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Scuolafilosofica Posts

Un puro amore per le macchine che mi fanno vivere

Quando ero più giovane, ero convinto che le macchine nello specifico – e la tecnologia, in generale – fossero alcune delle cause dei mali del nostro tempo. Ho bisogno di loro, ma questo bisogno è un peso per le mie spalle – questa la tesi. A quel tempo, ero solo uno studente di filosofia senza una comprensione di come una materia prima si trasformasse in un vero bene, in prodotto finito consumabile da altre persone. Sì, è vero, ho sempre ammirato l’ingegneria e ho iniziato ad essere un artigiano attivo che lavora con il legno per trasformarlo nei miei mobili.

È un dato di fatto, ho lavorato prima ai progetti, poi ho considerato i loro costi, dove acquistare i banchi di legno, le viti ecc. Poi, con molti strumenti, ho trasformato i materiali già realizzati in un lavoro finito. Ho amato così tanto l’ingegneria e gli strumenti che ho anche pensato di studiare per essere un ingegnere navale, dato il mio amore per le navi e il mare. Ma da quando ho iniziato a studiare filosofia nella scuola secondaria, ho capito che la mia vita sarebbe stata priva di significato senza una profonda analisi filosofica della realtà e quindi ho scaricato l’ingegneria come un modo di vivere ma non di studiare. Il problem solving è semplicemente parte della mia natura e un approccio ingegneristico alla vita è ciò che ho sempre trovato sano e produttivo. Tuttavia, sono diventato critico nei confronti della dipendenza umana dalle macchine e, più in generale, dalla tecnologia. In alcuni punti voglio mostrarti come ho capito che mi sbagliavo completamente.

A sheer love for the machines that make me living

When I was younger, I was convinced that machines specifically – and technology in general – where some of the causes of the evils of our time. I need them but this need was a burden on my shoulders. At that time, I was just a philosophy student without a grasp on how a raw material is actually transformed to a real good. Yes, it is true, I always admired engineering and I started to be an active craftsman working with the wood to transform it in my pieces of furniture. As a matter of fact, I worked on projects first, then I considered their costs, where to buy the wood banks, screws etc. Then, with many tools I transformed the already crafted materials in a finished work. I loved so much engineering and tools that I also thought to study for being a naval engineer, given my love for the ships and sea. But since I started to study philosophy in secondary school, I understood my life would have been meaningless without a deep philosophical analysis of reality and then I discharged engineering as a way of living but not of studying. Problem solving is simply part to my nature and an engineering approach to life is what I always found healthy and productive. However, I became critical of the human dependence on machines and – more broadly – technology. In few points I want to show you how I understood I was completely wrong.

Utopia andata e ritorno – Philip K.Dick (1964)

Introduzione

The subinfo computers owned by Lies, Incorporated had been caught in an unnatural act by a service mechanic. Subinfo computer Five had transmitted information which was not a lie. […] but the computer, being programmed to lie, would of course lie – even to Lies, Incorporated itself.

Philip Dick

“Lies, Inc.” (Utopia andata e ritorno in italiano) è una delle opere più complesse di Philip K. Dick (PKD), sicuramente non una delle più leggibili (per i motivi che vedremo), e non è mai stata pubblicata durante la vita dell’autore, probabilmente per buoni motivi.

10. I limiti della conoscenza intellettuale

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Ci sono due limiti alla conoscenza intellettuale. Un limite è comune all’intera conoscenza umana. Il secondo limite è, invece, peculiare dell’intelletto. Vediamo il limite generale. La nostra conoscenza è fondata sui dati di senso e sull’ordine che ad essi dà l’intelletto. Ma oltre questo? Oltre questo c’è il ‘forse’. Infatti, noi non possiamo conoscere null’altro che non sia inscritto all’interno dell’intelletto dai dati di senso, sia esso un finale giudizio analitico o sintetico. Ma i dati di senso da dove vengono? Questa è, in Kant, una domanda relativamente mal formulata perché è a partire da essi che noi abbiamo infatti conoscenza: senza dati di senso, non abbiamo alcuna conoscenza, compresa conoscenza di noi stessi perché, per Kant, noi conosciamo le nostre categorie pure proprio a partire dall’interazione di esse con i dati di senso. Insomma, per Kant non abbiamo un accesso privilegiato ai nostri stessi stati mentali se non nel senso che possiamo conoscerli attraverso le esperienze e le operazioni che la stessa mente esperisce e compie. Quindi, evidentemente, si tratta in qualche modo di una conoscenza indiretta dei nostri stessi stati mentali. Benissimo, ma allora vi propongo un ragionamento.

Vincere con l’arte della guerra – Imparare a superare i conflitti quotidiani con gli insegnamenti di Sun Tzu

E’ con mio estremo piacere pubblicare questo instant book – Vincere con l’arte della guerra – Imparare a superare i conflitti quotidiani con gli insegnamenti di Sun Tzu – insieme a Le Due Torri – la principale casa editrice di riferimento di Scuola Filosofica e della sua collana! Per soli 2,99 sarete guidati alla comprensione de L’arte della guerra di Sun Tzu, capolavoro della strategia militare cinese apparentemente banale da leggere ma estremamente difficile da capire e affascinante da esplorare. Esso, a mio giudizio, fa parte della triade fondamentale insieme alla strategia dell’approccio indiretto di Basil Liddell Hart e alla concezione generale della guerra di Carl Von Clausewitz. Di tutti questi ho avuto modo di scrivere diverse volte, specialmente nel mio maggior volume Filosofia pura della guerra. Spero davvero che questa versione in linea con i massimi principi scientifici, coniugata alla piacevolezza della scrittura, possa aiutare il lettore verso un processo di miglioramento nella vita e nel business!

Riflessioni sulla Risurrezione

[Nota dell’autore. All’articolo originario è stato incorporato quello che era il mio secondo commento a esso relativo (contenente il collegamento al video musicale). Successivamente, il 2 Aprile 2024, l’articolo è stato corredato di un Post Scriptum e il titolo originario è stato lievemente modificato.]

Il Cristo risorto appare a Santa Maria Maddalena, St Collen’s Parish Church, Llangollen (Galles)

Giuseppe Baldacchini, un fisico che per diverso tempo ha ricoperto il ruolo di dirigente al Centro di Ricerca ENEA di Frascati, è autore dello studio Religioni, Cristianesimo e Sindone (Marzo 2012). In tale studio egli, dopo aver tratteggiato il panorama delle religioni nel mondo riservando la sua preferenza, con adeguata motivazione, al Cristianesimo, affronta in modo approfondito, mostrandone l’infondatezza, la tesi (sostenuta da alcuni studiosi) secondo la quale la Sindone custodita nel Duomo di Torino rappresenterebbe un falso medioevale, risalente a un periodo compreso fra il secolo XIII e il secolo XIV. L’autore riferisce che altri studiosi non mettono sostanzialmente in dubbio, dal punto di vista tecnico, le misure effettuate con il metodo del carbonio-14 (le quali suffragherebbero, secondo i primi, la tesi del falso), ma sostengono che esse non consentirebbero di stabilire la datazione effettiva della Sindone, in quanto il campione utilizzato non rappresenterebbe idoneamente la stessa e/o sarebbe stato contaminato da un fattore fisico estraneo, che avrebbe aumentato la quantità di carbonio-14 presente inizialmente nel lenzuolo di lino, rendendo fallace la datazione effettuata. L’autore esamina successivamente l’ipotesi dell’annichilazione materia-antimateria, precisando che essa costituisce una variante dell’ipotesi dell’esplosione di energia radiante – ritenuta attualmente la più attendibile –, e permette di risolverne alcuni problemi altrimenti non superabili.

A cosa serve la filosofia?

The Adventures of Fallacy Man https://existentialcomics.com/comic/9


Quelle cose che noi desideriamo in vista di qualcos’altro, e senza le quali non è possibile vivere, le chiamiamo necessarie e concause; ciò, invece, che desideriamo per se stesso, anche se non ci procura null’altro, lo chiamiamo bene in senso proprio. (Aristotele, Protreptico) 

Abstract: Domandarsi a cosa serve la filosofia presuppone una risposta filosofica: non si deve filosofare? Allora, ci dice Aristotele, si deve filosofare! Anche questa domanda, come molte altre, trova la sua risposta nella storia del pensiero occidentale, perchè è il pensiero filosofico il luogo entro cui tutte le categorie che hanno caratterizzato l’evolversi della civiltà occidentale sono state elaborate. La filosofia è l’origine del nostro ordinamento politico ed economico, del nostro senso dell’etica e dell’arte, dei nostri scopi e valori. L’avvento della società scientifico-tecnologica ci pone di fronte al problema dell’utilità, proprio perchè essa stessa risulta da un confronto filosofico in cui la certezza viene a coincidere con la prassi, lasciando cadere sullo sfondo la pura ricerca della verità.

Ethics of the intelligence profession – What is the ethical framework of a real intelligence analyst?

Dr Giangiuseppe Pili, Dr Francesco Margoni


 Abstract

The new project on the intelligence studies – “What is the ethical framework of a real intelligence analyst?” has the potential to substantially contribute to one the most debated topics in the intelligence studies literature, that is the ethics of the intelligence profession. Our approach is relatively new according to what we found in the literature. The aim of the project is to explore the research question – what is the analysts’ ethical framework in their own view – from a quantitative rather than purely qualitative perspective.

Your help needed: Research survey on ethics in intelligence studies

Gentili e affezionati lettori di Scuola Filosofica,

in collaborazione con l’Università di Trento stiamo conducendo una ricerca sperimentale il cui scopo è chiarire meglio alcuni aspetti legati all’etica nel campo dell’intelligence e degli studi sull’intelligence.

Abbiamo preparato un questionario che può essere tranquillamente compilato on-line seguendo questo link: https://unitn.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_06g5A7DnBg3bSqF

Stiamo cercando in particolare analisti d’intelligence. Ma il questionario può essere compilato da tutti, dal momento che siamo interessati a comprendere le differenze nelle risposte tra analisti e non analisti.

Attenzione! Il questionario è in inglese, per tanto è necessario avere una buona padronanza della lingua per comprendere gli scenari descritti e le domande poste. Tempo previsto per la compilazione: circa 30 minuti.

Per qualsiasi domanda preliminare o successiva alla compilazione del questionario potete scrivere a:

Francesco Margoni (Università di Trento): francesco.margoni@unitn.it oppure a Giangiuseppe Pili (Università della Calabria)

Grazie mille a chi vorrà aiutarci a realizzare questo progetto!