A Venezia, dal 10 Maggio al 23 Novembre, presso il Salone Verde – Art & Social Club erano visitabili le mostre dal titolo Flight into shadow (col micelio architettonico, candidato da tre istituti in Germania) e Heat is a psychological problem (con tappeti o coperte raccolti da Antje Schiffers). Esteticamente, interessa che la creatività consenta sia una resistenza sia un adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, esiste il pericolo del surriscaldamento urbano. In Occidente agogniamo che la tecnologia ci dia un conforto; ma il condizionatore si rende controproducente a causa del consumo energetico, il quale aumenta. Oppure si dovrebbero valorizzare i “rimedi indigeni”, dai Paesi che non sono nemmeno industrializzati. Per noi il ventaglio risponde al bisogno psicologico di “boccheggiare”, quantunque tecnicamente ci preoccupa il suo malfunzionamento. Nei Paesi sottosviluppati alcune popolazioni al contrario potrebbero aver preso l’abitudine con la canicola. Menzioniamo le tradizionali torri del vento, supportate dalle vasche sotterranee. Addirittura lo stile estetico si renderà adattato ad un bisogno materialistico. In Occidente, al contrario, si rischia di scordare che l’ambiente vanta una sua priorità, per il benessere sociale. Occorrerà sensibilizzarsi verso la sostenibilità. Per la mostra di Venezia, è stato caldeggiato in architettura l’utilizzo del micelio. Lo si coltiva coinvolgendo un substrato naturale dalla paglia, dalla segatura, dai fondi di caffè ecc…, che poi si svilupperà in mattoni o pannelli isolanti. I costi di produzione s’abbassano, limitandosi all’acqua rispetto ad un’energia che non dà emissioni nocive. Infine, è garantita la rinnovabilità oltre la biodegradabilità.
I Paesi più ricchi nel Settentrione hanno percentuali inferiori di terre in desertificazione, che però iniziano a temere, a causa del surriscaldamento globale. Per la mostra di Venezia, Antje Schiffers raccolse diversi tappeti o coperte, provenienti dal Mali, dall’Anatolia, dal Marocco e dall’Uzbekistan. La lavorazione tutta al femminile dovrebbe spingere ad una sensibilità pure ecologista. L’allestimento scelto da Antje Schiffers era funzionale a farci percepire il tappeto volante tramite una stireria del respiro, appendendolo (sul piano verticale). Lungi da un esotismo per l’Oriente o l’Africa, conterà la preservazione della Terra, comune a tutti i popoli, contro i cambiamenti climatici indotti dal consumismo. L’allestimento del micelio (diretto dall’Università di Stoccarda, dal Deggendorf Institute of Technology e dall’Università di Scienze Applicate di Stoccarda) si percepirebbe aggraziando attraverso la danza qualunque sciame d’esasperazione per il ventaglio. I pannelli fotovoltaici difendono l’ombra, per le piante che soffrono l’arsura. Inoltre essi impediscono al vento di destabilizzare il suolo. Noi oggi in Italia assistiamo all’invasione delle cavallette, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici che favoriscono la siccità. Curiosamente, quelle sarebbero combattute da alcuni fra i parassiti fungini, in specie nelle annate piovose.
Il motivo del sole si percepirebbe più in fioritura che irradiando, all’aumento del vitalismo. La minuziosità dell’arabesco sarebbe esistenzialistica, se i legami ci influenzano. Noi possediamo i bronchi, come radici per la respirazione. Le nostre emozioni “si riscalderebbero per mettere in moto” un fogliame del diaframma, oltre una nuvola della gola. Il cantante lotta continuamente contro la secchezza della voce. L’arabesco al nero del pentagramma sarebbe “fungino”. La musica deve contagiare… In Africa esiste il baobab, perché i bisogni materialistici contino di più rispetto alle influenze spirituali; in Asia Centrale esiste la yurta, perché il nomadismo insegua le tessere d’un domino: dalle paratie per il canale meno prosciugato. Il sole rientra nei tarocchi. Il nomade dovrà indovinare il punto migliore per scavare il nuovo pozzo. L’allestimento scelto da Antje Schiffers per i tappeti e le coperte è pure al domino. L’acclimatazione interessa agli esploratori. A Venezia, il visitatore della mostra è virtualmente invitato a giocare da sbandieratore. L’effetto domino ha un valore pure ambientalista: stravolgendo un clima, i viventi dovranno riadattarsi. Lo sbandieratore alza simbolicamente le pareti d’una città. Così egli accoglierà il forestiero incuneatosi.
A Venezia c’è un motivo ripetuto aggrovigliando una sorta di città per segnaletica stradale, o per tubazioni domestiche. Chissà cosa avrebbe dipinto Keith Haring, se avesse vissuto a Sana’a, la capitale dello Yemen! Si tratta di riduzioni al fondamento del chiodino, il quale ovviamente può richiedere d’essere montato con ordine, quantunque poi conti la sua “pulsazione”, rispetto ad una sagoma. La tonalità unica dell’ocra serve ad illuminare pure il nascondimento del telaio. Ricordiamo gli incastri del qanat, fra la verticalità dei pozzi ed il canale in lieve pendenza. Un asterismo è sempre accettato per giunture. La tenda abbisogna di molti picchetti.
Nell’allestimento di Venezia, è predominante il dettaglio della rigatura: sia stretta sia larga, sia in verticale sia in orizzontale. Possono apparire degli inserimenti: col festone o perfino divellendo le asole. Nell’Artico il permafrost si sta sciogliendo; si libereranno gas e microorganismi nascosti da secoli. In caso di malattie, l’uomo rischierà di non possedere gli anticorpi. Poco importa che si pareggi la scomparsa degli animali o delle piante a causa della desertificazione. Genericamente, esistono il codice a barre od il codice QR in natura: con la genetica, che può mutare. L’imbalsamazione si percepisce sempre in via orientaleggiante. Dunque un motivo concernerà virtualmente le asole ad ossicini. I cambiamenti climatici influenzano la genetica degli esseri viventi. Se le righe al fresco del mare permettono di riconoscere il naufrago, allora le righe al caldo del deserto permettono di demistificare l’oasi. Serve proteggersi il prima possibile, per sopravvivere. Nel deserto coi miraggi non si scherza; chi monta una tenda ha un’opzione accessibile di sicurezza. L’acqua preferita rimarrà quella trattenuta dal tappo d’una borraccia, e con la rigatura d’avvitamento.
Francesco Zingoni immagina liricamente che il cielo sia un fungo celeste, dove le nuvole scorrano soffici in quanto “bianche di spore”. Qualcosa di simile tornerebbe nel corpo umano, in specie a livello delle labbra. Il bacio ed il sorriso si percepiscono mediante “un’infusione” dell’amore, o della “simpatia”. Il “cumulo” delle labbra può essere “carnoso”. La cosiddetta acquolina in bocca pare secreta dalla “spora” d’un desiderio.
A Venezia, lo “sciame” bianco di triangoli smussati avrebbe le ife più ritmate che claudicanti. Quelli sono appesi al soffitto, conquistando la morbidezza delle nuvole, che non si percepisce spinosa, o comunque solleticante, trasfigurando il muschio. La forma che smussa il triangolo caratterizza il boomerang. La Natura “si vendica” da sola, se l’uomo contribuisce ad inquinare un ecosistema! Ma quanto il plettro fungerebbe da “bustina per l’infuso”, distorcendo rispetto ad un metronomo dal bruco alla farfalla, passando per la crisalide? In questa installazione, più che il vitalismo noi percepiamo il surrealismo, esteticamente. I funghi possono essere psichedelici, come la musica rock. Ovviamente la bioarchitettura assicura la “leggerezza” della sostenibilità. Le farfalle vivono poco; gli ambientalisti vorrebbero abbattere rapidamente gli ecomostri…








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