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Psicologia e sociologia nelle piattaforme sociali: uno sguardo al futuro

Table of contents

1.1 Aspetti sociologici

1.2 Le reti sociali e la loro “definizione impossibile”

1.3 La psicologia delle reti sociali

1.3.1 La dipendenza da social network fra i nativi digitali

1.3.2 Le opportunità nei social network

1.4 Conclusioni

2.1 Bibliografia

 

1.1   Aspetti sociologici

Uno degli argomenti che più mi ha coinvolto negli ultimi anni è l’analisi della nascita e gli effetti del fenomeno dei social network. Soprattutto, mi hanno incuriosito gli studi rivolti a questi interessanti programmi che tanta curiosità suscitano fra un gran numero di persone di varia estrazione sociale.

Gli aspetti, quindi, che andremo ad osservare riguardano quelli che possono essere gli effetti che un social network ha sul comportamento umano, effetti dati dalla struttura stessa del social network e dalla sua diffusione sempre più dilagante nella vita quotidiana delle persone. Questi effetti sono studiati dalla sociologia.

La scelta di concentrarci anche su un campo come quello della sociologia deriva dalla continua mutevolezza degli aspetti da considerare, generata dalla possibilità e dalla volontà delle persone di collegarsi ad un social network. Le relazioni umane, infatti, sono cambiate rispetto al passato, grazie anche alla comunicazione permessa dall’avvento di siti come facebook. Interrogarsi, allora, sui cambiamenti dati dall’utilizzo delle persone significa cercare di capire o interpretare quale sarà il futuro delle persone e, in particolar modo, vedere come questi cambiamenti possano essere la diretta conseguenza della nascita di facebook. Posta questa breve premessa, possiamo, a questo punto, iniziare la nostra analisi sociologica.

1.2   Le reti sociali e la loro “definizione impossibile”

La nostra vita è costituita di reti sociali, qualunque tipo di unione sociale costituisce una rete: un condominio, una famiglia o un gruppo di amici. Esiste un numero, chiamato “numero di Dumbar”, che stabilisce la grandezza massima della nostra rete sociale e può constatare un massimo di 150 persone. Questo numero è stato calcolato secondo studi antropologici e studi di sociologia. Da un punto di vista evoluzionistico potrebbe rappresentare un limite umano al numero massimo delle persone con cui possiamo intrattenere delle relazioni sociali.

Altre spiegazioni poggiano, invece, su aspetti più economici, per cui potremmo pensare che se i gruppi fossero più grandi, allora potrebbero essere presenti al loro interno individui di discutibile moralità, come ingannatori o bugiardi.

Quando utilizziamo un social network noi non abbiamo di fronte, chiaramente, tutte le persone che costituiscono la nostra rete sociale, ma vi è un mezzo che condividiamo, ovvero una piattaforma sociale sulla quale ci colleghiamo con altri utenti. Possiamo anche non conoscere le persone con cui instauriamo dei rapporti, e infatti il “numero di Dumbar” negli ultimi anni può sembrare un numero che non rappresenta più un paradigma attendibile.

Inoltre, nel costituire un gruppo, l’esperienza dei social network rappresenta un forte cambiamento rispetto al passato poiché, in passato, vi era una maggiore selezione fra le persone che entravano a far parte del nostro vissuto, ed esse potevano essere scelte con un confronto diretto, faccia a faccia. Successivamente queste persone sarebbero entrate a far parte di una ristretta cerchia, dopo una selezione. Oggi, invece, è possibile creare un account e dopo aver accettato l’adesione alle condizioni poste dal social network, si procede alla creazione del nostro profilo, che andrà a caratterizzare la nostra identità in rete a diretto contatto con una comunità che ha dimensioni globali. Ma tale adesione non avviene in modo che si arrivi ad una piena appartenenza alla comunità sociale quando si aderisce al social network, non si ha la piena accettazione del fatto che stiamo entrando a far parte di un gruppo.

Tendenzialmente, coloro che si iscrivono in siti come facebook lo fanno per seguire una moda, per curiosità, o perché, sentendone parlare dai media o da persone a loro vicine, sentono il desiderio di allargare la propria cerchia di conoscenze.

Forse, uno dei motivi per cui non si presta grande attenzione all’aspetto dell’adesione al sito è a causa della piena gratuità, offerta dal social network, per entrare a far parte della community (dall’inglese comunità, ma nel nostro caso anche rete sociale)[1].

Facebook, per citare un esempio, è sotto questo aspetto, molto simile ai programmi open source come Linux, programmi che sono in rete e che possono essere a disposizione di tutti gratuitamente. Ci sono, però, alcune differenze fra i due: facebook è un software utilizzabile online, mentre Linux è un sistema operativo scaricabile da un sito, entrambi sono gratuiti. Non esistono costi né per l’attivazione, né per continuare ad usufruirne.

Le caratteristiche del social network sono, quindi, due:

  • Piena disponibilità per aprire un account
  • Appartenenza ad una community

I due aspetti rappresentano esche, con le quali siti come facebook cercano di aumentare il numero dei propri iscritti. Il primo dei due aspetti, con la sua semplicità e completa gratuità, possiamo immaginarlo come nient’altro che una porta da attraversare per poter entrare a far parte della community. Questa porta è sempre tenuta aperta e, grazie alla fama del social network e alla diffusione delle notizie che si hanno all’interno della community, rende l’attraversare tale porta, ossia l’iscrizione, qualcosa di alquanto accattivante.

Neppure il secondo dei due aspetti viene, spesso, preso in considerazione (mentre per il primo, come abbiamo visto, il consenso avviene in modo inconscio, o quantomeno sembra non del tutto consciamente accettato, a causa della semplicità con cui possiamo aderire ad una rete sociale).

Il secondo aspetto non è ritenuto fondamentale per chi apre un account, ma esso segue direttamente dal primo. Un volta effettuata l’iscrizione, gli utenti entrano a far parte di una rete sociale, che seppur virtuale, mostra gli aspetti di una comunità reale, nella quale instauriamo rapporti con altre persone. La virtualità sta nel fatto che è semplicemente il mezzo con cui noi portiamo avanti i nostri rapporti che è cambiato rispetto al passato ma, deve essere ricordato, la community non è altro che il tentativo di copiare quello che avviene nel mondo reale: davanti al computer con cui gli utenti si collegano vi è sempre una persona, cambia il mezzo con il quale instauriamo i nostri rapporti, la rete sociale è però sempre costituita da individui realmente esistenti (anche se, come vedremo, vi è la possibilità di creare profili ben poco verosimili).

Dopo l’iscrizione, un utente viene completamente catapultato all’interno di un sito con immagini, descrizioni della vita delle persone e numerosi commenti. Se l’iscrizione avviene secondo una scelta inconscia, l’appartenenza ad una comunità virtuale avviene semplicemente seguendo una moda. La moda lanciata da facebook di appartenenza ad una community ha condizionato negli ultimi anni la vita di molte persone. Sembra, infatti, che la nostra presenza in rete sia diventata una condizione senza la quale non si possa continuare la propria vita quotidiana. La grande maggioranza delle persone iscritte a facebook costituisce una cerchia, che interferisce, in qualche modo, con la vita delle persone non appartenenti a tale cerchia.

La possibilità di creare eventi, di comunicare ad amici data e orario di appuntamenti, di reperire notizie a 360 gradi sulle persone che conosciamo oppure che non incontriamo da tanto tempo sono il motivo per cui chi appartiene alla cerchia gode di possibilità di ampliare e mantenere in vita una rete sociale di gran lunga maggiore di quella fissata dal “numero di Dumbar” e, allo stesso tempo, isola tutti coloro che non appartengono alla cerchia, in quanto impossibilitati nell’avere accesso ad una mole di notizie, che tutti coloro che sono iscritti ad un social network invece possiedono. Gli aggiornamenti sulla vita delle persone che, un tempo, potevamo sentire seduti ad un bar, non sembrano essere più sufficienti. Quantomeno, la conoscenza acquisita con i sistemi conosciuti prima dell’avvento dei social network.

La cerchia, inoltre, non è limitata in nessun modo. Chiunque può rientrare nel bacino di utenti di un social network, ma questo può avere delle conseguenze negative sulla qualità del social network stesso [2].

Abbiamo, in precedenza, definito in linee generali il concetto di open source, e abbiamo visto come nella reperibilità gratuita un social network come Facebook possa essere accomunato ad altri software come Linux. Adesso, in virtù degli aspetti negativi che un bacino di utenti talmente vasto può caratterizzare l’esperienza di un social network, vediamo come un social network si differenzia dai soliti open source. Sarà necessario un lungo excursus, ma alla fine risulteranno maggiormente chiare tali differenze. Così sarà anche possibile rendere chiari i danni che infliggono i social network nella vita delle persone.

Prendiamo, questa volta, come esempio, una comunità come Wikipedia. Essa non è altro che una comunità che ha come fine la condivisione in rete di un sapere consultabile da tutti. Basandosi su un consenso sociale che, nella maggior parte, riconosce l’utilità della consultazione delle pagine di questo dominio internet e, grazie alla comunità che sta dietro alle pagine del sito, Wikipedia si presenta come consultabile da chiunque.

Ma chi fa parte della community di questa enorme enciclopedia online si impegna a mettere a disposizione nella rete un lavoro, il quale non è altro che il proprio contributo personale ai fini di un sapere condivisibile. Tuttavia, esso dovrà passare sotto il controllo di molte persone appartenenti allo staff prima di potere comparire online. Una volta che il controllo è stato effettuato, rimane l’aspetto del contributo di una persona o più persone, che si adoperano a creare o modificare una voce dell’enciclopedia e la voce che sarà presente sulle pagine web rappresenta lo sforzo di una o più persone per migliorare un servizio gratuito.

Le voci presenti sul sito sono, poi, conformi a quella che viene chiamata netiquette. La netiquette non è altro che l’unione di due parole, una inglese e l’altra francese: net, la rete, ed etiquette, buona educazione.

La netiquette rappresenta un insieme di regole condivise dalle community del web, e possono essere scritte o non scritte, anche se generalmente, quando avviene l’approvazione da parte di un utente ad entrare in una community, queste regole sono sempre presenti in forma scritta. Entrare a far parte di una community vuole anche dire dare l’approvazione a tali regole ma, nel caso dei social network, visto che l’adesione avviene in modo così immediato, dobbiamo chiederci quanti utenti effettivamente conoscano le regole che sottoscrivono.

Se riflettiamo sul termine netiquette, possiamo capire come fosse già implicito nell’evoluzione della rete la caratteristica di essere un social network, visto che parliamo di galateo della rete, usando questo termine.

Esistono varie forme di netiquette e, nei casi in cui sia necessario dare un consenso ad essa, può essere presentata in forma scritta principalmente sui forum, blog, mailing list e social network[3].

Presenteremo solo alcuni dei punti che costituiscono l’insieme di regole della netiquette, solamente per mostrare come rispetto agli altri servizi gratuiti, tendenzialmente in un social network queste regole vengano costantemente violate. Le regole principali, che costituiscono la spina dorsale di una netiquette sono le seguenti:

1) Dietro ad ogni computer c’è una persona e ogni persona iscritta va considerata come qualcuno con il quale dobbiamo mantenere un dialogo decoroso. Si deve quindi evitare lo scambio di insulti (nel gergo della rete gli insulti prendono il nome inglese di flame, coloro che insultano le persone sono flamer, mentre una discussione che degenera in insulti prende il nome di flamewar).

2) È importante la trasparenza. Scrivere sempre delle risposte chiare, che possano essere capite e non mal interpretate dagli altri. Anche questo è un modo per evitare flame.

Inoltre, è importante scrivere in modo chiaro perché qualunque dato può essere recuperato su internet e, per questa ragione, si può risalire a coloro che hanno cercato di scrivere frasi indecorose. Ammettere di aver sbagliato, in questo caso, può migliorare la situazione rispetto al cancellare file o frasi.

La trasparenza incentiva, poi, il numero delle persone che seguono le discussioni.

Arroccandosi su risposte formali, le persone perderanno interesse per le nostre discussioni.

3) È importante entrare più possibile nei dettagli, cercando di chiarire i punti più oscuri delle nostre argomentazioni. È inoltre buon uso cercare di linkare pagine con approfondimenti per poter chiarire il proprio punto di vista.

4) È importante rileggere ciò che viene scritto.

5) Per quanto riguarda i social network, essi si basano sulla creazione dei profili degli utenti. Per questa ragione è necessaria una scelta accurata dei contenuti all’interno del profilo, da parte di ciascun utente. Le discussioni devono fondarsi su argomenti che possano cogliere l’attenzione di chi è presente intorno a noi. Viene definito “social item” qualcosa che è di interesse comune a più persone e che, quindi, riceve un grado di notorietà dagli altri (come può essere una foto o una discussione).

6) Si deve evitare lo spam, che si può definire come comunicazione non desiderata. Coloro che ricevono spam generalmente possono agire in due modi: comportarsi in modo da non dare importanza all’azione degli spammer, ossia coloro che generano spam, per cui vi è uno spreco di tempo nel compiere azioni che vanno a danno delle altre persone, oppure reagire negativamente, fino alla messa in pubblico dello spam ricevuto[4].

Questo lungo excursus, iniziato con un confronto con un altro comunità come Wikipedia, ha portato a presentare i punti essenziali della netiquette, la quale pur variando da sito a sito ha tuttavia dei punti in comune fra i vari siti web, nonostante non sia definita in modo rigoroso, è stato necessario per poter delineare le caratteristiche di un social network e per poter trarre la definizione dello stesso. Una definizione che si presenta alquanto difficile da formulare.

In primo luogo, vediamo ciò che differenzia un social network dalle altre comunità. Il confronto con Wikipedia è quello che fa al caso nostro.

Recuperando la prima delle due caratteristiche elencate all’inizio di questo paragrafo possiamo vedere la novità rappresentata dai social network: chiunque può entrare a far parte della community.Non importa a quale estrazione sociale si appartenga, ciò che importa è seguire dei semplici passi senza la presenza di transazione economica o di altro genere che permettano l’iscrizione al social network e, una volta creato il proprio profilo, istantaneamente possiamo interagire con gli altri utenti.

Mentre per Wikipedia il livello culturale è essenziale alla creazione delle voci all’interno della famosa enciclopedia online, per i social network come facebook non importa saper scrivere. Sia chiaro che Wikipedia non impone discriminanti per poter accedere alla propria community, ma è più che lecito pensare che sia necessaria una conoscenza dell’italiano scritto e una conoscenza delle voci che siamo intenzionati ad aggiungere o modificare per poter accedervi. Tuttavia, la qualità del prodotto finale potrà essere sicuramente buona, essendo i correttori dello staff di Wikipedia attenti a non aggiungere nozioni che non siano esatte.

Ciò non avviene nei social network e questo ci porta al confronto con la netiquette.

Se apriamo la homepage di facebook notiamo come in essa siano presenti aggiornamenti, da parte degli utenti che costituiscono la nostra rete sociale virtuale, che vanno da frasi di senso compiuto ad una serie di segni di interpunzione, difficilmente interpretabili.

Per questo motivo, abbiamo introdotto alcuni punti della netiquette. Fra quelli presentati, già il principio della trasparenza, il secondo, viene costantemente violato in un social network. Non è necessaria la chiarezza per poter esprimere il proprio pensiero, né essa viene imposta da qualche membro dello staff.

Gli aggiornamenti di stato, ovvero le frasi scritte in libertà dai singoli utenti, hanno proprio questo aspetto dalla loro: possono essere chiari, come non esserlo. Scegliere la trasparenza oppure volerla evitare non va contro alla logica dei social network, nessun membro dello staff si adopererà ad eliminare frasi poco chiare.Inoltre, qualunque tipo di chiarimento non viene imposto agli utenti. Se un utente non ha intenzione di adoperarsi nel linkare pagine di approfondimento, come mostrato dal secondo dei punti sulla netiquette, non verrà escluso dalla community[5].

Allo stesso tempo, è chiaro come in questa “babele del web” anche il punto numero quattro non sia rilevante. Avendo piena libertà su ciò che possiamo scrivere la rilettura delle frasi digitate, come stimolo per essere sempre più chiari, non sembra più di grande importanza.

Sembrano, infine, potersi salvare il primo e l’ultimo punto della lista. Questo perché, nonostante la piena libertà offerta da un social network, essa sia, poi, limitata da quello che è il giusto modo di rapportarsi con gli altri. C’è da chiedersi, tuttavia, quanto possiamo essere salvaguardati dalle offese o dall’insistenza da parte di uno o più utenti, che perseverano con atteggiamenti da spammer, in una community delle dimensioni dei social network. Sembra, infatti, alquanto improbabile che possa esservi un pieno controllo su tutti i contenuti presenti nel sito, a meno che non ci adoperiamo nel denunciare comportamenti inappropriati.

Possiamo, allora, poste queste premesse, passare all’ultimo aspetto che volevamo presentare, forse quello di maggior rilievo: la definizione di un social network. Per definire un social network abbiamo presentato alcune differenze fra le tante possibilità offerte dal web di accedere a servizi gratuiti. Mentre altri servizi, sembrano basarsi su leggi non scritte, come quelle della netiquette, nei social network, seppure presenti tali leggi, esse possono essere aggirate o ignorate. Ciò è garantito dal fatto che il controllo in una rete sociale virtuale non è così opprimente, rispetto a forum, mailing list o, come nel confronto presentato, nella realizzazione di un sito, frutto del lavoro di una comunità, nella quale i componenti interagiscono fra loro e dove il risultato di tali interazioni è visibile sia ai componenti stessi della comunità, sia a tutti coloro che sono intenzionati a consultare il sito.

Proprio sotto questo aspetto, un social network non si presenta come un prodotto “finito”, frutto di una collaborazione, quanto una realtà dinamica in continuo mutamento, proprio perché cercando di formare reti sociali su internet, tali reti possono aumentare o diminuire e, allo stesso tempo, ogni singolo utente, trasportando la propria identità all’interno di una rete sociale virtuale e modificando i contenuti presenti nel proprio profilo di giorno in giorno, può mostrare caratteristiche della propria identità che in passato non erano state mostrate nella vita reale. Inoltre, la propria identità potrà influenzare la rete di amicizie a cui apparteniamo sul social network, così come la rete di amicizie potrà influenzarci nei nostri interessi, modificando, quindi, la nostra stessa identità nel web e, molto probabilmente, nella vita quotidiana. Per queste ragioni i social network presentano una realtà molto più mutevole rispetto agli altri open source.

Questa libertà ed interazione fra utenti è, appunto, garantita da leggi molto meno opprimenti, rispetto a quelle di altri siti. Tutto questo favorisce quello che è il concetto stesso di un social network: leggi meno rigide favoriscono l’aggregazione di più persone e la loro interazione, visto che in un social network ci muoviamo grazie ai nostri interessi.

Ecco, allora, che è possibile abbozzare una definizione dei social network. Un social network si presenta come un aggregatore sociale. La facilità con la quale possiamo iscriverci a facebook, per fare un nome, è data dal fatto stesso che nella realtà quotidiana potenzialmente tutti possiamo entrare a far parte, in breve tempo, di una rete di amicizie.

I social network si presentano come simulazioni di ciò che avviene nella vita reale, essi simulano nella realtà virtuale del web ciò che avviene nella vita quotidiana delle persone. Una volta iscritti, poi, ciò che nella realtà non è realizzabile potrà essere realizzato nel web. Il “numero di Dumbar”, che abbiamo preso come modello per avere un’indicazione su quante persone possano appartenere ad una rete di conoscenze, è estendibile ad un social network. Possiamo aggiungere chiunque alla nostra rete sociale virtuale, fin al punto che il “numero di Dumbar” potrà essere non solo sorpassato, ma quadruplicato o quintuplicato, visto che nelle reti sociali sono presenti non solo persone che conosciamo da una vita, ma anche amicizie lontane se non veri e propri semisconosciuti. Grazie ai social network possiamo restare in contatto anche con persone a chilometri di distanza da noi.

Sembra, infine, che la miglior definizione di un social network sia quella di un aggregatore sociale, un aggregatore sociale che si autoalimenta. L’aggregazione avviene grazie alla maggior diffusione di internet negli ultimi anni, alla possibilità di entrare a far parte di un rete sociale da parte di tutti e alla moda fra chi possiede un collegamento internet, di entrare a far parte di community come può essere quella di facebook. Il semplice passaparola ha permesso di diffondere l’idea dei social network pressoché a chiunque, tanto che sembra oggigiorno una necessità il dover essere presenti con un proprio profilo sul web. Questo passaparola ha permesso a queste invenzioni dell’età moderna di raggiungere il successo, ed è questo aspetto che rappresenta proprio il concetto stesso che ho presentato: un aggregatore sociale che si autoalimenta.

Resta, a questo punto, da chiederci se effettivamente l’adesione ad un social network può diventare una svolta nella vita reale di una persona oppure se essa sia qualcosa di virtuale e di puramente distaccato dalla sfera della realtà, come può essere invece incontrare i nostri amici seduti ad un bar. Questo aspetto verrà affrontato nel prossimo paragrafo.

Prima di addentrarci negli aspetti psicologici, è necessario mostrare come un social network si presenti ad utente e quali siano le sue funzioni. A tal proposito, vediamo come è strutturato un profilo su facebook, il più diffuso social network nel mondo occidentale, descrivendone le caratteristiche:

  • Amicizia: due persone che condividono una serie di funzioni reciproche (lettura dei rispettivi profili, o bacheche, scambio di messaggi, ecc…);
  • Homepage: si apre subito dopo aver effettuato l’accesso e mostra le novità dei nostri amici, ovvero tutti coloro ai quali abbiamo richiesto l’amicizia all’interno della rete sociale;
  • Fan: sono il mezzo attraverso il quale si possono ricevere notizie da un gruppo creato, se diventiamo fan di una pagina web, allora riceveremo le notizie nell’homepage, proprio come quelle dei nostri amici;
  • Status: è il modo attraverso il quale il sistema ci chiede il nostro stato d’animo, cosa stiamo facendo o cosa stiamo pensando. Esso può essere espresso in modo testuale, con immagini, oppure con link;
  • Post: è il termine con il quale si indica qualcosa che viene pubblicato online, anche se solitamente si tratta di qualcosa di scritto;
  • Thread: sta per filo, ma viene usato per identificare il filo di un discorso o un argomento e rappresenta le tipiche discussioni fatte nei forum o nei social network;
  • Mi piace: è un piccolo pulsante che permette di esprimere l’apprezzamento per un contenuto in modo informale;
  • Messaggio privato: ha la stessa funzione di una mail e serve per inviare messaggi fra due utenti del social network.

 1.3 La psicologia delle reti sociali

Il cambiamento, avvenuto con i social network, ha portato la società a dividersi in due. In generale, possiamo dire che l’essere umano sia refrattario ad accettare qualunque tipo di cambiamento e, per questa ragione, è avvenuta una forte scissione fra coloro che hanno accettato il cambiamento e coloro che non lo ritengono un progresso nella vita umana.Vi sono, infatti, persone che vedono la possibilità di potersi collegare alla rete internet come la prospettiva di una vita che verrà spesa in solitudine e, quindi, qualcosa di negativo, una specie di demone che attanaglia la società. Vi sono, poi, coloro che utilizzano quotidianamente internet e fanno parte di quella che viene chiamata la web-life. Queste persone sono completamente immerse nel mondo digitale offerto dal web e coloro che si sono adattati negli anni al cambiamento prendono il nome di nativi digitali.

Sia che noi apparteniamo a l’una o l’altra delle divisioni, resta il fatto che l’adattamento all’utilizzo dei social network non è così scontato. Questo ci porta alla domanda: perché dovremmo usare i social network?

Come sottolineato dagli psicologi americani Prochaska e DiClemente, i soggetti accettano un cambiamento solo se il cambiamento rappresenta  un’opportunità significativa (dall’inglese affordance). Ma non solo questo aspetto va considerato, gli studi svolti dal sociologo americano Everett Rogers sottolineano come ogni innovazione richieda un processo lungo e complesso caratterizzato da diverse fasi di adozione, nelle quali vediamo delinearsi le differenze fra coloro che hanno già accettato il cambiamento e coloro che ancora non si sono adattati.

Le diverse fasi si dividono come segue:

1) Fase della consapevolezza (awareness). Gli individui scoprono l’esistenza dell’innovazione tecnologica, ma mancano d’informazioni complete a riguardo. In questa fase, solo gli innovatori (innovators) adottano la tecnologia, soggetti caratterizzati da un’elevata capacità di affrontare l’incertezza, unita alla competenza tecnica ed economica necessaria per affrontare l’innovazione.

2) Fase dell’interesse (interest). Negli individui nasce un interesse verso l’innovazione che li porta a cercare di saperne di più. In questa fase, ad adottare la tecnologia sono i pionieri (early adopters), soggetti integrati nella rete sociale che sono disposti ad accettare l’innovazione, se ne vedono un vantaggio.

3) Fase della valutazione (evaluation). Gli individui sono in grado di comprendere i possibili effetti dell’innovazione sulla propria situazione presente e futura. In questa fase, ad adottare la tecnologia è la maggioranza anticipatrice (early majority), soggetti spesso in posizione di leadership che adottano un’idea solo dopo averne valutato con attenzione vantaggi e svantaggi.

4) Fase della sperimentazione (trial). Gli individui iniziano a provare l’innovazione per verificarne direttamente l’utilità. In questa fase, ad adottare la tecnologia è la maggioranza ritardataria (late majority), soggetti normalmente scettici, tradizionalisti, con uno status economico basso, che si avvicinano all’innovazione per la pressione sociale dei pari.

5) Fase dell’adozione (adoption). Gli individui decidono di utilizzare pienamente l’innovazione. In questa fase, ad adottare la tecnologia sono i ritardatari (laggards), soggetti isolati sospettosi, con relazioni sociali ridotte, lenti nelle decisioni e dotati di risorse limitate.

In generale, il modello di Rogers sottolinea come indipendentemente dalle caratteristiche specifiche di una tecnologia, il concetto di opportunità (affordance) sia critico per poter valutare il potenziale di impatto dei social network.

Il concetto di opportunità è stato inizialmente introdotto dallo psicologo cognitivo Gibson, secondo il quale un’opportunità è una risorsa che si offre a un soggetto in grado di coglierla. Secondo Gibson, ogni oggetto o ambiente è caratterizzato da una serie di proprietà che supportano un particolare tipo di azione e non altre. L’opportunità deve quindi essere prontamente colta da un soggetto, che riesce a scorgerla in un ambiente esterno nel quale sono possibili alcune opzioni, ma solo poche fra queste rappresentano un vero e proprio vantaggio.Per esempio, un terreno piano e liscio offre l’opportunità di camminarci sopra, mentre questo non avviene con una parete verticale e piena di spuntoni.

In realtà, sembra che il legame fra soggetto e opportunità sia anche il risultato di un processo d’interpretazione legato al contesto e alla cultura di cui il soggetto è parte. In pratica, il soggetto può scegliere, in base ai propri obbiettivi, il tipo di proprietà utile a lui tra quelle che il social network è in grado di offrire. Il livello di utilità è legato, oltre che al tipo di obbiettivo, alla struttura fisica del medium (affordance diretta), ai significati e alle pratiche associate al medium e al contesto nel quale è collocato (affordance mediata).

Va specificato, però, che le opportunità non sono tutte uguali, ma variano di importanza a seconda del bisogno specifico a cui fanno riferimento. A questo proposito, uno dei contributi più interessanti viene dall’analisi dello psicologo americano Abraham Maslow.

Secondo Maslow, i diversi bisogni che ciascuno di noi sperimenta non sono isolati e a sé stanti, ma tendono a disporsi in una gerarchia di importanza:

1) Bisogni fisiologici: i bisogni fondamentali, connessi alla sopravvivenza;

2) Bisogni di sicurezza: devono garantire all’individuo protezione e tranquillità;

3) Bisogni associativi: la necessità di sentirsi parte di un gruppo, di essere amato e di amare e di cooperare con altri;

4) Bisogni di autostima: il bisogno di essere rispettato, apprezzato e approvato, di sentirsi competente e produttivo;

5) Bisogni di autorealizzazione: l’esigenza di realizzare la propria identità di portare a compimento le proprie aspettative, nonché di occupare una posizione soddisfacente nel proprio gruppo.

A caratterizzare la gerarchia di bisogni è una proprietà fondamentale: per avere il desiderio di soddisfare i bisogni presenti ai livelli più elevati della scala, il soggetto deve prima soddisfare quelli collocati nei livelli più bassi. Ciò significa, per esempio, che non sento il desiderio di essere parte di un gruppo se prima non ho risolto i problemi legati alla mia sopravvivenza.

In altri termini, se mi trovo su un certo gradino della scala dei bisogni, sarà il raggiungimento di quell’obbiettivo (soddisfare quel bisogno) che mi spingerà all’azione, non altro. Ciò significa che il livello di opportunità è strettamente legato alle caratteristiche del soggetto, e in particolare al bisogno che lo spinge all’azione.

A questo punto sorge spontanea la domanda: a che livello di bisogno risponde il social network? Facendo riferimento ad esperienze di persone che utilizzano quotidianamente i social network e ai loro comportamenti, secondo una ricerca svolta a livello mondiale da Microsoft Digital Advertising Solutions[6], possiamo affermare che i social network possono aiutare i propri utenti a soddisfare le seguenti categorie di bisogni:

  • Bisogni di sicurezza: nel social network le persone con cui comunico sono solo “amici” e non estranei. Posso scegliere chi è un “amico”, controllare che cosa racconta di sé e commentarlo;
  • Bisogni associativi: con questi “amici” posso comunicare e scambiare opinioni, risorse, applicazioni. Se voglio, posso perfino cercare tra loro l’anima gemella;
  • Bisogni di autostima: posso scegliere gli “amici”, ma anche gli altri possono farlo. Per questo, se tanti mi scelgono come “amico”, allora “valgo”;
  • Bisogni di autorealizzazione: posso raccontare qualcosa di me (dove sono e cosa faccio) come voglio e posso usare le mie competenze per aiutare qualcuno dei miei “amici”, che mi ascolta.

Tutti questi bisogni possono essere soddisfatti a seconda dell’utilizzo che un utente fa del social network. Da una parte, quindi, troviamo utenti che sfruttano i social network come strumento espressivo, per esempio per condividere con gli amici i momenti salienti della loro vita: un matrimonio o il primo anno di vita del proprio figlio. All’estremo opposto della scala, i social network sono usati come strumenti professionali a scopo promozionale e persuasivo. Fra queste persone troviamo utenti che impiegano i social network per organizzare la propria vita relazionale.

Per questo motivo, i social network possono offrire un ampia gamma di risposte ad utenti molto diversi. Sembra, soprattutto, che i social network siano in grado di produrre quelle che vengono chiamate “esperienze ottimali”, ovvero la possibilità di avere una ricompensa dall’utilizzo degli stessi, proprio perché riescono a soddisfare i bisogni di gran parte di coloro che vi si collegano.

Proprio questo duplice aspetto spinge gli utenti ad utilizzare i social network: essi si collegano non solo per trovare soddisfacimento ai propri bisogni, ma anche perché il soddisfacimento dei propri bisogni genera una forma di ricompensa e gioia data dal potersi collegare costantemente a questo tipo di siti internet.

In questo senso è possibile considerare i social network come uno spazio sociale ibrido, quella che viene definita interrealtà permette di far entrare il virtuale nel nostro mondo reale e viceversa, offrendo a tutti noi uno strumento potentissimo per creare o modificare la nostra esperienza sociale. Proprio grazie all’interrealtà possiamo usare i social network sia come strumento di supporto alla nostra rete sociale (nell’organizzazione e nell’estensione di essa), sia come strumento di espressione della nostra identità sociale (potendo descrivere e delineare il nostro profilo), sia come strumento di analisi dell’identità sociale degli altri (esplorando e confrontando gli altri profili).[7]Per  cui se una volta vi era la piazza nella quale potevamo scambiare due chiacchiere, oggi abbiamo la cosiddetta “web-square”, nella quale i nativi digitali possono instaurare delle discussioni o organizzare feste ed eventi.

Innanzitutto, la possibilità all’interno di Facebook, nello specifico, di creare gruppi ricorda molto quelli che sono i gruppi di amici che si creano nel nostro quotidiano, ossia la presenza di micro comunità o gruppi sociali. La creazione dei gruppi all’interno di facebook è il miglior rappresentate di ciò che può essere una discussione che avviene fra più persone, quando si confrontano direttamente e non davanti ad uno schermo. Ancora una volta, l’interazione fra realtà virtuale e mondo reale viene garantita.

Tuttavia, gli aspetti caratterizzanti un confronto in un social network sono diversi rispetto ad una normale discussione. Tutto avviene in un modo molto più rapido, la modalità con cui si apre un gruppo per organizzare una festa, per esempio, è finalizzata alla rapidità per cui un evento è stato organizzato. Questa è la ragione per cui, mentre in un abituale dibattito su un tema la discussione può protrarsi anche a lungo, con il confronto diretto fra più persone, il gruppo su Facebook soffre della velocità stessa con cui l’intero web si muove. Una volta aperto un gruppo, la durata media dei gruppi è molto breve.

Inoltre, il tema stesso dell’amicizia è stato messo in discussione con l’arrivo delle piattaforme sociali.

È importante, a questo punto, introdurre una distinzione. Facendo riferimento a studi svolti dal sociologo tedesco Ferdinand Tonnies, vi è una differenza fra società e comunità.

A creare la comunità sono i legami forti: vincoli di sangue (famiglia e parentela), emozionali (amicizia) e di luogo (vicinato). Alla base della società vi è un rapporto fra i partecipanti che può essere considerato come intimo ed esclusivo. Il risultato è un legame che rende i membri simili fra loro e crea un vincolo permanente.

Infatti, la volontà comunitaria implica la concordia e la comprensione. La comprensione richiede la conoscenza reciproca, che è il frutto della partecipazione alla vita comune. All’interno della comunità i membri partecipano alle attività con la totalità del loro essere.

La società è invece basata su legami deboli: un insieme di soggetti che si incontrano per motivi occasionali o strumentali (acquisto di beni o fornitura di servizi) e si accordano per rispettare una serie di principi comuni. La regola di base è quella dello scambio di mercato: nulla viene fatto senza attendersi una contropartita, sia nei rapporti interpersonali, sia nei rapporti fra individui e istituzioni. Per questo motivo le relazioni tra i soggetti non riguardano le diverse individualità, ma soltanto le loro prestazioni: nello scambio quello che conta è solo la capacità dell’altro di rispettare le regole stabilite. Nella società, i soggetti vivono in maniera indipendente e isolata. Per questo, il tentativo di entrare nella loro sfera privata viene percepito come un atto ostile di intrusione.

Secondo la logica delle relazioni sociali, sembra che la nostra appartenenza ad un gruppo derivi dal nostro livello di autostima: maggiore è l’autostima prodotta dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo, maggiore è la possibilità che da legami deboli si formino dei legami forti. Ciò avviene, nel caso della realtà virtuale, quando ad un gruppo viene attribuita una funzione di potenziamento delle proprie caratteristiche, data dalla crescente maggiore solidità dei legami fra i singoli individui, che può portare il gruppo stesso a prolungare la propria esistenza anche oltre una situazione contingente, come la partecipazione ad un singolo evento.

Sembra che questa funzione di potenziamento di un gruppo sia legata a tre fattori:

1) Fattori di partecipazione: la disposizione degli individui a far parte di un gruppo e l’omogeneità culturale e di comunicazione. Per una collaborazione efficiente è necessario avere un livello elevato di condivisione dei valori e obbiettivi, oltre ad aver raggiunto un accordo sulle modalità di relazione e di scambio;

2) Fattori dinamici: la storia del gruppo con i suoi successi e insuccessi, ovvero una condivisione da parte dei singoli individui degli eventi a cui è andato incontro il gruppo stesso. In questo senso, successi o insuccessi possono portare ad un cambiamento all’interno del gruppo, costringendolo talvolta a modificarsi;

3) Fattori ambientali: anche gli aspetti ambientali giocano un ruolo importante (si parla in questo caso di affordance dirette e mediate). La possibilità o meno di accedere alla sede della comunità, gli orari e le modalità di accesso, sono fattori che possono ridurre la possibilità dei soggetti di contribuire alle attività del gruppo, diminuendo il senso di identificazione[8].

Numerosi studi hanno mostrato, quindi, come un social network agisca sui legami deboli, andando ad aumentare quello che viene definito il capitale sociale. Il capitale sociale non è altro che il numero delle nostre conoscenze che, grazie all’invenzione delle piattaforme sociali, è possibile aumentare, includendo persone con le quali, in precedenza, avevamo instaurato rapporti solo sporadicamente.

Con pochi click è possibile allacciare rapporti con numerose persone che sono già presenti sulla piattaforma, creando una corrente alternativa a quella che, in passato, era la costituzione di reti sociali formali, ossia reti come le organizzazioni politiche e i comitati, nelle quali era necessario un iter per entrare a far parte della comunità.

I social network, invece, permettono la creazione di reti sociali informali, dove l’iter di iscrizione viene quasi del tutto annullato e la propria presenza in rete viene mostrata semplicemente da ciò che noi vogliamo mostrare, attraverso la condivisione di foto o commenti. Tutto questo garantisce una maggiore rapidità nell’ampliare la propria rete sociale, facendo forza sul consolidare i legami forti e nell’ampliare, invece, quelli che sono i legami deboli.

Una delle caratteristiche che maggiormente attraggono coloro che si collegano ad un social network è, però, l’istantaneità delle comunicazioni: essa è interattiva, espandibile e largamente adattabile. Una volta entrati a far parte della rete sociale virtuale, vi è la possibilità, in breve tempo, di inviare al mondo il proprio messaggio.

La comunicazione, mediata dal computer, è una comunicazione che è fortemente strutturata dall’interfaccia tecnologica, perché il web annulla il tempo di latenza fra una comunicazione e l’altra, la sincronia e l’immediatezza nella diffusione di un enunciato ha dei risvolti innovativi nella comunicazione.

La comunicazione nel web è priva dei caratteri extralinguistici, come possono essere gesti o simili, ma ne guadagna l’aspetto ubiquitario, ovvero quello svincolato dagli aspetti temporali, e la maggiore flessibilità delle comunicazioni[9].

La flessibilità si mostra riunendo nei social network tutti gli aspetti già presenti negli altri media:

  • Rapporto uno-uno: come avviene in una comunicazione telefonica;
  • Rapporto uno-molti: come nel caso dei mass media;
  • Rapporto molti-molti: come può avvenire fra i vari gruppi di amici o conoscenti.

Tuttavia, deve essere ricordato che la maggior parte delle comunicazioni su facebook avviene principalmente attraverso la scrittura, anche se si possono includere altri elementi multimediali. Ciò che è carente nella comunicazione testuale sono gli aspetti extralinguistici (come possono essere gesti o stati d’animo esprimibili attraverso il comportamento). Questo induce il linguaggio a farsi carico della necessità di esplicitare attraverso la comunicazione scritta quanto nella comunicazione diretta passa in altre forme.

La comunicazione, attraverso un computer e all’interno di un social network, può assumere forme differenti rispetto alle altre forme di comunicazione, secondo i seguenti aspetti:

  • Specificità del linguaggio: la comunicazione avviene attraverso modifiche nella struttura stessa del testo. È sempre più diffuso l’utilizzo di smiley, ovvero simboli di interpunzione che vanno a rappresentare dei volti, per poter trasmettere il proprio stato d’animo nelle risposte inviate agli altri utenti;
  • Presenza virtuale: rispetto ai messaggi cartacei, i messaggi sui social network acquisiscono la forma di una conversazione. L’interattività e la possibilità di inviare, in tempi diversi, il proprio parere su un argomento creano un clima di forte presenza sociale, da parte dei singoli individui;
  • Norme sociali, identità e ruoli: è stato osservato come l’assenza di informazioni, in alcuni casi, dello status sociale dei singoli utenti possa attenuare le discriminazioni sessuali, di stato sociale o razza, permettendo una maggiore democrazia comunicativa;
  • Ecologia comunicativa: i social network permettono di seguire, secondo la forma di comunicazione testuale, il filo di un discorso e le vari interazioni dei singoli utenti in una discussione. Ciò permette di evitare la creazione di una quantità enorme di messaggi, nel chiedere delucidazioni, e un’enorme perdita di tempo per poter seguire una discussione.
  • Spazialità: si creano nuovi ambienti virtuali per poter condividere le idee.

Se in passato avevamo, quindi, avuto un modello di comunicazione basato su un approccio faccia a faccia (in inglese “face to face” o F2F) con i nostri interlocutori, grazie ai social network le nostre conversazioni adesso potranno assumere forme diverse.

Infatti, se in precedenza le conversazioni avvenivano seguendo le forme della sincronia e della sintopia, ossia conversazioni nelle quali gli interlocutori condividono uno stesso luogo e uno stesso tempo, nel quale la discussione si sviluppa, con i social network questi due aspetti vanno a sommarsi a forme di conversazione asincronica e asintopica. Chi conversa nel web può ricevere risposte nello stesso tempo o in tempi diversi e può, inoltre, condividere il luogo della conversazione insieme ad altri utenti, oppure trovarsi anche a grandi distanze dai propri interlocutori.

Resta da precisare che l’aspetto sociologico della comunicazione è attualmente sotto studio. L’italiano, come le altre lingue, sta effettivamente cambiando, e questo è dato non solo dal fatto che le comunicazioni avvengono con una maggiore rapidità, ma anche dalla diffusione sempre più massiccia di nuovi termini, vocaboli adottati anche da altre lingue, che sembrano essere diventati di uso quotidiano da parte dei nativi digitali, oltre al caso citato della funzione degli smiley.[10]

Prima di passare ad analizzare quelli che sono i risvolti positivi e negativi dati dall’utilizzo di un social network, vediamo le motivazioni per cui alcune persone, avventurandosi nell’esperienza dei social network, finiscono per abbandonarli dopo poco tempo.

Una delle principali minacce, avvertita soprattutto da coloro che non rientrano nella cerchia dei nativi digitali e che sperimentano per la prima volta la creazione di un profilo su un social network, è l’invasione della propria privacy.

Da aprile 2010 Facebook ha iniziato a salvare nei propri archivi i dati anagrafici di tutte le persone connesse al sito, oltre il limite consentito, in precedenza, di 24 ore, ma oltre ai dati anagrafici le informazioni presenti sui social network spaziano dai gusti personali alle attività preferite e ai posti visitati. I social network propongono inoltre nuovi strumenti per raccogliere informazioni sulle preferenze dei propri utenti (ne è un esempio il bottone “mi piace” su Facebook, che va a segnalare, come i commenti, se una frase, un’immagine o un link viene gradita da una cerchia di amici). Se precedentemente era necessario autorizzare tutte le volte una determinata applicazione per acconsentire all’accesso dei propri dati, ora qualsiasi sviluppatore del social network di passaggio può accedere al profilo di chiunque.

Si giunge ad un vero e proprio paradosso: se nei social network posso più facilmente cambiare la mia identità virtuale, rispetto a quella reale, è vero che, seguendo le tracce lasciate dalle diverse identità virtuali, è più facile per altri ricostruire la nostra identità reale.

Sembra, quindi, molto meno probabile che un adolescente o una persona di mezza età possa trasferirsi in un’altra città e ricominciare da zero senza che gli abitanti vengano a conoscenza della sua identità precedente, rispetto alle sue controparti vissute nella società agraria o in quella industriale. In molti casi, è possibile inserire il nome e il cognome di una persona per scoprire i gusti di una persona, le sue relazioni e le sue attività.

Tuttavia, l’approccio di tantissime persone su aspetti che concernono la privacy sono a favore del comportamento che ha Facebook, come altri social network, a riguardo: in una ricerca svolta su un campione di 500 soggetti, il 57% delle persone ritiene che Facebook non rappresenti una minaccia e che divulgare la propria privacy sia un dovere; in un’altra ricerca su un campione di utenti universitari, viene mostrato come l’84% degli studenti scrive la propria data di nascita, il 40% scrive il proprio numero di cellulare, il 42% scrive i corsi frequentati e il 53% presenta le proprie idee politiche[11].

Ma i dati personali di un utente restano, spesso, online anche per molti anni e possono essere cancellati direttamente soltanto dall’utente. Questo processo, nei casi in cui un utente abbia nella propria cerchia di amicizie numerose persone e siano presenti sul proprio profilo foto e link, può richiedere molte ore di lavoro. Per questo motivo, sono stati sviluppati programmi che si occupano di rimuovere gli account dei singoli utenti, mentre fino a poco tempo fa un social network come Facebook permetteva soltanto la disattivazione del proprio account,cosicché chiunque avrebbe potuto riattivarlo in un secondo momento.

Soltanto di recente, sotto la pressione di molti utenti, preoccupati nel lasciare online i propri dati personali, gli sviluppatori di Facebook hanno attivato l’opzione per la rimozione totale dell’account.

L’ansia generata dall’eliminazione del proprio profilo facebook non è la sola preoccupazione per coloro che non sono nati e cresciuti con un computer nelle vicinanze. Coloro che si addentrano nella realtà virtuale dei social network hanno, comunque, fra i propri scopi principali quello di ricercare più informazioni possibili sulle persone a cui sono interessate.

Tuttavia la presenza di una gran quantità di informazione sulle piattaforme sociali può demoralizzare coloro che vanno in cerca di informazioni interessanti, tutto questo viene definito information overload o “smog di dati”, la presenza sul web di una quantità di dati che, superato un certo livello, non contribuisce più a migliorare la qualità della vita, ma la peggiora. Gli utenti che vanno in cerca di informazioni sono, infatti, costretti a passare molte ore davanti ad uno schermo per analizzare l’intera quantità di dati e per poter trovare fra di essi quelli che maggiormente gli interessano. Tutto questo porta un utente ad accumulare stress e un notevole impegno cognitivo nella propria ricerca.

Gli effetti dell’information overload sono principalmente due:

  • L’ansia da mancanza di informazione sufficiente: La difficoltà nella ricerca delle informazioni può portare gli utenti ad aumentare le proprie fonti informative. Questo comportamento può degenerare in un controllo ossessivo del proprio profilo sul social network (in media una visita ogni 10 minuti) nella disperata attesa che qualcuno si adoperi nell’inviargli dei messaggi, con ansia generata dalla mancanza di messaggi sul proprio profilo.
  • Il disinteresse e il rifiuto dell’informazione: L’impossibilità nel trovare dati rilevanti può portare un utente ad abbandonare progressivamente un social network. Al progressivo aumento dell’informazione corrisponde una diminuzione della fruizione da parte dell’utente [12].

Questi sono i principali aspetti che mostrano come un social network possa generare un’esperienza infelice fra i propri utenti e, in particolar modo, fra coloro che stanno imparando a destreggiarsi nell’immensa realtà offerta dal web.

Nel presentare, però, una netta distinzione rispetto al passato con l’esperienza dei social network, abbiamo dedicato il seguente sottoparagrafo alla descrizione di come un’esperienza negativa nell’utilizzo di una piattaforma sociale possa degenerare in comportamenti patologici. Chiuderemo, invece, questo capitolo incentrato sulla psicologia, descrivendo come in realtà i social network possano portare dei miglioramenti alla nostra vita.

 1.3.1 La dipendenza da social network fra i nativi digitali

L’impatto che ha avuto Facebook, dal 2009 a oggi, ha portato le persone ad utilizzare i social network fino a 5 ore al giorno, ciò può addirittura causare una perdita del lavoro, del partner e degli amici. Secondo uno studio, svolto dall’Università di Melbourne, un uso moderato del tempo speso al giorno su un social network, circa 2 ore, può invece portare ad un aumento della produttività lavorativa, ma il superamento di tale soglia genera un disturbo di dipendenza da internet, che ha un impatto sulle relazioni sociali.

Con disturbo di dipendenza da internet (internet addiction disorder), secondo il termine ideato dallo psicologo americano Ivan Goldberg, si intende un disturbo psico-fisiologico, caratterizzato da una quantità di ore spese davanti al computer, perdita delle relazioni sociali, modifica dell’umore, alterazione del vissuto temporale e utilizzo compulsivo del mezzo.

In particolare, sembra che più che un disturbo esso sia una sindrome che contiene al suo interno altre tipologie di disturbi, e fra queste sono state principalmente scoperte quattro tipi di dipendenze: dipendenza dalle relazioni online, dalla ricerca del sesso online, dall’utilizzo smodato delle chat e dal gioco, specialmente quello d’azzardo compulsivo.

Soprattutto le donne sono maggiormente vulnerabili alla dipendenza dalle relazioni, poiché, più che negli uomini, la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri. Molti ambulatori, come il Politecnico Gemelli di Roma, hanno iniziato a curare questo tipo di malattie[13].

Sorge, quindi, una doppia funzione dei social network, una in grado di creare nuove opportunità, che verranno illustrate nel prossimo sottoparagrafo, l’altra di creare nuovi problemi, che vanno oltre a quelli descritti finora, in quanto sfociano in comportamenti patologici. Questi comportamenti risultano, infine, del tutto fuori controllo, qualora un utente inizi a vivere in modo sbagliato la propria esperienza su una piattaforma sociale, anche per via del fatto che gli utenti del web sono poco informati sugli effetti che un eccessivo utilizzo dei social network può causare.

I problemi dati da una dipendenza da utilizzo dei social network sono riscontrabili anche osservando quello che avviene direttamente sul web, senza passare per un’analisi diretta nella vita reale dei singoli soggetti che mostrano questo tipo di atteggiamenti disfunzionali.

La prima forma di atteggiamento parzialmente patologico è il cambiamento di identità. Può succedere che i profili creati all’interno di un social network non corrispondano alle persone che li hanno realizzati. È abbastanza comune imbattersi i soggetti che assumono identità fittizie, caratterizzate da un sesso differente (gender swapping) rispetto a quello reale, oppure impersonando personaggi famosi (fake). Con il cambiamento di identità essi possono porsi più obbiettivi: entrare in contatto con persone a scopo di eventuali incontri, conoscere meglio sentimenti, gusti e amici degli altri, anche se non manca il desiderio di travestirsi per potersi fingere un’altra persona.

Si possono riscontrare, poi, casi di manipolazione o violazione dell’informazione. In queste circostanze, abbiamo l’hacking, che consiste nel tentativo di penetrare i profili altrui; oppure la creazione di virus che tentino di entrare all’interno di altre applicazioni per modificare i dati presenti; o lo spyware, applicazioni che raccolgono informazioni sull’attività di un altro utente, accedendovi in modo illecito; il phishing, che permette l’accesso ad informazioni riservate attraverso comunicazioni fasulle, che imitano contenuti e grafica di siti istituzionali; o infine il lurking, che consiste nel visitare i profili altrui senza avere l’autorizzazione e senza che l’utente ne sia consapevole.

Esistono, inoltre, casi nei quali non avviene una manipolazione dell’informazione, ma l’aumento di informazione inutile, spesso di tipo commerciale, come nel caso dello spamming, nei quali vengono inviati numerosi messaggi indesiderati; oppure casi in cui l’informazione viola le leggi sul copyright, nello scambio di programmi, canzoni o film.

L’ultima e più complessa forma di comportamento disfunzionale molto diffuso nella rete è quello che va sotto l’etichetta di comportamento aggressivo.

Persone che esprimono il proprio atteggiamento aggressivo nella rete vengono definiti troll.

I troll generalmente tendono a perseguitare altre persone su un social network, fino a far sfociare il proprio comportamento in vero e proprio stalking, spesso con motivazioni futili. È noto che i troll tendano a far degenerare una discussione in flame, proprio come ho chiarito in precedenza, con veri e propri insulti nei confronti degli altri utenti.

Ma ciò che sta dietro all’atteggiamento di un troll è la frustrazione per un desiderio insoddisfatto, che si basano, nello specifico, su due moventi: il desiderio di entrare a far parte di una specifica comunità o il desiderio di essere considerato da più persone. Entrambi questi desideri hanno come scopo quello di rendersi maggiormente celebri all’interno della realtà virtuale, anche se con metodi aggressivi.

Nella prima delle due situazioni, il soggetto, se non viene considerato dalla comunità, cercherà di uscire dal gruppo di persone con una scarica di insulti; nella seconda delle due situazioni, il soggetto proverà a bloccare in tutti i modi le varie discussioni, cercando il modo di far evitare qualunque tipo di dialogo costruttivo all’interno di esse.

Questo tipo di atteggiamento è riscontrabile principalmente negli adolescenti, fra i quali può generarsi maggiore frustrazione nel loro approccio ad una realtà virtuale. La difficoltà del loro approccio alla rete nasce anche dallo stesso periodo della vita che stanno affrontando, l’adolescente, se ritorniamo alla piramide di Maslow, è colui che maggiormente necessita di sicurezza. La sicurezza di un adolescente è, però, garantita dalla sua stabilità nelle relazioni sociali, che possono andare ad intaccare quella che l’identità di un individuo.

I social network, in queste circostanze, minacciano proprio ciò che riguarda l’identità di un individuo, nel loro essere una realtà ibrida essi trasferiscono nel virtuale il reale e, allo stesso tempo, le insicurezze reali che appartengono ad un adolescente sulla rete, amplificandone gli effetti.

La presenza di un profilo su un social network non può che creare maggiori preoccupazioni ad un adolescente. Il ragazzo o la ragazza che possiedono un profilo dovranno tenere costantemente sotto controllo le persone che lo visitano oppure coloro che interagiscono con esso.

Il fenomeno del tag è quello che crea maggiore instabilità fra gli adolescenti. Il tag consiste in una funzione, proposta da Facebook, con la quale è possibile, mostrare chi è presente in una foto fra gli utenti del social network. Tuttavia, coloro che vengono “taggati” in una foto vedranno comparire all’interno del proprio profilo la foto nella quale sono stati taggati. Il problema sta proprio nel fatto che chiunque può taggare chiunque, se appartenente alla cerchia delle amicizie.

Il risultato di tutto questo è quella che viene chiamata “identità fluida”, ovvero un’identità costituita da incertezze e priva di legami duraturi, nella quale gli adolescenti sperimentano un’instabilità a livello emotivo e una precarietà nelle relazioni sociali, nonché un’incapacità nel riconoscere sé stessi, quando avvengono dei confronti con le amicizie che li circondano.

A rendere più precarie le relazioni sociali vi è un altro effetto dell’utilizzo dei nuovi media: l’”analfabetismo emotivo”. Come abbiamo visto precedentemente, nei social network la comunicazione avviene priva della fisicità delle comunicazioni faccia a faccia.Per questa ragione, un soggetto può perdere un punto di riferimento nel processo di apprendimento e comprensione delle emozioni proprie e altrui.L’analfabetismo emotivo consiste nella mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni e degli atteggiamenti ad esse associati, nella mancanza di consapevolezza delle ragioni per le quali si prova una certa emozione, e infine nell’incapacità a relazionarsi con le emozioni altrui e con gli atteggiamenti ad esse associati.

È interessante notare come l’analfabetismo emotivo possa portare ad alcuni problemi che caratterizzano le giovani generazioni: il bullismo, la tossicodipendenza e l’alcolismo.

Soprattutto i nativi digitali sono abituati a vivere con il proprio analfabetismo emotivo, questo perché il medium (social network) ha in gran parte sostituito una comunicazione diretta, è facile infatti incontrare adolescenti che preferiscono lasciare il proprio fidanzato o la propria fidanzata senza avvertirli a voce, ma cambiando il proprio status su Facebook da “fidanzato” a “single”[14].

1.3.2  Le opportunità nei social network

Mentre l’identità fluida costituisce una difficoltà per gli adolescenti, la sicurezza acquisita da un adulto permette di sfruttare la fluidità della propria identità in rete a proprio vantaggio.

Ogni utente può sfruttare la realtà virtuale per creare dei Sé possibili, se queste nuove identità andranno a vantaggio dell’utente, allora si avvierà un processo di potenziamento delle opportunità dell’utente, un processo che prende il nome di Self empowerment.

Il potenziamento della propria identità avviene secondo alcune fasi, nelle quali l’utente, vedendo l’emergere di un particolare bisogno, inizia a pensare di sfruttare le possibilità offerte da un social network per realizzare tale bisogno, fino ad arrivare al pieno utilizzo della piattaforma sociale per poter effettivamente realizzare ciò che ha in mente.

I social network permettono di realizzare i propri bisogni, proprio perché siamo noi a decidere come presentarci online. La possibilità di creare diverse identità può favorirci nell’ottenere ciò che desideriamo, questo perché le persone, creando il proprio profilo, possono scegliere quali lati del proprio carattere mostrare, oppure fingersi altri per poter raggiungere i propri scopi. Ciò che sperimentiamo su un social network ha un costo relativamente basso, rispetto alla vita reale, perché quello che non va a buon fine può essere considerata come un’esperienza da non ripetere, un’esperienza acquisita per poterci migliorare la prossima volta.

La realtà virtuale offre, inoltre, la possibilità di poterci aprire maggiormente agli altri, perché c’è il minior rischio di incorrere in sanzioni sociali, che si presenterebbero nel caso in cui ci confrontiamo faccia a faccia con le altre persone.

Tutto questo favorisce quella che è una delle grandi innovazioni, non ancora presentata, dei social network: la possibilità di instaurare relazioni d’amore fra gli utenti.

I social network riescono ad avvicinare persone che vivono a grande distanza l’uno dall’altra, anche sotto questo aspetto. Se un utente è intenzionato a conoscere un’altra persona su internet, il social network facilita questo tipo di approccio, in quanto non necessariamente i due utenti dovranno soffermarsi sugli aspetti estetici.

Le relazioni amorose nascono da una semplice richiesta di amicizia, per poi proseguire con uno scambio di messaggi, in cui le due persone potranno approfondire la loro conoscenza, cercando interessi in comune ed essendo facilitati dal medium stesso, visto che il social network garantisce una frequenza elevata di contatto fra le due persone. Poter dialogare su internet è molto più semplice, rispetto a poter conversare di persona: in internet i messaggi vengono sempre recapitati, nella vita reale non sappiamo quando e dove due persone potranno incontrarsi di nuovo.

I social network garantiscono, in questo ambito, alcuni aspetti da non sottovalutare. In primo luogo, in rete dopo un periodo di corteggiamento si può decidere di incontrarsi di persona. Inoltre, una volta che due persone si sono incontrate, il social network permette di poter mantenere una relazione anche nel caso in cui gli utenti vivano a grandi distanze l’uno dall’altra.

Infine, nei casi in cui due utenti abbiano già un partner nella vita reale, essi potranno decidere di non incontrarsi mai di persona fin dall’inizio. Se la relazione viene impostata con questi canoni, allora prenderà il nome di cyberflirts,e i due utenti vedranno nel loro rapporto una semplice valvola di sfogo alla loro situazione nella vita reale.

Un ultimo caso, sul quale vale la pena soffermarsi è quello dei gruppi. I gruppi creati su un social network permettono di migliorare la nostra vita, se utilizzati in modo adeguato.

Un gruppo può potenziare l’identità del suo creatore, in quanto aumenta la condivisione di interessi in comune e la coesione fra le amicizie instaurate sul web. Può essere, quindi, un valore aggiunto nell’autostima personale, e permette di condividere un esperienza in comune con altri, anche grazie alle numerose opzioni offerte: come la creazione di eventi, scambio di idee, comunicazione attraverso un unico messaggio a tutti gli appartenenti al gruppo.

Tuttavia, la possibilità di fingersi altro, può migliorare la propria notorietà all’interno di una cerchia di persone. Essere riconosciuti come famosi, anche nell’aspetto delle amicizie a noi più vicine, migliora la nostra autostima.

La creazione di un gruppo può risultare un’esperienza positiva anche nel caso in cui si sfrutti come mezzo per pianificare il proprio ambito professionale. Avere la certezza di poter recapitare a tutti il proprio messaggio può migliorare l’organizzazione di un lavoro all’interno di una cerchia di colleghi.

Queste sono solo alcune fra le tante possibilità, offerte da un social network,visto che molte altre sono attualmente sotto studio, anche se, va ricordato, la più interessante è quella di potersi creare una cerchia di “conoscenze”, comprese le relazioni amorose, che non sono più stabilite, come in passato, dalla presenza fisica delle persone. La cerchia viene infatti creata secondo l’interesse che accomuna più utenti, i quali, modificando le proprie identità, interagiscono con un mondo che non è più basato su gesti o, in gran parte, incontri reali, ma su desideri, bisogni o necessità di confrontarsi con gli altri.

Anche se questo può sembrare strano e diverso rispetto alle modalità di incontro avvenute in passato, va riconosciuta la totale novità e anche la caratteristica di poter migliorare le opportunità stesse delle persone. 

1.4  Conclusioni

L’innovazione che i social network hanno portato nella vita dei propri utenti segna in modo netto una distinzione, rispetto al passato, sulle relazioni che si instaurano fra le persone ogni giorno.

Secondo questa logica, sembra opportuno distinguerlo da ogni altro metodo di approccio alla rete visto finora. Si può pensare, infatti, per esclusione, a qualcosa che non sia mai stato visto prima, anche se i metodi possono sembrare simili a quelli visti in passato, le reti sociali virtuali se ne allontanano.

Facebook, per fare il nome più comune, non appartiene alla categoria della posta elettronica. Mentre nella posta elettronica, sin dalla nascita della rete, si potevano scambiare pareri e opinioni attraverso vari programmi (Lanny Roberts agli esordi della rete Arpanet creò un programma chiamato Read per poter catalogare e gestire il servizio di posta elettronica, vista la sua diffusione all’interno dell’Arpa per poter scambiare dei pareri, era necessario ideare qualcosa che rendesse maggiormente fruibile l’invio delle, all’epoca, brevi frasi di testo e la loro catalogazione), le piattaforme sociali si presentano come puro divertimento o passatempo e hanno soltanto nei messaggi privati qualcosa che possa somigliare alla posta elettronica. Ma la funzione principale dei social network non è l’invio delle mail, raramente è nello scambio di messaggi con idee sul proprio lavoro che viene sfruttato un social network, né la sua definizione si esaurisce nell’invio di file da condividere. Non sembra essere neppure possibile, analizzando le varie funzioni di un social network poterlo accostare a qualcosa di visto in precedenza.

Credo che non sia guardando alle caratteristiche tecniche che sia distinguibile l’innovazione portata dalle piattaforme sociali, ed intendo in questa circostanza le capacità dei vari software su cui si basano i vari social network come facebook e twitter, quanto è nella piena accessibilità da parte di tutti, nel poter eseguire tutte le varie funzioni garantite dai social network, che si può scoprire il cambiamento. Il cambiamento è dato a 360 gradi con ogni tipo di interazione con altri esseri umani: dalla vita sentimentale alla ricerca di nuove amicizie. Questo nuovo stile di vita comporta una continua interazione con il medium, ovvero il computer, ma tutti coloro che possiedono un accesso a internet possono goderne.Si crea, quindi, un legame stretto con la macchina, vissuto, questa volta, nelle relazioni sociali.

Quando nel 1960 lo psicologo J.C.R. Licklider presentava un articolo dal titolo La simbiosi tra uomo e computer, egli vedeva nel computer il futuro dell’uomo. Con le macchine sarebbe nato un rapporto stretto, di simbiosi appunto, che avrebbe permesso di facilitare l’uomo nell’impegno dedito alla realizzazione di nuove idee, le macchine avrebbero aiutato l’uomo nell’effettuare i calcoli, facendogli risparmiare un enorme quantità di tempo. Nella macchina si vedeva una vera e propria estensione del corpo umano e, soprattutto, un’estensione delle proprie capacità mentali.

Ma è in particolar modo nell’aspetto del tempo che i social network velocizzano il nostro vissuto permettendoci di interagire, grazie alle macchine, con altri esseri umani in breve tempo. Forse voler accostare le piattaforme sociali al pensiero di Licklider può sembrare azzardato, ma se egli pensava alla capacità delle macchine di migliorare le nostre vite, probabilmente, anche se non siamo ancora sicuri che si tratti di un miglioramento, i social network è parte di ciò che aveva preannunciato. Certo, non si parla qui di capacità di calcolo o di utilizzo dei computer per poter creare nuove invenzioni, ma sicuramente il suo pensiero può adattarsi all’interazione che aveva preannunciato. Egli vedeva questi aspetti nel futuro per le possibilità di calcolo, anche se evidentemente la sua definizione può essere estesa alla nostra vita sociale.

In questo, penso, possa trovarsi il cambiamento, in un nuovo stile di vita vissuto assieme alle macchine calcolanti, i cui calcoli influiscono sul nostro modo di vivere e concepire la vita.

2.1  Bibliografia

Belli, E., Social Network, FerrariSinibaldi, Milano, 2011.

Massarotto, M., Social Network. Costruire e comunicare identità in rete, Apogeo Editore, Milano, 2011.

Riva, G., I social network, Il mulino, Bologna, 2010.


[1] Marco Massarotto, Social Network. Costruire e comunicare identità in rete, Apogeo Editore, Milano, 2011, pp. 2-10

[2] Elia Belli, Social Network, FerrariSinibaldi, Milano, 2011, pp.3-31

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette

[4] Cfr. Marco Massarotto, Social Network. Costruire e comunicare identità in rete, pp. 16-21

[5] Elia Belli, Social Network, p. 33

[6] http://advertising.microsoft.com/italia/home

[7] Giuseppe Riva, I social network, Il mulino, Bologna, 2010, pp. 21-27

[8] Giuseppe Riva, I social network, pp. 98-100

[9] Elia Belli, Social Network, pp. 57-59

[10] Elia Belli, Social Network, pp. 62-67

[11] Le due ricerche si trovano, rispettivamente, in un articolo e in un libro. La prima nell’articolo Imagined communities: Awareness, information sarin, and privacy on Facebook di A. Acquisti e R. Gross. La seconda in L’altra faccia di Facebook. Privacy, copyright e property nell’età dei new media di A. Castelvecchi e M. Fabris (edito da Rapporto VeDrò08).

[12] Giuseppe Riva, I social network, pp. 151-155

[13] Elia Belli, Social Network, pp. 61-65

[14] Cfr.Giuseppe Riva, I social network, pp. 145-150


Umberto Rossolini

Nato a Poggibonsi nel 1986, consegue la laurea triennale e successivamente la laurea magistrale in Filosofia, presso l’Università degli Studi di Siena. Da sempre appassionato di fantascienza, in tutte le sue forme, dai libri alle rappresentazioni cinematografiche, e di fumetto. Proprio sulla nona arte ha dedicato e dedica gran parte del suo tempo libero, leggendo libri che ne approfondiscono la storia, fumetti di tutti i generi e di qualsiasi provenienza (i più conosciuti e ultimamente anche quelli underground) e seguendo soprattutto artisti indie sui vari social network. Insieme alla filosofia il fumetto è decisamente la sua passione più grande. Co-fondatore del sito comicsviews.it, che tratta articoli e recensioni di ambito fumettistico.

2 Comments

  1. Adriano RossiAdriano Rossi dicembre 10, 2019

    Articolo che ha qualche anno ma davvero esaustivo. E’ sempre complesso un’analisi sui social network che sono in continua trasformazione. Basti pensare all’evoluzione di Instagram negli ultimi anni, un social davvero poco utilizzato alla sua nascita.
    Sempre più di attualità la dipendenza da social network fra i nativi digitali

    • RedazioneRedazione dicembre 17, 2019

      Ciao Adriano,

      Scusa il ritardo per la pubblicazione del commento. In ogni caso, grazie per averci letto ed è vero:stare al passo coi social è davvero difficile!

      Cheers!

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