Press "Enter" to skip to content

Scuolafilosofica Posts

Perché negare il valore della filosofia?

Taken by Giangiuseppe Pili

Portare la lotta dalla parte giusta del campo di battaglia

Introduzione – La strategia fallimentare di Russell per la difesa del valore della filosofia

Nel primo e nell’ultimo post che sono riuscito a scrivere quest’anno, ho riportato l’argomento a difesa della filosofia di Bertrand Russell. Implicitamente, ho cercato di mostrare quanto fosse infondata la sua argomentazione. In breve, la sua strategia principale è stata quella di mostrare come la filosofia sia il regno dell’incertezza, dove tutte le risposte sono importanti proprio perché non possono avere una risposta chiara e definitiva. Questo argomento aveva lo scopo di affrontare lo scetticismo dell'”uomo comune” verso la filosofia.

[Segnalazione] Integrating intelligence theory with philosophy: introduction to the special issue

Since I started this blog, its motto was “All we need is philosophy… which is love for knowledge”. Naturally, it was a paraphrasis of Beatle’s song “All we need is love”, an over abused mantra. The irony is that the paraphrasis is almost untouched as philosophy was classically defined by Plato as love for knowledge (or wisdom, or whatever it increases human understanding): “all we need is love for knowledge” is what I would have sung if only I was a good songwriter. “All we need is love for knowledge” seems to be a far better and more universal creed, so much so that so great music composers such as the Beatles did not miss it. As it was said in a private conversation by one of the two editors of the esteemed Intelligence and National Security, this special issue was an act of love toward philosophy. As strange it may sound, as unlikely it could be in hour days, when everything is reduced to brutish emotions and useless sarcasm and cynicism, this is the truth.

La scultura è una fiamma all’esistenzialismo con la febbre

Il filosofo Bachelard ci ricorda che un tempo i sapienti solevano meditare di sera, leggendo i libri posti su tavoli ed illuminati da una candela. La fiamma costituiva l’apertura d’un mondo, guidando l’ispirazione degli intellettuali contro il “vuoto nero” dello sfondo (della mente). La candela evocava immagini senza limite, attraendo in modo indefinito (verso la sua fonte, impossibile da vedere con chiarezza). Bachelard così si convince che la fiamma gode “di vita”. Ciò vale perché la candela andrà a “combattere” contro l’oscurità, e trasfigurata di continuo la sua fonte (essenza). Ambedue le condizioni renderanno la fiamma simbolicamente intima.

Nessuna cultura è un’isola

Sui rapporti linguistici tra la cultura mozarabica e la nascita delle letterature  europee medievali

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a5/Had%C3%AEth_Bay%C3%A2d_wa_Riy%C3%A2d_-_BAV_Ar368_f10r_-_Garden_scene.jpg

Abstract

Articolo critico riguardante i rapporti tra la cultura araba medievale della Spagna meridionale e lo sviluppo delle letterature europee, in risposta analitica e puntuale alle accuse di separatezza tra occidente e medio-oriente.

Italo Svevo tra Darwin e Schopenhauer

Ovvero: Quando la Letteratura incontra la Scienza e la Filosofia

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Svevo.jpg

Il marxismo e la psicanalisi hanno avuto un ruolo importante nell’analisi e interpretazione dei romanzi da parte dei critici letterari nel ventesimo secolo. La critica letteraria di impostazione marxista assume che il testo letterario e l’autore che lo produce sono il frutto delle condizioni economiche e sociali in cui l’autore viveva al momento in cui il testo è stato scritto, mentre la critica letteraria di impostazione psicoanalitica utilizza i principi della psicanalisi per analizzare gli scopi dell’autore di un testo letterario e come questi scopi sono realizzati nel testo. A partire dagli anni 90 è stato sviluppato un nuovo approccio all’analisi ed interpretazione dei testi letterari, noto come Darwinismo Letterario[1]. Il Darwinismo Letterario riconosce che uno degli scopi fondamentali della letteratura è quello di esplorare e rappresentare la condizione umana, ed in particolare i processi della mente, quelli del comportamento, e le dinamiche delle relazioni sociali. Il Darwinismo Letterario fa riferimento ad una disciplina scientifica, la psicologia evoluzionistica, nell’analizzare ed interpretare i processi psicologici e comportamentali rappresentati nella letteratura.

Contro le critiche di Searl e Putnam alla teoria della linguistica generativo-trasformazionale di Chomsky

Σ, retouched by Wugapodes, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

I limiti della teoria della linguistica generativo-trasformazionale ideata da Noam Chomsky sono piuttosto evidenti se rapportati alle idee della sociolinguistica che hanno preso piede nella società moderna, teorie che possono prescindere dall’universalità di Uriel Weinrich nel saggio Languages in contact del 1953.

Il presente saggio si premura di ipotizzare come le lingue siano costantemente in contatto l’una con l’altra nel loro dinamismo, un principio che è stato presentato sotto il nome di Teoria delle onde per spiegare come il contatto tra due o più codici linguistici sia la base delle mutazioni fonomorfologiche accadute in fase di cosiddetta grammatica storica. La vicinanza temporale delle teorie può renderle benissimo una l’ampliamento dell’altra, non vi è dubbio che la teoria di Noam Chomsky sia in determinati punti piuttosto sbrigativa e, per certi versi, inconcludente. Partendo dal presupposto che la teoria della linguistica generativo-trasformazionale di Chomsky si fondi sull’idea che il livello fondamentale di articolazione del linguaggio a finalità comunicative sia la sintassi, è superfluo asserire che la mancanza di considerazione dei livelli di semantica e pragmatica crei delle lacune che richiedono di essere colmate. E sebbene Chomsky, nella formulazione della propria teoria, non abbia tenuto in conto queste lacune, in fase di analisi sono assolutamente non trascurabili.

[Segnalazione] Deciphering intelligence analysis – The synthetic nature of the core intelligence function


Giangiuseppe Pili (2022) Deciphering intelligence analysis – The synthetic nature of the core intelligence function, Intelligence and National Security, DOI: 10.1080/02684527.2022.2041947


Honestly proud of this achievement! For a shortcut: Pili_2022_INS_Deciphering_Intelligence_Analysis


ABSTRACT
Intelligence analysis is one of the most explored topics in intelligence studies. However, decoding its nature is still challenging. A unifying question must be considered: ‘Is intelligence analysis – analysis?’ Unfolding the problem leads to an extreme conclusion: intelligence analysis is a way to structure sensory data collection and reduction. It is, namely, synthesis. A systematic scrutiny of the general nature of analysis is considered to compare it to what intelligence analysis is intended to be. As it will turn out, intelligence analysis is much more synthesis – namely, structuring sensory data collection – than analysis per se, which is the main conclusion of the argument.

La macellazione dell’arte che “maschera” la monumentalità della filosofia

Per il filosofo Deleuze, tanto l’arte quanto la musica non ricercherebbero l’invenzione d’una forma, bensì la captazione d’una forza. Certo il fenomeno estetico ha una qualità riproduttiva, ma nel complesso ci espone solo l’intensità della sua rappresentazione. Di conseguenza, per Deleuze in linea generale nessun’arte è unicamente figurativa. La stessa idea della rappresentazione diventa subito mutevole. L’arte deve darci una percezione di sé in via dinamica, così pare impossibile coglierne dei “limiti”, la cui accettazione è necessaria per postulare ogni tipo di configurazione. Klee ha sostenuto che la sua pittura “non rende il visibile, ma rende visibile”.

Riflessioni sulla felicità – La passione, i vizi umani e le virtù umane secondo Aristotele, Tommaso d’Aquino e Spinoza

Abstact: Lo scopo di questo articolo è focalizzare in poche pagine alcune concezioni tradizionali sulla felicità portandone all’evidenza gli aspetti essenziali emergenti dal complesso, articolato e millenario sistema concettuale che le caratterizza. Un’interpretazione dell’etica svolta sulla base delle riflessioni di Aristotele, Tommaso d’Aquino e Baruch Spinoza, con il fine di rendere chiara e fruibile la ratio che definisce il concetto tradizionale di felicità, per mostrarne la concretezza e l’attualità anche tramite esempi. Il punto di partenza è l’Etica Nicomachea di Aristotele, scelta per la sua caratteristica di proporre un concetto di felicità concreto e alla portata della vita reale, rispettoso nei confronti del gioco delle passioni, dell’amicizia, della misura delle capacità personali e della disposizione di ogni singolo nell’orientamento etico. Ho voluto accompagnare i punti salienti dell’etica aristotelica con le spiegazioni del più grande interprete medievale del filosofo di Stagira: Tommaso d’Aquino. Il santo ci offre un quadro estremamente sintetico, che ha introdotto con una lucidità senza precedenti nel cuore della Chiesa Cattolica e nella storia medievale la filosofia dello Stagirita e la suddivisione delle virtù proposta da Platone, fornendo anche una descrizione altrettanto chiara e sintetica del loro contrario, i vizi. Nonostante le differenze essenziali rispetto ai filosofi citati, ho voluto mettere in relazione ad essi Spinoza, un filosofo moderno, perchè ha sottolineato l’importanza di comprendere profondamente le passioni nel perseguire la felicità e ne ha mostrato quindi la logica.

Opacità Referenziale – Possibile Non Assurdità Degli Enunciati Mooreani

https://it.freepik.com/vettori-gratuito/gocce-d-acqua-isolati-su-sfondo-trasparente_8308849.htm#query=pioggia&position=16&from_view=search

In questo post tratterò del tipo di enunciati definiti mooreani[1]. Tali enunciati sono composti da due parti congiunte da un connettivo logico: la prima parte (fattuale) enuncia che p; la seconda parte (soggettiva) afferma che il soggetto S non crede che p. Generalmente assumono la forma “p e non credo che p”, ad esempio “Piove e non credo che piova”.

Lo scopo che mi prefiggo in questo breve testo è quello di delineare alcuni specifici e semplici contesti linguistici ed epistemici nei quali è possibile emettere enunciati simili senza che si dia alcuna assurdità. Tale scopo è analogo a quello delle selfless assertions[2], ovvero delle particolari forme di asserzione in cui chi asserisce, per particolari ragioni, non crede a quanto sta asserendo.