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Germania -Tacito

La Germania è un testo di presentazione degli usi e costumi dei popoli che i romani chiamavano in blocco “germani”. Essi erano dislocati al di là del Reno (a est) e a nord del Danubio, i due fiumi che costituivano il limes dell’impero. Il libro fu scritto, probabilmente, come testo da conferenza nel quale la presentazione della Germania si sviluppa su più livelli: descrizione del territorio, analisi politica, analisi sociologica ed enumerazione delle popolazioni inscritte nell’area geografica descritta. Al principio Tacito presenta la Germania in questi termini:

 Il Reno separa la Germania nel suo complesso dai Galli, il Danubio la divide dai Rezi e dai Pannoni; il timore reciproco separa i Germani dai Sarmati, mentre dai Daci li dividono le catene montuose. L’Oceano circonda le altre terre, abbracciando vaste penisole e isole di enorme estensione, delle quali la guerra recentemente ci ha permesso di conoscere popolazioni e capi.[1]

Le asperità del territorio, ricco di boschi, valli rende la Germania un’area geografica inospitale, che, secondo Tacito, non può piacere a nessuno, a parte a chi ci vive, un’opinione che sembra suffragare un certo scetticismo nelle motivazioni di un’eventuale guerra di invasione:

D’altronde chi mai, a prescindere dai pericoli del mare tempestoso e sconvolto, lascerebbe l’Asia, l’Africa o l’Italia, per recarsi in Germania, una regione dal suolo squallido, di clima rigido, triste ad abitarsi e a vedersi, se non chi la riconosca come propria patria?[2]

Tacito ripercorre, poi, le origini presunte del popolo germanico (da non confondersi con il moderno popolo tedesco), la cui ricostruzione pone interessanti interrogativi agli storiografi moderni: il popolo germanico è di origine indoeuropea ed è giunto in quelle regioni a seguito di una lunga migrazione dall’est. Tacito elenca diverse leggende che vogliono una commistione stringente tra la popolazione germanica e quella greca, ed enumera una serie di miti che ne proverebbero la validità di opinione: alcune varianti del leggendario Ulisse vogliono che costui giunse fino in Germania come pure Ercole:

Secondo un’altra tradizione, anche Ulisse, trascinato fino in questo Oceano dalla sorte nel suo noto e lungo vagabondare leggendario, sarebbe giunto nelle terre dei Germani: la città di Asciburgio, situata sulla riva del Reno e ancora oggi fiorente, sarebbe stata fondata e chiamata ‘Aσχιπύργιον proprio da lui. Pare addirittura che in questi stessi luoghi, tempo fa, sia stato rinvenuto un altare dedicato da Ulisse, sul quale compariva anche il nome di suo padre Laerte, e che tuttora esistano sul confine tra la Germania e la Rezia alcune tombe con iscrizione in caratteri greci.[3]

Alla descrizione delle origini presunte, segue, poi l’analisi morfologica del territorio nella quale la Germania è dipinta come una terra inospitale, dal clima rigido che implica una certa difficoltà per la produzione alimentare:

Il territorio, nonostante presenti delle variazioni morfologiche, nel complesso è coperto di foreste, e sgradevole per le paludi; è più umido là dove confina con la Gallia, e invece più ventoso verso il Norico e la Pannonia. E’ fertile per le messi, ma non permette la coltivazione di alberi da frutto; nutre il bestiame, ma per lo più di piccola taglia. Gli armenti non hanno la bellezza propria della razza, o nobili corna: il numero è il loro pregio, i capi di bestiame costituiscono l’unica graditissima ricchezza.[4]

Dopo questa descrizione delle attività produttive relative al clima e al territorio, Tacito passa subito all’analisi della struttura economica, osservando, con una velata ammirazione, che i Germani non conoscono l’uso della moneta e, in generale, non riconoscono la ricchezza in ciò che, invece, le altre popolazioni civili sembrano vederla. Soprattutto, essi sono sprovvisti dei metalli pregiati né, probabilmente, sono andati a cercarli: “Non oserei affermare che la Germania sia del tutto priva di filoni d’oro o d’argento: chi mai è andato a cercarli?”[5] Tacito, infatti, osserva che non si può escludere che essi possano anche essere abbondanti in Germania, ma ciò non si può sapere nella misura in cui i germani stessi non lo sanno perché non sembra interessargli:

Riguardo al possesso e all’uso di ricchezze non si comportano come noi ci potremmo aspettare. E’ possibile vedere come vasi d’argento offerti in dono a capi e ambasciatori presso di loro siano considerati alla stregua di quelli d’argilla. Tuttavia grazie alle relazioni commerciali, quelli che abitano più vicino a noi conoscono il valore dell’oro e dell’argento: riconoscono e preferiscono alcuni conii della nostra moneta. Gli abitanti delle zone più interne utilizzano il più semplice e antico sistema del baratto.[6]

Quest’osservazione è molto preziosa perché mostra come si diffonda la civiltà e i sistemi di interazione tra sistemi economici diversi. Il sistema economico romano, profondamente pervaso dalla presenza della moneta come mezzo di interscambio delle merci, viene riconosciuto solo dalle popolazioni confinanti le quali ne soppesano il valore in base ai vantaggi che il denaro impone loro nelle relazioni commerciali. D’altra parte, laddove il metallo prezioso viene visto come qualcosa di totalmente inutile e non viene adottato dalla comunità come sistema astratto di misurazione del valore delle singole merci, non diventa oggetto di interesse. Così il baratto rimane la forma di interscambio delle merci, sebbene, comunque, anche le civiltà prive di moneta riconoscano dei valori astratti per paragonare generi diversi di merci: i germani valutano la ricchezza in base al numero degli armenti.

Tacito osserva che neanche il ferro è molto diffuso in Germania e lo desume dalla tipologia delle armi che hanno. Da questa osservazione, Tacito si intrattiene nella descrizione delle pratiche di guerra delle popolazioni germaniche le quali usano malamente la cavalleria e sono più forti, in generale, nella fanteria:

Anche i cavalieri si accontentano del solo scudo e della framea; i fanti, nudi o coperti da una leggera tunica, scagliano proiettili (ogni soldato nel lancia molti) a notevole distanza. Non vi è alcuna ricerca di ornamentazione (…) I loro cavalli non si distinguono per bellezza né per velocità; non sanno neppure fare conversioni in varie direzioni, secondo lo stile della nostra cavalieri. I Germani, infatti, conducono i cavalli in linea retta (…) Secondo una valutazione complessiva, la maggior forza d’urto la possiede la fanteria: perciò cavalieri e fanti combattono mescolati…[7]

La descrizione della struttura sociale dei Germani è una delle parti più interessanti dell’intera Germania. Non esiste una figura del “capo” rigida come in altre civiltà: “I re vengono scelti per la loro nobile origine, i comandanti in base al valore militare. Il ptoere dei re non è assoluto e arbitrario; i condottieri si distingono offrendo il loro esempio piuttosto che impartendo ordini: sono oggetto d’ammirazione se sono coraggiosi, se si mettono in vista, se combattono in prima linea. Del resto, nessuno ha il potere di condannare a morte o imprigionare o far fustigare qualcuno se non i sacerdoti”.[8] Tacito rimarca la presenza di culti nei quali sono previsti sacrifici umani e li segnala come assolutamente deprecabili. D’altra parte, i germani hanno una grande opinione della donna, che vedono legata alla sfera divina, giacché le credono in grado di operare profezie, di prendersi cura della casa e della prole. Le donne vengono anche portate nei pressi della battaglia per sostenere gli uomini impegnati nel combattimento. In alcune circostanze, narra Tacito, le donne stesse, spronando gli uomini, sono riuscite a far ribaltare la situazione a favore della loro parte:

Alcuni scritti narrano che a eserciti ormai vacillanti, e sul punto di sbandarsi, le donne abbiano infuso coraggio insistendo con le loro preghiere, opponendo il petto, prospettando l’incombente minaccia della schiavitù: i guerrieri, infatti, temono la schiavitù delle loro donne molto più della propria, al punto che le città cui siano chieste in ostaggio anche donne di nobile stirpe si impegnano maggiormente a tenere fede ai patti stipulati. Ritengono anche che nelle donne vi sia qualcosa di sacro e profetico e non disprezzano i loro consigli né trascurano i loro responsi.[9]

Tacito passa in rassegna le varie tipologie di culto presenti in Germania, e lo fa “traducendo” gli dei germani in divinità romane, motivo per il quale egli è indotto in errore e commette qualche imprecisione, stando alle attuali informazioni. D’altra parte, sono molto interessanti i parallelismi che Tacito traccia tra i vari culti particolari germani e romani, come il riconoscimento dell’aurispico nel grido di alcuni uccelli.

Tacito enfatizza alcuni aspetti che, secondo lui, son particolarmente rilevanti nel giudizio complessivo di una civiltà: i costumi sociali germani sono austeri, non prevedono l’adulterio e le mollezze di una civiltà dedita alla dissoluzione, sebbene sia tristemente diffuso l’amore dell’alcol. D’altra parte, i comandanti sono spronati ad essere audaci e coraggiosi, qualora non vogliano malfigurare di fronte ai guerrieri. Inoltre, è malcostume non uccidere neppure un uomo in battaglia, onta che può permanere per tutta la vita. I guerrieri, poi, trascorrono nell’ozio e in sporadiche attività venatorie i periodi di pace, a differenza di quanto accadeva al miles romano della repubblica che era cittadino-contadino nel periodo di pace e militare in periodo di guerra. Tacito, infatti, ha chiaramente in mente il parallelo tra la civiltà romana della repubblica, che ha fatto grande Roma, e la civiltà germanica sua contemporanea, non ancora dedita ai grandi vizi che la Roma imperiale aveva come caratteristiche salienti.

Le popolazioni germaniche, infatti, non erano urbanizzate, non avevano un’architettura sviluppata, non riconoscevano il valore della ricchezza ma solo quello della forza e della guerra. Il denaro, la sessualità sfrenata non erano parte di quel mondo semplice ma vicino allo stato di natura positivo, che, ormai, non riguardava la Roma imperiale nella quale Tacito si ritrova a scrivere: “Ciononostante, nei rapporti matrimoniali vige un’austerità che costituisce l’aspetto più encomiabile dei loro costumi.”[10] E in un altro passo: “Vivono quindi in castità ben salvaguardata, e non si lasciano corrompere dagli allettamenti degli spettacoli o dai banchetti che eccitano le passioni. Uomini e donne allo stesso modo ignorano lo scambio di segrete lettere d’amore. Gli adulteri sono rarissimi presso queste genti così numerose; la punizione per tale colpa è immediata e affidata al marito”.[11] Tutta l’ammirazione di Tacito verso questi costumi dipende dal fatto che egli ritiene deprecabile, di riflesso, la perdita di una moralità regolata nella Roma imperiale e, d’altra parte, in questo Tacito ritiene il principale motivo per cui la Germania da alcune centinaia di anni infligge sonore sconfitte ai romani (come ironicamente dice lo Storico, è da molto che Roma “vince” i germani, lasciando intendere che li vinca da tanto tempo giacché… non riesce a sconfiggerli né nello spirito né nel corpo) i quali, all’epoca di Tacito, avevano ormai posto un confine stabile al di qua del Reno. Il libro si chiude con l’enumerazione di tutte le genti germaniche.

Il problema della dissoluzione morale di Roma e dell’ammirazione dei valori più “autentici” delle popolazioni ostili all’impero è uno dei temi dominanti di gran parte della storiografia latina, come attesta anche Sallustio in tutta la sua opera. L’ideale di Tacito e Saullustio è quello di una società austera, nella quale i doveri del cittadino si esplicano in una condotta di vita semplice, moderata ma incisiva, riconoscente della civiltà ma senza l’abbandono alla dissoluzione che, per i Romani, era l’amore per i giochi, l’alcol, i banchetti e le donne. La storiografia romana è improntata da un lato nel mettere in rilievo l’aspetto della condotta dei grandi uomini, nei loro lati positivi e in quelli negativi; da un altro lato nel sottolineare la necessità di una “virtù del cittadino e della civiltà”. Nelle Storie Romane non assistiamo, dunque, alla presenza di un finalismo tutto cristiano, che comparirà nella Filosofia della storia successiva e, per tanto, le narrazioni sono molto aderenti agli accadimenti storici senza una lettura apologetica. Basti pensare all’asciuttezza di Cesare, all’attenzione di Sallustio, all’asciutta ma incisiva prosa di Tacito: Sallustio, Cesare e Tacito (storici di periodi differenti dell’impero Romano) descrivono gli accadimenti storici in modo asciutto, sempre aderenti ai fatti e le cui lacune sono da inserire solo nella mancanza di informazioni ma non nelle argomentazioni. L’Impero Romano è stato un impero civile, urbano, burocratico, militare e storiografico al cui centro ruota l’accadimento Storico nella sua purezza: la storia dell’Impero è la sua Storia e gli storici hanno ben in mente che è Roma e nient’altro è la misura di tutte le cose.   In questo, soprattutto, sta la differenza tra gli storici Romani e quelli Greci, perché costoro sono meno vincolati ad un centro unico, anche quando un Tucidide lascia intravedere qualche simpatia per Atene. Lo storico Greco (pensiamo a Tucidide stesso, a Erodoto o a Senofonte) è interessato soprattutto a capire l’evoluzione storica nel suo complesso, più che un unico punto di vista.  Roma, invece, è l’unico argomento che merita di essere narrato, glorificato e, se necessario, criticato: Roma è l’orgoglio della vittoria della civiltà sulla barbarie, sulla conflittualità prestatale, sulle asperità della geografia europea. E così anche la Germania non è semplicemente il Non-Romano ma lo specchio di Roma stessa, inquadrata attraverso l’ideale di una civiltà non corrotta e capace, nella sua semplicità, di vivere ancora all’interno di una purezza che l’impero, secondo questi storici, dovrebbe ritrovare.

L’opera di Tacito riesce interessante al lettore contemporaneo non attento a questioni storiografiche, soprattutto per le analisi sociologiche che, comunque, sono impregnate di sentimento romano, com’è tipico di tutta la letteratura storiografica latina. Eppure, la Germania che, a primo sguardo, sembra un’opera piuttosto disorganica, risulta essere ancora capace di riportare alla luce le sostanziali differenze tra le culture che finiranno per integrarsi e che formeranno la società europea attuale, attraverso il filtro del cristianesimo. La libertà germanica, la statualità romana e l’individualismo cristiano costituiscono, ancora oggi, le basi culturali dell’Occidente.


TACITO

GERMANIA


[1] Tacito, Germania, I, 1.

[2] Tacito, Germania, II, 1.

[3] Tacito, Germania, III, 2.

[4] Tacito, Germania, V, 1.

[5] Tacito, Germania, V, 2.

[6] Tacito, Germania, V, 3.

[7] Tacito, Germania, VI, 1-3.

[8] Tacito, Germania, VII, 1.

[9] Tacito, Germania, I, VIII, 1-2.

[10] Tacito, Germania, XVIII, 1.

[11] Tacito, Germania, XIX, 1.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

2 Comments

  1. emanuela bandiniemanuela bandini febbraio 14, 2012

    bell’articolo.
    se non ti spiace, ne userei qualche estratto per una lezione di storia alla mia II ITC.

  2. Maria QuarantaMaria Quaranta giugno 15, 2017

    Grazie, articolo molto interessante.
    Utilissimo per ripasso per esami…

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