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L’intuizionismo contemporaneo

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Consigliamo in SF – I tre generi dell’etica Percorso di etica e metaetica di Giangiuseppe Pili


  1. Fondazione epistemologica dell’etica su intuizioni di verità formali oggettive
  2. Proprietà delle proposizioni intuitive:
    1. Sono proposizioni dal contenuto molto generale e formulate con pretesa di consenso universale
    2. Le proposizioni intuitive non sono necessarie
    3. Le proposizioni intuitive sono motivanti per chi le assume
    4. Le proposizioni intuitive costituiscono l’espressione di una convinzione profonda, rivedibile solo a condizione di sostituirla con una nuova proposizione sostitutiva
  3. Modalità di conoscenza di proposizioni intuitive:
    1. Le proposizioni intuitive non necessitano di una prova per essere credute
    2. Le proposizioni intuitive non sono fondate su premesse
    3. Le proposizioni intuitive devono essere comprese in modo chiaro in ogni parte da chi le assume
    4. Le proposizioni intuitive si rifanno a intuizioni preteoriche
  4. I doveri si distinguono i due categorie:
    1. Prima facie
    2. Generali

L’intuizionismo di Price e Clark si fondava sull’adozione di entità intrinsecamente normative. L’oggettività morale si fondava, per Clark, sui fatti che erano dotati di determinate proprietà morali, indipendentemente da come noi li conosciamo o consideriamo: la natura è di per sé buona. Gli intuizionisti si configurano come dei teorici profondamente critici nei confronti della posizione volontarista che, viceversa, assumeva l’idea che nel mondo naturale non esistono fatti morali e gli agenti si comportano automaticamente in base al principio egoistico dell’utilità. L’intuizionismo di Price si richiamava all’evidenza di proposizioni morali indubbiamente vere, riconosciute come tali dal soggetto morale. Price faceva seguire, da ciò, l’evidenza di alcuni doveri morali, come i doveri verso Dio, verso sé e verso gli altri.

I problemi tipici degli intuizionisti sono tre: (1) i filosofi intuizionisti finiscono per dimostrare le loro stesse premesse, scoprendo, attraverso le loro stesse argomentazioni, ciò che avevano, piuttosto, da dimostrare: non è un caso che i doversi siano proprio quelli e non altri; (2) le intuizioni non consentono di distinguere quando abbiamo una buona o cattiva intuizione e si danno solo i casi di intuizioni corrette ma non di quelle scorrette; (3) di fatto i punti (1) e (2) fanno scivolare le posizioni intuizioniste verso un dogmatismo di principio, che esclude tutto ciò che non incorpora o, semplicemente, lo squalifica in modo definitivo. Clark, ad esempio, fondando la sua concezione morale direttamente sull’assunzione che la natura fosse già intrinsecamente di valore positivo, che tutto ciò che vi fosse di cattivo nella condotta umana fosse dovuto al sovvertimento degli agenti della natura stessa delle cose. Un argomento, questo, che conduce a conseguenze assai pericolose ed è, chiaramente, discutibilissimo in via di principio.

La differenza tra l’intuizionismo moderno e quello contemporaneo consiste nel cambiamento del ruolo dell’intuizione all’interno della fondazione dell’etica. Se gli intuizionisti moderni reclamavano un forte fondazionalismo morale, cioè l’oggettività della morale è fondata direttamente su delle proprietà morali che attengono a tutti i fatti (Clark) o ad alcuni di essi ma conosciuti in modo univoco dalla ragione (Price), l’intuizionismo contemporaneo si sposta verso il riconoscimento dell’intuizione morale in chiave epistemologica.

In generale, è lecito assumere delle proposizioni sulla sola base della nostra intuizione. Queste frasi le riconosciamo come vere, ciò, però, non significa che siano irrivedibili. Le proposizioni morali intuitive sono l’espressione di principi che assumiamo come veri sulla base di intuizioni extrateoriche, senza necessità di prove di sorta e costituiscono una nostra convinzione. L’espressione di tale massima consiste nell’enunciazione di una proposizione che riteniamo motivante sulla base dell’idea che è intuitivamente vera. Tuttavia, la proposizione può essere oggetto di analisi critica e discussione, oppure, se non avessimo convinzione alcuna, potremmo adottare un certo principio, a seguito di un dibattito su un certo argomento. In questo processo dialettico, di chiarificazione di proposizioni intuitive o non ancora assunte, vediamo bene la distinzione netta tra la connessione necessaria tra fatti e valutazioni, presente negli intuizionisti moderni, e la nuova proposta recente.

La formulazione di proposizioni assunte intuitivamente consente di distinguere i doveri generali e doveri prima facie: i primi sono assunti come principi generali per l’azione e possono entrare in conflitto con i secondi, là dove questi sono intesi come principi particolari, validi se non ve ne sono di più importanti e contrari.

L’intuizionismo contemporaneo concepisce la conoscenza morale come un fatto rivedibile ma intrinsecamente motivante: se assumiamo una proposizione morale, che può anche essere falsa, ma la crediamo, allora la dobbiamo seguire. Ciò non costituisce, tuttavia, un ostacolo ad una più adeguata conoscenza futura che, dunque, si costruisce nel tempo. L’intuizione è intesa essenzialmente come base per un discorso più articolato. D’altra parte, in ogni disciplina si danno delle proposizioni assunte per intuizione e che ci consentono o di edificare una teoria oppure di analizzare dei fatti su cui non abbiamo certezza. Le proposizioni morali intuitive svolgono entrambe le funzioni. Dal punto di vista motivazionale, non è chiaro il motivo per cui noi dovremmo seguire una proposizione creduta vera, se non sulla base del fatto che essa, al pari di una legge pratica kantiana, costituisce di per sé un principio in grado di motivare la volontà. Il problema, d’altronde, è anche stabilire in che senso una proposizione morale si possa dire “vera” piuttosto che “falsa”. Comunque, le obiezioni classiche all’intuizionismo (dogmatismo di fondo, problema nel caso di conflitto di intuizioni, difficoltà dell’accettare una facoltà morale indipendente e il fondazionalismo realista di sfondo) sono superate dall’intuizionismo contemporaneo.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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