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1. Eventi centrali della seconda guerra mondiale rispetto alla guerra fredda

La guerra fredda ha funzionato in modo metaforicamente simile alla pila atomica: una massa critica di materiale fissile si surriscalda e determina la reazione a catena. Si può dire che un simile meccanismo sia ciò che sta alla base della genesi della guerra fredda, che va fatta risalire ad alcune condizioni prebelliche e dello svolgimento del secondo conflitto mondiale.

Il 1941 fu l’anno di svolta per almeno due teatri di guerra, per via del fatto che gli USA entrarono in guerra contro il Giappone e contro la Germania, a seguito dell’unilaterale dichiarazione di guerra di Hitler contro gli USA. Gli USA avevano provocato, ma non avviato, la guerra contro il Giappone tramite un duro embargo, quello stesso Giappone che gli USA avevano costretto ad aprire i porti e al commercio occidentale nel 1853 e che, da allora in poi, avrebbe assunto un ruolo di peculiare interesse per gli USA. Dopo l’attacco a Pearl Harbor (7 dicembre 1941) gli USA avevano rischiato di perdere gran parte della flotta. Ma per loro fortuna, a Pearl Harbor non c’erano le portaerei. Sicché Pearl Harbor fu una vittoria tattica, ma un fallimento strategico perché non inibì la capacità operativa degli USA e consentì a questi ultimi di mobilitare un consenso generale per gli sforzi di guerra contro il Giappone. Il 1943 vide un’offensiva generale alleata in tutto il pacifico, consentita dopo alcune fondamentali vittorie nel ’42. In fine, il 6 e il 9 agosto gli USA sganciarono le loro bombe atomiche contro Hiroshima e Nagasaki, ponendo, così, fine alla seconda guerra mondiale e segnando in modo inequivocabile il rapporto con l’URSS, che stava pianificando l’invasione del Giappone, possibilmente da concertare insieme allo sbarco americano. Quindi una prima data fondamentale, a mio avviso, nella genesi della guerra fredda fu proprio il 6 agosto del 1945.

Se questo era il teatro del pacifico, altra cosa era il teatro europeo. Il 1943 fu l’anno decisivo anche sul fronte europeo, dove l’URSS lanciò una massiccia offensiva. Dopo aver rotto l’assedio di Leningrado (il più lungo della storia) e quello di Stalingrado (uno dei più feroci di sempre), l’URSS iniziò una controffensiva che, di fatto, si arrestò solo con la presa di Berlino, due anni dopo. Il 6 giugno del 1944 si apre un nuovo fronte in Europa, con lo sbarco alleato in Normandia. Secondo alcuni questo sbarco fu appositamente ritardato in modo da dissanguare quanto possibile l’URSS. Sta di fatto che, stando a Van Creveld (2004), gli alleati erano molto titubanti nell’aprire questo nuovo fronte anche per ragioni logistiche (difficoltà di gestire un simile quantitativo di truppe in così poco spazio) e tattiche (problemi nella sconfitta delle truppe nel vallo atlantico).

Il 9 maggio 1945 entra in vigore la capitolazione totale della Germania, vale a dire la cessazione totale delle ostilità per riconoscimento della sconfitta completa della Germania nazista. In realtà, c’erano stati anche dei tentativi di mediare delle paci separate o parziali (Himler e Goering furono radiati dal partito per ordine diretto di Hitler a seguito di richieste o intromissioni in possibili accordi di pace), ma gli alleati avevano già considerato un fatto assodato quello di non consentire alcuna pace che non fosse una capitolazione totale della Germania. Questo è ben spiegabile. Una seconda data importante, dunque, è quella che segna proprio l’occupazione di Berlino, con la precedente battaglia di Berlino (aprile-maggio 1945).

Lo sganciamento delle bombe atomiche sul Giappone e la capitolazione tedesca seguita alla battaglia di Berlino costituiscono i punti di partenza della guerra fredda, almeno nel senso che essi hanno mostrato: (a) i problemi della gestione dell’occupazione della Germania e la definizione e dimensione della vittoria dei vari alleati (non ogni alleato aveva lo stesso grado di onere e onore nella vittoria); (b) l’arrivo delle armi atomiche e (c) il fatto che gli interessi dei vari attori in gioco precludevano possibilità di accordo. Questo è mostrato dal fatto che né su Berlino, che fu divisa e occupata fino alla fine della guerra fredda, né in Giappone, gli USA e l’URSS riuscirono a trovare formule mediane per trovare uno spazio di manovra reciproco e autonomo. Il risultato fu una completa assenza di interlocuzione e una bagarre diplomatico-politica a cui le armi furono la controparte materiale per riuscire a far pendere la bilancia dalla propria parte, anche e soprattutto, quando gli arsenali militari non furono usati (come nella crisi di Cuba).

Durante la seconda guerra mondiale ci furono diverse occasioni per i leader delle potenze alleate per discutere i termini del futuro mondiale. In queste tribolate discussioni ufficiali o ufficiose vennero di fatto decisi gli estremi delle azioni politiche decisive per le sorti del mondo e per il futuro configurarsi della guerra fredda. Il 1941 fu l’anno in cui l’URSS, l’impero britannico e gli USA si ritrovarono uniti una alleanza militare contro le potenze dell’asse. Ma già da subito l’alleanza tra USA e impero britannico non poteva considerarsi alla pari di quella che gli USA o l’impero britannico intrattenevano con l’URSS: se è vero che nessuna alleanza è uguale ad un’altra per via dei diversi accordi, dei diversi obiettivi e delle diverse relazioni (umane e storiche), va detto che, come già sottolineato, Churchill si mosse sin da subito per stabilire con gli USA una relazione speciale, relazione che parzialmente sembrerebbe mantenuta ancora oggi, seppur con tutt’altro valore strategico. Considerazioni diverse vanno pur fatte rispetto ai tentativi di De Gaulle di mantenere costanti relazioni con le potenze alleate e, in particolare, con Churchill. Non è implausibile sostenere che alcune decisioni strategiche della Francia furono poi determinate dalla continua sensazione di isolamento e di mancanza di riconoscimento e di pari dignità avvertite proprio durante gli anni della guerra.

Il 28 novembre 1943 ci fu la conferenza di Teheran, una delle più importanti riunioni politiche della storia, visto che furono presenti i tre leader delle potenze alleate, Stalin, Churchill e Roosevelt. Questo incontro assume una rilevanza particolare nella misura in cui Roosevelt andò sino a Teheran di persona, pur essendo gravemente malato e avendo ampie difficoltà a deambulare. In questa conferenza si presero accordi per l’apertura del secondo fronte occidentale, tanto voluto dall’URSS che, sino a quel momento, assorbiva gran parte dello sforzo per battere la Germania Nazista, giacché la Wermacht continuava a permanere sul suolo russo con evidenti problemi, nella misura in cui l’impegno tedesco in Africa del Nord non era certo paragonabile a quello russo, dal momento che l’Africa del Nord era importante soprattutto per coprire eventuali incursioni da sud, come poi accadde nell’invasione della Sicilia e poi della penisola italiana, caso emblematico di difesa strategica per sfruttamento di una dimensione spaziale amplificata di sicurezza. Sempre a Teheran si presero i primi accordi per la spartizione della Germania, vale a dire la divisione della stessa in due zone di influenza. Inoltre, sempre qui, si decise di aumentare la grandezza del territorio polacco a spese della Germania, il cui confine fu fissato nella linea Curzon.

Non è mai dato capire sino in fondo fino a che punto le parole spese in simili circostanze abbiano un senso se non in linea assai generale. Sta di fatto che alle parole bisogna far seguire i fatti, vale a dire che i territori sotto la sfera di influenza dell’URSS o dell’Occidente andavano sostanzialmente presi con la forza e la ratificazione dell’accordo ne sarebbe stata una logica conseguenza per un parziale reciproco riconoscimento ex ante. Il risultato fu che all’apertura dell’agognato secondo fronte nel maggio del ’44 seguì una letterale “corsa a Berlino”, in cui le forze USA-Impero Britannico tentarono di impedire la totale presa della città da parte dell’armata rossa. Armata rossa che, nel frattempo, asfaltava tutto ciò che trovava ad est di Berlino.

Un’altra conferenza di grande importanza fu quella tenuta a Yalta (1-11 febbraio 1945). Durante la conferenza si ripresero alcuni dei punti della conferenza di Teheran, vale a dire l’accordo sui confini polacchi e la spartizione della Germania nel dopoguerra. In particolare si considerò la divisione in zone di occupazione, lo smantellamento delle fabbriche e degli arsenali militari, l’eliminazione del nazional socialismo e, in fine, le riparazioni di guerra, incluse le cessioni territoriali. Dopo Yalta, la nota conferenza di Postdam (luglio-agosto 1945) fu il punto di svolta in cui gli USA e l’impero britannico riconobbero il principale risultato positivo della guerra, positivo nei termini dello status quo raggiunto: l’arroccamento di due schieramenti opposti in cui il dialogo sarebbe stato l’inevitabile controparte di un confronto giocato a distanza tra azioni militari e azioni diplomatiche. La seconda guerra mondiale era finita. La guerra fredda era iniziata.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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