(Conferenza di filosofia estetica in applicazione alla geopolitica, da un convegno a Rionero in Vulture, il Sabato 21 Marzo 2026, per iniziativa del Centro Studi Leone XIII)
Alla buona politica noi demandiamo il compito d’evitare il tradizionale isolamento della Basilicata. Questa si ferma rispetto alle direttrici per la Puglia (ad est) e per la Calabria (ad ovest). Ma noi immaginiamo una mezzaluna fertile per le argille, tramite la calorosità riposante del Monte Vulture come “amaca”, alle sere d’estate col cielo ventilato. Si tratta di valorizzare il turismo montano, se il Sud-Italia tradizionalmente già attira con quello balneare. Il patrimonio artistico per le rovine delle civiltà passate funge da nonluogo (con Augé) ad antidoto di sostenibilità contro le speculazioni edilizie. Conviene appoggiarsi alla sensibilità “volonterosa” dell’associazionismo. Noi possiamo menzionare le eterotopie, da Foucault, in qualità di utopie realizzatesi mediante le istituzioni. Così è emblematica la nave (col Sud-Italia assai bagnato dai mari), che nella storia umana sia confina sia esplora. Modernamente l’industrializzazione sfrutta i porti, alla novità d’un aumento per gli scambi commerciali con l’Oriente. L’agricoltura rimarrà fedele alle grandi tradizioni (come quella delle fragole, in Basilicata). Nei popoli europei è immediata la percezione per cui il Mar Mediterraneo funge da oasi, di sostentamento e di crescita, rispetto alla mezzaluna fertile per gli albori della civiltà (dove il deserto induceva al nomadismo). Il Sud-Italia ha sempre sofferto lo spreco per improduttività del latifondo. Questo costituì un problema cardinale per diversi governi, orientati dal sole “inarrivabile” del Mezzogiorno. Modernamente, in Basilicata converrebbe che s’offrissero ai turisti una serie di pacchetti. Là gli spostamenti rimangono tortuosi. Il riposo contagerebbe addirittura il divertimento, fra le attrazioni naturalistiche che si sparpagliano isolate, e pungolando, dalle rocce pseudo-lunari, ad una meditazione. Genericamente, il Sud-Italia è apprezzato per l’ospitalità delle sue genti. Lì i paesi isolati abbondano, e soffrono le forzature “colonialiste” degli ecomostri. Bisogna preservare la natura selvaggia. Ad esempio, con le piste ciclabili è possibile riappropriarsi d’un paesaggio, esteticamente. Senza più subire lo stress della guida automobilistica, noi riposiamo divertendoci a cogliere i dettagli assai nascosti d’un panorama. Questo offre un insegnamento etico, poiché al di là del Mar Mediterraneo vivono altre etnie. Il Sud-Italia attesta che la storia umana ha un suo “sguardo”: dai corsi ai ricorsi (con Vico). A fine Ottocento drammaticamente iniziarono le migrazioni (in specie verso le Americhe); a fine Novecento iniziarono le immigrazioni (per l’appunto dal bacino del Mediterraneo). Una curiosità estetica dovrà progredire mediante l’accoglienza etica. Geograficamente, la Basilicata permette un coast to coast da esplorare (coi mari assai distanti l’uno dall’altro). Nei piccoli paesi del Sud-Italia, il turista è percepito dai residenti tramite una curiosità, da dichiarare spontaneamente: così vale la cordialità. Si può offrire un vassoio di frutta, oppure una messa in posa per la fotografia… Diversamente, nel Nord-Italia i quartieri residenziali perderebbero il grigiore tramite la “tendina epidermica” del pettegolezzo: dal dirimpettaio, che non si frequenta mai. Un turista s’incuriosisce quando gli si offre un pacchetto di visite, oltre le sue preferenze (essendosi informato da solo, inevitabilmente sulle mete classiche). Nel Centro-Nord-Italia, il convincersi di deviare verso Ferrara o Ravenna, lungo la direttrice inflazionata da Venezia a Roma che passa per Firenze, diventa relativamente facile. Addirittura non occorrerà coinvolgere il riposo balneare. Il Mare Adriatico ha un fondale basso fino ad Ancona, laddove le lagune del Triveneto appena “dubbiosamente” rinfrescherebbero i calanchi (con l’Abruzzo ad anticipare la Basilicata). Nel Sud-Italia, le distanze fra le città aumentano, complice la mancanza d’una pianura interregionale. Dunque ogni rete di pacchetti per le visite si renderà contorta. Ad esempio una direttrice tra Napoli e Bari, passante per Matera, sembra più di nicchia che sostenibile per il tour operator. Però si può favorire la salvaguardia delle peculiarità in un paesaggio selvaggio, se l’industrializzazione non deve speculare sullo sfruttamento d’una risorsa.
Il Sud-Italia è esteticamente diviso tra il blu delle coste, per riposare, e l’entroterra in altura dove il giallo (dal sole) si fonde col verde (dai campi): questi diventeranno panoramici, giacché perdura l’immaginazione di riconoscere il mare, sebbene in lontananza. Manca il grigiore degli uffici, come a Milano o Torino. Quelli si farebbero rimpiazzare unicamente per il palliativo delle piscine, con le corsie a “limare” i cassetti. Storicamente, la Pianura Padana insabbia il Mare Adriatico. Interessa che la Puglia cerchi di progredire in economia organizzando la Fiera del Levante, tramutando in una California d’Italia. Ciò si percepisce in una grande terrazza: sull’insegnamento della storia per cui la cultura nasce dal mare. I pragmatici romani furono comunque conquistati dagli estrosi greci: perfino progettando l’evoluzione, discutibile, d’un impero. Quindi il Sud-Italia è simboleggiabile dalla Calabria, se dall’Istmo di Catanzaro si possono ammirare, contemporaneamente, due mari. Oggi la geopolitica letteralmente si barcamena tra le superpotenze, che pretendono d’aggiungere le zone d’influenza, ed una globalizzazione, laddove la radicalità dell’identità (col suo marchio) dovrà resistere, “innocentemente”, da sola. Il Sud-Italia s’arricchisce grazie al calore del clima. Questo è simbolicamente accolto dalla frutta, come un “sole verde”. Se il mare connette i popoli, allora gli agrumi avranno gli spicchi sulle “zattere dei raggi”. Per la nomenclatura in economia, e da applicare alla sociologia, l’agricoltura appartiene al settore primario. La fragola lucana è selvaggiamente succosa. Per quella servirà una siepe, alla miniatura d’una sonda spaziale, intercettando un sole che morda, caldamente, solo con lo sventolio. Il turismo con l’enogastronomia riconvertirà il calanco freddamente lunare, restando in Basilicata? Ricordiamoci che la prossima sfida da “assaporare”, per l’industria aerospaziale, inerisce all’approdo dell’uomo su Marte: il pianeta… rosso, da colonizzare (mentre la fragola previene le malattie cardiache). Nel Sud-Italia s’estrae il sale: sia dal mare (come in Puglia), sia dai monti (come in Sicilia). Trattasi forse del primo sviluppo oltre la necessità del nutrimento: con la conservazione, da assaporare. La calda purezza del sole si percepirà tramite un “oro bianco” delle onde, coniugandosi perfino con l’acqua raffreddante. Continua l’antica credenza per cui si vorrebbe essere sani come i pesci. Contro il rischio d’una desertificazione, purtroppo indotta dall’uomo mediante la pretesa di surriscaldare la Terra, forse converrà fermarsi all’essicazione, per il sale? Oggi noi apprezziamo l’agricoltura biologica. Parallelamente ci servirebbe un delta orografico, per evitare che il mare sommerga le città costiere, a causa dei ghiacciai in scioglimento. Nel Sud-Italia, l’estrazione del sale consente un progresso sostenibile per la stagnazione tramite il latifondo. Il suo depositarsi ci ricorda che noi dobbiamo imparare dal nostro passato, volendo migliorare il futuro addirittura d’una società. La maturità sopraggiunge lenta, ma inesorabile. La società civile s’organizza mediante le preferenze sulle priorità.
Da molti decenni si discute sull’utilità di collegare la Sicilia al “continente”, edificando il Ponte sullo Stretto di Messina. Forse la biodiversità da preservare, partendo dalla natura selvaggia, potrà radicalizzarsi mediante l’arte? Il Ponte sullo Stretto di Messina giocoforza sarebbe impattante, e quasi “arrampicandosi” verso l’Etna. Per imprevedibilità, esistono le criticità ammesse dalla sismografia e dall’anemologia; allacciandole alla Fata Morgana, secondo l’ottica, l’ingegneria eviterà l’abbaglio d’uno stordimento. Tutte le grandi opere comportano una rete d’interventi accessori. La politica è di monitoraggio sulla demagogia. Costruendo il Ponte sullo Stretto di Messina, l’approvvigionamento idrico si renderebbe insostenibile, senza un rafforzamento dei pozzi, per le semplici case. Probabilmente, un artista cercherebbe di preservare il gusto estetico. Quindi i cavi del ponte si percepiranno “pescosi” per ammorbidimento, elasticizzandosi al vento, senza i tagli dalle reti, qualora pericolosamente le onde si rendessero illusorie, giacché fitte come la terra. Il monumento artistico alla lunga può piacere ad un’intera comunità. Gli stessi Piloni dello Stretto sono in disuso, ma tutelati. Con Foucault, l’eterotopia permette di dipanare la mitologia. Ad esempio la Fata Morgana diventerà un pregiudizio culturale: modernamente l’economia accetta l’opportunismo. Però l’eterotopia respinge gli algoritmi, perfino sul realismo. Né essa consola mediante il sublime, giacché brancola nell’isolamento, fra passaggi segreti in cui manca la “superiorità” finalizzante della scoperta. Più modestamente il lirismo si farà sterilizzare: pure come vaccino per la “cartolina turistica”. Serve che la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina paradossalmente mantenga isolata la Sicilia. Esiste la “difesa” della glocalizzazione, contro la globalizzazione “invadente”. Forse un’eterotopia già si percepisce: dai Piloni dello Stretto, oggi in disuso ma rimpiazzabili da un ponte che mantenga il groviglio dei cavi archiviati, grazie all’eccentricità d’un ingegnere artistico.







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