Scopri Intelligence & Interview di Scuola Filosofica! Iscriviti alla Newsletter! Vita Avicenna fu il primo pensatore arabo. Egli nacque nel 980 a Bichara. Studiò medicina e fu…
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Scopri Intelligence & Interview di Scuola Filosofica! Iscriviti alla Newsletter! Vita Avicenna fu il primo pensatore arabo. Egli nacque nel 980 a Bichara. Studiò medicina e fu…

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Averroè nacque nel 1126 a Cordova, lì studiò diritto, medicina, filosofia e astronomia. Era un membro di una delle famiglie più ricche ed importanti della città, venne chiamato dalla corte a Marrakech e professò l’attività di medico. Nel 1196 i suoi scritti, in contrasto con alcune correnti teologiche e per aperte dichiarazioni di predilezione e autonomia della filosofia, vennero bruciate e Averroè fu rinchiuso in carcere. Solo nel 1198 venne scarcerato ma sfortunatamente per lui, quello fu anche l’anno della sua morte.

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Durante il medioevo alcuni chierici andavano di città in città per diffondere la parola di Dio oppure erano dei letterati, teologi o filosofi costretti a dirigersi in centri diversi dalla loro città natale per potersi confrontare apertamente su temi di difficile fruizione. Questo ruolo dell’intellettuale vagabondo è ricoperto da moltissimi filosofi nel medioevo, tra cui Anselmo d’Aosta. Con Anselmo non ci troviamo di fronte a un teologo come oggi s’è soliti indicare, infatti, la teologia razionale sarà materia di “riflessione rigorosa” a partire dalla canonizzazione della riflessione da parte di Tommaso d’Aquino. Anselmo nacque ad Aosta nel 1033, fu discepolo di Lanfranco di Pavia e si trasferì nell’abbazia benedettina di Beck in Normandia. Qui compose le sue opere più importanti. Strinse amicizia con l’allora arcivescovo di Canterbury al quale successe nel 1091. In questo ultimo periodo ebbe difficili rapporti con il Potere inglese sull’argomento centrale in quel tempo: la lotta per le investiture. Morì nel 1109 a Canterbury.

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Alberto Magno nacque nel 1206 a Laningen, studiò a Bologna e a Padova. Nel 1228 divenne lettore a Colonia; nel 1240 fino al 1248 lo fu a Parigi. Nel 1223 entrò a far parte dell’ordine domenicano. Nel 1248 fondò a Colonia uno studio generale. Nel 1256 viene invitato dal papa Alessandro VI ad Anagni per una disputa sull’intelletto. Tra il 1257 e il 1260 insegnò a Colonia. Fu forse a Roma nel 1260 con Tommaso d’Aquino. Scrisse un gran numero di opere su di diversi argomenti: fisica, logica, e metafisica peripatetica, sulla morale, sull’etica, commento alle sentenze e una summa teologica.

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Consigliamo – l’intervista al Professor Tagliagambe
Abelardo nacque nel 1079, una generazione successiva a quella di Anselmo, studia filosofia seguendo il maestro Roscellino. Fonda una propria scuola a Melun nel 1104 circa. Nel 1108 si trasferisce di residenza e incomincia il commento al libro di Ezechiele. E’ in questo periodo che stringe la relazione tutt’altro che platonica con una sua allieva, Eloisa. Da questa avrà un figlio, il nome è Astrolabio. Fa rapire Eloisa perché non voleva che si sapesse che i due erano sposati e lei fosse incinta. Fulberto, zio di Eloisa, viene a scoprire la “trassa” e, per timore che Abelardo avesse abbandonato Eloisa, senza pensarci troppo, fece evirare Abelardo.
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Consigliamo – l’intervista al Professor Tagliagambe
Eraclito nasce ad Efeso nel 550 a.C., circa, e vi rimane sino alla morte avvenuta attorno al 480 a.C.. Sulla sua vita si sa abbastanza poco: era di origine nobile e rifiutò di stipulare una costituzione democratica per la sua città. Noto per essere un personaggio eccentrico e lontano dalla vita comune, egli fu aristocratico nella vita e nel pensiero.

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Dopo i pluralisti e le loro visioni del mondo, il problema dell’origine dell’essere, del divenire e del molteplice, viene per un certo periodo accantonato, infatti è la centralità dell’uomo che viene ad affermarsi nel periodo di massimo sviluppo di Atene e della democrazia ateniese.

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Il filosofo sofista per eccellenza nasce a Lentini, città della Sicilia, nel 490 e lì muore nel 391, alla tenera età di 99 anni di cui è lecito dubitare. Compì studi approfonditi sull’arte della retorica prima ancora che nella filosofia e pare che fosse discepolo di Empedocle. Viaggiò per tuta la Grecia e si sa per certo che fu ad Atene nel 427 a. C. (anno di nascita di Platone).
Platone fu probabilmente la figura più importante della filosofia antica, non solo perché riprende, dopo la piena comprensione, la lezione socratica, tutti i temi già trattati dalla filosofia a lui precedente, ma anche perché egli opera una vera e propria svolta nel pensiero. Le sue risposte sono state talmente assimilate da tutta la filosofia successiva, sia implicitamente che esplicitamente, sia da chi ha criticato sia da chi ha sostenuto, che fanno ormai parte della nostra struttura culturale. Il sostrato logico profondo proposto nella teoria delle idee, come modelli ideali a cui la realtà tende, è sicuramente uno dei cardini della scienza occidentale.

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Socrate nasce ad Atene nel 469 A. C., figlio di uno scultore, Sofronisco, e di una ostetrica, Fenorete, conduce una giovinezza agiata nel suo demos di Acopece. Inizialmente fu iniziato al mestiere del padre, ma ben presto rifiutò di continuare la gestione dell’”impresa” paterna. Sposa Santippe, donna che una certa tradizione cinica, contraria al matrimonio, dipinge come donna bisbetica. Data la fonte inattendibile, potrebbe essere una malignità.
Partecipa a tre battaglie e si dimostra valente soldato durante la guerra del Peloponneso, una guerra d’opposte civiltà: la potente talassocratica Atene, e l’oligarchica militaresca Sparta. In una battaglia il Nostro salva Alcibiade, e nella stessa rifiuta il dono della battaglia, riservata al combattente più valoroso e la diede ad Alcibiade stesso.
Per quanto Socrate non fu mai politico per scelta, né fu interessato alle faccende di stato e alla politica, nel 406/407 a.C., fu sorteggiato membro del consiglio dei cinquecento e lì fece un importante intervento a salvaguardare la legalità: i cittadini ateniesi volevano condannare alla pena di morte gli ammiragli vincitori di una battaglia navale. Gli ammiragli, però, si macchiarono della colpa di non aver recuperato i naufraghi e, per tanto, il popolo voleva condannarli senza processo.