Press "Enter" to skip to content

Scuolafilosofica Posts

Salviamo la lingua sarda

723032849Voglio parlarvi di un tema a me molto caro: l’insegnamento del Sardo, come lingua ufficiale, nelle scuole di ogni grado nel territorio isolano. La Sardegna mi appartiene, lei mi fa sua ogni volta che mi sveglio e mi sento a casa. E’ la mia Terra e, in quanto tale, la voglio preservare in tutto e per tutto. La nostra cultura, la nostra lingua, la nostra casa devono prosperare, e di conseguenza prospererà la nostra identità.

Prima, però, di affrontare tale argomento, è necessario un piccolo passo indietro, fornendo qualche delucidazione a proposito dei processi storici in atto nell’Isola sotto il profilo linguistico della Limba, essenziale per farvi capire il mio punto di vista.
Richiamo dunque l’attenzione dei Sardi, ma anche quella di coloro che pur non essendolo, sono rimasti attratti da questa purezza che ci caratterizza.

Prima muovi poi pensa! Willy Hendriks

PrimaM

Iscriviti alla Newsletter!

Consigliamo Un mistero in bianco e nero – La filosofia degli scacchi!


Prima muovi e poi pensa! (2015) è un libro di difficile catalogazione all’interno della immensa e variegata letteratura scacchistica. Si tratta di un testo non privo di controversie e questo aumenta la potenziale confusione sulla sua stessa categorizzazione. Categorizzare qualcosa non è di per sé essenziale all’oggetto, però in questo caso ci aiuterebbe a fornire un’idea grossolana, ma almeno parziale dell’opera. Nel caso di Prima muovi poi pensa! questa operazione risulta obiettivamente impossibile. I motivi sono diversi. Non si tratta di un manuale di tattica, pur essendoci una buona quantità di esercizi tattici da risolvere. Di per sé non si tratta neppure di un manuale sulla strategia, anche perché Willy Hendriks (Maestro Internazionale e istruttore) è sostanzialmente scettico a quello che normalmente si intende con “strategia”, cioè una pianificazione razionale di una successione di mosse non forzate da eseguire in sede pratica nel giusto ordine. Possiamo senz’altro dire che non si tratta di un manuale di apertura né di finali, di cui Hendriks pure è parzialmente sospettoso: per i finali, in particolare, sostiene che non siano essenziali per migliorare il proprio livello di gioco almeno sino ad alte categorie (da Maestro in su). In fine, per quanto sia un testo tecnico sugli scacchi, si tratta prima di tutto di un testo godibile: questo significa pochissime varianti, autosufficienza della lettura (non sono richiesti supporti di varia natura), scorrevolezza del testo.

Metodi di indagine dello sviluppo: il ragionamento morale – pt. 2

Foto di Tumisu da Pixabay

2. L’evoluzione della morale

L’espressione ‘evoluzione umana’ può essere intesa principalmente in due sensi. Possiamo riferirci all’evoluzione ontogenetica, oggetto di studio della psicologia dello sviluppo, oppure possiamo riferirci all’evoluzione filogenetica, l’evoluzione della specie. Attraverso lo studio dell’infante, non solamente è possibile comprendere il punto di partenza dello sviluppo ontogenetico, ma è anche possibile individuare il punto di arrivo dell’evoluzione filogenetica. Studiare l’infante è per tanto indagare il precipitato più puro a nostra disposizione dell’evoluzione darwiniana della specie umana.

Metodi di indagine dello sviluppo: il ragionamento morale – pt. 1

Foto di Tumisu da Pixabay

Rendo disponibile ai lettori di ScuolaFilosofica una dispensina che ho scritto in occasione della preparazione del corso sui metodi e le tecniche di studio della cognizione morale del bambino, per gli studenti iscritti alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Trento. Poiché il lavoro è lungo, i lettori lo trovano sul sito in diverse pubblicazioni che seguono la divisione in sei capitoli proposta nell’indice. L’autore riconosce il suo debito nei confronti di Paul Bloom, psicologo evolutivo americano, il quale ha recentemente pubblicato un ottimo lavoro introduttivo alla psicologia dello sviluppo del senso morale, Just Babies. L’autore, inoltre, ringrazia il prof. Luca Surian, dell’Università di Trento, per la guida nell’apprendimento della psicologia dello sviluppo, e la prof.ssa Renée Baillargeon dell’Università dell’Illinois ad Urbana-Champaign, per i preziosi insegnamenti su come si conducono le ricerche con i più piccolini.

Considerazioni diverse sulla presenza di Dio

 

Prendendo spunto da una prova ontologica dell’esistenza (e unicità) di Dio ideata dal monaco e teologo Anselmo d’Aosta (1033 ca. – 1109), e dopo altri tentativi effettuati nel corso dei secoli per dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, il matematico e logico Kurt Gödel (1906-1978) ha elaborato un teorema dell’esistenza (e unicità) di Dio [cfr. il libro Kurt Gödel. La prova matematica dell’esistenza di Dio, a cura dei matematici e logici Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, edizione Bollati Boringhieri 2006]. Il teorema fu pubblicato dopo la morte di Gödel, il quale (battista luterano quantunque non appartenente ad alcuna congregazione, teista non panteista, nel solco di Leibniz, come dichiarò lui stesso nel 1975) aveva precisato di nutrire esclusivamente interessi di carattere logico verso la prova elaborata.

3.2 Colonia penale agricola di Sarcidano (Isili)

DZankell, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Iscriviti alla Newsletter!


Tre anni dopo la fondazione della colonia di Castiadas, nel marzo del 1878, sorgeva nelle campagne di Isili una nuova colonia. Isili, posto al centro della Sardegna nel Sarcidano, non lontano da Laconi, aveva una economia basata prettamente sull’agricoltura e ancor di più sull’allevamento e pastorizia: infatti, la morfologia del territorio non prospettava la possibilità di grandi coltivazioni, come invece era nel Sarrabus a Castiadas. Era sorto come succursale del penitenziario di Cagliari, però divenne presto autonoma. A differenza di altre zone della Sardegna, specie quelle pianeggianti, il Sarcidano non era flagellato dalla malaria, anche se non si doveva mai trascurare la ‘potenza’ di questa malattia. Tuttavia la bonifica era necessaria: i terreni incolti, appartenenti ai vecchi ademprivi, erano sempre consistenti, e per questo da bonificare e da rendere fruibili ai futuri coloni.

Si estendeva su una superficie di circa 734 ettari, dei quali soltanto 250 coltivabili: il podere di Isili stava sopra delle rocce “giuraliassiche e il suolo era formato da macigni grandi e piccoli, più o meno emergenti. […] Il terreno destinato alle colture si hanno il calcare, l’argilla e l’arena, variamente mescolate. […] nel suolo roccioso si tengono il sughero, le querce, il leccio e nel sottobosco sono presenti lentischio, fillirea, erica, e via dicendo”[1]