Press "Enter" to skip to content

Scuolafilosofica Posts

La musica e il rapporto con il testo in Schönberg

Copyright: Pixabay

Nel 1911 Schönberg entra in contatto con il pittore espressionista Wassili Kandinsky che, dopo aver ascoltato alcune composizioni del musicista viennese a Monaco, era rimasto così entusiasticamente colpito dalla sua musica, innovativa e dissacrante, da inviargli una lettera di ammirazione, in cui sottolineava anche quante affinità ci fossero tra il suo modo di fare musica e lo stile pittorico di Kandinsky stesso. Nacque, dunque, tra i due innovativi artisti un’amicizia che ebbe lunga durata e che stimolò più di una proficua collaborazione, la più importante delle quali è forse quella legata al volume Der blaue reiter, curato da Kandinsky stesso e dal collega pittore F. Marc, vero e proprio manifesto teorico dell’espressionismo nelle arti figurative. A questo volume Schönberg contribuisce, sollecitato dai due curatori, con due autoritratti (in quegli anni Schönberg si diletta, infatti, anche di pittura, e dipinge quadri piuttosto originali), con il facsimile della sua composizione Hergewächse op. 20, ma soprattutto con un breve scritto di teoria musicale, che si rivela da subito molto importante: Il rapporto con il testo.

VENERE IN CORNICE – Una galleria futuristica fra il sorriso ed il sorseggiamento / A futuristic gallery between the smile and the sipping

Per Fillia, esteticamente al futurismo, la pulsazione d’una macchina da caffè espresso, col metallo argenteo che rinnova il belletto bianco, ha più carica espressiva degli occhi femminili. Ma tipicamente si genererà una situazione da corteggiamento! Alice posa innanzi ad una versione per la celebre scultura al futurismo di Umberto Boccioni dal titolo Forme uniche della continuità nello spazio. Trattasi d’un evento speciale, per la galleria d’arte che lei dirige. Alice veste una giacca bianca, e curiosamente riconfigurabile a moka. La mano destra sul fianco si percepisce a mediare tra il sorriso ed il sorseggiamento, se un critico d’arte deve approvare l’opera al fine di spiegarla. La scultura di Umberto Boccioni ha una sua aerodinamica, nella sicurezza di plasmarsi. Ma quella avrà la tonalità del caffè? Così il braccio destro sarebbe ruotato per una torrefazione. La bellezza genericamente si percepisce aromatica.

L’Europa a lezione dalle Unioni di Comuni: un modello realistico per la politica estera e non solo

Nelle ultime settimane, il conflitto tra Iran e Israele ha riportato al centro del dibattito il ruolo dell’Unione Europea nei grandi scenari geopolitici. La crisi in corso, con attacchi reciproci, vittime civili e un cessate il fuoco fragile mediato da attori esterni, dimostra quanto sia ancora debole la capacità dell’Europa di proporsi come soggetto strategico autonomo.

La questione non è solo militare o diplomatica: è una questione di struttura. L’Unione Europea, così com’è oggi, ha fondamentali difficoltà a comportarsi come una potenza centralizzata sul modello statunitense. La sua architettura è fatta di Stati con storie, interessi e sensibilità diverse. Il sogno di un governo federale unitario, se mai è stato realistico, appare oggi superato dagli stessi meccanismi della storia. Sebbene vi siano strumenti e istituzioni profondamente centralizzate, per vari motivi, sono ancora i capi di governo a dettare l’indirizzo strategico di ciascun stato membro e proprio in virtù di questo potere tendono ad instaurare alleanze cruciali che non necessariamente sono incluse nel perimetro dell’Unione.

[Recensione] Antonio Rinaldis – Nuove lezioni di filosofia. I temi fondamentali del pensiero umano (Diarkos, 2025)

Copyright: Diarkos Editore, https://diarkos.it/index.php?r=catalog%2Fview&id=321

Nel tentativo di proporre voci e parole nuove nell’ambito del dibattito filosofico, plurisecolarmente e polifonicamente articolato e sviluppato, è talvolta necessario sovvertire l’impostazione manualistica che passa in rassegna, spesso cronologica, i pensatori, esaminando i loro lasciti e le loro ideologie, e proporre invece una  disquisizione che parta dai grandi temi che interessano l’animo umano, volente o nolente, per poi addentrarsi nelle singolarità dei filosofi che ne hanno dibattuto.

La crisi dei linguaggi artistici

Copyright: Pexels

La Vienna di fine Ottocento – inizio Novecento, definita anche come la Città dei Sogni, può essere considerata la città – simbolo di un periodo storico che si delinea inquieto e sull’orlo di grandi cambiamenti; non è un caso che Karl Kraus nel 1914 la descriva acutamente come “il terreno di prova per la distruzione del mondo”[1]. La società tardo-asburgica e Vienna in particolare, rispecchiano bene, infatti, la crisi di “una società in cui tutti gli strumenti, o i mezzi di espressione – dal linguaggio dei politici ai principi del disegno architettonico – avevano apparentemente perso contatto con i loro “messaggi” prestabiliti, ed erano stati privati di ogni capacità di svolgere le loro funzioni peculiari.”[2] La nuova cultura che si sta sviluppando è, quindi, quella del “…“modernismo” dell’inizio del secolo XX espresso da uomini come Sigmund Freud […], Adolf Loos, Oskar Kokoschka e Ernst Mach.”[3]

VENERE IN CORNICE – Le forre ed i calanchi della ribalta per un outfit / The gorges and the ravines of the limelight for an outfit

Per Silvia Ballestra, esteticamente le lucciole vicine al palmo avranno una dialettica con le lucette delle case lontane: chissà se offrendo le ali alle forre ed ai calanchi, affinché i filari ed i solchi volino sulle strade. Judith è stata inquadrata per uno scatto al bianconero. Pare che lei posi in un negozio, addobbato dalle molte catene di luci. Ma quanto la tenda a righe verticali si percepirà “calanchiva”, come per il camerino tramite cui cambiarsi rapidamente i vestiti? Più realisticamente, la borsa luccicherà dalle borchie. Il busto è più ripido che curvante. Lo sguardo prova ad ammaliarci. Una gonna più a “mantice” che a pedana permetterà una serenata per le luci della ribalta.

According to Silvia Ballestra, aesthetically the fireflies near the palm will have the dialectics with the little lights of the distant houses: who knows if those will deliver the wings to the gorges and to the ravines, in order that the rows and the grooves will fly on the roads. Judith was framed for a shot in black and white. It seems that she poses in a shop, decorated with many chains of lights. But how much will the curtain be perceived “in a ravine”, like for a dressing room through which we change rapidly the clothes? More realistically, the bag will sparkle from the studs. The bust is more rapid than cornering. The gaze tries to bewitch us. A skirt more in “bellows” than in a platform will allow a serenade for the limelight.

La poetica della musica di Igor Stravinskij

Copyright: Pexels

Stravinskij è stato spesso accusato di eclettismo dalla critica musicale per la sua inclinazione a riutilizzare e a fare propri in maniera originale i materiali sonori più disparati. Quello che non tutti i suoi detrattori tengono presente è che Stravinskij si considerava un artigiano della musica più che un artista; si riteneva simile all’artigiano medievale «il quale opera, ordina, fabbrica con i materiali a sua disposizione, tutto preso dal fascino del materiale sonoro che può maneggiare a suo piacere, non strumentalmente ma come fine a se stesso.»[1] La musica per Stravinskij nasce come ordine dal caos quando il compositore riesce a organizzare gli elementi sonori in un insieme dotato di significato, infatti, le sonorità elementari e i materiali grezzi non sono ancora musica nel senso proprio del termine, anche quando risultano piacevoli all’orecchio (pensiamo, per esempio, al canto di un uccello o al mormorio dell’acqua che scorre).

Il disamore richiede più l’inventario che la sola dimenticanza

(recensione d’estetica per il libro di poesie Il coltello sul vassoio, di Veronica Chiossi)

Per Veronica Chiossi, esteticamente il disamore richiede più l’inventario che la sola dimenticanza. La rielaborazione del lutto maturerà tramite gli scaffali per le sliding doors. Classicamente sorgerà una domanda: è meglio vivere di rimorsi o di rimpianti (innanzi all’opportunità importante, benché rischiosa)? Veronica Chiossi descrive pure l’ambiente della natia Venezia, dove il ristagno lagunare s’incespica alla meta per l’orizzonte del mare. Né l’uomo sensibile potrà nascondersi, come l’uccello sul canneto od il pesce sul fondale, mentre il turismo di massa falsamente cementifica l’accoglienza. L’isola sommersa di Metamauco diventerà una bolla arrugginita (pag. 19). Dalla carnalità del fango, con la psicanalisi, si bramerà la complicità favorevole d’un oracolo. Però bisogna barcamenarsi con l’invasività dei gabbiani (pag. 95), ove le cosce durante il jogging siano state rimpiazzate dalle barene. Simbolicamente, si rischia d’accettare l’utilitarismo del tipo < se già lo fanno gli altri, tanto vale che lo faccia pure io >. I versi di Veronica Chiossi si percepiranno da una sorta di spleen per la caricatura sociologica. Su questa è stata impaginata una sezione del libro.

Pedagogia Sociale – Integrazione di Giochi e Interazione Sociale nel Processo di Apprendimento

Copyright free, cfr. https://pxhere.com/it/photo/1180888

1.0 Introduzione

Il testo proposto “C’è gioco e gioco” redatto dalla pedagogista Barbara Zoccatelli e dalla formatrice Angela Palandri vuole dimostrare brevemente come il gioco sia uno dei primi imprinting fondamentali nei bambini sin dalla fascia di età 0-3 anni. Il bambino, infatti, si prepara alla vita giocando, impara ad affrontare le difficoltà di questa e a trovare soluzioni ai problemi che gli si pongono davanti, dapprima sottoforma di gioco, più avanti a partire dall’adolescenza sottoforma di soluzioni pratiche intellettive. È proprio attraverso il gioco che i bambini imparano i propri punti di forza e i propri punti di debolezza: non a caso nei primi anni di vita i bambini sperimentano utilizzando tutto ciò che gli passa sottomano[1], proprio perché sono alla ricerca della propria dimensione. Nella parte successiva del testo le relatrici si soffermano su quali varie tipologie di giochi il bambino ha a disposizione (migliaia) e quali sono dimostrati come i più efficaci, inoltre si soffermano brevemente sul ruolo dell’educatore nei nidi di infanzia.

Filigrane arnaldiane nei versi di Ezra Pound (Personae; Canzoniere; Canti Pisani)

Copyright: Wikimedia Commons (<https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arnautdaniel0.jpg>)

Introduzione e status quaestionis:

Il tormentato rapporto di Ezra Pound (1885-1972) con Arnaut Daniel, e più in generale con la lirica trobadorica, passa attraverso una fascinazione nata dai suoi studi presso l’Hamilton College di New York, e in seguito durante il dottorato mai concluso presso la University of Pennsylvania, e si struttura in una serie di fasi susseguenti, prima fra tutte quella del riconoscimento del limite linguistico delle traduzioni in lingua inglese operate en fin de siécle sulla scorta dei mitologizzanti preziosismi vittoriani, e con un apprezzabile mea culpa, eslege se si pensa a Pound come a un eccentrico innovatore, ben meno se si riconosce il suo rispetto devozionale per la letteratura trobadorica, Pound riconosce di aver di ciò peccato nell’operare le traduzioni di Guido Cavalcanti. È inoltre doveroso premettere alcuni dettagli sul confronto che Pound ebbe con la lirica arnaldiana: innanzitutto, Oltreoceano la letteratura europea medievale non aveva ancora visto un’incontrastata accettazione critica, né tantomeno era reverenzialmente studiata e ammirata; seguitamente, Pound approderà alla lirica del trovatore perigordino attraverso una prima fascinazione per i trovatori Peire Cardenal, Raimon de Miraval e Guiraut de Bornelh, e anche tramite la mediazione dello scritto esoterico Les secretes des troubadours. De Parsifal à Don Quichotte (1906) dello «stravagante scrittore occultista»[1] Joséphine Péladan, che egli acquistò a Parigi durante un suo deluso soggiorno.