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La democrazia ateniese: un modello

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La democrazia ateniese è il primo modello di forma di governo democratica della storia occidentale. La democrazia ateniese è senza dubbio uno degli esempi storici di modello politico a cui tutta la politica successiva, tanto democratica quanto non democratica, ha dovuto considerare. Nonostante si possano adombrare dei dubbi sulla natura e sostanza di tale modello, che lasciava esclusi gli schiavi e le donne (perciò va da sé che ben oltre il 50% delle persone non faceva parte della vita politica), rimane il fatto che la democrazia ateniese rimane ancora oggi un esempio di governo, buono o cattivo, ma pur sempre storicamente funzionante.


Scopi e valori politici della democrazia ateniese

La democrazia ateniese si costituisce come una forma di governo “dei molti”. Non si trattava semplicemente di un mezzo attraverso cui prendere decisioni, ma di un vero e proprio valore politico. In prima istanza, un valore politico x è un obiettivo F di una società O tale per cui F è riconosciuto come buono da O per via di x. In altre parole, un valore politico è la proprietà associata ad uno stato di cose ottenuto mediante l’esecuzione della forma di governo tale per cui l’obiettivo è anche riconosciuto come politicamente desiderabile. Ovvero, il valore politico è l’interpretazione intersoggettiva di un bene pubblico, definito e riconosciuto come tale: questo vale in qualsiasi forma di governo, dove ciò che cambia è solamente quanto ristretta o ampia questa intersoggettività debba essere. In questo senso, la forma di governo dei “molti” non è soltanto un mezzo attraverso cui prendere decisioni politiche (struttura formale o procedurale del governo) ma è anche il valore ultimo che giustifica la forma di governo. Quindi, la decisione dei molti è sia mezzo che scopo.

Ritorniamo per un momento nella definizione di valore politico. Un obiettivo politico è un valore e un valore è sempre intersoggettivamente riconoscibile. Questo significa che l’insieme delle persone I che definisce una società O nel suo complesso può associare una valutazione allo stato di cose che realizza un certo valore la medesima valutazione. Quindi possiamo ridefinire così un valore politico (VP):

(VP) Un valore politico x è la valutazione associata ad uno stato di cose C tale per cui C è riconosciuto come intersoggettivamente positivo e costituisce lo scopo F della società O.

Per definire una forma di governo è prima di tutto necessario fissare lo scopo politico da raggiungere. Senza obiettivo non si dà alcuna forma perché la forma di governo è l’insieme dei passi necessari e non necessariamente sufficienti per riuscire ad ottemperare lo scopo politico prefissato. Quindi, per comprendere la democrazia ateniese, come per ogni altra forma di governo, bisogna comprendere i valori di fondo su cui si basa. I valori di fondo vanno concepiti come in (VP).

Prima di procedere, si faccia caso che (VP) può essere soggetta a revisioni. In altre parole: (a) uno scopo F ottemperato dalla società O può diventare politicamente indesiderabile con il passare delle circostanze. In secondo luogo, (b) uno scopo politico F a tempo t1 può venire scalzato da altri scopi politici F1…Fn tali che F1Fn > F a tempo t2. Dato il fatto che lo scopo stesso della politica è quello di organizzare l’esistente in base ad uno scopo, dato il fatto che gli scopi sono soggetti a valutazione soggettiva per poi passare alla condivisione intersoggettiva degli stessi, va da sé che la valutazione può cambiare in base al tempo. Sicché la ben nota volubilità dei politici è dovuta anche al fatto che l’agenda politica cambia in funzione dell’interpretazione intersoggettiva delle valutazioni politiche nel tempo.

Si faccia caso che dimostrare la necessità di questo stato di cose è agevole. Si supponga che l’agenda politica non fosse inscritta in un chiaro orizzonte temporale. Essa semplicemente non sarebbe mai attuabile. Uno scopo politico in quanto scopo o è vuoto, e allora è già raggiunto al presente, oppure non è vuoto, e allora deve essere raggiunto nel tempo futuro. Se Atene dispone già di uno stadio pubblico adeguato, un politico che decidesse di costruire uno stadio pubblico (sub condicione di non ridondanza) sarebbe ipso facto idiota. Uno scopo politico è sempre nel tempo e il suo tempo è il futuro. Infatti, la politica è la gestione dell’esistente nel presente verso il futuro ed essa ha senso proprio per questo. Queste considerazioni valgono anche per gli scopi politici strutturali. Essi semplicemente ripongono il problema costantemente: la democrazia ateniese doveva garantire giorno per giorno la libertà e l’eguaglianza degli individui, sicché non basta che tali valori siano assunti una volta per essere eterni, ma proprio per la natura stessa della politica, essi devono essere riconfermati dalla prassi in ogni momento dell’attività pubblica. La differenza di uno scopo politico strutturale da uno, diremmo, strumentale sta nel fatto che i primi sono definitivi e informano la struttura del governo, per quanto rimangono sempre da reiterare. Uno scopo politico non strutturale può essere rivisto senza rivedere l’intera forma di governo e senza che questa ne subisca ripercussioni.

Per tale ragione possiamo ridefinire (VP) in base da tener presente questa condizione temporale.

(VP*) Un valore politico x è la valutazione associata ad uno stato di cose C ad un preciso momento t1 tale per cui C è riconosciuto come intersoggettivamente positivo e costituisce lo scopo F della società O a tempo t2 > t1.

Si faccia caso, dunque, che non esiste sostanzialmente alcun valore politico assoluto, a parte quelli che sono costitutivi della forma di governo, ovvero la negazione dei quali determina ipso facto il termine anche della forma di governo. Nella democrazia ateniese il valore del governo dei molti è di per sé un valore politico tale per cui la sua negazione determina ipso facto la fine del governo democratico ateniese, come poi effettivamente accadrà. Infine, ancora, un valore politico può essere condiviso da più forme di governo, sebbene possa variare nella sua centralità. Ad esempio, il valore della trasparenza nella gestione burocratica dell’apparato statale potrebbe non essere un’esclusiva della democrazia, ma nella democrazia dovrebbe essere un valore più alto di altri.

Quindi, venendo ai valori politici della democrazia ateniese, essi erano sostanzialmente i seguenti:

  1. Eguaglianza tra cittadini.
  2. La possibilità e l’effettivo esercizio della libertà da parte dei cittadini.
  3. Il rispetto della legge e quindi della giustizia.

Gran parte della nostra conoscenza dei valori politici della democrazia ateniese li dobbiamo alla ricostruzione di Tucidide del discorso di Pericle, al principio della guerra del Peloponneso e all’analisi di Aristotele. Essi possono essere così elencati:

  1. La democrazia ateniese è una novità ateniese, creata dagli ateniesi per gli ateniesi.
  2. La democrazia ateniese è tale perché tutto il potere dipende dal popolo.
  3. Ogni individuo ha diritto ad esercitare e dispiegare tutte le sue abilità nel contesto sociale.
  4. Gli ateniesi accettano l’autorità degli uffici pubblici e obbediscono alla legge.
  5. Prima di prendere una decisione, i cittadini ateniesi procedono ad una adeguata discussione.

Prima di tutto, abbiamo i tre valori costitutivi che definiscono ed imbrigliano tutti gli altri. Ogni cittadino è uguale rispetto agli altri perché la legge sancisce lo stato di equità tra la popolazione. La legge è la garanzia delle relazioni umane all’interno della vita politica, sicché l’arbitrio individuale nella relazione e nello scontro con l’altro cittadino dipende dalla definizione formale garantita dalla legge. Il popolo riconosciuto uguale dalla legge è l’oggetto e la fonte del potere. E’ oggetto del potere in quanto il potere è rivolto al popolo ed è fonte del potere in quanto tutto il potere dipende dal popolo. Quindi il potere è esclusivamente la costituzione di uno stato di cose organico in cui si definisce tutto lo spettro del possibile per la società democratica ateniese.

Da un lato abbiamo la definizione della collettività e del suo rapporto con la legge e il potere. Facciamo caso che, sebbene legge e potere siano considerati dei valori politici, quello che costituisce la vera e propria giustificazione è la giustizia, il valore ultimo e fondativo tanto della legge quanto dei limiti del potere.

E’ la giustizia ad essere l’obiettivo reale, la garanzia del fatto che la democrazia ateniese davvero consegue l’attività politica in un ordine virtuoso. La giustizia, dunque, va intesa in modo preciso e si declina al punto (2) e (6): i cittadini ateniesi hanno il diritto e dovere di dispiegare tutte le loro virtù (epistemiche, sociali, politiche…) all’interno del contesto sociale. Si faccia caso che le virtù (tratti di carattere virtuosi del soggetto) non sono fissate ex ante. La democrazia non dice mai al cittadino cosa deve volere, ma solo quali sono i limiti reali della sua azione sia essa individuale o sociale. Il limite è imposto dalla legge per garantire la giustizia. E la giustizia ritorna nelle mani del cittadino, all’interno della sua capacità di agire. Sicché la democrazia ateniese costituisce soltanto l’insieme dei limiti dell’individuo ma non dei suoi scopi.

All’interno di questi valori si danno alcune restrizioni rispetto alla forma ovvero alla procedura reale di governo. A livello di alta politica, cioè nella definizione degli scopi politici istanziati temporalmente e non costitutivi della forma di governo, è il punto (8) a definire il modo: le decisioni – e quindi gli scopi – devono essere dibattuti pubblicamente in modo che i cittadini possano prendere una adeguata posizione. Rispetto a quella che oggi potremmo vagamente intendere come burocrazia, ovvero come operatività e tracciabilità dell’attività del governo in sede esecutiva, abbiamo che ogni sottoparte dello stato democratico (a) deve rispettare la legge e non è indipendente da essa, (b) deve consentire all’individuo l’esercizio delle sue virtù e (c) la loro giustificazione risiede nella giustizia complessiva del sistema, stabilita ex ante dall’accordo sulla legge comune che fonda la democrazia.

Il modello della democrazia ateniese

Per quanto appena detto, possiamo ricostruire il modello rispetto all’assunzione di alcuni assiomi dai quali poi poter costruire le reciproche dipendenze delle conseguenze degli stessi. Sia notato che sebbene pensatori come Platone e Aristotele, notoriamente contrari alla democrazia, abbiano dedicato spazio nell’analisi della forma di governo “dei molti”, rimane il fatto che non c’è stato alcun maggiore teorico della democrazia in Atene.

I motivi possono essere diversi, tuttavia almeno a livello filosofico vale la pena di proporre l’idea che la democrazia proprio perché non stabilisce ex ante i valori individuali di riferimento, di fatto nasce dal basso. Proprio in quanto potere dei molti, quindi di tutti e quindi anche degli analfabeti o dei meno abbienti, si costituisce come limite negativo alla classe dirigente che tende per natura a fare gli interessi personali (come tutti, quindi in senso neutrale) e non necessariamente quelli dell’intera compagine sociale. Ovvero, la democrazia nasce come esigenza negativa di controllo di chi subisce l’azione di governo e ne vuole imporre un limite. La parte costruttiva ovvero positiva dell’attività democratica nasce dalla spontaneità dell’azione individuale all’interno della dimensione pubblica.

La democrazia, si potrebbe dire, è la forma di governo che sin da subito si è costituita come lista di limiti e non di obiettivi proprio perché gli obiettivi sono l’esercizio della libertà individuale alla quale non si può opporre alcuna idea politica preferenziale (Pili (2015), Parte IV, Cap. 3). Il valore politico nasce dopo la costituzione di un interesse intersoggettivamente identificato sulla base della somma delle valutazioni individuali di un certo stato di cose raggiungibile solamente nel futuro. Si faccia caso, infatti, che anche nella democrazia ateniese il valore del cittadino risiede nell’esercizio di una libertà che è di per sé una determinazione astratta delle sue possibilità all’interno della società. I limiti della tua azione sono fissati dalla legge, ma cosa poi finirai per fare dipende da te e nessuno potrà avere la pretesa di importi un progetto preferenziale. Per tale ragione la democrazia favorisce la costituzione di partiti, perché essa promuove la costituzione di gruppi di individui con stati di interesse spontaneamente riconosciuti comuni ovvero aggregati.

Infatti, sin dai primi critici, la critica fondamentale alla democrazia consiste proprio nel rimarcare il fatto che questa libertà è sostanzialmente vuota. Ovvero, il cittadino è libero in quanto gli è concesso l’esercizio delle sue facoltà. Ma tali facoltà sono di per sé indeterminate e quindi come conseguenza della concessione della libertà sta anche l’assenza di scopo del cittadino. In quanto il cittadino non ha uno scopo politico chiaro, può al più avere degli interessi personali che non coincidono necessariamente con il bene pubblico. Per questo Platone tenterà di trovare il modo attraverso cui congiungere la costituzione di un cittadino modello, con interessi personali che coincidono con il massimo del bene pubblico che egli stesso è in grado di apportare. Il cittadino farà il bene pubblico perché è quello che privatamente garantisce la sua massima soddisfazione, a sua volta indirizzata da chi definisce gli obiettivi politici e quindi il bene comune, e quindi è motivato dall’interesse personale, educato per essere armonicamente integrato nel bene pubblico. In altre parole, la critica di Platone si fonda sul fatto che per essere liberi e fare il bene pubblico bisogna avere uno scopo che viene prima e costituisce poi l’esercizio della libertà. Non vale il viceversa, dato che la libertà è soltanto un limite della società costituita da una legge.

Il modello della democrazia ateniese

Valori politici strutturali

  1. La legge è la base della giustizia.
  2. La giustizia serve a fondare e garantire la libertà dei cittadini.
  3. La legge è definita dal popolo.
  4. La sovranità dipende dal popolo.

Valori politici derivati

Per (2) e (4),

(5) Ogni cittadino è libero ed eguale di fronte alla legge.

Per (1), (2), (3) e (5)

(6) L’esercizio pubblico dipende dal rispetto della legge.

Corollario

(7) Il popolo obbedisce all’autorità pubblica nel suo esercizio in quanto dipende dalla legge che garantisce la giustizia.

Per (1), (2) e soprattutto (3)

(8) La forma di procedura decisionale adeguata nel contesto politico democratico è la discussione pubblica.

Da questo modello si può generale il resto delle conseguenze desiderabili e indesiderabili. Uno dei problemi, infatti, è che avere accesso ad una simile attività pubblica è richiesto del tempo sufficiente, una quantità di informazioni adeguata e una rete di conoscenze o “clienti”. Infatti, il tempo è necessario per poter avere una continuità nell’azione politica di influenza del voto. L’informazione è indispensabile per poter conoscere gli interessi condivisi e poter così influenzare le decisioni pubbliche. La rete di conoscenze è indispensabile sia per garantirsi le informazioni sensibili, sia per poter influenzare il risultato della procedura democratica.

Sicché l’esecuzione pratica della democrazia si orienta soprattutto sulla costituzione di un consenso su degli scopi definiti. I critici naturalmente sottolineano proprio il fatto che il consenso può orientarsi verso interessi personali o comunque privati e non pubblici, ovvero collettivi. Rimane il fatto che se il consenso è unanime anche lo scopo collettivo è unanime e quindi non si vede come questo scopo potrebbe non essere utile da un punto di vista pubblico. Semmai il problema può incentrarsi sulla miopia, ovvero sul concentrarsi su uno scopo intuito come buono ma con conseguenze nefaste. Ma questa è una critica che è suscettibile di tutti i sistemi politici. Concludendo, proponiamo qui uno schema del modello politico-concettuale della democrazia ateniese.

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Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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