A Venezia, dal 20 Giugno al 18 Luglio, è visitabile presso La Vetrina (Swiss culture) una mostra d’arte contemporanea che s’intitola Frammenti, con le fotografie di Karla Hiraldo Voleau. Valgono essenzialmente i ritratti, da un reportage su giovani italiani che vivono in regioni diverse. L’artista nasce nel 1992, e dunque rientra in una di quelle generazioni che tendono a manifestare i propri sentimenti tramite una condivisione globale, con la tecnologia digitale. Ovviamente in passato era necessario che si prendesse coraggio, ai cortei in città per la rivendicazione dei diritti progressisti.
Oggi la tecnologia digitale ci nasconde molto, per esempio dietro ad un nickname. Quindi gli ideali si renderanno meno “nobili”? Gli italiani nati dagli anni ’70 in poi sono cresciuti in famiglie capaci di passare dalla “rivoluzione sognata” al paradosso d’una neo-borghesizzazione. Questo comporta che ci si accontenti dei valori orizzontali, limitatamente ai progetti personali di vita. L’artista potrà indagare il “termine medio”, sociologicamente. Ad esempio il femminismo riguarda pure una cura contro le violenze domestiche. La tecnologia digitale può favorire “nascostamente” le campagne illecite, o comunque approssimative (con le fake news). Una vita fatta di vicissitudini negative va a ripercuotersi sulla fiducia verso lo Stato. Politicamente si può approfittare del sensazionalismo. La mancanza di risorse o peggio di pace, che costringe all’immigrazione, termina nel disorientamento delle seconde generazioni. A scuola si dibatte moltissimo riguardo la didattica migliore da proporre: dalle conoscenze (propedeutiche) alle competenze (progressiste). I progetti di convivenza civile si concentrano primariamente sulla prevenzione del bullismo, della depressione più o meno acuta, dell’alimentazione scorretta ecc…
L’artista ritiene che i giovani abbiano “voglia” di lucidità, contestando gli eccessi degli adulti, i quali invece dovrebbero dar loro il buon esempio. Rimarrebbe da premiare il grado di maturità. I giovani sbagliano per “frivolezza”; su questo concediamo loro una soglia di “comprensione”, ad esempio tramite una seconda (o terza) chance. La gestione della sfera sessuale oggi è diventata talmente libera (contro l’anacronistico bigottismo) da chiedere continui aggiornamenti sui diritti civili. Per esempio le donne, dopo aver annullato gli storici privilegi del patriarcato, rischiano di contraddirsi se alimentano la competitività fra di loro. Il liberalismo balla sempre di più col radicalismo. A scuola si proverà ad appassionare “teatralmente” lo studente, a tal punto che lui s’interessi da solo ad approfondire le conoscenze di base. Per l’artista, le ragazze di oggi mirano alla carriera lavorativa, senza nemmeno considerare il “falso riposo” della semplice casalinga. Ma sarà forse un modo per “sublimare” la tranquillità affettiva, con la fedeltà verso il partner, ed il sacrificio verso i figli (già tradizionalmente tramite una famiglia). Nel suo reportage l’artista adopera la fotografia analogica, in pellicola, assieme ad una macchina da scrivere elettronica, per riportare le interviste. Quindi si recupererebbe dal passato un sano romanticismo delle attese, per “ammencire” la frenesia della postmodernità in cui si digitalizza. Sociologicamente, le nuove generazioni possono ballare fra l’apatia e la provocazione. La virtualità della tecnologia esalta un “nuovo mondo”, che fungerà da surrogato per le disillusioni nella vita reale.
C’è lo scatto in cui un ragazzo ha posato a scuola, tramite un piano medio. Il braccio sinistro cerca l’appoggio sull’acconciatura d’un busto in marmo. Il liceo artistico deve valorizzare anche l’estetica filosofica, dalla teoria alla prassi. Un ragazzo è immaturo perché gli manca un’indipendenza che si supporti dappertutto: nella vita professionale come nella vita affettiva. La sapienza dei classici può fungere da modello di resilienza? La cultura personale non si svende per aziendalizzazione rispetto alle mode passeggere. La lavagna di supporto per la fotografia è potenzialmente ribaltabile. Kant trattò il giudizio riflettente, tramite cui la conoscenza avviene strada facendosi per coinvolgimento con la sensibilità verso una finalità. Il fotografo deve immortalare un ricordo che “riviva” per vincere l’aleatorietà. Innanzi ad un qualunque problema, un adulto non sarebbe più frivolo; al massimo lui “si scervellerebbe”.
In un altro scatto, una ragazza posa con le braccia sul tavolo e gli occhi in chiusura. A conferire più teatralità è l’illuminazione quasi caravaggesca, sfruttando i fasci in diagonale. Il sipario si farebbe rimpiazzare da un braccio a gnomone sulla croce (con la complicità d’una probabile finestra). Per non soffrire dalle ambizioni deluse, occorre calcolare con realismo, anche accontentandosi d’un < piano B >. L’attrazione portata dai desideri rimane sul palcoscenico grezzo d’una cripta. E’ difficile avere la garanzia dei supporti continui, se la vita è imprevedibile. I giovani brillano per idealismo, o solo per spensieratezza. Però si matura gestendo la sconfitta.
C’è una fotografia in cui un ragazzo ed una ragazza posano dandosi la mano, presumibilmente in un ambiente scolastico. Ma si percepisce la rigidezza del corridoio, con le bacheche ed i cartelloni a “burocratizzare” l’agonismo per il benessere, tramite la palestra. Allora le braccia tesseranno un materasso dei corpi. La giovinezza si percepisce sempre nella morbidezza. Per questo non occorre la pelle che ritaglia i muscoli. C’è il dettaglio dei pantaloni larghi, dove il faro avrebbe intercettato una moda, che contribuisce a forgiare l’identità d’un gruppo.
In un altro scatto, un ragazzo posa circondato da un’architettura la cui povertà rivitalizzerebbe le “ombre” del minimalismo. Il borgo ameno, fra i campi da coltivare od i boschi per il legname, dà un po’ il trompe-l’oeil per l’isolamento: materiale per il verdeggiamento, astratto per l’arieggiamento. Oggi si contesta la cementificazione paradossalmente “selvaggia”. Il tran-tran al tragitto varcando le sliding doors (tipiche dei centri commerciali o delle porte sui vagoni) non “rifiorisce” mai: tranne quando noi decidiamo di “cambiare aria”, pure simbolicamente. Nello scatto dell’artista, la parete, avvolta da una siepe irregolare (all’incolto), si percepisce in restringimento. Si tratterà di curare un isolamento del ragazzo, più errante che in posa. Egli potrebbe avere un carattere sensibile.
C’è lo scatto con la ragazza che posa innanzi ad un cavalletto. Esso “eleva” grazie al quadro il tono arancione che appartiene a tutto l’ambiente: dall’aula magna (non solo per gli studenti, ma anche per un pubblico generico). Al liceo artistico, la modella è chiamata a posare per le esercitazioni sul ritratto. Oggi il pubblico può seguire morbosamente le cronache delle persone, non solo famose, che i mass-media selezionano per rilevanza. L’artista qui ha inquadrato le sedie vuote. Il pubblico da casa rimane nell’anonimato. Dal progetto dell’artista, immaginiamo che a volte per i ragazzi sia difficile aprirsi con un educatore, mettendosi a nudo sui racconti più intimi.
In un altro scatto, una ragazza posa seduta senza guardare frontalmente. Dietro di lei compare una finestra, che per la maggiore è coperta dalla tenda. Nel complesso si percepirebbe un confessionale laicizzato. Mancando la visione frontale, decifrare un “codice a barre” (dalla tenda) per “scartare” (dalla finestra) sarà faticoso, se le gambe meramente “annaspano” nella seduta, mentre ricevono la luce ispiratrice. La fede o comunque la fiducia consente il supporto più potente, rispetto ai veli dell’astrazione (che “ambiguamente” si mostra ma… non si mostra). Il giovane è “troppo contento” d’aver abbandonato il “mistero” della nascita, parandosi subito da quello della morte. La posa con lo sguardo laterale “scarta” solamente gli angoli, anziché la profondità. Quindi l’effervescenza sarà per il cortocircuito. I giovani cambiano interessi facilmente, e rapidamente. Così l’esistenzialismo bilancia l’idealismo. Ci piace immaginare una scheda video per la tenda, ed una maschera sul volto che la ragazza dovrà togliersi: per essere sincera nel suo racconto, innanzi all’artista.








Be First to Comment