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Recensione di Max Stirner, Vita e Opere

Del filosofo e uomo Max Stirner è rimasta ben poca testimonianza. Tuttavia, ne sembrerebbe rimasta quanto basta a scrivere una biografia che, nella versione italiana tradotta da Claudia Antonucci per la giovane casa editrice Bibliosofica, conta duecentoventicinque pagine. L’autore è John Henry Mackay.

Il lavoro di Mackay, per alcuni versi, è sicuramente notevole, ma per altri, stenta a convincere e ne esporremo le ragioni principali. Per ora notiamo che, purtroppo, sembrerebbe essere l’unico lavoro esistente in grado di avvicinarci con una certa approssimazione alla reale figura di Max Stirner.

La pubblicazione di questa prima traduzione italiana del lavoro di Mackay nasce, oltre per la ragione di dare anche al lettore italiano la possibilità di avvicinare la vita del filosofo, per ragioni fortemente legate alle vicende personali dell’editore, Giovanni Feliciani, che a più riprese si è occupato di studiare il pensiero di Max Stirner.

Procediamo con ordine. Chi è Mackay? Chi è Max Stirner? Qual’è il suo pensiero? Cosa contiene la biografia di Mackay su Stirner e come la possiamo valutare nel complesso?

John Henry Mackay fu un pensatore tedesco nato scozzese, vissuto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Di lui si dice che fu scrittore, poeta, anarco-individualista, attivista per la difesa dei diritti degli omosessuali, omosessuale egli stesso, nonché grande cultore e ammiratore di Max Stirner e del suo pensiero.

Max Stirner fu un filosofo tedesco, cronista e insegnante, nonché un uomo critico e sorprendente, vissuto nella prima metà del XIX secolo. Come filosofo sostenne una posizione avvicinabile, con approssimazione, a ciò che definiremmo anarchismo individualista. La sua opera fondamentale è L’Unico e la sua proprietà (1844). In essa vengono sviluppate una serie di tesi radicali e profondamente critiche rispetto ad ogni forma di potere coercitivo esterno alla volontà e al desiderio del singolo individuo, dunque ad ogni forma di potere istituzionale.

Occupiamoci, per un momento, di approfondire il pensiero di Max Stirner, così come lo troviamo esposto nella biografia di Mackay, all’interno di un capitolo utile e corposo dedicatogli.

Stirner sostiene una radicale difesa dell’egoismo, prima dell’egoismo psicologico (tutti gli uomini sono di fatto mossi per lo più da interessi egoistici) e poi dell’egoismo etico (tutti gli uomini devono essere mossi per lo più da interessi egoistici, ovvero dai propri interessi personali). La critica di Stirner è rivolta soprattutto ai “fantasmi” della metafisica. Fantasma, per il Nostro, è tutto ciò che non è Io: il concetto di Dio, l’essere umano o la natura umana degli scienziati, l’uomo degli umanisti (ad esempio, diremmo oggi, l’uomo o l’individuo di cui si parla nella Dichiarazione universale dei diritti umani), lo spirito, l’anima etc. Avendo l’uomo da sempre cercato di circondarsi di fantasmi, ha finito per trasformarsi esso stesso in un fantasma. Sostanzialmente, “fantasma” è tutto ciò che appartiene al dominio dei concetti e non alla realtà corporea del singolo ed unico uomo. È l’Io, non come concetto generale, ma questo Io particolare, l’uomo nella sua singolarità ed unicità, ad essere la sola cosa che non ha la sostanza del fantasma, la sola cosa che dobbiamo prendere in considerazione nella nostra vita.

La moralità e la legge (e con la legge lo Stato, qualsiasi forma di governo abbia) sono esse stesse dei fantasmi, poiché prescrivono partendo da una concezione dell’uomo che è del tutto impersonale, estranea alla singolarità dell’uomo, il quale è “Unico”. L’uomo singolo è da Stirner chiamato l’Io, l’Unico, oppure l’egoista o il mostro, proprio perché il solo fondamento legittimo al suo agire è e deve essere l’interesse personale.

In questo modo il singolo uomo può riconquistare o conquistare per la prima volta nella Storia la responsabilità e la vera libertà. Ancora più radicalmente, in questo modo l’uomo può conquistare l’unica cosa che possiede e deve poter possedere: la proprietà di sé stesso, la piena espressione della sua unicità. In ogni altra condizione l’uomo è schiavo poiché la sua proprietà più preziosa non gli appartiene. È schiavo sia nello Stato monarchico sia nello Stato democratico. Ora il monarca ora la dittatura della maggioranza, ora la libera società ora lo Stato comunista, ora l’ideale utopico dell’umanità, in ogni forma o idea di governo c’è sempre qualcun altro che ti possiede. Il singolo non ha nulla e deve tutto all’insieme che lo governa.

Il diritto dell’uomo non è ancora il mio diritto, come la morale dell’uomo non è ancora la mia morale, gli interessi dell’uomo non sono i miei, e così via. L’unico modo per uscire da questa dittatura delle idee, di concetti che male si adattano all’unicità del singolo, è per l’Io abbandonare l’insieme dei fantasmi creati dalla propria e altrui immaginazione e rimanere solo con le sue esigenze, i suoi desideri, i suoi interessi.

È sempre altro da me ciò che indirettamente mi attribuisce un valore, ad esempio io valgo e vengo rispettato in quanto uomo. Ma quella di Stirner è un guerra totale all’idea di uomo. Io sono e devo poter essere l’unica fonte del valore. È il singolo uomo a dover essere il creatore dei propri valori. Libertà, bene comune, interesse generale, appartenenza al popolo non fanno che vincolare la libera espressione dell’Io, la quale si dà nel momento in cui il singolo uomo rimane da solo con la propria capacità di creare in funzione del proprio egoismo. Ciò che è fuori di me, il mondo intero, non si rapporta con me se non nei termini della mia utilità. Io sono e devo essere al centro di tutto, è la mia mano a tracciare i confini della mia libertà, è il mio sguardo che fissa i cardini per cui chiamo questo centrato e quello decentrato.

Come passare, dunque, a questa ipotetica condizione dove è il singolo individuo a poter decidere senza restrizioni cosa fare e come vivere e chi essere? Attraverso una ribellione e non una rivoluzione. Certo, perché la rivoluzione la devi fare con qualcun altro. Troppa retorica nell’idea di rivoluzione. La ribellione, invece, si può fare anche da solo. Almeno secondo Stirner. Il suggerimento è cercarsi, possedersi e infine godere di sé stessi e a partire da sé stessi.

Il suggerimento è appropriarsi del proprio pensiero e della propria lingua, scacciare i fantasmi e rimanere soli. Bisogna diventare coscienti del fatto che anche le idee che suscitano in noi maggiore reverenza (ad esempio l’idea di verità) non sono che nostre creazioni, che solo a partire dal nostro orizzonte valoriale o di senso possono significare qualcosa. La verità ci appartiene, e noi non dobbiamo appartenere alla verità. Dobbiamo similmente smettere di appartenere alle istituzioni, allo Stato o a qualsivoglia struttura sociale. L’unica forma di vita aggregata permessa è l’unione, la libera unione di egoisti interessati solamente a perseguire il loro bene, ciò che loro stessi e nessun altro hanno scelto essere il loro bene, ma che nondimeno possono incontrarsi temporaneamente grazie alla coincidenza dei loro singoli interessi.

Questo è, in breve, il pensiero di Max Stirner. Possiamo accennare ora qualcosa sulla sua vita. D’altra parte il libro scritto da Mackay è una biografia, anche se è una nota di merito per l’autore aver voluto dedicare un intero capitolo all’esposizione del pensiero del filosofo.

Al fine di non creare false idee nel lettore, dobbiamo chiarire che il libro di Mackay, nonostante l’interessante capitolo sul pensiero filosofico, rimane in gran parte un lavoro che ha come sua cifra caratteristica quella di aver dischiuso la visione dell’uomo Stirner, e questo a partire dalle poche informazioni ancora oggi disponibili.

Max Stirner ebbe una vita abbastanza difficile e allo stesso tempo tranquilla. Almeno questa è l’impressione che il lettore ricava dalla considerazione dell’insieme degli avvenimenti conosciuti e narrati con puntigliosa precisione da Mackay.

Stirner nasce a Bayreuth nel 1806. Vari trasferimenti. Frequenta il liceo ginnasio ed in seguito si iscrive all’Università di Berlino. Studia filosofia, storia, teologia, seguendo, tra li altri, i corsi di Schleiermacher e Hegel. Interrompe gli studi diverse volte, prima per fare un lungo viaggio attraverso la Germania, poi per problemi familiari, probabilmente per assistere sua madre malata di “idee fisse” (nelle parole di Stirner). Non diventerà mai dottore in filosofia, nonostante in qualche occasione abbia usato il titolo (Dr. Phil.). Non riuscirà ad accedere all’insegnamento superiore nei licei, e nemmeno all’insegnamento nella scuola pubblica. Riesce invece ad insegnare per qualche anno in una scuola media privata, l’”Istituto di formazione per ragazze di buona famiglia”. Frequenta un circolo di pensatori, poeti, cronisti, filosofi e altro (tra cui spiccano i nomi di Bruno Bauer, Ludwig Buhl, Karl Marx …) che si riunisce in una birreria a Berlino. Il gruppo probabilmente stimolala sua attività intellettuale. Collabora per breve tempo con alcuni riviste. Pubblica un libro oggi ancora ricordato, il già citato L’unico e la sua proprietà, e due altre opere meno considerate, L’economia nazionale dei francesi e degli inglesi, e una Storia della reazione.

Si sposa, ma due anni dopo la moglie lo lascia e si trasferisce a Londra. Non riesce a vivere di scrittura. Tenta, fallendo, l’impresa di una latteria. I soldi della moglie erano finiti già durante il matrimonio, e non è chiaro se per colpa di lui (la moglie lo accuserà di averli persi al gioco) o per colpa di lei, o per colpa di entrambi, o per colpa di nessuno. Lui, comunque, rimane senza. Si indebita fino al punto di venire incarcerato due volte, per debiti appunto. Rimane solo e senza amici. Si ammala e muore nel 1856, a quarantanove anni compiuti. Quel certo gusto per il susseguirsi di disavventure capitate all’eroe, quel certo gusto che trae piacere dal leggere delle sfortune altrui, vite maledette e aspettative ripetutamente deluse, potrà di certo incontrare il lettore che lo possieda.

Questi sono forse dati riportati in maniera fredda, almeno se compariamo il nostro modo di presentarli con la maniera profondamente vibrante con cui Mackay li presenta nel suo lavoro. Cosa ne pensa, allora, Mackay di Stirner uomo e pensatore? Rispondere a questa domanda non sarà privo di una sua utilità per inquadrare il peso di Mackay rispetto al lavoro biografico.

La biografia di Mackay contiene la descrizione degli avvenimenti sia principali sia secondari della vita del filosofo, buona parte di ciò che è conosciuto. Il lavoro ha richiesto vent’anni di ricerche, e bisogna senz’altro riconoscere e ringraziare l’autore per il suo sforzo. D’altra parte Mackay ha speso molto tempo, soldi e moltissime energie nel tentativo di recuperare, per i suoi lettori, ogni informazione, conosciuta e ancora sconosciuta, che potesse venire utile a restituire il ritratto umano di Max Stirner.

Ma perché il libro di Mackay non convince in ogni suo aspetto? Se dovessimo individuare un punto critico, sarebbe questo: il libro, con troppa evidenza, vuole convincere. Mackay ha uno stile esuberante, cupo, burbero, altezzoso, trincerato, comunque non privo di tratti originali, barlumi di freschezza e momenti di genuina ironia, ma sostanzialmente trasognato, estremo, ed estraniato. Sono presenti nella sua opera affermazioni che il lettore non può sentire del tutto giustificate o aderenti alla realtà dei fatti narrati.

A cosa ci riferiamo esattamente? Prima di capirlo, accenno al fatto, non privo di gravità, proprio e perché in questo contesto dove alcune affermazioni non paiono del tutto essere ancorate all’oggettività, che il biografo non acclude le fonti. Ciò è, con molta onestà da parte di Mackay, giustificato nel corso dell’introduzione al libro, ma non in modo del tutto soddisfacente. Il problema che rende non soddisfacenti le giustificazioni di ordine pratico addotte da Mackay, che pure prese a parte lo potrebbero essere (si tratta del fatto che il libro sarebbe pesato troppo accludendo le fonti), è proprio quella luce di sospetto che a volte inevitabilmente cade sulle parole dell’autore in virtù della loro mancanza di equilibrio. Di fronte ad affermazioni all’apparenza esagerate, il lettore si troverebbe maggiormente a proprio agio avendo la possibilità di fare un controllo alla fonte.

Tuttavia, dobbiamo forse e in qualche misura scusare i toni agiografici di Mackay? È egli stesso a dichiararci con franchezza e semplicità il suo amore per l’uomo Stirner (d’altra parte dovrebbe essere un fatto naturalissimo provare amore per il proprio lavoro). Sarebbe l’amore, acritico come lo è generalmente l’amore, ad aprire lo spazio al fantastico? È questo il vero punto critico dell’opera di Mackay.

Vogliamo però affrontare la questione in modo puntuale. Riportiamo alcuni passi con cui l’autore descrive ora la filosofia di Stirner ora l’uomo Stirner, al fine di portare prove a favore della nostra tesi, che Mackay lascia spazio a giudizi che appaiono poco pesati.

L’Unico e la sua proprietà è definito “il libro più radicale e più pericoloso di qualunque tempo” (pg. 136), “non c’è nessun altro libro al di fuori di questo che avrebbe potuto essere scritto con maggiore imparzialità e spontaneità” (pg. 158).

Su Stirner i giudizi da parte di Mackay sono netti. Il filosofo tedesco viene detto stare all’ingresso di tutte le epoche a venire (pg. 13); perché egli è “l’intelletto più chiaro e rigoroso di tutti i tempi e di tutti i popoli” (pg. 44), tanto che Nietzsche – il pensiero del quale, è pur vero, ha tratti di contiguità con il pensiero di Stirner – non può reggere il confronto, anzi “voler confrontare questo spirito perennemente inquieto, oscillante tra la verità e l’errore, con il genio profondo, limpido, tranquillo e superiore di Stirner, è un’assurdità che non merita una seria confutazione” (pg. 41).

“Max Stirner era sicuramente un genio di prim’ordine”, la cui logica di pensiero è “ineguagliabile” (pg. 158). Anche a livello caratteriale aveva la statura del grande uomo, “mai e poi mai deve essere successo che abbia rimproverato qualcuno o che lo abbia ripreso, o che abbia parlato male alle spalle di qualcuno” (pg. 99).

Come non vedere, allora, proprio in quest’uomo la speranza per un futuro luminoso, quando “è lui che ha rialzato la testa e ha sitemato la spada nella mano paralizzata; ci ha tolto la fede e ci ha dato certezza” (pg. 157), è “con lui che comincia una nuova epoca nella vita del genere umano: l’epoca della libertà!” (pg. 180).

Queste parole incidono molto sul lettore se, infine, pensiamo al fatto che esse sono scritte di e per un uomo che, secondo il parere di Mackay stesso, è il “grande annientatore della retorica” (pg. 13).

Quanto detto e mostrato, tuttavia, toglie ben poco a quel giudizio di lode a cui ci sentiamo obbligati nei confronti dello sforzo di Mackay, che rimane un lavoro imprescindibile e a cui va riconosciuto il merito di aver saputo restituire un lavoro originale e di carattere sulla figura ancora poco conosciuta del filosofo Max Stirner.

John Henry Mackay
Max Stirner, Vita e Opere
Bibliosofica
Pagine: 225
Euro: 13,00

2 Comments

  1. Giangiuseppe PiliGiangiuseppe Pili giugno 2, 2014

    Il libro “Max Stirner, Vita e Opere”, pubblicato con coraggio (si sa qual’è la normale dimensione della vendita dei libri di filosofia non scolastici e non classici) dalla casa editrice Bibliosofica, è particolarmente meritevole di attenzione per la difficoltà di reperire testi su Max Stirner, specialmente in lingua italiana, filosofo sostanzialmente sconosciuto al grande pubblico. Si tratta, dunque, di una sfida filosofica e pratica lanciata a chiunque desideri scoprire la figura di Max Stirner e il suo pensiero. Per quanto si possa essere distanti dalle posizioni stirneriane e per quanto si tratti comunque di un testo composto da un fervente ammiratore di Stirner, è senza dubbio interessante confrontarsi con il suo pensiero a viso aperto, possibilmente senza pregiudizi, perché si tratta di un pensiero filosofico che sfida ancora il senso comune. Anche solo per questo, ci sembra una lettura interessante. Aggiungiamo, infine, un augurio alla casa editrice per questo audace progetto.

    • Francesco MargoniFrancesco Margoni giugno 2, 2014

      Condivido, caro Giangi. Una biografia, quella di Mackay, non priva di aspetti criticabili, ma, in fondo, una scelta editoriale coraggiosa e valida. Chi, in particolare, fosse interessato al pensiero anarchico oppure ai dintorni di Nietzsche oppure ancora a farsi un’idea del clima culturale tedesco sul finire della prima metà dell’ottocento, non affronterebbe senza utilità il lavoro e il pensiero di Max Stirner …

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