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Elettori e classe dirigente politica

Come spiegare i risultati delle ultime votazioni nazionali in Italia? Come spiegare la disattesa delle aspettative di netta vittoria del centrosinistra e netta perdita del centrodestra? Può la scienza suggerire qualche via esplicativa di questi fatti o almeno dare qualche elemento su cui ragionare? Sembrerebbe che gli elettori del centrodestra siano più influenzabili di quelli del centrosinistra.

Questa conclusione è suggerita da uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Roma La Sapienza, pubblicato nel 2011 su PLoS ONE e titolato “Follow My Eyes: The Gaze of Politicians Reflexively Captures the Gaze of Ingroup Voters”. Gli autori partono dall’analisi degli studi sui primati non umani, i quali indicano che la tendenza a seguire in modo automatico la direzione dello sguardo di un primato conspecifico è modulata dallo stato sociale delle parti.

Indagando la relazione di influenza tra la direzione dello sguardo di politici o uomini di centrosinistra (es. Prodi e Di Pietro) o centrodestra (es. Berlusconi e Vespa) e il comportamento oculomotorio di votanti di entrambe le parti, gli autori trovano un risultato curioso.

Lo sguardo di Berlusconi potenzia e inibisce il comportamento di inseguimento della direzione dello sguardo, rispettivamente nel gruppo dei votanti di centrodestra e nel gruppo dei votanti del centrosinistra. Questo non avviene con Prodi. La direzione dello sguardo degli elettori del centrosinistra non è influenzata né da quello dei leader del centrodestra né da quello dei leader del centrosinistra.

Si può dire, dunque, che alcune variabili sociali di alto livello come l’appartenenza politica e la posizione di comando di un gruppo politico, possono influenzare lo spostamento automatico dell’attenzione. Se oggi si rifacesse lo studio, aggiornando le figure di riferimento (es. Bersani e Berlusconi), probabilmente il risultato sarebbe lo stesso.

Come suggerisce uno studio americano (Graham et al., 2009), può darsi che l’asimmetria comportamentale tra i due gruppi di votanti dipenda anche da differenze di personalità relative al tratto di lealtà verso il gruppo di appartenenza. Poiché i conservatori sono più leali verso il loro gruppo rispetto ai democratici progressisti verso il loro, sarebbero più sensibili e accomodanti verso la figura dell’autorità.

Lo sappiamo bene, negli Stati Uniti d’America abbiamo il bipolarismo “perfetto” tra democratici progressisti e repubblicani conservatori. Queste categorie non sono proprio applicabili ai votanti e ai votati italiani, soprattutto se vogliamo considerare la caotica situazione attuale. Sembra però persuasiva l’ipotesi di una maggiore identificazione e dipendenza dall’autorità del leader Berlusconi negli attuali votanti del centrodestra rispetto ai votanti del centrosinistra nei confronti di Bersani.

Questo discorso convince se anche solo si paragonano tra loro i capi partito. Da una parte Berlusconi, indiscusso seduttore di masse più o meno passive, dall’altra Bersani (forse, da questo punto di vista, un passo avanti rispetto al soporifero Prodi), che non sembra aver capito o non voler capire come convincere.

Forse non desterà particolare sorpresa, però dobbiamo notare che l’espressione del voto non è un puro prodotto della ragione, ma è un prodotto influenzato da fattori inconsci, automatici ed emotivi, politicamente non rilevanti.

Questo ci pare oggi sommamente evidente se consideriamo che il partito di Grillo è il primo partito alla Camera dei deputati. Il senatore Bartolomeo Pepe, neo-eletto del movimento cinque stelle, interrogato da Cruciani e Parenzo alla Zanzara su come si chiamasse il palazzo del Senato non ha saputo rispondere. Enza Blundo, altra senatrice del movimento, sembra non conoscere, nemmeno approssimativamente, il numero dei deputati e dei senatori.

Vogliamo credere che questi siano casi isolati, che colpiscono proprio per la loro eccezionalità. Se tale ignoranza fosse davvero diffusa, sarebbe di una gravità assoluta: in questo modo, l’Italia non riparte ma affonda definitivamente. E’  l’ignoranza il male peggiore, se dobbiamo assecondare la visione intellettualistica socratica per cui il male derivi dall’ignoranza poiché chi conosce, conoscendo il bene, non può agire in maniera moralmente disapprovabile. E forse bisogna ricordare a tutti che la corruzione non si combatte con l’inconsapevolezza. Potremmo trovare casi di grave impreparazione, a ben vedere, un po’ ovunque guardiamo…

Non mettiamo in discussione la buona fede dei militanti e dei deputati, ma denunciamo la possibilità piuttosto concreta di assistere a prese di decisione sbagliate poiché poco informate. Con l’ignoranza non si va da nessuna parte, veramente da nessuna parte. E non c’è da aspettarsi il miracolo di decisioni illuminate da chi non sa nemmeno dove “lavora”. Questo miracolo non può avvenire, necessariamente.

La situazione non è certo delle più favorenti, però l’elettorato italiano dovrebbe imparare a sviluppare in misura maggiore l’apporto della ragione al proprio processo decisionale, e controllare così l’entrata in esso delle “variabili non rilevanti”. Più ragione, più autonomia di pensiero e, soprattutto, meno ignoranza. Questa è una possibile ricetta per creare una nuova e responsabile società civile che sappia scegliere e cambiare degnamente la propria classe dirigente.

Reference:

  1. Amodio D, Jost J, Master S, Yee C (2007) Neurocognitive correlates of liberalism and conservatism. Nat Neurosci 10: 1246–1247.
  2. Haidt J, Graham J, Nosek B (2009) Liberals and Conservatives Rely on Different Sets of Moral Foundations. Journal of Personality and Social Psychology. Vol. 96, No. 5, 1029 –1046.
  3. Liuzza MT, Cazzato V, Vecchione M, Crostella F, Caprara GV, et al. (2011) Follow My Eyes: The Gaze of Politicians Reflexively Captures the Gaze of Ingroup Voters. PLoS ONE 6(9): e25117. doi:10.1371/journal.pone.0025117

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Articolo originale pubblicato su BRAINFACTOR Cervello e Neuroscienze – Testata registrata al Tribunale Milano N. 538 del 18/9/2008. Direttore Responsabile: Marco Mozzoni.

Questo articolo è stato inoltre pubblicato nel monografico dedicato alla morale di Brainfactor Journal Vol. 5 Issue 2 pg. 2.


Francesco Margoni

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Studia lo sviluppo del ragionamento morale nella prima infanzia e i meccanismi cognitivi che ci permettono di interpretare il complesso mondo sociale nel quale viviamo. Collabora con la rivista di scienze e storia Prometeo e con la testata on-line Brainfactor. Per Scuola Filosofica scrive di scienza e filosofia, e pubblica un lungo commento personale ai testi vedici. E' uno storico collaboratore di Scuola Filosofica.

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