Una conferenza di filosofia estetica di Paolo Meneghetti, a Rionero in Vulture (PZ) Mercoledì 30 Luglio 2025, e per interessamento dell’Associazione “Centro Studi Leone XIII” (presieduta da Pasquale Tucciariello, presente in sala)
Edmund Husserl dice che, abbandonando l’idealismo, noi abbiamo sempre coscienza < di > qualcosa. Ma come provare ad allacciarvi un materialismo? Gaston Bachelard invita a prendere fiducia verso la propria intimità, dall’anima. Questa è l’immaginazione materiale. Gli elementi classicamente naturali dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco si renderanno percepibili per immedesimazione. Conta il coinvolgimento della coscienza, oltre la mera constatazione d’un realismo. L’impressione percettiva garantisce un “ripasso” su quello che si conosce. Ad esempio il giallo d’una sagoma può volgere sul viola: per la stanchezza dell’occhio, col concorso della luce, vagheggiando dall’emotività ecc…
Run out and find me a four-year-old child. I can’t make head or tail out of it. – Groucho Marx
Introduction to Emoji Logics and Caveats
For many years I studied formal logics and set theory alongside everything else. They were the intrinsic foundation of my background work, the one that never appeared on the surface because it was too personal and too specific at the same time.[1] Moreover, in spite of many applications of formal logic thinking from war to society, I never fully embraced the sheer love for machinery or formal symbolism because I am much more semantically driven.[2] In fact, I am obsessed by semantics and natural language and the more I think about them the deeper the obsession. Although I have been always skeptical on analytic philosophy implicitly share belief that it is all about bad use of unclarified language and truth-values, I am in fact as obsessed as the later Wittgenstein or Kant in the three major critiques, which are essentially a quest for understanding how our judgements (statements) is even possible. In fact, I even argued that the deconstruction of judgement through language was ultimately what Kant achieved in the Critique of Pure Reason.[3]
However, this does not change my sheer admiration for those pillars of thought who elaborated formal logics how we know it and Kurt Godel has been my logical hero since I started my logical quest twenty-four years ago.[4] As a result of my effort to teach formal and informal logics, I arrived to conceive an idea to how teach basic principles of formal logics to kids. I am not very versatile with very young kids, that is, less than 14 and I don’t have any evidence of specific applications of the system I am proposing here, but the idea is very simple. Formal logic is about creating a system of codified symbols to be manipulated syntactically, that is, through the ‘simple’ application of rules, we can be creative in selecting what symbols we want to use. What if we are creative and use emoticons for formalizing propositional logic?
With this intuition in mind, I propose the following formal logic game that could be used for teaching logic to kids. I welcome any reader to try and report what happened and how it worked in the comments section.
1. Introduzione: il negativo come condizione del pensiero
In questo scenario, filosofia e psicoanalisi si incontrano: entrambe sono chiamate a pensare l’impensabile, a trattenersi presso il negativo senza cedere alla tentazione del senso immediato. Il pensiero, in quanto tale, si origina sempre da una frattura: «Pensare è sempre pensare contro se stessi», scriveva Adorno, rifiutando ogni riconciliazione prematura (Adorno, 1966)[5]. È su questa frattura che questo saggio intende soffermarsi, per pensare il trauma non come un limite, ma come una soglia: il luogo stesso in cui si apre la possibilità della trasformazione.
La difficoltà a simbolizzare l’esperienza traumatica ha prodotto un incremento di fenomeni regressivi: violenza, panico morale, negazione, agiti collettivi. Tali manifestazioni possono essere comprese come “deiezioni psichiche”, secondo la felice espressione coniata da Federica Mazzocchini, ossia come espulsioni dell’indicibile che il soggetto non riesce a elaborare mentalmente. Come nota Julia Kristeva, «ciò che viene rigettato non per questo scompare. L’abietto è ciò che inquieta un’identità» (Kristeva, 1980)[4].
Longhua Temple, Shanghai, China Copyright: Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Shanghai_-_Longhua_Tempel_-_0024.jpg
Xi Jinping e il discorso politico cinese: Confucio o Han Fei?
Prima di affrontare l’analisi della filosofia politica di Xi Jinping, è necessario chiarire cosa significhi oggi recuperare il pensiero dei filosofi del passato in chiave politica. Le motivazioni principali che spingono a una “rinascita” filosofica nella politica contemporanea sono essenzialmente due: da un lato, ottenere una forma di legittimazione attingendo a un passato considerato glorioso; dall’altro, delineare un modello politico da attualizzare con intenti programmatici. Questi due obiettivi, nella prassi politica, tendono spesso a sovrapporsi. La storia offre numerosi esempi in cui sia i regimi totalitari (si pensi all’uso strumentale che il nazismo fece della filosofia tedesca ottocentesca), sia le democrazie (talvolta richiamandosi proprio agli stessi autori), hanno attinto selettivamente e con finalità politiche al patrimonio filosofico del passato.
Chinese Emperor Fu Hsi, wearing traditional costume, holding the ‘Yin-yang’ symbol; Copyright: Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Chinese_Emperor_Fu_Hsi,_wearing_traditional_costume,_Wellcome_V0018487.jpg
La filosofia politica cinese contemporanea: Rinascimento Confuciano e proposta di un modello ibrido.
Offrire una panoramica esaustiva del pensiero filosofico-politico cinese in poche righe sarebbe non solo inefficace, ma anche riduttivo e irrispettoso verso la complessità e la profondità di questa tradizione. Tuttavia, alcuni aspetti fondamentali devono necessariamente essere introdotti per poter proseguire in modo rigoroso l’analisi del problema.
In primo luogo, prenderemo in esame lo status attuale della filosofia cinese nel panorama intellettuale globale. In seguito, si analizzerà, in termini generali, il fenomeno socioculturale della riscoperta e della riattualizzazione del pensiero confuciano all’interno della politica cinese contemporanea. Infine, l’attenzione sarà rivolta ai più recenti sviluppi teorici del cosiddetto “modello politico confuciano”, proposto come possibile risposta alla crisi delle democrazie liberali.
Nelle ultime settimane, il conflitto tra Iran e Israele ha riportato al centro del dibattito il ruolo dell’Unione Europea nei grandi scenari geopolitici. La crisi in corso, con attacchi reciproci, vittime civili e un cessate il fuoco fragile mediato da attori esterni, dimostra quanto sia ancora debole la capacità dell’Europa di proporsi come soggetto strategico autonomo.
La questione non è solo militare o diplomatica: è una questione di struttura. L’Unione Europea, così com’è oggi, ha fondamentali difficoltà a comportarsi come una potenza centralizzata sul modello statunitense. La sua architettura è fatta di Stati con storie, interessi e sensibilità diverse. Il sogno di un governo federale unitario, se mai è stato realistico, appare oggi superato dagli stessi meccanismi della storia. Sebbene vi siano strumenti e istituzioni profondamente centralizzate, per vari motivi, sono ancora i capi di governo a dettare l’indirizzo strategico di ciascun stato membro e proprio in virtù di questo potere tendono ad instaurare alleanze cruciali che non necessariamente sono incluse nel perimetro dell’Unione.
(recensione d’estetica per il libro di poesie Il coltello sul vassoio, di Veronica Chiossi)
Per Veronica Chiossi, esteticamente il disamore richiede più l’inventario che la sola dimenticanza. La rielaborazione del lutto maturerà tramite gli scaffali per le sliding doors. Classicamente sorgerà una domanda: è meglio vivere di rimorsi o di rimpianti (innanzi all’opportunità importante, benché rischiosa)? Veronica Chiossi descrive pure l’ambiente della natia Venezia, dove il ristagno lagunare s’incespica alla meta per l’orizzonte del mare. Né l’uomo sensibile potrà nascondersi, come l’uccello sul canneto od il pesce sul fondale, mentre il turismo di massa falsamente cementifica l’accoglienza. L’isola sommersa di Metamauco diventerà una bolla arrugginita (pag. 19). Dalla carnalità del fango, con la psicanalisi, si bramerà la complicità favorevole d’un oracolo. Però bisogna barcamenarsi con l’invasività dei gabbiani (pag. 95), ove le cosce durante il jogging siano state rimpiazzate dalle barene. Simbolicamente, si rischia d’accettare l’utilitarismo del tipo < se già lo fanno gli altri, tanto vale che lo faccia pure io >. I versi di Veronica Chiossi si percepiranno da una sorta di spleen per la caricatura sociologica. Su questa è stata impaginata una sezione del libro.
Il testo proposto “C’è gioco e gioco” redatto dalla pedagogista Barbara Zoccatelli e dalla formatrice Angela Palandri vuole dimostrare brevemente come il gioco sia uno dei primi imprinting fondamentali nei bambini sin dalla fascia di età 0-3 anni. Il bambino, infatti, si prepara alla vita giocando, impara ad affrontare le difficoltà di questa e a trovare soluzioni ai problemi che gli si pongono davanti, dapprima sottoforma di gioco, più avanti a partire dall’adolescenza sottoforma di soluzioni pratiche intellettive. È proprio attraverso il gioco che i bambini imparano i propri punti di forza e i propri punti di debolezza: non a caso nei primi anni di vita i bambini sperimentano utilizzando tutto ciò che gli passa sottomano[1], proprio perché sono alla ricerca della propria dimensione. Nella parte successiva del testo le relatrici si soffermano su quali varie tipologie di giochi il bambino ha a disposizione (migliaia) e quali sono dimostrati come i più efficaci, inoltre si soffermano brevemente sul ruolo dell’educatore nei nidi di infanzia.
La linguistica storica, chiamata anche glottologia, è una branca della linguistica generale, che si occupa dello studio delle analogie delle varie famiglie linguistiche, dello studio etimologico delle parole e ancora dei rapporti diacronici presenti fra le parole. Gli strumenti che i glottologi usano in questo campo sono le stesse attestazioni storiche, ma anche gli specifici strumenti della linguistica generale come la fonologia, la morfologia, la sintassi e il lessico. Cerchiamo dunque, attraverso questi appunti, di capire l’evoluzione delle lingue, attraverso esempi e nozionistica.
A Milano, dal 27 Febbraio al 5 Aprile, presso la Galleria “Limbo” era visitabile la mostra denominata Falene, con le opere degli artisti Ludovica Anversa, Federico Arani e Leilei Wu. Esteticamente, si percepisce la dialettica d’una contaminazione che si purifica per rispecchiamento, sino alla riproduzione. La falena è un insetto che s’attiva di notte. A quella si potrà associare la simbologia d’un cattivo presagio. Fenomenologicamente, il limbo non rispecchia (dal passato) né riproduce (per il futuro). Simbolicamente, la falena illuminerà il viatico per chi si crogioli nell’ansia. Ma almeno dall’arte la sospensione potrà “purificarsi” tramite lo svolazzamento? A Milano, la mostra aveva avuto la curatela di Zoe De Luca Legge.