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LA “CARMEN” DI BIZET: LO SCANDALO DI SENSUALITÀ E REALISMO

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Come ben si esprime Casini nella sua “Storia della Musica”[1], Bizet, nella sua breve carriera, andò sempre cercando di creare l’opera “giusta”, cosa che, dopo molte prove, spesso da lui ritenute fallimentari, gli riuscì, infine, con la composizione di Carmen (1875).

Nato a Parigi nel 1838 in una famiglia di musicisti, di cui ereditò il talento che in lui si manifestò eccezionale e precoce, Georges Bizet vi morì giovanissimo, a trentasei anni, proprio nel 1875, lo stesso anno in cui il suo capolavoro debuttava a teatro con grande clamore.

Nonostante in quel periodo il teatro francese stesse virando verso l’opéra-lyrique, Bizet andava, invece, verso la direzione dell’opéra-comique[2]. La Carmen nasce quasi contemporaneamente all’Impressionismo pittorico, la cui prima esposizione avviene nel 1874, nello studio del fotografo Nadar[3], in una Parigi che si sta riprendendo dalle ferite della guerra contro la Prussia e dall’esperienza destabilizzante della Comune, per i cui cittadini tutto ciò che è tedesco non soltanto non è più di moda, ma va anche trattato con ostilità e disprezzo. Bizet è francese, ma quando la Carmen viene rappresentata per la prima volta all’Opéra – Comique, il pubblico ne rimane scandalizzato. Lo scandalo “[è] più di ordine morale o moralistico, che strettamente musicale, per la procacità del personaggio, per la volgarità veristica dei suoi atteggiamenti, per il finale tragico e sanguigno, estraneo alla tradizione dell’opéra-comique…”[4] La Carmen, quindi, suscita scalpore perché la sua protagonista è provocante, disinibita, sfacciata e, soprattutto, realisticamente tratteggiata nei suoi comportamenti. Seguiamo ancora Testi: a turbare i bigotti benpensanti “… sono la concentrazione del linguaggio, l’immediatezza impudente dei motivi, l’inedito taglio dato alla fisionomia dell’opéra-comique, ancora ferma a modelli mediocri e collaudati.”[5]

Il libretto, basato su un testo di Prosper Mérimée, racconta di una sigaraia gitana di nome Carmen, ribelle e seducente, la quale conquista e ammalia il brigadiere Don José che l’ha tratta in arresto in seguito a una lite con una collega che era sfociata in un’aggressione, obbligandolo poi a farla fuggire dalla prigione e a seguirla. Don José, del tutto stregato dalla donna, lascia l’esercito e scappa con lei. Quando Carmen, infine, si stanca di lui e s’innamora di un torero, Don José, pazzo di gelosia, la uccide per poi costituirsi.

A ben guardare, non è soltanto la figura della protagonista, conturbante e libera, a scandalizzare i ben pensanti parigini, ma anche il crudo realismo dell’opera stessa, a cui non sono avvezzi. La Carmen si propone, infatti, come una storia di “amore e morte” dalla “tragicità erotica”[6] ma in forma di opéra-comique, sebbene con uno “scopo tragico”[7] e questo destabilizza il pubblico borghese che, certamente, non si aspetta che la protagonista venga uccisa dall’amante.

Ma l’opera ebbe fin da subito anche illustri sostenitori: ne fu entusiasta Nietzsche[8], per esempio, secondo il quale la Carmen rappresenta la musica vitale, sana, per così dire, da contrapporre a quella decadente di stampo wagneriano, proprio perché essa è non romantica e non sentimentale, ma mediterranea; passionale, sì, ma equilibrata nello stesso tempo. Di essa sosteneva addirittura che ascoltarla lo rendeva un filosofo migliore!

Anche Brahms[9] rimane immediatamente folgorato dall’opera di Bizet, di cui assiste a ben venti rappresentazioni, innamorato com’è della sua melodia insinuante e affascinato dal rigore strutturale della composizione che sembra non stancarsi mai di ascoltare.

Čajkovskij, d’altro canto, con grande intuito, vaticina il futuro, enorme successo della Carmen, dicendo che sarebbe diventata “l’opera più popolare del mondo”[10], per la sua innovativa freschezza e la sua melodia così incisiva, di tale seducente cantabilità.

Purtroppo, la morte[11] colse improvvisamente Bizet dopo soli tre mesi dalla prima rappresentazione del suo capolavoro, perciò non seppe mai che quella sua opera così sconcertante, “immorale” e “realistica”, dopo le prime critiche, fu travolta da un inarrestabile successo, fino a divenire una delle opere più eseguite al mondo.

In un’epoca in cui la violenza di genere viene combattuta quotidianamente su tutti i fronti, rileggere la Carmen come emblema di una relazione disfunzionale può non rivelarsi un esercizio sterile, ma stimolo per feconde riflessioni.

 

 

Riferimenti bibliografici

Brown, D., Tchaikovsky: The Crisis Years (1874–1878). London: Victor Gollancz, 1983.

Casini, C., Storia della Musica. Dall’antichità classica al Novecento, Giunti, 2022 ebook.

Dean, W., Bizet. London: J.M. Dent & Sons, 1978.

Nietzsche, F., Il caso Wagner: un problema musicale (Trad. it. di Sossio Giametta e Ferruccio Masini), in: Scritti su Wagner: Richard Wagner a Bayreuth. Il caso Wagner – Nietzsche contra Wagner, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi Edizioni, Milano, 1979 (ed. italiana).

Swafford, J., Johannes Brahms: A Biography. New York: Alfred A. Knopf, 1997.

Testi, C., Note e colori nella Parigi della Belle Époque in F. Dini (a cura di), Belle Époque, Moebius, 2026.

 

 

[1] Casini, C., Storia della Musica. Dall’antichità classica al Novecento, Giunti, 2022 ebook.

[2] Ivi.

[3] Testi, C., Note e colori nella Parigi della Belle Époque in F. Dini (a cura di), Belle Époque, Moebius, 2026.

[4] Ivi, p. 220.

[5] Ivi, p. 221.

[6] Casini, op. cit.

[7] Ivi, p. 985.

[8] Nietzsche, F., Il caso Wagner: un problema musicale (Trad. it. di Sossio Giametta e Ferruccio Masini), in: Scritti su Wagner: Richard Wagner a Bayreuth. Il caso Wagner – Nietzsche contra Wagner, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi Edizioni, Milano, 1979 (ed. italiana).

[9] Swafford, J., Johannes Brahms: A Biography. New York: Alfred A. Knopf, 1997.

[10] Brown, D., Tchaikovsky: The Crisis Years (1874–1878). London: Victor Gollancz, 1983.

[11] Sembra che il giovane compositore sia morto per un’improvvisa crisi cardiaca, ma già soffriva di reumatismi articolari ed era molto provato dall’iniziale insuccesso dell’opera a cui aveva dedicato tutto sé stesso (cfr. Dean, W., Bizet. London: J.M. Dent & Sons, 1978, per una più ampia trattazione della morte di Bizet).


Linda Savelli

Linda Savelli è dottoressa in filosofia, perfezionata in scienza e filosofia (epistemologia generale e applicata), dottoressa in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità iscritta alla sez. B dell’Albo degli Psicologi della Toscana (Nr. Iscrizione 8747), dott.ssa in Psicologia Clinica e della Riabilitazione e ha un Master di primo livello in Mediazione Interculturale. Da anni si occupa di divulgazione filosofica e psicologica e, più recentemente, ha iniziato a occuparsi di interventi riabilitativi e rieducativi nell’anziano, di supporto accademico e di libroterapia. È autrice di libri e articoli a carattere divulgativo e scientifico, nonché di racconti e di una silloge di poesie.

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