoio dei dipendenti verso l’uscita, ed era solo! Lo chiamò a gran voce e lui per zittirla si fermò e la pregò di non dire niente: stava fuggendo per andare in cerca del suo amore perduto, un Collant Danza Classica conosciuto alla Decathlon, da cui era stato barbaramente separato per essere venduto a un ragazzo che lo lavava sì e no ogni due settimane. Le raccontò che era una brutta vita, che si era nascosto sotto una panca mentre il padrone raccoglieva gli indumenti per la lavatrice e ora, era pronto a rischiare tutto per ritrovare Collant! “Ma il tuo compagno?” chiese Parigina sgomenta, “Al cuor non si comanda!” rispose Calzino, che rotolando sparì. Parigina quella notte si fece mille domande: le avevano mentito? Cos’era l’amore? Le calze scomparivano davvero nella lavatrice oppure approfittavano di una distrazione del padrone per iniziare una nuova vita di cui ignorava l’esistenza?
I dubbi si dissiparono all’arrivo in boutique. Tutto era come gliel’avevano descritto, anzi meglio! Gli umani erano davvero belli ed eleganti e le vezzeggiavano continuamente con i loro “OHHH” e “AHHH” di meraviglia. Parigina e la sua compagna si sentivano al settimo cielo e non vedevano l’ora di essere acquistate, ma ecco che una notte, da lontano, mentre si divertiva nel reparto Glamour, intravide una calza a rombi dai caldi colori autunnali. Anche lui la notò e, se l’amore a prima vista esiste, essi ne furono degni protagonisti. Abbagliato dalla sensualità di Parigina, la calza a rombi si avvicinò e si presentò: “Filo di Scozia, per servirla!”. Tutte le fibre di cotone di Parigina vibrarono per l’emozione e insieme trascorsero quel che restava della notte. Filo di Scozia le raccontava le imprese dei suoi avi, che dall’Egitto ascesero al successo conquistando la Gran Bretagna, quasi due secoli prima. Parigina narrava delle sue antenate che avevano sfilato sui red carpet di tutto il mondo e delle notti seducenti al “Moulin Rouge”.
Così passarono i giorni, sperando sempre di non essere venduti, finché il mondo non si capovolse all’improvviso e Parigina sparì in una deliziosa confezione regalo. Neanche il tempo di un addio. Conscia dell’ineluttabilità della sua sorte, cercò di adeguarsi all’entusiasmo della sua compagna, godendosi le feste mondane, il cassetto odoroso di lillà e i riguardi che prestava loro la domestica della fascinosa padrona. Il pensiero però, correva sempre a Filo di Scozia. Una sera la sua compagna si impigliò nel gancio della borsa, smagliandosi. Presto fu presa da un attacco di panico e Parigina ci mise del bello e del buono per calmarla. Anche lei aveva paura, sapeva cosa poteva accadere in questi casi. Si accorse che tutto poteva finire in un istante e che voleva stare con Filo di Scozia, non finire i suoi giorni scaldando i piedi di un’umana, seppur profumati. A casa prese coraggio, arrivò alla porta, si appallottolò, si gettò fuori tra la folla, e corse, corse. Avrebbe corso fino a ritrovarlo, non si sarebbe fermata prima.
Perciò, cari lettori, se trovate un calzino per strada, non fatevi prendere dalla foga della raccolta differenziata, maledicendo lo scarso senso civico dell’umanità, ma augurategli buona fortuna e lasciate che prosegua il suo viaggio per ritrovare l’amore perduto!


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