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Il paradosso dell’etica irrazionale

Di Giangiuseppe Pili                                                  www.scuolafilosofica.com

 

(I) L’etica si fonda sulla ragione oppure  (II) L’etica si fonda sui sentimenti.

(a) L’insieme degli elementi esistenti in natura che abbia la capacità di provare sentimenti è maggiore dell’insieme degli elementi esistenti in natura che sia razionale.

      (a.1) Il termine “sentimento” non viene definito.

      (a.2) Il termine “ragione” non viene definito.

      (a.3) I termini “ragione” e “sentimento” sono assunti come chiari.

      (a.4) Il termine “sentimento” e il termine “emozione” sono considerati identici.

(b) L’insieme di tutti gli elementi capaci di provare sentimenti include gli animali.

      (b.1) Ciò è evidente sia dall’esperienza ed è riconosciuto come vero almeno da Darwin a questa parte.

(c) Se l’etica si fonda sui sentimenti, se l’insieme degli elementi esistenti in natura che abbia capacità di provare sentimenti è maggiore dell’insieme degli elementi esistenti in natura che sia razionale allora l’etica fondata sui sentimenti ha un’estensione maggiore dell’etica fondata sulla ragione.

(d)  Se l’etica fondata sui sentimenti ha un’estensione maggiore dell’etica fondata sulla ragione, se l’insieme degli elementi capaci di provare sentimenti include anche animali allora anche gli animali sono soggetti eticamente definiti così pure i pazzi e tutti gli elementi non-razionali capaci di provare sentimenti.

(e) Dunque, (II) è inaccettabile e (I) è accettabile.

L’etica si fonda sulla ragione oppure sui sentimenti. Se si fondasse sui sentimenti allora anche elementi non umani dovrebbero essere riconosciuti come responsabili, da un punto di vista morale. Ciò è chiaramente discutibile perché non si può accusare di un cane di omicidio e non si può condannarlo alla reclusione forzata perché si assume già che un cane sia incapace di facoltà di giudizio e, correlatamente, di capacità di deliberazione. Un cane è assunto come un elaboratore passivo e, come un computer, non si può imputarlo di nulla nelle sue azioni e ricade all’interno dell’accadimento naturale. D’altra parte, anche i pazzi sono in grado di provare sentimenti, ma anch’essi sono incapaci di comprendere i termini del discorso morale e riconoscerli come sensati né vengono riconosciuti come individui capaci di deliberazione (libertà) e di facoltà di giudizio (comprensione) ma senz’altro di provare emozioni o sentimenti. Dunque, la ragione implica, da un punto di vista morale, libertà (in senso deliberativo almeno) e capacità di comprensione del discorso morale. Analogo discorso vale per i bambini: anche i fanciulli hanno capacità di provare sentimenti ma sono ancora lontani dall’essere soggetti responsabili. Dunque, la ragione sembra comportare libertà, facoltà di giudizio e responsabilità. I sentimenti, invece, non sembrano essere in grado di discernere individui responsabili da individui irresponsabili.

Il problema in questione cattura un’intuizione fondamentale che sta alla base dell’idea che l’etica non si può basare sui sentimenti. Il punto non è che animali e pazzi siano soggetti inermi, da trattare moralmente alla stregua degli oggetti, ma che sia gli animali sia i pazzi non li consideriamo soggetti capaci di azioni morali: non si può imputare ad un cane (sebbene, tristemente c’è chi lo fa e per ragioni di utilità) l’assassinio (non l’uccisione) di un bambino, ad esempio. In altre parole, non c’è responsabilità per un soggetto irrazionale che non può essere in alcun modo razionale: un ubriaco, sebbene è un soggetto irrazionale, è condannato a pene ulteriori per la ragione semplice che si suppone ch’egli, in un momento preciso, deliberatamente decise di perdere l’uso delle sue “facoltà morali”. Lo stesso codice della strada parla di “inabilità morale” e un individuo riconosciuto “moralmente deficiente” non può ottenere la patente. Stesso dicasi dei pazzi (e, in certa misura, dei bambini al di sotto di una certa età) che non si possono assumere come soggetti morali ma non perché siano deficitari nell’ordinamento dei mezzi rispetto ai fini, ma perché, incapaci di ragionare, non riescono a compiere delle azioni responsabili sotto un profilo morale.

Il punto non è definire pazzi, bambini e animali come elementi di un’unica categoria e, magari, di eliminarne ogni diritto: essi hanno diritti ma non sono soggetti morali, ovvero a cui viene riconosciuta una responsabilità morale. Osserviamo che pazzi, bambini e animali hanno la capacità indiscutibile di provare sentimenti ma, ciò nonostante, non sembra essere una caratteristica sufficiente per definirli come soggetti morali a tutti gli effetti.

Questo argomento ha a sostegno la legge stessa, che richiede agenti “razionali” nel senso di “aventi capacità di giudizio”. Anche la stessa prassi conferma quest’idea, secondo cui la ragione è un prerequisito indispensabile e fondativo del discorso morale in sé stesso.

Purtroppo, il fatto di non riconoscere i bambini, pazzi e animali come soggetti responsabili e capaci di giudizio, ha condotto intellettuali e non solo ad aggirare i diritti di questi e definirli come soggetti in tutto simili ad oggetti. Ciò è conseguenza dell’assunzione che tutto ciò che sia irrazionale è inerme e tutto ciò che è inerme è anche incapace di difendersi e tutto ciò che è incapace di difendersi merita, se necessario, di essere trattato come un oggetto perché un oggetto ha è incapace di resistenza volontaria: questo non è un buon ragionamento e salta dal problema della fondazione dell’etica sulla ragione al problema del diritto.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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