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La signora nel lago. Chandler R.

Philip Marlowe indaga. Tutto inizia con un marito preoccupato, il manager di un’importante industria di profumi, una moglie senza criterio sparita, una segretaria dai capelli corvini dalla bellezza mozzafiato, un dongiovanni presuntuoso e un poliziotto dai modi grezzi quanto un trattore. Il quadro. La California, il luogo dell’azione, dal mare all’entroterra. Una serie di omicidi. Marlowe, tocca a te.

Si può dire che esistano almeno due generi di racconti polizieschi: quelli in cui è l’atmosfera a regnare sulla trama e quelli in cui la trama è centrale. L’incastro poliziesco è una fitta rete di fatti apparentemente scollegati in cui l’unico obbiettivo della narrazione diventa disvelare le connessioni causali che legano faccende, storie e vite apparentemente troppo lontane perché la sola immaginazione del lettore possa arrivarci. L’altro caso di narrativa poliziesca vede l’ambiente, i personaggi, il sinistro fascino del delitto e dello scontro tra intelligenza buona e cattiva il punto nodale della faccenda. Nel primo caso possiamo far rientrare senza dubbio libri come quelli della Christie, la scrittrice di involute trame in cui la scoperta del mistero è tutto. Nel secondo caso possiamo inserire Uno studio in rosso, dove Conan Doyle non è interessato alla plausibilità dell’analisi dei fatti, quanto all’ambientazione affascinante e al raziocinio lungimirante del protagonista. La signora nel lago si inserisce nel primo filone.

Chandler scrive un noir. Lo stile è quello caro al genere e il realismo non scende mai a livelli morbosi come certi romanzi di Ellroy che li fa decadere da romanzi polizieschi a splatter di gusto discutibile. Sicuramente Chandler non cade in quella volontà tanto cara ai postmoderni di voler dire “tutto” e con “tutto” si intende proprio non tacere di particolari insignificanti ma oscuri, eccessivi o magari quotidiani, irrilevanti. Come certi film: essi non mirano ad altro che a volersi spingere sempre oltre il confine del verosimile per raggiungere una verità reale che non è più rappresentazione. La fiction che diventa realtà perché deve dircela, mostrarcela in ogni lato anche inessenziale perché gran parte della vita è inessenziale. Ma siamo proprio convinti che ancora siamo nella narrativa, nella finzione corretta, nel girare attorno al problema per mostrarlo veramente per quello che è? La gran parte della cultura del postmoderno cade nella trappola della finzione narrativa realistica ma grottesca, insulsa e, in definitiva, falsa. Rappresentare significa vedere l’oggetto trasfigurato ma colpire al cuore del problema, non scomporlo e riassemblarlo o, ancora peggio, porlo all’attenzione con caricaturale pesantezza nella sua semplice realtà. Questa tentazione è pericolosa e porta alla perdizione.

Il libro è un precursore di questa narrativa di seconda generazione senza averne i difetti. Tuttavia, senza dubbio non ci troviamo di fronte ad un capolavoro del genere perché l’attenzione dello scrittore è rivolta proprio alla soluzione di tutto il gioco di incastri e di storie in cui i personaggi si trovano mischiati assieme. Si può forse dire che Uno studio in rosso sia un brutto libro perché la storia non è del tutto plausibile? O si può sostenere che uno di quei cento libri della Christie, fatti salvi una ventina d’eccezione, siano, nella loro marchingegnosità della trama, dei buoni libri? Saranno pur piacevoli proprio per la sfida ma certamente non è buona letteratura. Per riassumere tutto attraverso le parole autorevoli di Conan Doyle: “(…) volte uno deve saper tagliar corto. Ricordo che un redattore mi scrisse una volta preoccupato: «In quel tratto di strada non c’è un secondo binario»; e io gli risposi: «Ne faccio io uno». Ciò non toglie che vi siano casi nei quali l’esattezza è essenziale.”[1] Il caso di Chandler non è uno di questi, come generalmente non lo sono le valide opere d’arte, film, libri o disegni.

La signora sul lago sarà un buon incastro poliziesco e agli amanti dell’autore o del genere può risultare anche piacevole. Il libro si legge in un soffio. Ma questo non significa niente sul piano della bellezza estetica che richiede molto di più. Chandler ha perso di vista l’obbiettivo fondamentale del buon artista: rappresentare aggirando il verismo inessenziale, sia esso nella trama piuttosto che nello stile. Egli ricade nella volontà di essere perfetto sul profilo del meccanismo poliziesco ma finisce per dar vita ad un orologio, non a un buon libro.


Raymond Chandler.

La signora nel lago.

Feltrinelli.

Pagine: 238.

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[1]Artur Conan Doyle, Ucciderò Sherlock Holmes, Fabbri Editori, Milano, 1987 121.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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