
As my embedded philosophical attitude is hard to die, after long days in shock and shut eyes, I try now to consider some lessons learned directly from my experience.
First, people were irrational in the past and they are still irrational in the present. No matter of what we tell to ourselves in this “technological” age, there will be still irrationality among us. This is true everywhere but it is especially true in places in which there is no way to ground a rational open debate without getting out with fear of being considered a dinosaur. Irrationality is the plague of our time, the time of the human beings. We should fight it with all our intelligence but the reality is that intelligence is not much, artificial or human, especially when a certain threshold of spread fear and panic are already inside most of the minds. There is no way to consider numbers and facts because the behavior is so far from logic that the only thing you can do is to try to keep calm, breath and think clearly that life is not in your hands. Therefore, others’ life is not in your hands either.







Nel Gioco Immortale di David Shenk si racconta un aneddoto dell’antica India dove gli scacchi sono un simbolo per conoscere verità nascoste. [2] Una regina aveva designato il suo unico figlio come erede al trono, ma il giovane era stato assassinato. I consiglieri del regno, cercando un modo adatto per comunicare alla sovrana la tragica notizia, si erano rivolti a un filosofo. Dopo tre giorni di silenzio e meditazione, il filosofo aveva incaricato un falegname di scolpire 32 figurine in legno di colore bianco e nero e di tagliare una pelle conciata a forma di quadrato dove venivano incisi 64 quadrati più piccoli. Sistemate le figurine sulla scacchiera, si era rivolto ad un suo discepolo dicendogli: “Questa è una guerra senza spargimento di sangue”. Dopo avergli spiegato le regole del gioco, avevano cominciato a giocare. Presto si era sparsa nel regno la voce di una misteriosa invenzione e la regina aveva convocato il filosofo per una spiegazione. Era rimasta ad osservare il filosofo mentre giocava col suo discepolo e quando uno dei contendenti aveva finalmente dato lo scaccomatto all’avversario, la regina, comprendendo il messaggio nascosto nella rappresentazione simbolica, si era rivolta al filosofo dicendo: “Mio figlio è morto”. Il filosofo aveva annuito e la regina si era allora rivolta alla guardia reale del palazzo dicendogli : “Lascia che il popolo entri a consolarmi.” Storie simili sono centinaia, forse migliaia. Quando le veniamo a conoscere non importa tanto sapere se siano storicamente accertate, quanto il messaggio simbolico che esse esprimono.