Press "Enter" to skip to content

Dove è l’informazione di politica estera?

Questo articolo non ha grandi contenuti da offrire e lo scrivo soltanto perché più di una persona mi ha chiesto quali sono le mie fonti di aggiornamento circa tematiche complesse di politica estera. Prima di enunciare l’insieme di fonti da cui normalmente traggo le mie informazioni, vorrei specificare alcuni principi guida. Mi farò guidare da alcune delle più frequenti domande che mi vengono rivolte e a cui ogni volta devo dare risposte simili. Esse sono molto più diffuse di quanto non si pensi:

1. E’ vero che l’informazione dei media tradizionali non è attendibile?

Da filosofo, mi verrebbe da chiedere “cosa intendi con la parola attendibile”. Se con “attendibile” vuoi dire che è “realistica”, intendendo “che rappresenta la realtà dei fatti” allora sono relativamente attendibili. Qualcosa là fuori nel mondo esiste. Se con attendibile intendi “affidabile”, allora le cose purtroppo non stanno necessariamente così. Con “affidabile” intendo che le descrizioni dei fatti sono statisticamente più vere che false (anche all’interno dello stesso insieme di informazioni, ad esempio un servizio specifico di telegiornale). Infatti, bisogna fare un discrimine tra i media. I media tradizionali sono molto utili per questioni di politica interna o per fatti su cui dispongono di personale addetto sul campo (quindi la strage di paese, anche se molto polarizzata o strumentalizzata, può essere descritta efficacemente). Infatti, è possibile che i media tradizionali forniscano una particolare valutazione dei fatti, ma dietro alla valutazione si riesce a rintracciare i fatti. Mentre la politica interna non è tanto una questione di fatti, quanto di analisi, idee e valutazioni: cosa che si può fare senza impegnarsi sulla resa concreta di fatti. Ci vuol poco a parlare di ciò che un politico ha fatto, mentre ci vuole molto per capire se quel che ha fatto ha un senso. Cosa del tutto diversa, invece, è la politica estera proprio perché è elusiva e va compresa attraverso lunghe analisi storiche che, usualmente, non vengono offerte al pubblico e si è lecitamente disposti a sospettare che le si conosca anche a grandi linee. Inoltre, le informazioni sui fatti lontani (per esempio, notizie provenienti da qualche teatro di guerra) vengono acquistate da pochissime agenzie di informazione, di origine angloamericana.

2. Perché sostieni che i media tradizionali non sono spesso affidabili in relazione ai fatti di politica estera?

Normalmente, parlo con persone anche di solida intelligenza e di buona cultura. E sono proprio questi che risultano più spiazzati di fronte alle informazioni di politica estera che essi seguono esclusivamente attraverso i media tradizionali. La logica è inevitabile: non hanno tempo per occuparsi anche di questo e non hanno gli strumenti per districarsi. Il risultato è sono confusi, così dicono, dalle immagini offerte dai media: non capiscono la logica di causa ed effetto né tanto meno l’origine storico-causale dei fatti descritti. Infine, lamentano una generale incapacità di discriminare il “rumore” dall’informazione rilevante. Questi problemi si riscontrano in ogni ambito: se volessi capire qualcosa di chimica, non pretendo di arrivare subito alla comprensione delle complesse reazioni, ma so che devo affrontare anni di studio. Tuttavia, per una disciplina come la chimica, si accetta l’idea che si deve avere molto tempo per entrarci dentro. Perché? Perché mentre dalla chimica ci aspettiamo tecniche rigorose e un alto livello di dettaglio nella descrizione dei fatti, nei discorsi di politica e storia vogliamo saltare subito alle valutazioni e alle possibili alternative. Questa esigenza non è affatto ignorata dai media che sono aziende come altre, sebbene dovrebbero avere un certo impegno deontologico. Quindi, anche nella migliore delle ipotesi, i media tradizionali possono sopravvivere soltanto se catalizzano l’attenzione sulle valutazioni, indipendentemente da ciò che le sostanzia. C’è dunque una duplice situazione che converge nel creare la disinformazione. Da un lato, anche le persone più critiche scoprono di non avere i dati né il tempo da dedicare per trovarli per avere un’opinione informata. Da un altro lato, i media tradizionali faticano a trovare i giusti incentivi per spingere le notizie oltre un certo grado di generalità perché in politica estera ciò che interessa è “andare dritti al sodo”, cioè le valutazioni.

3. Perché la disinformazione è basata soprattutto sugli utenti?

Il problema dei media tradizionali è che hanno poco interesse a proporre notizie che non siano soltanto attendibili ma anche affidabili e dettagliate. Lo spettatore medio di un giornale è alfabetizzato ad un livello tale per cui il 60% di essi non legge un libro in un anno (così ci dice una recente statistica). Questo non va dimenticato. I media si rivolgono a chiunque di quei 60 milioni di persone che compongono l’Italia, uno qualunque di questi, non si rivolgono a te. Di questi quanti vogliono sapere le cause della crisi in Corea del Nord? Quanti hanno le energie fisiche per sentire persone informate che gli spiegano per filo e per segno la storia delle Coree? Pochi. I media tradizionali sono molto più la rappresentazione media del discorso che il pubblico riesce a sopportare che non una fonte di informazione ulteriore rispetto a questo “livello del discorso”.

4. Quanto tempo passi ad informarti sui fatti di politica estera e di questioni internazionali?

Se la domanda non è di natura teorica, includendo i miei interessi sulla guerra e sull’intelligence, focalizzandomi soltanto sul “tempo libero” allora direi che dipende dal mio grado di interesse del momento, ma diciamo almeno un’ora al giorno tutti i giorni. Magari un giorno mi guardo due o tre ore di conferenze su youtube e per due giorni non guardo nulla: si tratta pur sempre di tempo libero.

5. Ma quindi non leggi mai i giornali e non guardi mai la televisione?

Questa è la classica domanda inutile. Se anche rispondo “no, la televisione non la guardo perché è il male incarnato” che cosa dovrebbe interessare? La mia risposta è: certo che guardo la televisione e, certamente, non sconsiglio di guardarla in senso assoluto. Come diceva Billy Wilder, grazie a Dio hanno inventato la televisione, così il cinema non è più considerata la cosa peggiore del mondo. Oggi il principio è uguale, ma con internet, che ha spodestato i vecchi canali tv nelle reazioni emotive delle persone. In ogni caso, guardare un telegiornale al giorno non è né dannoso né particolarmente utile. Esso è come il calcio: vale la pena seguirlo per avere argomenti di conversazione. Sapere cosa tutti dicono su un argomento può essere utile perché noi non viviamo fuori dal mondo della gente che frequentiamo tutti i giorni, anche se poi finite per essere più informati di loro su certi domini di informazione. Sicuramente non si può pretendere di capire faccende complesse dedicando così poco tempo e attenzione. Non c’è persona che non è capace di parlare per ore della sua relazione andata a male, quale che sia. Non pensa che ci voglia meno di un’ora di monologo per esaurire l’argomento. Però pensa che le crisi degli altri possano essere afferrate in pochi minuti. La percezione del problema cambia e così il grado di attenzione disponibile.

6. Quali sono i principi che, secondo te, possono aumentare la qualità della propria informazione?

Essere disposti a passare il tempo necessario. Ognuno ha una quantità di tempo limitata, ma non pari a zero. Se proprio si vuole, quel tempo può essere ben speso.

Avere pazienza. Come in ogni campo del sapere, anche nelle discipline storico-politiche è richiesto impegno. Avere risultati immediati e sollevare la nebbia dell’ignoranza passa attraverso fatica e un po’ di frustrazione perché il mondo è complesso e saperlo ricostruire implica avere un’idea dell’interdipendenza tra regioni del mondo. Ma alla fine i risultati ripagano del tempo, se questo è davvero ciò che una persona vuole.

Imparare a selezionare canali. E’ sempre stato importante discriminare i canali di informazione. Oggi abbiamo molti strumenti e questo è un grande progresso. Ma una cosa è saper usare un martello e un cacciavite, una cosa è saper usare tutti gli strumenti del fai-da-te. Imparare a filtrare i vari canali è un’operazione indispensabile ma una volta fatto non si perde altro tempo.

Seguire specifici autori. Ci sono persone estremamente autorevoli nel mondo. Magari sono lontani da noi, ma si possono seguire. Avere alternative di informazione non vuol dire azzerare l’influenza di una persona. Al contrario. Infatti, esistono persone che hanno dedicato molto tempo a studiare seriamente materie complesse e solo loro sono in grado di darne un’immagine. Pensare che ognuno la pensa come vuole è semplicemente un modo per non pensarla in alcun modo. Quindi, avere delle guide a cui rifarsi è importante.

Approfondire. Come conseguenza di quanto sopra, una volta conosciuto una persona influente e autorevole, si può “usare” come scandaglio per approfondimenti. Più si ha una conoscenza dettagliata di una porzione di mondo e più si è liberi di avere una propria opinione solidamente fondata. Ad esempio, più di una volta ho comprato libri perché ho sentito tre o quattro conferenze su youtube di una persona e ho voluto comprendere fino in fondo il suo pensiero su un argomento (per un esempio esplicito, si veda Team of Teams). A volte si rimane delusi, ma non è così la maggioranza delle volte.

Usare il senso critico. Il senso critico non vuol dire che si dubita per il gusto di dubitare. Senso critico è applicare l’esperienza e la ragione per comprendere la validità di un argomento. Fino a prova contraria, dovrebbe valere il principio di carità secondo cui devi assumere l’interpretazione dell’argomento che lo rende vero. Questo vale in contesti ordinari e deve valere anche per i media. Il senso critico non viola il principio di carità ma gli dà dei limiti e lo scopo è quello poi di oltrepassare il livello di dettaglio medio per giungere ad una profondità maggiore.

Avere una buona conoscenza della storia e della geografia. Se non altro come conseguenza. Capire la crisi Coreana è letteralmente impossibile se non si spiega come si sono generate le due coree e perché gli US sono così interessati a quella situazione. Storia e geografia diventano due guide indispensabili e senza di esse è ben difficile chiarirsi le idee.

Avere una buona conoscenza dell’inglese. Purtroppo è così! E sarebbe bello poter anche conoscere il cinese, l’arabo e il russo, il francese e lo spagnolo. Siccome siamo esseri finiti, almeno una di queste lingue però è indispensabile. E l’inglese più di tutte. Ma anche in lingua italiana abbiamo ottimo materiale.


I miei canali privilegiati di informazione nel tempo libero sono i seguenti: non sono tutti e sono una lista approssimativa e provvisoria. Non inserisco certamente tutti i video che ho guardato e che si possono cercare facilmente su youtube. Un consiglio è di evitare i video inferiori ai dieci minuti, se non per delle ottime ragioni.

 

Canali youtube

https://www.youtube.com/user/LimesGeopolitics (in italiano, fondamentale e molto attivo)

https://www.youtube.com/channel/UCL_A4jkwvKuMyToAPy3FQKQ

https://www.youtube.com/channel/UCr5jq6MC_VCe1c5ciIZtk_w

https://www.youtube.com/channel/UC9F18RmdfYvYjbMmRyFUdXw

https://www.youtube.com/channel/UCW78fkUqgc2HjBIsF3M6uvA

https://www.youtube.com/channel/UCHhC2FEUxv0OSDrxUybKhcg

https://www.youtube.com/channel/UCSh-dNnqe1agUSzPM01LgBA

https://www.youtube.com/channel/UCYB1ercr0h50goIy2yEMvIA

https://www.youtube.com/channel/UCK08_B5SZwoEUk2hDPMOijQ

https://www.youtube.com/channel/UCi7jxgIOxcRaF4Q54U7lF3g

https://www.youtube.com/channel/UCJiCrXs-s-pZtjBl7T_O1pQ

https://www.youtube.com/channel/UCQtb4jBS4_HDAZ9tAUuFc6A

https://www.youtube.com/channel/UCkPv5___jXTEGQ6VE0a1gdA

Siti internet

http://formiche.net/

Riviste

– Limes

– IsAG

– Gnosis

– RID

Persone influenti

Lucio Caracciolo (e tutto il gruppo Limes), Edward Luttwak, Robert Kaplan, John Gaddis, Jim Mattis, Stanley McChrystal, Henry Kissinger, Ward Wilson, Lawrence Freedman, George Friedman, Noam Chomsky.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *