Press "Enter" to skip to content

1. La moda come sistema complesso: normatività, prescrizione e descrizione

Cathleen Naundorf, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Iscriviti alla Newsletter!

Consigliamo Leggere il linguaggio della moda


La moda si configura come insieme di imperativi. Ad esempio, la prescrizione ‘usa i jeans slavati’ indica come ci si deve vestire, ma anche come giudicare il vestito degli altri. Sicché la moda è, tipicamente, un esempio di disciplina ambigua, in cui la prescrizione e la qualificazione seguono dallo stesso tipo di precetto. Ovvero, la formulazione della regola consente tanto la valutazione quanto la prescrizione. E non è un caso, infatti, che alcuni percepiscano la moda sia come una (imposizione) morale che come un sistema precetti pratici.

La descrizione nella moda, invece, è tipicamente l’identificazione di un modello che è anche un oggetto specifico: lo specifico capo di vestiario mostrato nella rivista non solo è un oggetto particolare, ma è anche il ‘modello’ di un concetto astratto di modo di vestire. Classicamente si considera il problema della rappresentazione di sé come qualcosa di codificato mediante regole che sono sia normative (sanciscono qualità) sia prescrittive (ti dicono cosa fare e come farlo).

La moda è un fenomeno ristretto, rispetto al problema più ampio di ‘vestirsi’, che è una parte dell’esibirsi (cfr. 5). Per esempio, ci si può vestire senza essere di moda. Nonostante tutto, si può essere al di là e al di qua della moda: si può essere ‘fuori moda’ o ‘senza tempo’. Entrambe le accezioni hanno un senso. Nel primo caso, una persona utilizza strumenti (capi di vestiario, spille, marcatori, segnali (per la definizione di questi elementi si veda cfr. 6)) che non si usano più, cioè le norme della moda sono cadute in prescrizione. Nel secondo caso, si può essere la di qua della moda nel senso che si scelgono i vestiti in modo che essi non rientrano in nessun canone imposto dall’onda lunga e dall’onda corta della moda (cfr. 2): si è semplicemente indifferenti. La moda, infatti, segue un corso ben preciso mentre il ‘sistema di vestiario’ segue una logica di più lunga durata. Ad esempio, la camicia è ormai un capo ‘al di qua’ della moda giacché fa parte del capo di vestiario dell’Occidentale medio da almeno due secoli e mezzo. Essere al di là della moda significa semplicemente usare sempre gli stessi tipi (categorie) di vestiti, indipendentemente dalle norme/prescrizioni della moda. Anche qualora si rientrasse nella moda, ciò sarebbe un caso. Per essere alla moda bisogna esserne consapevoli perché una parte importante dell’essere alla moda consiste nella sua interpretazione (vedi sotto).

Le norme della moda cadono in prescrizione secondo due ordini di tempo diversi e secondo due logiche diverse ma congiunte. Da un lato, c’è il fenomeno dell’onda lunga, secondo cui nella moda ci sono corsi e ricorsi: questo perché gli stilisti hanno un numero di scelte limitate e anche un numero di idee limitate (diceva Sun Tzu: sette sono le note, ma le loro combinazioni sono infinite. Certo, ma le note e le combinazioni rimangono vincolate ad un numero di regole assai esiguo…). Sicché essi ritornano a riutilizzare delle vecchie convenzioni per necessità: l’onda corta (il momento specifico in cui si elabora la successiva stagione di vestiario) deve incrociarsi con l’onda lunga (il ricorso ad una vecchia norma). Sicché, da un lato, la moda si ripete, da un lato sembra non ripetersi mai, fatto ben noto sin da Barthes (1993): le idee vengono rielaborate e applicate in un contesto d’uso comunque diverso. Ad esempio, la salopette era un ambito per persone che andava a lavorare, che doveva avere le braccia libere per svolgere lavori manuali. Poi è diventato un ambito simbolo di un periodo in cui il lavoro manuale era certo l’ultimo dei pensieri di chi indossava consapevolmente la salopette. I jeans erano i pantaloni dei marinai genovesi, oggi sono i pantaloni più diffusi.

[Per chiunque voglia scaricare l’articolo integrale: The system of fashion]


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *