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Il paradosso dell’inganno

               A Cura di Pili Giangiuseppe           www.scuolafilosofica.com

Posso essere ingannato da un’altra persona. Riuscirete ad ingannare qualcuno solo se nessuno crederà che lo state ingannando. Dunque è impossibile ingannare se stessi.

 

L’idea di questo paradosso è molto semplice. Ingannare qualcuno significa fargli credere qualcosa che sappiamo essere falso. Le condizioni per mentire a qualcuno, inteso in questo modo, sono due:

  1. Far credere qualcosa di falso,
  2. Celare il fatto che si sa che la credenza di base è falsa;

 

(i) Il primo punto è la “condizione di falsità”: non sto ingannando qualcuno se lo convinco di qualcosa di vero. In effetti, non sto propriamente mentendo nemmeno nel caso in cui io non sappia che una certa credenza è vera e lo voglia effettivamente ingannare. Però le intenzioni non implicano verità o falsità, dunque se definisco l’inganno come la persuasione di qualcuno di qualcosa di eminentemente falso allora devo escludere la possibilità che convincere qualcuno di qualcosa di vero, nonostante noi non lo sapessimo, sia ingannare.

(ii) Il secondo punto è definisce il fatto che chi inganna sa che una certa credenza è effettivamente falsa[1].

Da queste premesse discende l’impossibilità dell’autoinganno: uno che volesse ingannare se stesso dovrebbe far credere a se stesso qualcosa di falso ma di ciò è consapevole. Cioè, se voglio convincermi che la pizza non mi fa ingrassare allora dovrei convincermi di questo fatto, pur sapendo che la pizza fa effettivamente ingrassare. Secondo alcuni filosofi, ciò è impossibile.

Tuttavia, prendiamo proprio il caso della pizza. Tutto parte dal fatto che io desidero una pizza ma so che questa mi fa ingrassare. La mia mente tiene conto contemporaneamente di due proprietà contrapposte nello stesso istante e che la conducono a due decisioni differenti. In questo senso, la mente può risolvere il dilemma considerando solo una delle due possibilità e, generalmente, essa è quella che porta maggiori vantaggi nel presente. Dunque, quando vado a mangiare una pizza col senso di colpa, nel momento presente mi “convinco” che la pizza non mi faccia ingrassare e solo in un secondo momento mi preoccuperò del peso che cresce.

Si potrebbe obbiettare che il caso della pizza non è proprio un caso di autoinganno genuino. Ciò sarebbe senza dubbio un’obiezione corretta. Tuttavia il meccanismo che sta alla base di questo fatto mostra in maniera incontrovertibile alcuni punti importanti: la mente non tollera condizioni contraddittorie, cioè due linee di pensiero che divergano e la conducano verso azioni diverse. In secondo luogo, che la mente tende a scegliere il vantaggio presente rispetto a ciò che potrebbe essere conveniente solo alla lunga. Un altro meccanismo, che è poi il principale responsabile della gran parte degli autoinganni, consiste nella “riconsiderazione” di certe credenze in base alle circostanze. Riprendiamo ancora una volta il caso della pizza. Voglio la pizza ma mi fa ingrassare: a questo punto potrei incominciare a riflettere sul fatto che, in fin dei conti, avevo camminato a lungo la mattina, che il pranzo era poco e che, accidenti!, una pizza non può fare ingrassare. Ecco come alla luce di determinati condizionamenti presenti (il desiderio di un oggetto, la stimolazione a determinate cause esterne, in certi casi ciò che crediamo sia la considerazione sociale di una certa azione) le proprie credenze vere (la pizza fa ingrassare) vengano “depotenziate” in modo che “appaiano” false. Il punto è che la mente non è insensibile rispetto a processi di rivalutazione o ridistribuzione del “peso” delle proprie conoscenze, in particolare di quelle non incontrovertibili o non particolarmente salde.

Questo è il primo punto. Un secondo punto risulta questo: ciò che è sostenuto da questo paradosso è l’impossibilità di pensare che si possa sapere che qualcosa sia falso e, allo stesso tempo, ritenerlo vero. Facciamo un esempio: se so che domani è Natale, non posso credere che sia Pasqua. In questo senso, la forza del sapere sarebbe del tutto più forte rispetto alla forza della credenza, in questo caso della verità di proposizioni. Ma le cose stanno veramente così?

No. Ciò è mostrato chiaramente da questi due esempi: “Io so che i vuoti d’aria degli aerei non causano la caduta dei velivoli, ma io lo credo”, “Io so che i fantasmi non esistono, eppure ci credo”, “Io so che i demoni non esistono, eppure ci credo lo stesso”.

Le tre proposizioni mettono del tutto in dubbio la convinzione che effettivamente se so una cosa, automaticamente ci credo e non posso credere a qualcosa di contrario. Si potrebbe sostenere che “Io so che i vuoti d’aria degli aerei non causano la caduta dei velivoli” non sia una conoscenza “reale” ma una convinzione, una credenza, non chiaramente espressa. Nel mio caso, posso dire che ho terrore dei vuoti d’aria pur sapendo benissimo che l’aereo non precipiterà mai per essi. So, ad esempio, che il vuoto d’aria non è altro che una variazione nella densità dell’aria e l’aereo si rimette in posizione non appena la densità dell’aria ridiventa uniforme. Tuttavia, quando sono in mezzo al vuoto d’aria, il mio cervello automaticamente fa sorgere in me le credenze false, di cui so la falsità sebbene mi paiano irresistibili. D’altra parte, è stato un argomento di Cartesio il seguente: “Io so che il sole non è grande come una moneta, ma mi è irresistibile crederlo così piccolo, se lo vedo”. Tutta la critica all’empirismo, o gran parte, si fonda proprio sulla discrepanza di ciò che risulta essere dai sensi e da ciò che le cose sono. Ma le convinzioni nate dai sensi sono molto più scorrevoli e apparentemente sicure di quelle che ci giungono alla mente dalla ragione. In fine, se si ammette la possibilità di più personalità in sé stessi, è possibile concedere un “me” possa ingannare un altro “me”. Ma di ciò non ci occupiamo.

In realtà, la questione dell’inganno andrebbe discussa più a fondo in quanto esiste la possibilità di ingannare qualcuno senza sapere che ciò di cui lo sto convincendo è falso. Per questo, si veda l’articolo “Il paradosso dell’ingannatore che inganna se stesso”.



[1] E’ interessante porre questo caso: tutti gli uomini prima di Galileo sostenevano che il sole girasse attorno alla terra. Un tale, in un paesello, voleva prendere in giro il povero tonto di turno e gli dimostra che è il sole a girare intorno alla terra e non il contrario. In questo caso, chi sa la verità è chiaramente il tontolone, mentre chi ha la credenza falsa è il farabutto. Tuttavia, in un certo senso, possiamo dire che il tonto sia stato ingannato dal farabutto.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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