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Appunti di Glottologia: linguistica storica. Il mutamento: tipologia e proprietà. Etimologia popolare e il tabù linguistico

2.0.1  Il mutamento: foni e fonemi

Come detto nel capitolo precedente, la linguistica storica è quella branca della linguistica che si occupa più direttamente del fenomeno denominato mutamento. Abbiamo affermato nel capitolo precedente che se le lingue non entrassero in contatto con altri elementi linguistici, rimarrebbero in uno stato di mutevolezza pur senza cambiare mai. Quando invece esse si sono incontrate con altre lingue hanno evidenziato il fenomeno del mutamento.

Andremo ad analizzare i mutamenti a livello fonetico e a livello fonologico, ma dobbiamo prima analizzare la base di due livelli, i foni e i fonemi. Infatti il livello fonetico riguarda tutto ciò che concerne i foni e che concerne, quindi, la produzioni di suoni: questi cosiddetti “suoni” vengono tecnicamente chiamati foni e vengono analizzati e schematizzati tramite la modalità di produzione (apparato fonatorio e organi articolatori). I foni vengono trascritti tra parentesi quadre. Il livello fonologico invece, riguarda quei particolari foni che una particolare lingua valorizzati dalle singole lingue, questi portano la minima entità di significante: per distinguerli dai foni, li chiameremo fonemi e vengono trascritti attraverso le barre oblique “/mar/”. Il fonema ha anche un’altra importante definizione: esso è l’unità distintiva minima, cioè è dunque l’unità fonica più elementare che di per sé non ha un particolare significato, ma tuttavia permette di distinguere due lessemi diversi. Esempio: bare dare. Perché?

Le coppie di parole che si distinguono per un solo fonema si dicono  coppie minime. Esempio: man/d/o, man/g/o, man/c/o. I diversi modi, determinati da un particolare contesto, di realizzare uno stesso fonema si dicono varianti contestuali o allofoni contestuali. Esempio: [R]oma oppure [r]oma. Malgrado i fonemi siano diversi, il significato è lo stesso. Quindi se gli allofoni che si riscontrano più solitamente sono quelli contestuali non mancano i cosiddetti allofoni liberi ossia indipendenti dal contesto.

2.0.2 Tipologia dei mutamenti fonetici

Analizzata la differenza fra foni e fonemi, possiamo ora comprendere meglio la differenza e l’esistenza di diversi tipi di mutamenti linguistici, i primi riguardano il piano fonetico e i secondi riguardano il piano fonologico. Il livello fonetico presenta diversi aspetti importanti da analizzare.

1. L’assimilazione avviene quando due elementi fonici contigui si avvicinano dal punto di vista articolatorio, sia parzialmente che completamente. Esempi:

LATINO ITALIANO/NAPOLETANO/SPAG.
Assimilazione regressiva Fa[kt]u Fa[tt]o[i]
Assimilazione progressiva Mu[nd]u Mù[nn]ə[ii]
Assimilazione bidirezionale Am[i:ku] Ami[γ]o[iii]

2. La Dissimilazione al contrario prevede che due elementi contigui e articolatoriamente uguali o simili, si diversifichino in misura maggiore o minore. Crea da casa la tua tabella, esercitati con degli esempi!

3. L’Inserzione avviene quando si ha un aggiunta di materiale fonico etimologicamente ingiustificato. Esempio:

LATINO ITALIANO / SPAGNOLO
Inserzione 1 Caule Ca[v]olo
Inserzione 2 Schola [e]scuela
Il tuo esempio

4. La Cancellazione avviene, al contrario dell’inserzione, quando si ha una perdita di materiale fonico che invece dovrebbe essere presente. Esempio

LATINO FRANCESE / ITALIANO
Cancellazione 1 Marmore Marbre
Cancellazione 2 Insula Ischia
Il tuo esempio:

5. La Metatesi è lo spostamento del materiale fonico in un punto della catena differente da quello in cui dovrebbe trovarsi in base all’etimologia. Esempio:

LATINO 1

LATINO 2

LATINO 3

ITALIANO

Metatesi

ploppu

popplu

populu

pioppo

Il tuo esempio:

6. La Coalescenza è la fusione di due elementi fonici contigui in un terzo elemento, diverso dai primi, che di solito presenta caratteristica di tutti e due gli elementi di partenza. Esempio

LATINO 1 LATINO 2 ITALIANO
Coaelescenza filju filius figlio
Il tuo esempio:

7. La scissione è il fenomeno opposto alla coalescenza per cui un elemento fonico si scinde in due elementi distinti. Esempio:

ITALIANO FRANCESE RUSSO
Scissione menù Men[‘y] bjurò
Il tuo esempio:

3.0.3 L’etimologia popolare e il tabù linguistico

Potremo dire che i mutamenti fino ad adesso analizzati, possono essere chiamati impropriamente mutamenti retti universalmente da delle regole precise: invece, ci sono altri tipi di mutamenti che non sono spiegabili in termini di fonetica combinatoria, come quelli già analizzati, e uno di questi è chiamato paretimologia o anche etimologia popolare. Essa consiste nella modificazione fonica di un certo significante[iv](1) per effetto di un altro significante (2) al quale il lettore e il parlante associa il significante (1). Esempio:

Significante1 Significante2
Paretimologia Vedètta (chi sorveglia…) Vedètta (luogo elevato da cui sorvegliare…)
Il tuo esempio:

Qualunque parlante italofono collegherebbe la parola vedètta al verbo vedere, ma questa parola invece risale alla modificazione della parola antica velètta, ovvero la vela più piccola di un albero di maestra, alla cui altezza di questa vela si issavano i marinai per fare da vedètta per l’appunto e per vigilare l’orizzonte: studi linguistici hanno riportato che “suonava male” in termini che non riguardassero un ambito marinaresco dire essere di veletta, così “i parlanti di terra” come li chiama il Fanciullo, non abituati al termine veletta, lo modificarono in vedètta, la cui etimologia riprendeva l’antica veletta dei velieri, ma il cui presente storico riprendeva il verbo vedere.

Finalità opposte a quelle della paretimologia, sono quelle dei cosiddetti tabù linguistici o interdizioni. Un tabù linguistico è un uso della lingua vietato dal buon costume dei parlanti rispetto a particolari membri di una società verso le parole che possono risultare più aspre e dure: un esempio è la parola accidenti, che può risultare rude in situazioni formali, ma ci sono state delle variazioni come accidèmpoli, acciderba, accipicchia, che alleggeriscono il tono della parola. Quando la voce che non si vuole pronunciare viene sostituita totalmente da un altro termine, questo termine sostitutivo viene detto eufemismo: un esempio di eufemismo è la parola “orso” nelle lingue germaniche e slave. L’orso era un animale allora temibile e, per ciò, si tendeva a evitarne l’uso della parola. Si ha avuto così nell’arco degli anni una trasformazione: così nell’odierno tedesco l’orso viene chiamato Bär e in inglese bear che entrambi letteralmente significano “il grigio” in riferimento alla pelle dell’animale; nelle lingue slave invece per esempio in russo si dice medved che letteralmente significa “mangiatore di miele”.

Bibliografia essenziale

Fanciullo F., (2011), Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna.

Pili W., (2014) Appunti di glottologia: la linguistica storica, www.scuolafilosofica.com

www.treccani.it

 


[i] È il secondo elemento [t] che condiziona il primo [k].

[ii] È il primo elemento [n] che condiziona il secondo [d].

[iii] A condizionare la [k], prima sonorizzandola in ami[g]o e poi in ami[γ]o è l’azione congiunta delle due vocali interposte.

[iv] Il significante in linguistica, nella definizione di segno formulata da F. de Saussure (uno dei maggiori studiosi di linguistica), è l’immagine acustica o visiva, ossia l’elemento formale, la ‘faccia esterna’ del segno (quella interna è il significato) che consente, sul piano della langue, di identificare le sue diverse realizzazioni foniche concrete che si collocano sul piano della parole.


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho sempre coltivato una passione per l’osservazione di tutto ciò che mi circonda. Nell’anno scolastico 2008/2009 mi sono diplomato al Liceo Classico Siotto Pintor di Cagliari conseguendo la maturità classica. Attualmente sono iscritto al corso di Laurea in Lettere moderne con curriculum storico presso l’Università degli studi di Cagliari, adoperandomi per l’appunto in un indirizzo che predilige la storia, una delle mie passioni, in particolare la storia della Sardegna e la storia contemporanea. Nell’ bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management e attualmente gestisce la propria impresa.

2 Comments

  1. LidiaLidia marzo 31, 2017

    Buongiorno!
    Tutto giusto, solo l’orso in russo è mangiatore di MIELE (med) non di mele (jabloko) 🙂
    Tra l’altro, Andrea Marcolongo ha sfortunatamente copiato da voi questa espressione nel suo libro La lingua geniale, e l’errore temo si propagherà a macchia d’olio…

    • RedazioneRedazione marzo 31, 2017

      Gentilissima Lidia,

      Grazie mille! Abbiamo provveduto immediatamente a rimediare all’errore. Ci fa sorridere e, al contempo, ci richiama all’ordine il tuo commento. Da un lato, siamo contenti di essere l’oggetto di citazioni – implicite. Da un altro lato, ci ricorda sempre che dobbiamo essere vigili per evitare simili errori. Ma senza lettori che ci aiutano, noi abbiamo pur sempre i nostri limiti! E non ne abbiamo mai fatto mistero! Quindi, grazie per questa duplice segnalazione e per averci letto!

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